Jarek Adamów – Fall In Mountains (Folken Music, 2013)

Ancora segnali sonori interessanti dalla Polonia. Parliamo di Jarek Adamów, con un retroterra di studi al conservatorio di Lódź, musicalmente ispirato dal folklore polacco, autore di teatro e ricercatore, che nel 2003 aveva realizzato l’acclamato lavoro “Songs of the Medieval Polish Bards” (Global Village). Adamów ha ricevuto numerosi riconoscimenti all’importante festival nazionale Nowa Tradycja. Il suo nuovo album esplora l’antica tradizione dei cantori itineranti di ballate, che giravano il Paese con la “ghironda in spalla”. Polistrumentista (ghironda, clarinetto, sopiłka, whistle, tamburi, voce) solitario, solo in due dei sette brani accompagnato dal ghirondista Marek Durda, Jarek produce un lavoro minimalista, asciutto e umbratile, che predilige tempi lenti con forti spunti improvvisativi, a cominciare dall’apertura “Jesień w górach”, una sua composizione dove il clarinetto tesse trame appoggiate su uno scuro bordone di ghironda. “Powrót z niewoli tureckiej” è una lunga ballata tradizionale su musica originale che racconta la tragica vicenda di un fratello e una sorella prigionieri dei turchi: il canto senza fronzoli trova sponda nel bordone di ghironda, mentre nel finale il battito del tamburo accentua il tasso di suggestione. La successiva “Piosenka pasterska” (La canzone del pastore), una melodia per flauto solo, evoca la consuetudine di impiegare i bambini di condizione povera a custodire il bestiame; alcuni si costruivano da soli piccoli flauti di salice. “Piękna duszo” (Anima bella ) è un canto di argomento religioso che racconta di un intervento della vergine Maria per dare la compensazione in cielo ad un’anima disperata, la quale lamenta il fatto che sulla terra, come al solito, “i ricchi ridono e i poveri piangono”. Ancora un tema devozionale in “O Matko Boska Gidelska” (Nostra Signora di Gidle), sulla miracolosa apparizione di Maria nel villaggio di Gidle, un tradizionale, che Jarek ricorda cantato dal nonno. I due brani conclusivi ci trasportano nella tradizione klezmer. Il primo, “Klezmer-ka”, una lunga composizione di Jarek, tra i vertici del disco, diventa un elogio del “potere” dei musicisti che suonavano ai matrimoni tradizionali, intrecciando melodie segno della pluralità etnica della società dell’epoca. Invece “Mein thaiene Odessa”, scritta dal grande Dave Tarras e suonata per clarinetto solo, è la bella conclusione di questa originale produzione dell’artista polacco. 


Ciro De Rosa