Se Stasera Siamo Qui. Armando Corsi Suona Tenco, Bottenicco di Moimacco (UD), 24 Aprile 2014

Non si può essere generici parlando, anzi, suonando le canzoni di Luigi Tenco. E non lo è affatto questa nuova creazione dalla profonda passionalità, proposta dal chitarrista e compositore genovese Armando Corsi. “Non è un nuovo, ennesimo tributo a Luigi”, dice il musicista, presentando, nella sala auditorium della storica Villa de Claricini-Dornpacher a Moimacco, il primo dei tre concerti friulani del suo nuovo progetto, cui sono seguite le date di Staranzano (25/4) e Osoppo (26/4). Il tutto sotto l’egida e il coordinamento del Folk Club di Buttrio, autentica istituzione culturale nella provincia udinese, con all’attivo una fitta storia di rassegne musicali e concerti, che in ventiquattro anni hanno portato in Friuli il meglio delle musiche del mondo. I tre concerti di “Se stasera siamo qui” sono stati registrati, perché diventeranno presto un CD-book edito dall’etichetta discografica Nota di Valter Colle – garanzia di qualità! – mentre la dimensione concertistica del progetto potrebbe perfino assumere una fisionomia più prossima al teatro-canzone. Con candore ed emozione Corsi lo definisce “un progetto molto ambizioso”, ma anche – a ragion veduta – “rischioso e coraggioso”, vista la pletora di opere di rivisitazione del repertorio dell’artista di Cassine, declinato in tutte le salse sonore: ma qui non è il Tenco maudit e tragico che va in scena. Rimarcando di non volere “esprimere un Tenco morto ma un Tenco vivo, e aggiungendo: “Luigi è qui con noi stasera”, Corsi riconosce che queste sono canzoni straordinariamente nobili e vitali. Da fan di Tenco sin da quando aveva tredici anni, Corsi privilegia il Tenco compositore e musicista, andando ad esplorare il significato musicale di quelle canzoni memorabili, illuminato dalla “genialità con cui scriveva Luigi, nella sua semplicità, ma da grande musicista e grande strumentista”, rimarca ancora. 
Negli oltre quarant’anni di carriera, Corsi ha messo a disposizione della migliore canzone d’autore italiana le sue corde; lo ricordiamo anche accanto a Paco de Lucia in un duetto indimenticabile, ma soprattutto titolare di una corposa discografia, di cui ci piace citare “Giua+Corsi” (2012), “Alma” (2010), “Duende” (2005), “Il viandante immaginario” (1999). Non nuovo ad interpretazioni tenchiane, già nel 2011 aveva curato gli arrangiamenti del disco “Baccini canta Tenco”, per questo lavoro il compositore genovese ha scelto e radunato intorno a sé un gruppo di eccellenti musicisti: la sua concittadina Giada Carozzino (voce), l’alessandrino Luca Giugno (chitarra e voce nella stupenda “Quello che conta”), il brasiliano Edu Hebling (contrabasso, basso, chitarra a sette corde), i friulani Bruno Cesselli (pianoforte) e UT Gandhi (percussioni), con la partecipazione di Sandro Amicone (voce). Corsi ha costruito gli arrangiamenti armonici con Giugno, poi le scelte sono state condivise con il resto degli musicisti. Pagine di classici si susseguono a brani meno noti, negli eleganti ricami del maestro ligure e dei suoi compagni di prim’ordine. La bussola sonora si orienta verso il mondo sudamericano, soprattutto con Jobim nel cuore, traspaiono richiami classici, ma anche al John Williams autore di colonne sonore – mi rivelerà Corsi nel corso di un successivo colloquio telefonico – né mancano le seduzioni della melodia napoletana. 
Il suono della band si innerva di jazz: ma non è jazz, visto che il pianismo nitido ed espressivo di Cesselli non è mai presunzione solista, né prende mai il sopravvento, ma la bontà tecnica e la raffinatezza del tocco sono messe al servizio della cantabilità e della melodia. Il quintetto strumentale conserva elegante sobrietà, restituendo la profondità delle composizioni tenchiane. La chitarra riprende il canto e le tonalità di Luigi: “La chitarra è la punta dell’albero, la voce della chitarra parla…”, osserva ancora Corsi. Ascoltiamo “Quando”, “Ragazzo mio”, “Cara maestra”, “Il mio regno”, nell’intensa interpretazione di Sandro Amicone, “Giornali femminili, “Angela”, “La mia geisha” (ad Osoppo eseguita con doppia voce da Giada Carozzino e dallo stesso Armando), “Ho capito che ti amo”, “Mi sono innamorato di te”. Poi ancora “Quello che conta”, “Un giorno dopo l’altro” e “Ballata della moda”. Stralci di lettere alla madre, appunti e poesie di Tenco (messi a disposizione dalla famiglia che ha pienamente appoggiato il lavoro) sono recitati fuori campo da Carozzino, mentre anche i ricordi personali di Armando contribuiscono all’originale narrazione, diventando fonti di ispirazione per l’inserimento di tre note composizioni dello stesso chitarrista, quali la splendida “Andantino”, coprotagonista la chitarra a sette corde di Hebling, “Tarantella”, che si fonde con suggestioni di un’esperienza napoletana di Luigi, ed infine “Impressioni”, brano con cui Corsi ha voluto davvero omaggiare la figura dell’artista scomparso. Nei bis è la Genova popolesca che viene omaggiata dal grande chitarrista iniziato alla musica nelle osterie della città della lanterna.

Ciro De Rosa