Neuza – Flor Di Bila (Lusafrica, 2014)

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Per la classica orchestrazione semi-acustica (chitarre, cavaquinho, basso, tastiere, pianoforte, fisarmonica, sax, cabasa, batteria, violino, percussioni e cori), per la voce fresca, spontanea e consistente, ma anche accattivante, il nuovo astro canoro capoverdiano può rammentare la vocalità giovanile della compianta diva scalza, Cesària Èvora, prima che alcool e sigarette velassero il canto nobile e maestoso del monumento della musica di Capo Verde. Basta ascoltare le armonizzazioni e il riff suadente del sax di Totinho nell’iniziale coladeira “Djor Fogo”, firmata da Paulino Vieira, o gli arrangiamenti curatissimi ma diretti di “Cuidado Na Bu Bida”, che acchiappano subito, per essere trasportati da un dolce e mesto ricordo. Con ciò non vogliamo certo sostenere che Neuza dos Santos sia il clone della compianta stella della world music lusofona. In realtà, l’artista, non ancora trentenne, mostra talento e forte personalità, anche dal vivo. Se è vero che l’esordio con “Flor di Bila” non cambierà il corso della musica capoverdiana, nondimeno il disco della nuova interprete si gusta tutto, anche perché raccoglie materiali provenienti in larga parte da autori dell’Ilha do Fogo, la cui. musica avevamo conosciuto con un disco targato Ocora del gruppo Raiz Di Djarfogo, guidato dal cantante Putchota, che ritroviamo qui in veste di autore in due dei tredici brani. Nativa di Praia, cresciuta tra Fogo, terra d’origine del ramo familiare materno, e l’isola principale di Santiago, Neuza ha assorbito ritmi e stile dell’isola vulcanica del gruppo delle Sotavento. 
Anche i suoi trascorsi lavorativi nei ristoranti isolani, dove è stata scoperta come cantante, rinforzano l’analogia con la vicenda umana ed artistica della Èvora. Va detto che Neuza possiede notevole charme per sfondare: non è un caso che sia il nuovo fiore all’occhiello dell’etichetta nazionale creata e diretta da Djô da Silva, e che abbia spopolato negli awards musicali dell’arcipelago atlantico. In “Flor di Bila” incontriamo generi locali come talaia baxo, rabolo e trabessado (quest’ultimo è un curcutiçan, una sfida vocale tra uomo e donna dai forti tratti ironici, qui praticata con risultati irresistibili in coppia con il cantante conterraneo Michel Montrond, e incisa nel disco in due versioni, di cui una radio edit). Né mancano le gradevolezze della morna di “Deuza”, dell’autore B. Leza, e della title-track “Flor di Bila”, composta circa sessant’anni fa da Bussué, un capoverdiano emigrato negli USA. C’è poi “Zé Di Nha Mina”, in cui brilla il violino del cubano Julian Corrales Subida, anche lui, con Totinho e Kaku Alves (cavaquinho), a lungo musicista alla corte di Cesària. Troviamo qualche passaggio più leggero in “Robolo Di Mi Cu Maria” e “Caela”, ma i numeri vocali della cantora foguense sono in bella mostra soprattutto nell’intensa “Um Ten Sodade”, nella dolcezza di “Ilha De Encanto” e in “Lembrança Antiga”, ancora dal repertorio di Putchota. Boa sorte, Neuza! 


Ciro De Rosa