Enrico Fink, Arlo Bigazzi + Cantierranti - Fuori Dal Pozzo (Materiali Sonori, 2014)

“Fuori Dal Pozzo” è il titolo del nuovo album di Enrico Fink, Arlo Bigazzi e Catierierranti. Edito da Materiali Sonori, il lavoro raccoglie un caleidoscopio di musiche vecchie e nuove, incatenate tra loro da uno strutturale e non sempre esplicito richiamo alle tradizioni narrative yiddish e, in modo più determinante, da una scrittura e uno sperimentalismo che espandono ogni brano su un piano di sovrapposizioni senza formalismi e forzature. Gli autori di questo progetto - probabilmente non è necessario indugiarvi troppo, perché, per fortuna, sono conosciuti ai più e sono sulla breccia da diverso tempo - rappresentano, di buon diritto, la buona e “nuova” coscienza delle espressioni musicali del nostro paese. La nuova coscienza che, sebbene in difetto rispetto alle idee più trasversalmente diffuse e spesso subite in modo acritico, continua non a riprodursi semplicemente (il fatto è straordinario già di per sé), ma a riflettere una combinazione originale (che anche i più disincantati probabilmente non sempre si aspettano), fortificata da un procedimento “endemico”, rappresentativo di una tradizione di pensiero che procede per selezione e sa assemblare gli elementi secondo le combinazioni più congeniali. In questo senso, come dicevo poco sopra, la narrativa yiddish - all’interno della quale si muove Fink (attore che ha a lungo recitato con la compagnia di Ovadia, musicista impegnato nella tradizione yiddish ma anche in progetti di musica antica, con l’ensemble Lucidarium, e animatore della Orchestra Multietnica di Arezzo) e alla quale ha dedicato, in passato, lavori sorprendenti e apprezzati da conoscitori autorevoli di quella cultura - è strutturale, perché è un rifermento implicito, una specie di nervo a cui si aggrappano i muscoli della sua scrittura (della sua creatività, vorrei dire, ma l’immagine rischia di essere riduttiva). In questo disco, però, quella tradizione si dilata e abbraccia un linguaggio più aperto, indefinito e cangiante, favorendo un’empatia più profonda con chi apprezza un lavoro ben fatto (chi scrive, fattore sicuramente trascurabile, è tra questi), sufficientemente astratto e visionario da includere anche “Vedo chiaro limpido vero”, il brano assurto qualche anno fa a inno della campagna M’illumino di meno del programma radiofonico Caterpiller. Per carattere, equilibrio, ponderatezza, grado di sperimentazione, complessità degli arrangiamenti, atmosfera, tutte e otto le tracce potrebbero ben rappresentare il sentimento che ha unito il lavoro di scrittura e produzione del disco. “Il Pozzo” però - anche per l’evidente, sebbene parziale, coincidenza, che si trasforma in un’affinità riflessa nel piacevole contrasto con il titolo dell’album - rappresenta in modo più netto degli altri il profilo di Fuori dal pozzo. È un brano in corsa, cantato in rincorsa ingoiando centinaia di parole e suonato con un’orchestra di strumenti. Raccontato con compostezza (“e poi nascosto dal leggìo/ io sul palco ad osservare/ tutto il gran precipitare”), seguendo il filo di una storia interrotta solo da qualche pausa vuota, che più che sospendere il flusso delle parole ha lo scopo di introdurre un fraseggio musicale che si fa via via più articolato nel dialogo di flauto traverso, violino, vibrafono e chitarre (elettrica, acustica e classica). Suonato con sicurezza e distensione (oltre agli strumenti citati, vi sono salterio, basso acustico, gong, marimba campionate, tabla, woodbloks), il brano raccoglie il pieno dell’alchimia compositiva di Fink e Bigazzi (bassista, compositore e produttore storico di Materiali Sonori), rilasciando un’eco lunga che si frange nella narrativa musicale più illuminata e tradizionalmente contaminata di alcuni nostri musicisti e compositori, apprezzati e molto seguiti anche all’estero (come Conte e Capossela). D’altronde gli autori di questo corposo lavoro non sono da meno quanto a visionarietà, talento, teatralità, eleganza e irriverenza. Tutte caratteristiche che informano la musica che nasce dalla loro fucina. Tutte caratteristiche che hanno avuto modo di apprezzare un po' in tutto il mondo, dentro un quadro di ammirazione e stupore misti a una certa pregressa consapevolezza (che accompagna i follower più navigati) della qualità indubitabile delle composizioni e delle esecuzioni di musicisti e artisti come Fink, Bigazzi e il coacervo espressivo Cantierranti. Quest’ultimo è probabilmente il riflesso più diretto della formula della label-laboratorio Materiali Sonori. È caratterizzato dalla compresenza di artisti che provengono da esperienze sicuramente differenti e importanti nel panorama world (Homeless Light Orchestra, Alessandro Benvenuti Band, Orchestra Multietnica di Arezzo, Tribù Vocale Patchworld, Elianto) e che hanno prodotto progetti significativi come “Camicia Rossa – Canti e Storie su quei ragazzi che fecero l’Italia”, composto da Giampiero Bigazzi per Banda Improvvisa diretta da Orio Odori. 

Daniele Cestellini