Orchestraccia – Sona Orchestraccia Sona (Route 61/The Beat Production, 2013)

L’Orchestraccia è un collettivo folk-rock romano, nato dall’idea di artisti di diversa estrazione di unire e mettere a confronto le rispettive esperienze, cercando un innovativa forma di spettacolo che unisse musica e teatro. Protagonisti di questo progetto sono le voci di Edoardo Leo, Giorgio Caputo, Edoardo Pesce, Luca Angeletti, il cantautore Marco Conidi, strumentisti come Roberto Angelini (chitarra lap steel), Diego Bianchi “Zoro” (percussioni africane), Giovanni Di Cosimo (tromba), e il produttore Maurizio Filardo (chitarra elettrica, chitarra acustica e classica, lap steel, mandolino, synth, cori), i quali hanno inteso riscoprire e gettare nuova luce sui canti, le poesie e i suoi suoni della vecchia Roma, quella che da Gioacchino Belli giunge a Trilussa per toccare in fine Gabriella Ferri, rileggendoli attraverso un originale commistione sonora, che mescola world music, jazz e rock, e componendo brani originali ad essi espirati. Dopo la pubblicazione di alcuni singoli ed un Ep nel 2012, l’Orchestraccia ha maturato una consolidata esperienza live, suonando tra l’altro in apertura del concerto di Goran Bregovic, nell’edizione 2012 dell’Umbria Folk Festival, e più di recente ha dato alle stampe debutto discografico “Sona Orchestraccia Sona”, la cui produzione artistica è stata curata da Maurizio Filardo, mentre di quella esecutiva si è fatto carico Ermanno Labianca per la sua etichetta l’etichetta Route 61 in collaborazione con The Beat Production. Composto da tredici brani, tra originali e reinterpretazioni, il disco nel suo insieme contrappone “li cortelli e le rose”, murder ballads e canzoni d’amore, in cui l’Orchestraccia riannoda i fili del tempo tra il passato e il presente di una Roma, da sempre caratterizzata da immortale fascino e grandi contraddizioni. Ad aprire il disco è la title track, un brano trascinante in cui spicca una chitarra manuche a guidare la linea melodica, e il bel testo che rappresenta un po’ una dichiarazione di intenti del collettivo romano (“Stasera viette a sentì l’Orchestraccia/Vai co’ lo zoppo e ‘mpara a zoppicà/che nella vita serve de sbajà”). Si prosegue con la rilettura in chiave rock di “Ritornelli Antichi” dell’indimenticata Gabriella Ferri, a cui segue la bella poesia di Alda Marini a lei dedicata, recitata per l’occasione da Sabrina Impacciatore. Il vertice del disco arriva con la splendida rilettura di “Lella” di Edoardo De Angelis, un brano scritto negli anni settanta per una donna uccisa dal proprio amante, e che in questa tesa versione folk-rock cantata da Marco Conidi ed impreziosita dal monologo di Luca Angeletti, dimostra ancora la sua grande e triste attualità, alla luce dei tanti casi di femminicidio in Italia. Marco Conidi firma anche il brano successivo “Santa Nega”, un canto d’amore e di carcere, alla santa protettrice fittizia a cui si appellano i carcerati che "negano" sempre quello che hanno fatto. Di grande attualità è anche “L'Elezzione der Presidente”, sonetto pungente di Trilussa, interpretato da Elio Germano e Giorgio Caputo, in cui il poeta romano metteva alla berlina il sistema un sistema politico in caos, che manda al governo un asino che raglia. Si torna poi alla canzone popolare con “Nina Si Voi Dormite” che ci conduce al monologo “Nina Alla Finestra” di Edoardo Leo. Se “Alla Renella” è un altro canto “der carcerato” del XVIII secolo, il crescendo in levare di Mano Santa, scritta da Edoardo Pesce, è un altro gustoso spaccato della Roma di oggi. Irrompono poi i ritmi cubani de “Madonna Dell’Urione”, una canzone del 1929, una murder ballad ante litteram, in cui si racconta di un uomo, pronto ad un delitto d’amore, che si redime al passaggio della processione de la Madonna, in occasione della storica festa de' noantri. Completano il disco “Un’Occasione Bellissima” di Marco Conidi, già uscita in 45 giri su vinile, e quel gioiellino che è la serenata “Affacciate Nunziata”, un pezzo di fine Ottocento, già nota per essere nel repertorio di Petrolini, e qui proposta in versione pianistica, accompagnata da un monologo di Edoardo Pesce, ispirato da un racconto di sua nonna. “Sona Orchestra Sona” è dunque un disco prezioso perché ha il pregio di rinverdire un repertorio troppo poco praticato come quello popolare romano, rieleggendolo attraverso un linguaggio contemporaneo, ma profondamente rispettoso delle radici tradizionali. 


Salvatore Esposito