Kabìla – Yallah! (Soffici Dischi/Audioglobe, 2013)

I Kabìla sono una interessante band ethno-rock aretina, con alle spalle un consolidato percorso musicale, intrapreso nel 2008 con il concept-album di debutto “La Città Degli Alberi”, e segnato da una intensa attività live in Italia e all’estero, nonché da diverse collaborazioni, tra cui spiccano quella con i Modena City Ramblers, e quella con il gruppo italo-greco XDaravish. Guidati dalla voce del libanese Emad Shuman, il gruppo è composto da Mirko P. Esse (voce solista, cori, piano, tastiere, sintetizzatori), Cristiano Rossi (oud, saz, chitarra acustica), Adriano "Nano" Checcacci (batteria, percussioni, loop programming, sound manipulation), a cui si sono aggiunti di recente, Marco "Kyano" Chianucci (basso elettrico, contrabbasso), e Gabriele "Cato" Polverini (chitarre elettriche, cori). Questa nuova formazione è protagonista di “Yallah!”, il loro terzo disco, che segue a tre anni di distanza da “Oltre Noi” e raccoglie dieci brani, prodotti, arrangiati e mixati, da Massimo Giuntini, che ha inoltre offerto un importante contributo per la realizzazione dei testi e delle musiche del disco. Realizzato grazie al crowdfunding sulla piattaforma Musicraiser, con il supporto di cento sostenitori, il disco vede anche la partecipazione di alcuni ospiti come Raffello Simeoni, Andrea Chimenti e il percussionista palestinese Shady Hasbum, che hanno rappresentato un ulteriore valore aggiunto nei vari brani. Sin dal titolo, che in arabo vuol dire “vieni”, ”vai avanti”, “Yallah!” con i suoi dieci brani è un lungo inno alla pace ed alla libertà, a quella primavera della democrazia a cui aspirano tanti popoli, e che si sostanzia in un approccio ethno-world, che non è meticciato fine a se stesso, ma piuttosto un incontro di sonorità differenti che spaziano dal Mediterraneo al Nord Africa, dall’alt-rock al pop, dando vita ad un panorama sonoro, in cui chitarre, batterie, e sintetizzatori dialogano in modo sorprendente con strumenti tradizionali come oud, bouzuki, cornamuse e percussioni arabe, il tutto impreziosito dall’intercalarsi di parti cantate in italiano da Mirko P. Esse e parti in arabo in cui è protagonista la voce di Emad Shuman. Il disco si apre con “Dabkeh” , brano dalle atmosfere danzanti in cui le sonorità dub si mescolano ad echi della tradizione araba, dando vita ad un intreccio sonoro ipnotico, che ci conduce verso la trascinante title-track. Se il cantato in lingua dagari di Burkinabè Gabin Dabiré impreziosisce poi quel gioiellino che è la dolce ballata “Due Stelle”, le atmosfere quasi psichedeliche di “Confini” rappresentano uno dei vertici del disco, insieme a “L’Ultimo Grido”, caratterizzata dal dialogo tra il cantato in arabo e quello in italiano, e un incisivo riff che guida la linea melodica. Non manca un omaggio alle donne, ed in particolare alle mamme con “Ummi”, tratta da una poesia del palestinese Mahmoud Darwish, così come “Al Di Là Del Ponte”, con le percussioni di Shady Hasbun in grande evidenza, è un canto d’amore e di speranza per un mondo migliore. Sul finale arrivano poi la tristemente attuale “Strade Di Beirut”, il canto di speranza “Volo Di Rondine” e la bella ed originale versione di “Sidun” di Fabrizio De Andrè, qui riletta con la partecipazione di Andrea Chimenti alla voce recitante. “Yallah!” è dunque una bella sorpresa, un disco intenso, tanto dal punto di vista delle tematiche trattate, quanto per la cura con cui è stato realizzato, e rappresenta senza dubbio un punto di svolta importante verso la piena maturazione artistica dei Kabìla. 


Salvatore Esposito