Niamh Ní Charra – Cuz. A Tribute To Terry ‘Cuz’ Teahan (Omeartas Records, 2013)

Sentimenti di gratitudine e di affetto, ma anche cura della memoria e riconoscimento dell’arte di un musicista come Terence ‘Cuz’ Teahan (1905-1989), non sempre celebrato, nonostante la sua prolificità compositiva, sono le fondamenta di questo eccellente disco della suonatrice di concertina e violino Niamh Ní Charra (www.niamhnicharra.com), che ha iniziato ad imbracciare gli strumenti in tenera età. I riconoscimenti per l’artista di Killarney, nella contea del Kerry, sono iniziati presto con i campionati nazionali. Poi la fama con “Riverdance” e la collaborazione con i Chieftains. I due album precedenti, "Ón Dá Thaobh / From Both Sides" e " “Súgach Sámh/ Happy Out", hanno ricevuto unanimi consensi da stampa e pubblico, e contemporaneamente per Niamh Ní Charra sono arrivati gli award nazionali come solista. Non meno interessante l’incontro con il basco Ibon Koteron, sancito dall’album "The Basque Irish Connection". Ora con il terzo album a suo nome, Niamh rende omaggio al suonatore dell’area di Sliabh Luachra, suo conterraneo, emigrato a Chicago nel secondo decennio del Novecento. Niamh aveva avuto modo di incontrare Cuz nel corso di un suo ritorno nel Kerry, quando questi, impressionato dall’abilità della suonatrice adolescente, le aveva predetto una carriera di successi. E non solo: in seguito, Cuz le aveva inviato da Chicago un’audiocassetta C 60, contenente brani del suo repertorio, sia sue composizioni sia brani diffusi nella sua area, molti dei quali non erano suonati da tempo, nonché preziosi consigli per l’allora musicista in erba. Di quel materiale, Niamh ha fatto tesoro, poi ricerche l’hanno portata a raccogliere altro materiale del suonatore di concertina e organetto nativo di Castleisland. Dunque, siamo di fronte ad una sorta di concept album, imperniato sulla musica di Cuz, suonato con musicisti di primo piano dell’isola, tra cui Séamus Begley, Dónal Murphy e Donogh Hennessy, con uno strumentario molto variegato (chitarre, bodhrán, flauto, violino, fisarmonica, djembé, piano, shakers) e artisti della diaspora irlandese: Liz Carroll (violino), Mick Moloney (banjo) e Jimmy Keane (fisarmonica), tutti in misura diversa influenzati dalla musica di Teahan. È un piacere ascoltare un repertorio non inflazionato di slides, polche, valzer, slip jigs, jigs barn dances, hornpipes e reels, suonate con abilità e partecipazione. Dopo un frammento di voce di Cuz, grande attacco a tempo di slide (“The Lonesome Road to Dingle/Dave Kennedy's Gift/Cuz Teahan's Favourite/The Nuns' Cuttings”). Altri episodi di spicco sono il set di highlands “Frank Thornton's/The Glountane Highland/The Road to Glountane” e il delizioso medley valzer-reel intitolato “Ann Heyman’s /Glountane School 1862”. Non meno gradevole la celebre “Ar Éirinn ní neosainn cé hí” (versione irlandese della canzone “For Ireland I’ll not say her name”) proveniente dal repertorio familiare di Cuz, interpretata da voce e concertina con accompagnamento del pianoforte. Di tanto in tanto, nell’incipit dei brani troviamo interventi vocali e strumentali di Cuz, come nelle incendiarie slide finali “The Big Furze/ The Hair Fell Off My Coconut/ Minnie Looney’s” Bush”. 


Ciro De Rosa