Clannad – Nàdúr (ARC Music, 2013)

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Ehi, sono i Clannad, folks! Chi scrive ha amato i dischi del gruppo famigliare del Donegal fin dagli esordi acustici, per la rilettura del canzoniere irlandese del nord-ovest, la vocalità limpida, le misurate influenze jazz, poi anche gli innesti rock e pop che si segnalavano, peraltro, per arrangiamenti sempre ricercati. Certo non sono mancate le delusioni negli anni ’90 del secolo scorso con qualche cedimento creativo e stilistico sotto l’eccesso di commercializzazione e con il sollevarsi delle nebbie celtiche che imperavano nei gusti di un certo pubblico. Poi il lungo silenzio, mentre Máire Ní Bhraonáin, diventata nel frattempo Moya Brennan (usando come grafia la più agevole pronuncia del suo nome di battesimo, e anglicizzando il cognome) incideva dischi solisti e in coppia con Cormac de Barra. Il letargo della band è stato interrotto nel 2011 dai concerti e dal live nella cattedrale dublinese di Christ Church, già recensito da Blogfoolk. Il disco ha segnato anche il ritorno in formazione del fratello Pól (mancava dall’album del 1989, “Past Present”); al live è seguito un tour, che ha sondato lo stato di salute della band e i gusti del loro pubblico, almeno così narrano le cronache e le dichiarazioni date alla stampa. Insomma, il clan si è ricomposto con la line up al completo: Moya (voce, arpa), Ciarán (basso, chitarra, tastiere, mandolino, voce), Pól Brennan (flauto, whistle, chitarra, tastiera, bodhrán, voce) e gli zii gemelli, Noel (chitarra, voce) e Padraig Duggan (mandola, voce).
A quarant’anni dal debutto discografico, “Nádúr” (natura in irlandese) segna il rientro in grande stile della band di Gaoth Dhobhair (Gweedore), con le note di presentazione vergate dallo scrittore Colum McCann, che scrive: “Lo ascolti una volta e senti di conoscerlo da tanto tempo”. In effetti, l’album è un compendio stilistico della storia musicale della band irlandese. Ci sono le magnifiche armonie vocali, le atmosfere sognanti, la purezza acustica (magnifico CD sotto il profilo sonico), con sprazzi di elettronica, l’arpa cristallina e la voce sempre da brivido di Moya, gli inserti pop, le venature folk-rock, le ospitate di eccellenti musicisti e il duetto con un partner maschile (ricordate Bono in “In a lifetime”? Qui c’è il cantante nord-irlandese Duke Special).”Vellum”, dai superbi impasti vocali e coro in latino, apre il disco: è una celebrazione di quel tesoro dell’arte irlandese che è il Book of Kells. Procede su una ritmica folk-rock il successivo “Rhapsody na gCrann”, mentre “TransAtlantic”, coautore Colum McCann, è nel segno della voce fatata di Moya. Uno dei vertici dell’album è la waulking song gaelica "Turas Dhomhsa chon na Galldachd", con entrata suggestiva delle cornamusa scozzese di Alan Bailey nel finale. Si cambia passo per la morbida ballata “Brave Enough” (cantata con Special) e gli stilemi d’oltreoceano folk-bluesy di “The Fishing Blues”, in cui guizza l’armonica di Eamon Murray; la canzone è dedicata alla crisi drammatica dell’industria ittica irlandese.
L’arpa si ritaglia uno spazio di primo piano in “Lámh ar Lámh”, che evidenzia affinità con gli episodi di “Legend”, colonna sonora di Robin of Sherwood, invece l’up-tempo di “Tobar an tSaoil”, cofirmata da Moya con Aisling Jarvis (al bouzouki), ci presenta i consueti paesaggi vocali clannadiani. Porta la dedica a papà Leon, figura centrale per la carriera della band e personalità di spicco a Gweedore, la splendida canzone “The Song in your Heart”; si ritorna alle morbidezze folk-pop con “A Quiet Town”. Altro picco del disco “Hymn (To Her Love)”, compartecipe la preziosa chitarra di Steve Cooney, una composizione che espone maestosità e nitore che hanno fatto la storia dei Clannad; il brano nel solco dei migliori momenti di “Magical Ring” (che fu il vero disco della svolta, dopo i prodromi elettronici di “Fuaim”). La figura mitologica di Chú Chulainn è evocata nella delicata “Setanta”, mentre la chiusura è esaltante, con una ballata tradizionale locale, “Cití na gCumann”, in cui la voce di Moya raggiunge ancora vertici assoluti, con l’impeccabile contorno acustico, che ci riporta alle suggestioni degli esordi discografici. Ehi, sono i Clannad, folks, di nuovo con noi! 


Ciro De Rosa