IpercusSonici – Carapace (Viceversa Records/ Audioglobe, 2013)

IpercusSonici nascono a Catania nel 2002 dall’incontro tra il polistrumentista Luca Recupero (marranzani, effetti, tamburelli, cori, kraakbox, ‘mbira e basso) e il percussionista Carlo Condarelli (dum dum, sangban, rullante, campane, piatti, djembe, balafon e cori), appena rientrato dalla Guinea dove aveva studiato il linguaggio delle percussioni africane. Sperimentato l’originale incrocio tra didjeridoo, marranzano siciliano e percussioni africane, il passo verso l’allargamento della band è breve, e si completa con l’inserimento di Alice Ferrara, che aggiunge agli ingredienti il suo reggamuffin cantato in siciliano. Nasce così il “Liotro Sound” in cui la contaminazione in chiave world, spazia attraverso generi musicali differenti fino a toccare le radici della tradizione siciliana, e ben presto arriva anche il loro disco di debutto. Negli anni il gruppo è cresciuto molto tanto in organico con l’ingresso in formazione di Marcello Ballardini (didjeridoo) e Michele Musarra (basso elettrico, crumar, baritono & sitar e cori), ma anche dal punto di vista prettamente musicale, guadagnandosi ampi consensi di pubblico e critica in Italia come all’estero, arrivando ad esibirsi anche al Womand dove vengono accolti come “The Adventurous New Sound Of Sicily” . A coronamento di un così intenso percorso artistico arriva anche il loro nuovo album, “Carapace”, disco che raccoglie undici brani registrati in giro per il mondo, e cantati in siciliano ed italiano, nei quali spesso fanno capolino anche altre ligue come i sousou della Guinea, il malinkè del Mali e l’arabo. La contaminazione e il dialogo tra culture e sonorità diverse, come il guscio delle tartarughe evocato nel titolo del disco, diventano paradigma della difesa senza se e senza ma delle culture del Sud del Mondo, delle terre violate dall’inquinamento e dalla violenza della mafia, un grido militante di lotta per un mondo migliore. Tutto ciò trova una perfetta corrispondenza anche nelle scelte sonore che vedono mescolarsi l’elettronica con le percussioni africane, il didjeridoo australiano con il marranzano siciliano, il tutto con l’aggiunta di qualche ospite d’eccezione come Jali Diabate alla kora. Ad aprire il disco è il crescendo travolgente di “Funky Nanna” in cui il dialetto siciliano si sposa con un arrangiamento che mescola elettronica e sonorità tradizionali, a cui seguono la ritmata “IpercusSuite” e il raggamuffin di “Universo” dedicata a Franco Battiato. Si passa poi all’impegno civile con “Mururoa”, già utilizzata da Greenpeace per la campagna contro la reintroduzione del nucleare in Italia, “Fuje” scritta in difesa dell’acqua bene comune e “Quannu Moru (Faciti Ca Nun Moru)” di Rosa Balistreri, e qui proposta come inno contro la mafia in Sicilia. La potente title track apre poi la strada alle più sperimentali “Impossibile” e “Sento”, che si caratterizzano per l’originale approccio vocale di Alice Ferrara. Completano il disco la splendida “Cincu” del poeta Ramzi Harrabi, e una sorprendente versione di On The Road Again dei Canned Heat, qui riletta in chiave world con risultati davvero eccellenti. Con i suoi suoni trasversali e sfuggenti, le contaminazioni sonore e un tocco di sperimentazione elettronica, “Carapace” segna una tappa importante nel percorso artistico de IpercusSonici, e siamo certi che sarà un ottima base di partenza per gli sviluppi futuri della loro ispirazione. 


Salvatore Esposito