Nico Staiti, Kajda - Musiche E Riti Femminili Tra I Rom Del Kosovo, SquiLibri 2012, Ebook con Dvd, Euro 13

Etnomusicologo e docente presso l’Università di Bologna, Nico Staiti è da anni impegnato in una intensa attività di ricerca tanto in Italia meridionale quanto nei Balcani. In particolare al Kosovo ed alle musiche suonate all’interno dei riti femminili, è dedicato il suo ultimo lavoro di ricerca “Kadja – Musiche e Riti Femminili tra i Rom del Kosovo”, edito in formato ebook da SquiLibri. Si tratta di un lavoro di grande pregio nel quale sono compendiati i risultati di una complessa ricerca etnografica in cui la musica si intreccia con aspetti che attengono alla ritualità, all’organizzazione sociale e culturale delle comunità rom. Muovendo da una profonda analisi del background storico e culturale in cui si inseriscono i riti femminili, le cui prime attestazioni risalgono al XXXV sec. a. C. e che sono presenti in una vasta area, che va dall’India a tutto il Mediterraneo, Staiti nel suo saggio ricostruisce con dovizia di particolari il contesto storico ed etnografico in cui si inserisce la tradizione musicale kosovara, per giungere poi ad una descrizione analitica dell’apparato rituale e delle strutture musicali. Diviso in tre sezioni, il saggio ci consente di entrare nel cuore dei riti femminili nel Kosovo, scoprendone il fascino quasi mistico, i forti connotati religiosi e le peculiari caratteristiche tecnico-musicali. In particolare vengono descritte le modalità di svolgimento dei vari rituali che prevedono la presenza di musicisti specializzati di etnia rom, donne ed effeminati, i quali spesso in coppia cantano e suonano tamburi a cornice. Ampio spazio è dedicato poi alla kajda, ovvero particolari forme coreutiche ordinate in suite che possono combinarsi tra loro in modo molto vario. Si tratta insomma di forme musicali di grande complessità soprattutto sul piano ritmico, tanto che come rifletto lo stesso autore: “la loro esistenza è sufficiente a mettere in crisi non soltanto la definizione di ritmo “irregolare” o aksàk, elaborata dall’etnomusicologia del Novecento, ma anche l’idea di organizzazione delle durate che appartiene alla maggior parte dei linguaggi musicali”. La ricerca ha richiesto a Staiti una particolare cura in quanto i suonatori effeminati sono poco numerosi e piuttosto schivi e tendono a non parlare di sé e della propria musica al di fuori dei luoghi e dei momenti in cui prestano la propria opera. Nel rito gli effeminati giocano un ruolo fondamentale, non solo dal punto di vista musicale ma anche dal quello scenico, essendo spesso abbigliati in modo esplicitamente femminile quasi a voler sottolineare il loro orientamento sessuale, ma anche abbandonandosi a toni allusivi, scherzosi e a volte anche scurrili. Questi atteggiamenti esteriori non sono che la manifestazione di una condizione rituale di liminarità e non è un caso che siano protagonisti spesso di cerimonie di passaggio da una condizione all’altra, come la nascita, le feste per la circoncisione, il matrimonio, ed in passato anche per la morte. “L’effeminatezza”, scrive Staiti nella presentazione “suscita il riso: lo provocano gli stessi effeminati, che nelle feste si mettono in scena, enfatizzando i propri modi femminei e rendendoli paradossali e grotteschi; lo raccolgono e lo amplificano gli altri, attendendo questi comportamenti e sollecitandoli col proprio atteggiamento e con le proprie battute. (…) Il ridere e il piangere, il far ridere e il far piangere, sono elementi fondamentali dei riti officiati dagli effeminati”. Ad accompagnare il testo, oltre ad un ricchissimo apparato inconografico troviamo anche lo splendido documentario omonimo, contenuto nel dvd allegato e realizzato dallo stesso Staiti, che rappresenta un eccezionale testimonianza della campagna di ricerca, mescolando interviste, discorsi sulla musica, esecuzioni private e dimostrative del repertorio relativo ai riti femminili in Kosovo. 


Salvatore Esposito