BF-Choice: Faraualla – Ogni Male Fore

Faraualla è il nome di una delle grotte più profonde dell'Italia del sud. Una ferita nella schiena della Alta Murgia, un inghiottitoio carsico al centro della Puglia, profondo svariate centinaia di metri. Da qui, il nome della band barese (Gabriella Schiavone, Terry Vallarella, Maristella Schiavone, Serena Fortebraccio), uno degli infiniti modi di sentire l'appartenenza ad un luogo quello di darsi un nome che leghi ad una terra. Se il nome caratterizza e lega a una terra, non lo fanno invece le incursioni musicali delle Faraualla, eclettico quartetto vocale barese, nel corso degli anni da sempre alla ricerca di una forma espressiva delle proprie inquietudini musicali interiori. Infiniti ed indescrivibili sono i sentieri musicali che può percorrere una voce sola, figurarsi quattro, specie quando appartengono a personalità forti e ad esperienze artistiche quanto meno eclettiche. Nel corso degli anni le Faraualla aggiungono all'organico prima uno, poi due percussionisti seguendo un filo compositivo che spesso finisce in luoghi in cui chi parte non si aspetta di trovare. Il risultato? Personalissime interpretazioni di brani delle culture tradizionali, russa, ungherese, sud Italia, musica medievale, sudamericana, per culminare in una doppia uscita , "Miragre" con l'Ensemble Calixtinus, già recensito su queste pagine da Ciro De Rosa (vedi http://www.blogfoolk.com/2012/12/calixtinus-faraualla-miragre.html) ed il disco a loro nome "Ogni Male Fore".
A cinque anni di distanza da “Sospiro”, penultimo album in studio, che ha ottenuto un lusinghiero piazzamento al Premio Nazionale Città di Loano per la musica tradizionale italiana e che è stato disco Top of the World del mensile britannico Songlines, il quartetto pubblica questo che è un concept album. Tutti i testi, infatti, provengono da raccolte pugliesi di "scongiuri", formule con la funzione di "cacciare" il male e guarire il corpo dalle più svariate patologie. Siamo all’interno di quelle pratiche terapeutiche e apotropaiche di medicina popolare che se da un lato si muovono nell’ambito della medicina spagirica e delle procedure manipolatorie, dall’altro lato sono orientate all’interno dell’orizzonte magico-religioso, visto che le proprietà dei medicamenti necessitano di “ratifica” da parte del loro creatore, che si compie mediante rituali, scongiuri, segni della croce, richiami ai Santi protettori e alla Madonna, come sottolinea Anna Maria Tripputi nell’introduzione al disco. Alle formule per guarire porri, polmonite, "sangue all'occhio", "punture di tracina", erisipela, tentazioni demoniache e "fascinazione", le Faraualla aggiungono per la prima volta in pianta stabile ai due percussionisti Pippo D'Ambrosio e Cesare Pastanella un terzo musicista, il polistrumentista Angelo Pantaleo, qui in veste di bassista, nonché di terzo percussionista! Cambia l'intenzione musicale della band e vengono incorporati elementi che strizzano l'occhio al drum'n'bass ed al trip hop. Di "Ogni Male Fore" parliamo con Gabriella Schiavone, fondatrice delle Faraualla. 

Un salto nel passato remoto. Perché sono nate le Faraualla e come potresti sintetizzare il vostro percorso artistico ? 
Le Faraualla si sono incontrate in un coro in cui si eseguiva prevalentemente un repertorio di musica antica, e insieme hanno scoperto quale fascino e quale forza potesse avere la polifonia. Fuori dal coro ognuna di noi coltivava i propri interessi musicali. In seguito, quando abbiamo deciso di formare il quartetto, abbiamo unito i nostri background. Di lì in poi la curiosità verso la ricerca vocale e la polifonia si è allargata all’immenso serbatoio della musica tradizionale, alla ricerca più ardita della musica contemporanea ma anche al pop. 

Trovi ancora vive le motivazioni che hanno spinto a formare il progetto ? 
Quello che sempre ha caratterizzato il nostro progetto è la ricerca, intesa in senso lato, la curiosità verso qualsiasi forma d’arte. Le idee e le motivazioni non hanno tempi di scadenza o luoghi circoscritti, la realizzazione delle stesse è sempre più difficile e faticosa. 

Gli ascoltatori più attenti avranno notato che "ogni Male Fore" era anche uno dei brani di “Sospiro”, riproposto anche in questo ultimo lavoro con altro titolo ed arrangiamento. C'è un motivo per questa riproposizione ? 
Il brano a cui ti riferisci si intitola “Il Canto e La Cura”. Quello che hanno in comune è la parte polifonica di G. de Machaut, poeta e compositore francese del XIV secolo, che ricompare anche in questo brano con la formula di guarigione dai vermi intestinali. In “Il Canto e La Cura” abbiamo aggiunto il basso e la batteria. Le polifonie dei grandi maestri del passato non muoiono mai e ci insegnano ancora. 

Partiamo dalla copertina, qual è il significato dei cappelli e del trucco completamente bianco ? 
La ieraticità e la quasi assenza di lineamenti nelle iconografie antiche sono funzionali a non attirare troppo l’attenzione al personaggio rappresentato ma ad un significato che va oltre la figura. Forse ci siamo ispirate a quelle? O forse ci piaceva questa immagine? 

Non è la prima volta che le Faraualla si trovano ad interpretare un canto di guarigione, avete cantato “I Morsi Del Fuoco” sul disco dell'Ensemble Terrae. Qual è l'interesse che vi ha spinto a dedicare un disco agli scongiuri ? 
La curiosità verso questo aspetto della tradizione Le formule di guarigione univano gli aspetti più pagani della cultura popolare ad una fervida religiosità, la pratica magica o taumaturgica ad una medicina legata alla reale conoscenza delle erbe curative in una unione che non risultava mai essere forzata. Il materiale relativo a questa ricerca è difficile da recuperare, in quanto nascosto in una parte della memoria popolare misteriosa e accessibile solo a pochi prescelti. Per caso ci erano capitate tra le mani alcune formule provenienti da documenti depositati all’Archivio di Stato di Lecce. Non si può rimanere indifferenti leggendo quelle parole. 

Quali sono state le fonti per i testi ? Quanto tempo vi ha portato via la ricerca ? 
È stato un lavoro di ricerca delle fonti abbastanza approfondito condotto soprattutto presso la Biblioteca Nazionale e la Biblioteca De Gemmis a Bari. 

Nel corso degli anni le Faraualla si sono assolutamente distinte per composizioni che seguivano solamente l'istinto e nessuna linea che le uniformasse. Intendo la caratterizzazione di un "genere". Come funziona il processo compositivo all'interno del gruppo ? 
Ci stai dicendo che siamo originali. Grazie! Si parte da uno stimolo vocale, un intreccio ritmico percussivo o vocale, dalle parole di un testo. Di lì comincia il gioco della creazione musicale. 

La formazione in “Ogni Male Fore” si è allargata con l'introduzione del terzo (sic!) percussionista che in questo album suona il basso. Da dove è venuta fuori la necessità di introdurre uno strumento (parzialmente) melodico nel gruppo ? 
Volevamo sentire qualcosa di nuovo e ci sembrava che il basso fosse lo strumento che meglio si integrasse e facesse da complemento al nostro sound. 

È la prima volta che le Faraualla interpretano un repertorio di testi esclusivamente pugliesi. C'è un motivo per non aver allargato i canti di guarigione ad altre culture? 
Ci siamo appassionate a questa ricerca e, comunque, i dialetti pugliesi hanno dei suoni davvero particolari e difficili. 

Faraualla – Ogni Male Fore (Digressione Music) 
Ci sono album difficili da inquadrare. “Ogni Male Fore”, ritorno in studio del gruppo vocale (e percussivo) barese Faraualla appartiene a questa categoria. Uscito a distanza di cinque anni da “Sospiro”, loro ultimo lavoro in studio, “Ogni Male Fore”, realizzato per l’ottima etichetta molfettese Digressioni Music con il sostegno di Puglia Sounds, si dipana su molteplici utilizzi della polivocalità femminile, il tutto poggiato saldamente su basi più o meno complesse di uno spropositato numero di percussioni. Il respiro del lavoro è ampio, a partire dai testi. Si tratta di un concept album dedicato alla medicina popolare ed a quel corpus di formule tenute segrete tramite le quali (e con la mediazione di Dio, di santi preposti alla guarigione o della Madonna) si curavano una serie di malattie. Le Faraualla hanno allargato il range compositivo divertendosi, oltre al lavoro sulle voci che è loro marchio di fabbrica, a giocare con sonorità che, nonostante siano interamente realizzate in acustico (con qualche rado utilizzo di pad elettronici) hanno un'anima fin decisamente elettronica. Molti accenni al trip hop (rigorosamente sempre in acustico), con atmosfere che a volte richiamano le produzioni del Bristol sound, un accenno di drum'n'bass e, novità del disco, l'introduzione in organico di un basso elettrico che resta lo strumento ideale per queste nuove aperture musicali. Ricapitolando, si tratta di un album con molteplici personalità e tantissime sfaccettature che non è possibile risolvere in pochi ascolti. Apre il disco una terna di brani, “Zitt Zitt”, “Scongiuro” ed “Il Canto e La Cura” che appartengono ai brani più ritmici. Il basso caratterizza e sottolinea le linee vocali che a tratti si appoggiano a moduli di polifonia medievale. Suggestivo l'apporto della sansula nel primo, delle percussioni digitali in “Scongiuro”, il brano più ‘elettronico’ caratterizzato da un incedere rallentato ed un uso delle voci che nella parte centrale richiamano il lavoro di Roberto De Simone con Media Aetas. Sommesso ma presente il contributo alla chitarra di Nando Di Modugno. “Ne Il Canto E La Cura” continua il gioco delle Faraualla di combinare elementi contrastanti, la polifonia medievale di Guy De Machaut su una base che potrebbe tranquillamente essere un outtake di Maxinquaye di Tricky. “Spina Spinella” è costruita su un loop di steel pan, break centrale recitato e chiusura; “Sciatavinn” parte con una ritmica drum’n’bass per evolvere in un break centrale che piacerebbe molto a Bill Laswell. Segue “Da La Vocc”, che suona un po’ come se Björk fosse nata e cresciuta al centro del Mediterraneo: il brano richiama “Vísur Vatnsenda-Rósu”, dall'incredibile album di Hector Zazou “Chansons Des Mers Froids”. La “Tammurriata Della Mascìa”, da sempre un cavallo di battaglia delle Faraualla, presenta il grande impatto di quattro voci e quattro tamburi suonati dal quartetto femminile. Arriva, poi, “La Tentazione”, che è uno scongiuro vocale contro tentazioni demoniache e "fascinazione", mentre chiude il disco “Mano Manca Mano Santa”, un’invocazione a Maria per alleviare i dolori del parto.


Francesco Patruno