The National - Trouble Will Find Me (4AD)

“Trouble Will Find Me” di The National è un disco rock, ma anche adulto, due aspetti che non sempre si riescono a gestire contemporaneamente. Ci sono belle batterie e frequenze basse di qualità, il cantato esprime poesia ciclica e musicale, senza arrampicarsi su per la scala armonica, senza insistere sul registro medio alto, senza strillare. Un lavoro di tastiere subliminali, fatto di morbidi pad vellutati gioca con le sensazioni come un bimbo coi birilli. Non è un disco serioso ma è serio e c’è una bella differenza. Inoltre, dal primo pezzo capisci che sono loro, The National, per svariate ragioni. Pensateci, chi riesce a farsi riconoscere con una cifra stilistica precisa? E’ sempre più difficile distinguere musicisti e relativa musica. Sicuramente il modo di portare avanti la ritmica di questi americanacci fa la sua parte, il batterista sembra odiare i piatti (e io condivido appieno)! Si tratta dell’elemento del drum kit più abusato degli ultimi 50 anni. I grandi batteristi son capaci di dosare le spiattate mentre gli altri usano i piatti come una persona affetta da acne usa il fondotinta, per nascondere i difetti. Le canzoni non sono esattamente da celebrazione di una primavera, già il titolo ci informa sull’ineluttabilità del dolore, esso fa parte della vita, così come l’aria che respiriamo ma tutto dipende dalla reazione, il Dalai Lama sicuramente ha una reazione al dolore più matura e saggia del sottoscritto. The National sanno che i guai li troveranno, come troveranno tutti ma con una chitarra a tracolla, un video stralunato come quello di “Sea Of Love” e canzoni che ti si piantano in testa come mosche che fuggono la pioggia sappiamo come reagire. Il disco è stato prodotto da The National e si sente, la loro visione scura e potente, ricca di elementi che si svelano ascolto dopo ascolto come un folle origami di carta da riso nera è una garanzia di durata nel tempo. Il precedente “High Violet” l’ho ascoltato dapprima distrattamente poi pian piano mi ha conquistato e ogni tanto ci sono tornato. Il rock sta bene ed è vivo e vegeto anche fuori dalle boutique e dalle magliette stupide con scritte serie. Il disco si svela pian piano, conquistando in modo serio, con la musica e con l’ipnosi. Gran bel disco e non mi stupirei se rappresentasse la pista di decollo per The National. Quello che succederà dopo è un’altra storia.




Antonio "Rigo" Righetti