Sanubar Tursun - Arzu (Songs of the Uyghurs) (Felmay Records)

Minoranza turcofona poco nota, ma consistente dal punto di vista numerico, gli Uiguri, vivono in larga parte nel deserto e nella regione montagnosa della Cina Nord-Occidentale oggi conosciuta come Xinjiang. Di religione islamica, e dalla cultura fortemente legata alle tradizioni arabe, questa etnia trae le sue origini dal regno nato tra l’VIII e il IX secolo dall’alleanza tra le tribù turche uiguire, che in seguito gestì per secoli il traffico di merci lungo la Via della Seta, nelle oasi di Kashgar e Turfan. A fronte di una storia recente particolarmente turbolenta, caratterizzata ora da spinte indipendentiste, ora da scontri etnici con gli han, gli Uiguri vantano una importante tradizione musicale, imparentata più con il mondo sonoro arabo ed islamico che con quello cinese. Non a caso proprio i cinesi sono inclini a considerarla addirittura come qualcosa di esotico, considerando anche l’uso di strumenti come il liuto a manico lungo e i tamburi a cornice, estranei ai loro usi musicali. Sostanziali sono anche le differenze nella contestualizzazione della musica, con gli Uiguiri che affiancano quest’ultima al concetto di mäshräp ovvero le feste collettive, quelle in cui si celebrano matrimoni o le circoncisioni, e in cui si raccolgono molte persone, e durante le quali si condivide cibo, musica e danza e nelle quali percussioni e pifferai locali “i naghra-sunay”, ne sono la colonna sonora, mentre il canto, si caratterizza per l’uso degli aqsaq, ritmi zoppicanti, che si ritrovano anche nel canto degli zikr (cerimonie) Sufi. In epoca antica i vari governanti locali, che fungevano da mecenate per i musicisti, erano soliti richiedere l’esecuzione delle splendide suite muqâm (non è un caso che il nome derivi direttamente dall’arabo maqâm e che nelle sue varianti locali ha subito lievissime variazioni come dimostra il termine mugham nell’accezione persiana, azera e armena, maqâm in ottomano e makâm in turco moderno), ovvero lunghi brani appartenenti alla musica colta in voga presso le corti islamiche. Ogni città-oasi delle regione degli Uiguri vanta così uno stile e uno specifico repertorio, che spazia dalle scale pentatoniche della città orientale di Qumul (Hami), allo stile modale e più complesso di Kashgar, importante centro sulla Via della Seta, dell'area sud occidentale. La regione dell’Ili si caratterizza per una fortissima tradizione musicale, la cui caratteristica peculiare sono le iperboli e i salti nella melodia delle canzoni, che hanno portato alcuni a definirle “canzoni dei lupi”, anche a voler celebrare questo animale considerato totemico dagli Uiguri. Negli ultimi anni si è assistito ad una lenta scomparsa di questi canti, tuttavia proprio la tradizione dell’Ili sembra resistere in modo più deciso, grazie anche all’opera della famiglia Tursun, che ha contribuito a far conoscere questi canti anche a livello internazionale. In particolare Sanubar Tursun è considerata la vera diva della musica degli Uiguri, avendo insieme a suo fratello maggiore Muhemmet Nur, e più giovani gemelli Hesenjan e Husanjan, realizzato una serie di vcd negli anni novanta in cui presentavano il repertorio di canti dell’Ili attraverso riletture molto originali. Negli ultimi quindici anni la Tarsun si è indirizzata sempre di più verso le sue composizioni ispirate dagli stilemi della tradizione della sua terra, che è solita eseguire o con il solo accompagnamento del dutar, un liuto a due corde, o con i suoi fratelli che suonano strumenti tradizionali. In questo contesto si inserisce anche il suo nuovo album “Arzu” inciso in coppia con il fratello Muhemmet Nur (tambur, satar e dutar), e che raccoglie undici brani tra tradizionali e composizioni della stessa Tarsun. Durante l’ascolto si ha modo di toccare con mano le tante sfumature della tradizione degli Uiguiri, ma soprattutto la grande versatilità vocale di Sanubar, come dimostrano l’evocativa “Kurd Nakhshisi” e la splendida “Nisagul”, un canto denso di poesia caratterizzato da una eccezionale esecuzione per soli voce e dutar, ma anche le due lunghe suite “Ischachan Yigityurushi” e “Waderina” che rimandano direttamente al repertorio dei mäshräp. Sul versante delle composizioni autografe non si possono non segnalare le intense “Ademler Ulugh” e i canti d’amore “Wadem Bilen” e Kelmidi Yar”, dalle quali traspare tutta la forza evocativa del canto della Sanubar. 


Salvatore Esposito