Skip & Die - Riots In The Jungle (Crammed Discs/Materiali Sonori)

Skip & Die è il progetto musicale nato dall’incontro tra la cantante e visual artist sudafricana Catarina Aimèe Dahms meglio nota come Cata.Pirata e il produttore olandese Crypto Jori al secolo Jori Collignon, i quali inserendosi sulla scia del successo dei Die Antwoord, hanno dato vita ad una travolgente collisione sonora tra world music, rap ed elettronica. Il loro disco di esordio, “Riots In The Jungle” mette in fila dodici brani frutto di un viaggio durato due mesi nel quale Catarina e Jori hanno attraversato in lungo e in largo tutto il Sud Africa da Soweto a Johannesburg, da Città del Capo a Guguletu, entrando in contatto con le diverse culture e sonorità locali. Complici di questo progetto sono alcuni ospiti d’eccezione come la vocalist Gazelle, la crew hip-hop Driemanskap, i rapper Emxa & Magrebz, la rock band Koao Orecchia e i Season Marimba Stars Ne, che contribuiscono a dare vita ad un disco originale e mai banale, che parla della gente delle baraccopoli, delle rivolte sociali, delle strade polverose ma anche di sole, di speranza e di amore. A caratterizzare ogni brano è la voce di Cata Pirata, una entertainer nata, in grado spaziare con disinvoltura da brani cantati in inglese a quelli in afrikaans, xhosa zulu, ma anche in spagnolo e portoghese, il tutto unito ad un sound potente ed efficace in cui spiccano le percussioni di Nique Quentin e Gino Bombrini, che si mescolano alla perfezione con l’elettronica dell’alchimista sonoro Rene Kuhlmann e l’eclettismo del polistrumentista Daniel Rose. Durante l’ascolto si spazia dal tropical bass all’hip-hop più serrato, passando per il funk e i ritmi tradizionali dell’africa, e così spiccano brani come il travolgente reggae dub de “La Cumbia Dictatura”, il folk della ritmata “Killing Aid”, in cui si apprezza tutta la visione di world music degli Skip & Die e il singolo “Love Jihad” che con il suo caleidoscopio di suoni rappresenta uno dei vertici di tutto il disco. La musica degli Skip & Die riflette così i linguaggi dell’underground delle grandi città sudafricane, in cui il meltin’ pot sonoro diventa la base per raccontarne i problemi, ma allo stesso tempo per tratteggiarne un futuro di speranza. 


Salvatore Esposito