Pizzicati Int’Allù Core – RonDanDò (Teatro Jonico Salentino)

Spesso nello studio del fenomeno della riproposta della musica salentina si tende ad escludere la provincia di Taranto, sia perché quest’area non ha avuto una vera e propria spinta propulsiva verso la ricerca, sia perché sono effettivamente mancate grandi realtà in grado di aprire un varco sui canti tradizionali di quest’area. A partire dal 2007, grazie all’impegno del musicista ed attore teatrale Valerio Manisi (fisarmonica, organetto, tamburello, voce) ha preso corpo il progetto Pizzicati Int’Allù Core, gruppo di musica tradizionale composto da Francesco Motolese (Voce), Anna Genghi (Voce), Federica Quaranta (Voce), Stefano Scatigna(Tamburelli), Arcangelo Trani (Tamburelli), Vincenzo Santoro (Tamburelli), Domenico Carlucci (Chitarre), Domenico Pignatelli (Basso), Antonio Orlando (Batteria), Domenico Nisi (Violino), e Agata Di Noi (Violino), che recuperando l’eredità musicale dei nonni e dei vecchi cantori, hanno dato vita ad una interessante serie di iniziative culturali, nate in seno alla Compagnia del Teatro Jonico Salentino di Grottagliie (Ta), come il Canzoniere Jonico Salentino e Orchestra Popolare Jonico Salentina, che rappresentano le varie declinazioni in formazione semi-orchestrale del gruppo. Il loro disco di debutto, “RonDanDò” raccoglie dodici brani che rappresentano molto bene tutta la carica e l’energia dei loro concerti. A fronte però di un così grande impegno in fase di registrazione e orchestrazione dei brani, ciò che non ci convince di questo disco è l’aspetto concettuale. Infatti, laddove nelle varie presentazioni del gruppo è rimarcato con forza il desiderio di riappropriarsi di un corpus di brani dell’area di Grottaglie, ed in particolare di quei brani famosi che “spesso sono stati commercializzati in maniera non del tutto legittima”, i loro buoni propositi si infrangono di fronte alle ennesime versioni di “Lu Rusciu De Lu Mare”, “Canzone Alla Ruvescia”, “Damme Nu Ricciu”, che nulla aggiungono e nulla tolgono a quanto già sentito nelle versioni di altri gruppi. Come se non bastasse, nel disco trova posto anche una “Pizzica Di Aradeo”, suona come una beffa, di fronte ai propositi di autenticità del gruppo, e che finisce per sminuire gli intenti nobili della loro proposta musicale. Certo qualche spunto di ricerca interessante non manca come “Pizzicanostra” o la title-track, ma è davvero molto poco soprattutto se poi si finisce per etichettarsi come il gruppo della “vera taranta”, considerando poi che tanti arrangiamenti risentono della lezione dai vari maestri concertatori che si sono alternati alla guida del concertone de La Notte della Taranta. Queste considerazioni non suonino però come una stroncatura, ma piuttosto come un richiamo a rifarsi quanto meno a quella Ricerca con la lettera maiuscola che nel Salento, non si è mai spenta grazie all’opera di tanti ricercatori che hanno speso la loro intera vita per i loro studi sul campo. Ai Pizzicati Int’Allù Core non mancano certo le qualità per un inversione di tendenza nel loro approccio alla musica, fatto magari più di lavoro e di ascolto delle fonti tradizionali, e meno, si spera, di proclami buoni forse a raccogliere folle di danzatori improvvisati di pizzica, o di ricercatori di “mosse di taranta”, ma non certo utili alla conservazione della tradizione. 


Salvatore Esposito