Mamud Band - Afro Future Funk (Felmay Records)

Nell’arco di vent’anni di attività Mamud Band, grazie all’illuminata guida di Lorenzo Gasperoni si è segnalata come una delle band italiane più originali ed innovative, prendendo parte ai più prestigiosi festival internazionali e arrivando a collaborare con il leggendario Lester Bowie nel 1998. A due anni di distanza dal pregevole tributo a Fela Kuti, “Opposite People”, Mamud Band torna con “Afro Future Funk”, disco che rappresenta il coronamento di un lungo percorso di ricerca sonoro attraverso gli immensi patrimoni della musica africana, brasiliana, cubana, giamaicana e afroamericana, e che a buon diritto può essere definito il loro manifesto sonoro, nel quale hanno voluto raccogliere tutte le ispirazioni che da sempre hanno caratterizzato la loro cifra stilistica e la loro creatività. Ad aprire il disco è la title track, uno strumentale dai sapori ethno-jazz dal sound travolgente in cui spicca l’eccellente interplay tra i fiati di Marco Motta (sax baritono), Simone Maggi (tromba), Paolo Profeti (sax contralto). Il funky-latin in levare di “Mambo Chic” ci introduce al vertice del disco “Tangible Dream”, in cui allo splendido testo interpretato magistralmente da Mr. Bobcat alla voce, si unisce un sound che mescola jazz, reggae e musica africana. Se “Talmud” e “Mr. Mamud” ci rimandano al funk afroamericano dei Mandrill, “Careful” vede di nuovo protagonista a Mr. Bobcat. Non mancano due incursioni ora nei suoni più tradizionali della musica africana con “Serius Hymn” nella quale spicca la partecipazione di Giovanni Imparato alla voce e alle percussioni, ora nel blues maliano di Alì Farka Touré in “Two Warnings” che sfocia ben presto in un afro-jazz di grande pregio. Altro vertice del disco sono “German Funk” con i suoi rimandi a Miles Davis e “Latte +”, in cui l’Afro-beat torna ad incrociarsi con il jazz con la complicità di Giovanni Venosta (tastiere), e Alberto N. A. Turra (chitarre) che danno vita ad un pregevole intreccio sonoro, spinto dalle percussioni di Lorenzo “Abu” Gasperoni e Sergio Quagliarella, che con Diego Cattaneo ha prodotto il disco.


Salvatore Esposito