Danio Manfredini - Incisioni (Sotto Controllo/Audioglobe)

La musica cari miei è in crisi. Oltre vent’anni che sentiamo questa frase rimbalzare sui muri di inesistenti camerini allestiti nel retrobanco di birrerie odorose di pessima birra rancida e altro, oppure in improvvisati simposi popolari tra musicanti. La crisi ora c’è ed è feroce, in Italia, come al solito, ancor più che in altri paesi. La nostra pseudofurbizia fa’ sì che siamo gli scaricatori illegali di musica più efficienti, i meno capaci di valorizzare un patrimonio che può cambiare la vita in meglio. Quanto sopracitato per dirvi che la riscossa può venire solo da fuori poiché la musica e il suo sottobosco è un formicaio sempre più piccolo, con quelli che sono stati capaci di mettersi sotto l’ombrello prima del diluvio che si stringono sempre più senza lasciare spazio ai nuovi che però preferiscono scolare birrette davanti a birrerie senza personalità. Ogni tanto qualche scossa arriva da chi necessariamente è fuori dall’ambiente musicale, come in questo caso. Danio Manfredini è una figura ampiamente celebrata e riconosciuta del teatro europeo. Il suo lavoro ai margini e sui margini della esistenza, sulle esistenze che quei margini ridefiniscono e ricreano è già appannaggio di molti, inedita è la sua veste da cantante e interprete. Il lavoro sulla sua voce e sulla presenza della stessa è una sua cifra individuale ma non individualistica. Il suo è un disco di covers che pesca generosamente nel repertorio della canzone d’autore italiana, quella che indaga le difficoltà delle relazioni umane, dei rapporti d’amore ma non solo, anche parentali, anche ...si va be, d’amore e basta. Il sapore del disco è elegante e atemporale, i riferimenti sono al fare musica di Lou Reed o di Leonard Cohen, quei musicisti capaci di mettersi a nudo a volte in modo perfino fastidioso perché vero, quelli che quando si mettono a nudo ci obbligano a spogliarci dei vestiti coi quali tentiamo di ingannare le domande che la vita ci fa ogni giorno. Il disco è adatto a una stagione di piogge come questa, ha una sua profonda sensualità che gira attorno e danza fuori e dentro le parole, riuscendo a ridare vita a episodi musicali spesso rischiosissimi (parlo degli episodi di Antonacci e Vasco, veramente riletti con capacità magica poichè la base di partenza non brillava certo per originalità). Un disco che ci regala una voce che si prende i suoi rischi e che ci regala grandi sensazioni, cose che il musicista medio italiano è quasi patologicamente incapace di fornire. Per saperne di più: http://daniomanfredini.wordpress.com/.

Antonio "Rigo" Righetti