Italian Sounds Good: Ketty Passa & Toxic Tuna, Steela, Los Refusé, Underfloor, Mimes Of Wine, Former Life, I Salici, Ordem, Caesar’s Psycho Machine, T-Rumors Atto Secondo

Ketty Passa & Toxic Tuna - #cantakettypassa (103 Records) 
Nota per le sue partecipazioni televisive e per essere una delle voci di Radio Popolare, Ketty Passa in parallelo ha coltivato anche la sua grande passione per la musica, dando vita otto anni fa ai Toxic Tuna, apprezzata band reggae e rocksteady composta da Albo Beretta (basso), Tiziano Cannas detto "Cigno" (tromba e sax), Leo “the Lazz” (tastiere), Jack Boschi (chitarra) e Luca Marroncelli detto “Lupon” (batteria). Dopo l’esordio con “Elegante” del 2008, la ritroviamo con “#cantakettypassa”, disco che raccoglie undici brani in cui il pop si mescola allo ska, al reggae e al rocksteady, il tutto strizzando l’occhio anche ad altre contaminazioni sonore. Prodotto dal cantante degli Shandon e di The Fire, Olly Riva, il disco vede la partecipazioni di alcuni ospiti d’eccezione come Ferdi (Casino Royale e Giuliano Palma & The Bluebeater), KG Man, Max Zanotti (ex Deasonica), Mattia Boschi (Marta Sui Tubi). Caratterizzato da sonorità eleganti e curate, ma non meno accattivanti e trascinanti, il disco evidenzia molto bene come l’approccio di Ketty Passa punti a mescolare la vocalità di Mina, Ornella Vanoni e Patti Pravo con i ritmi in levare, il tutto senza perdere mai di vista la propria originalità. In questo senso meritano una citazione la splendida “Ultimo Tango”, nella quale la linea sinuosa linea melodica guidata dalla fisarmonica e dai fiati si sposa con un testo di ottima fattura, la bella canzone d’amore “Mi Arrendo Per Te” che rimanda a certe atmosfere sixities, e la trascinante “Solo Se”. Forte di almeno cinque brani dal grande potenziale radiofonico, questo secondo disco ci consegna una artista eclettica e multiforme in grado di immettere una ventata di aria nuova nella scena musicale italiana, e questo non solo per la sua capacità di districarsi tra pop e sonorità reggae, ma anche per una scrittura mai banale.



Steela – Il Brutto e Il Cattivo (Autoproduzione) 
“Il Brutto e Il Cattivo” è il terzo disco degli Steela, band salentina nata nel 2004 e composta da Moreno Turi (voce), Antonio De Marianis (batteria), Valerio Greco (basso), Emanuele Carcagni (chitarra), Donatello Vitto ed Errico Carcagni (tastiere e sinth). Cresciuti artisticamente con Casasonica, ovvero l’etichetta discografica guidata da Max Casacci dei Subsonica, per la quale hanno inciso i loro primi due album, di cui il primo prodotto da Madaski degli Africa Unite, il sestetto salentino negli anni si è staccato progressivamente dal sound dei conterranei Sud Sound System, per abbracciare una cifra stilistica sempre più originale e votata al dub. In questo senso il loro nuovo disco ci sembra assolutamente significativo presentando un sound dubstep di grande intensità, accompagnato da testi pungenti e mai banali. L’ascolto ci consente così di apprezzare brani come la title track della quale si apprezza il muscolare arrangiamento che unisce chitarre elettriche, synth e ritmi in levale, il solare reggae “Sun Will Rise”, e la trascinante “Antidoto”, nel quale brilla l’efficace commistione sonora tra reggae tone e dancehall. “Il Brutto e Il Cattivo” pur avendo la durata di un semplice ep, dimostra chiaramente come il gruppo salentino sia in piena fase di maturazione, ormai proiettato verso uno stile sempre più originale. 



Los Refusé – Run Rebel Rabbit Run (Autoproduzione) 
Interessante band folk-rock cuneese i Los Refusé nascono quasi per caso come un ensamble di musicisti folk per poi evolversi in un progetto più articolato con una line up a sette con la quale hanno maturato una solida esperienza live, caratterizzata dalla partecipazione ad importanti festival come “Collisioni”, che si tiene annualmente a Barolo (Cn). “Run Rebel Rabbit Run” è il loro disco di esordio, nel quale sono raccolti quattordici brani di ottima fattura, che mescolano folk e rock con spruzzate reggae ed ammiccamenti alla patchanka dei primi Mano Negra. Linee melodiche che catturano subito l’ascoltatore, ritmi in levare, e testi che attingono alla vita quotidiana e alle contraddizioni della nostra società sono una ricetta comune a molte band del momento, ma la marcia in più di questa band sta proprio nella capacità di non suonare mai banali. E’ il caso di bani come l’iniziale “L’Arte Di Non Dire Niente”, o della successiva “Godot”, ma anche di “Precario”, ma soprattutto de “La Storia Di Paolino”, uno dei vertici compositivi del disco, il cui pregio è quello di far divertire l’ascoltatore ma allo stesso tempo di spingerlo alla riflessione. Nella seconda parte il disco si apre a sonorità e a temi funzionali ai live act come dimostra la divertente “Alone For The Weekend”, il reggae di “Lips” e il trascinante rock della title track. “Run Rebel Rabbit Run” è, dunque, un disco interessante, che ci segnala una band di talento, in grado di suonare originale pur inserendosi in una scena musicale molto affollata. 



Underfloor– Quattro (SuburbanSkyRecords/Audioglobe) 
Quando nel 2004 i fiorentini Underfloor diedero alle stampe il loro disco di debutto, si comprese subito che eravamo di fronte ad un gruppo che avrebbe ridato vigore alla scena rock toscana, orfana dei Litfiba. In questi anni hanno messo in fila dischi sempre più interessanti come “Vertigine” e “Solitari Blu”, entrambi prodotti dall’indimenticato Ernesto De Pascale. A distanza di due anni dal loro ultimo disco in studio, tornano con “Quattro”, quarto disco in studio, che raccoglie dieci brani, registrati rigorosamente in analogico su nastro, nei quali si ha modo di apprezzare tutto il talento dei quattro musicisti che compongono il gruppo ovvero Guido Melis (basso e voce), Marco Superti (chitarra e voce), Giulia Nuti (viola e mellotron), e Lorenzo Desiati (batteria). L’ascolto rivela come proseguendo quanto fatto nei lavori precedenti, questo disco segni il definitivo distacco dall’alt-rock, dando vita ad un suono sempre più originale nel quale l’improvvisazione va a braccetto con certe divagazioni prog-rock. Fondamentale in questo senso è il ruolo che ha avuto nei vari brani la viola di Giulia Nuti che spesso è protagonista a guida della linea melodica, come nel caso della spettacolare “Indian Song” in cui dialoga con la chitarra acustica, o negli strumentali “Solaris” e “L’Uomo Dei Palloni”. Di ottima fattura sono anche brani come l’acustica “Don’tMind”, la vibrante “Lei Non Sa” dove la voce diventa quasi indefinita fino a confondersi con gli altri strumenti, e l’evocativa “Intorno A Me”, in cui il pop-rock va a braccetto con il prog. “Quattro” è senza dubbio il disco più riuscito e compiuto del gruppo fiorentino, che dimostra ampiamente di aver raccolto l’esempio e gli insegnamenti del loro mentore, Ernesto De Pascale. 



Mimes Of Wine - Memories For The Unseen (Urtovox) 
Talentuosa cantante e pianista, Laura Loriga nel 2005 ha dato vita al progetto solista Mimes Of Wine, con il quale ha girato l’Europa e gli Stati Uniti, prima di debuttare nel 2009 con “Apocalypse Sets In”. A tre anni dall’uscita di quest’ultimo, la musicista bolognese torna con “Memories For The Unseen”, disco che raccoglie dodici brani, scritti negli ultimi tre anni trascorsi tra l’Italia e gli Stati Uniti, ed incisi con i musicisti che di solito la accompagnano sul palco, ovvero il polistrumentista Stefano Michelotti, Luca Guglielmino alla chitarra, Matteo Zucconi al contrabbasso, e Riccardo Frisari alla batteria. Prodotto da Enzo Cimmino, questo nuovo album rispetto all’esordio si caratterizza per un sound che mescola trame acustiche, atmosfere classicheggianti e divagazioni jazz, il tutto colorato da tinte noir, in un alternarsi tra momenti di sofferta malinconia (“Ester”) e spaccati gothic come nel caso di “Yellow Flowers”, e de “L’Inquisitore”. Protagonista di ogni brano è la splendida voce della Loriga, che si svela in tutta la sua duttilità accompagnata ora dal pianoforte, suonato da lei stessa, ora dagli altri strumenti. Durante l’ascolto brillano la romantica e passionale “Altars Of Rain”, le splendide “Charade” e “Silver Steps” , ma soprattutto “Auxilio” in cui una tromba rimanda a certe atmosfere notturne degli ultimi Morphine. Sul finale il disco riserva un paio di sorprese ovvero il valzer sinuoso di “Aube” e lo spaccato grunge di “Hundred Birds”, che suggellano un disco di ottima fattura, che conferma il progetto Mimes Of Wine come una delle realtà più interessanti della scena indipendente italiana. 



Former Life – ElectricStillness (Self) 
Former Life è il progetto musicale di due giovani musicisti veneti, ovvero Andrea De Nardi (tastiere e voce) e Matteo Ballarin (chitarre e voce), entrambi protagonisti del recente album solista di Aldo Tagliapietra. Forti di una solida esperienza maturata tanto nelle fila di una tribute band dei Pink Floyd quanto al seguito dell’ex membro fondatore de Le Orme, i due strumentisti veneti, coadiuvati dall’eccellente sezione ritmica composta da Manuel Smaniotto (batteria) e Carlo Scalet (basso), nel 2011 hanno dato alle stampe il loro disco di debutto "Electric Stillness", che li ha segnalati come una delle novità più interessanti della scena prog italiana, e non è un caso che di recente sia stato ristampato con l’aggiunta di un brano, e distribuito a livello nazionale. Il loro sound evoca ora il prog degli anni Settanta di King Crimson, Van DerGraaf Generator, e Jethro Tull, ora certe atmosfere psichedeliche vice ai Porcupin Tree, tuttavia non manca una buona dose di originalità come dimostra la grande abilità nelle parti strumentali. Si tratta, dunque di un disco genuino e allo stesso tempo maturo, che evidenzia molto bene come il loro approccio alla musica non sia un mero esercizio di stile, ma punti a sollecitare le emozioni dell’ascoltatore. In questo senso ci piace segnalare tanto la fusion di “Hijacked”, quanto le melodiche “Belong To The Stars” e "London Rain", ma soprattutto "A Milligram Of Joy" dove spicca tutto il talento compositivo di Ballarin. Chiude il disco la bonus track “Fragments Of The Jewel”, una minisuite che funge da epilogo perfetto, mescolando citazioni tratte dai vari brani in scaletta con parti strumentali nuove. Insomma "Electric Stillness" è un ottimo biglietto da visita per il progetto The Former Life. 



I Salici – Nowhere Better Than This Place Somewhere Better Than This Place (Autoproduzione/Lizard) 
I Salici sono una band folk-rock band friulana, nata nel 2007 e composta da Marco Stafuzza (mandola, viella, viola), Marco Fumis (chitarra elettrica, percussioni e batteria), Devid Strussiat (voce , chitarra, basso), Simone Paulin (tromba, filocorno), Stefano Razza (battteria) e Stefano Rusin (contrabbasso, percussioni). Sin dagli esordi il loro percorso musicale si è indirizzato verso la sperimentazione e la ricerca attraverso la musica medioevale e il folk-rock psichedelico, fino a toccare il jazz e le sonorità world. Riflettendo i paesaggi di frontiera bagnati dal fiume Isonzo, la loro musica supera i confini ristretti delle catalogazioni musicali per aprirsi ad un linguaggio sonoro originale, in cui passato e presente, latitudine e longitudini dialogano in maniera superba. A quattro anni dalla loro prima incisione, realizzata per la colonna sonora del festiva Aeson – Arti Nella Natura, li troviamo alle prese con il loro album di debutto “Nowhere Better Than This Place Somewhere Better Than This Place”, che raccoglie undici brani originali che spaziano dalle atmosphere english folk dell’inziale “Feeding Roots” alla torrida “Eyes In Windows” passando per spaccati di pura psichedelia come “Wood Jacked”. Spinti da sonorità e strutture melodiche quasi ipnotiche attraversiamo spaccati immaginifici che rimandano ai Pink Floyd (“Clouds And Leather”, incontriamo il folk evocativo di “Mosquito” per giungere in fine alla suite finale “Om”, vertice del disco, nella quale per dodici minuti, I Salici danno prova di essere una band di grande talento, in grado di proporre un sound originale, partendo dal dialogo tra sonorità in apparenza molto differenti tra loro. 



Ordem – Quiet Riot (SFR/Studiottanta-Fortuna Records) 
Quintetto rock emergente di base nell’astigiano, gli Ordem, dopo due demo autoprodotti e la partecipazione a numerosi festival, giungono al loro disco di debutto con “Quiet Riot”. Prodotto da Massimo Visentin, storico collaboratore di Paolo Conte, il disco mette in fila tredici brani di impostazione classic rock caratterizzati da testi cantati in inglese in cui raccontano spaccati di vita vissuta ed esperienze personali. Sebbene suonato e cantato in modo preciso e puntuale, il disco non brilla affatto per originalità, evocando sonorità datate, o quantomeno già ampiamente già sentite, sebbene calate nell’attualità. In questo senso vanno citate l’occasione persa dell’iniziale “No Life”, il cui arrangiamento non rende giustizia alla bella struttura del brano, ma anche “Istant’sMind” e “Shine On”. Tuttavia il disco presenta alcuni punti di eccellenza come nel caso di “Everthing” e “Mayf”, ma soprattutto di “Surrender To Rise”, in cui spicca un ritornello radiofriendly, che avrebbe fatto faville negli anni ottanta. L’impressione generale è che gli Ordem abbiano bisogno di un colpo d’ali per poter volare verso uno stile più personale, magari lasciando a casa le passioni musicali e approcciando la scrittura dei vari brani con maggiore curiosità. 



Caesar’s Psycho Machine – Caesar’s Psycho Machine (Autoproduzione) 
Polistrumentista e compositore Cesare Lopopolo (chitarre acustiche ed elettriche, voci, flauto, ukulele, tastiere e percussioni) ha dato vita, insieme alla brava vocalist Evelina Nericcio, al progetto Caesar’s Psycho Machine per dare forma e sostanza alle sue composizioni. Passo dopo passo, sono nati quindici brani, accompagnati spesso da eccellenti video, pubblicati sul loro canale di YouTube, che compongono il loro primo album omonimo, un opera multidimensionale, ai quali sembra stare stretta anche la forma del disco. Per comprendere la potenza lirica e cinematografica delle composizioni di Cesare Lopopolo, bisogna partire proprio da quei video confezionati ad hoc per i vari brani di riferimento del disco. Spaziando da composizioni cantate a spaccati strumentali attraversiamo paesaggi sonori che ci conducono dal folk di “Blow Up A Cow” e “Verdant Wetlands” alla psichedelia di “Flowers Bloom Like Madness” fino a toccare il prog-rock delle due suite di “Bleeding Youth”, senza dubbio uno dei vertici compositivi del disco. Nel mezzo non mancano sperimentazioni sonore come nei vari frammenti di pochi secondi che connettono i vari brani del disco, o l’industrial minimal di “Industrial Aborigine” o i rumorismi della conclusiva “Blue Tree Maenad”. Sebbene richieda un ascolto molto attento, questo primo episodio discografico di Caesar’s Psycho Machine è senza dubbio un opera di grande interesse, non solo dal punto di vista musicale ma anche da quello prettamente concettuale. 



Autori Vari – T-Rumors Atto Secondo (Toscana Musiche/Materiali Sonori) 
Costituita nel 1997, Toscana Musiche riunisce alcune delle principali realtà musicali della Toscana, mettendo insieme festival, produttori ed operatori attivi, con lo scopo di valorizzare la musica contemporanea dal rock al jazz dalla world music all’elettronica, con lo scopo di favorire l’integrazione tra linguaggi e sonorità differenti. Tra i progetti più interessanti proposti negli ultimi anni c’è senza dubbio “T-Rumors”, selezione per giovani musicisti realizzata con il sostegno della Regione Toscana, giunta alla sua seconda edizione. Svoltasi tra il 2010 e il 2011 il concorso ha visto protagonisti oltre cento tra artisti e band, che hanno inviato un demo con tre brani, tra cui una cover, e tra questi sono stati selezionati i sei vincitori a cui è stata data la possibilità di registrare in studio, con la supervisione di un tutor. Ne è nata una interessantissima compilation composta da dodici brani, in cui si ha modo di apprezzare l’intreccio tra funk e black music degli aretini Elefunk, l’alt-rock dalle sfumature world di The Allophones, il folk-progressive dei pratesi L’Apprendista Bardo, e le contaminazioni jazz di Gaga Quartet, con l’aggiunta delle due eccellenti cantautrici Giulia Pratelli e Liana Marino. Ad affiancarli troviamo alcuni tutor d’eccezione come Ferruccio Spinetti, Paolo Benvegnù, Nico Gori, Antonio Aiazzi, Stefano Saletti e Dario Cecchini, che hanno contributo in modo determinante a questa importante esperienza formativa per i giovani coinvolti nel progetto. Il disco è disponibile in dowload gratuito sul sito www.toscanamusiche.it. 


Salvatore Esposito