Boz Scaggs – Memphis (429 Records)

“Memphis” di Boz Scaggs non è un disco nuovo. Anzi lo è, ma non nel senso negativo della parola, perchè anche il termine “nuovo” può avere una sua accezione negativa. E’ un disco classico nel senso che è l’espressione in musica di artista che la musica l’ha attraversata come un fiume sotterraneo, in mille e mille formazioni, anche come cantante per la grande Steve Miller Band ma non solo. Però, questi americanacci dell’America che piace a noi - non quella vista ultimamente, non quella del mercato capitalistico e delle multinazionali equamente ingiuste - quando fanno un disco in cui scelgono di confrontarsi sull’amore per la musica sono imbattibili. Dapprima il team, due nomi su tutti, alla produzione artistica (ricordate, è quello che si occupa dei colori dei suoni, quello che classicamente interviene quando ce n’è bisogno e non sempre...) insomma, dietro al mixer c’è Steve Jordan, che suona anche divinamente la batteria, uno dei più grandi e groovosi batteristi del mondo, capace di suonare funk e hip hop nel modo più panafricano (con D’Angelo ad esempio ), ma anche di fare il batterista r’n’r per Keith Richards nel suo lavoro di omaggio a Chuck Berry (ricordate il film Hail Hail Rock’n’roll? Quello dietro alla batteria è Steve “Getcha” Jordan. Steve chi chiama al basso? Semplice, il migliore... che non è Togliatti, ci mancherebbe, ma Willie Weeks, titolare del solo di basso più elegante della storia della musica nel disco Live del genio poco conosciuto di Donnie Hataway (ascoltare per credere, il solo lo trovate davvero ovunque, è una specie di Stele di Rosetta del bassismo...) se non bastasse Willie è quello che ha registrato il bassone che sentite sotto It’s Only Rock ’n’ Roll degli Stones..., e alla chitarra abbiamo Ray Parker Jr. Il genere è un omaggio al fare musica di Al Green, quel modo lì di fare il soul mettendolo anche nel rock ’n’ roll, semplice vero? Ma anche no. Il disco si apre con un omaggio che poi si ripeterà, a uno dei grandissimi eroi della musica il compianto Willy De Ville omaggiato con una “Mixed Shock Up Girl” da brividi e da una “Cadillac Walk” da sogno. Insomma, niente di trendy (grazie a nostro Signore!), niente per gli indie o come diavolo si chiamano quelli che leggono Rolling Stone, ma grande enorme musica.


Antonio "Rigo"Righetti