Stefano Serino - Cantastorie Napoletano (Suonitineranti)

Nell’ambito della tradizione musicale campana e più in particolare in quella partenopea, i cantastorie rivestono una grande importanza non solo dal punto di vista musicale, ma anche da quello sociale. Erano loro, infatti a conservare la memoria dei “cunti” in rima, e a divulgarli al popolo, spesso analfabeta, desideroso di ascoltare le loro storie, ora epiche ora storiche ora ancora buffe e divertenti. Alla fine dell’Ottocento passeggiando a Napoli nei pressi di Porta Capuana, si poteva ascoltare ancora Mastro Tore, che raccontava le storie dei briganti o le gesta di Rinaldo, oppure cantava la favola de “Lo Guarracino", un pesce non commestibile, ma che secondo la tradizione popolare era quasi magico, essendo tra l’altro propizio alla fertilità delle giovani coppie di sposi. Le strade, le piazza di Napoli almeno fino ai primi anni del Novecento erano così un esplosione di suoni, colori e canti, che facevano di questa città una sorta di immenso palcoscenico a cielo aperto. C’erano i “posteggiatori”, gruppi di musicisti che stazionavano nei pressi delle stazioni di posta e che suonavano per sopravvivere, e i più nobili “caffè-chantat” di derivazione francese che videro sbocciare grandi della musica partenopea come Raffaele Viviani, e la “macchietta”, in cui attori e cantanti davano vita a caricature teatrali di personaggi antisociali come il prete vizioso, il politico corrotto e il gagà. Nella seconda parte del Novecento, con il fiorire dei primi dischi a 78 giri e della rivista, la musica dalle strade si trasferì nei salotti borghesi, e nei teatri più famosi, tuttavia ancora oggi è possibile trovare frammenti di questa tradizione, mantenuta in vita da musicisti di strada come Stefano Serino, promotore della riscoperta del repertorio dei cantastorie, della posteggia e della macchietta, a cui ha dedicato diverse ricerche. A coronamento della sua attività di musicista en plein air, Serino ha di recente dato alle stampe “Cantastorie Napoletano”, disco che raccoglie tredici brani incisi presso gli studi Phonotype Record di Napoli, e distribuito unitamente al fumetto della macchietta “E allora?". Ad affiancare Serino, per l’occasione, troviamo un ricco gruppo di musicisti composto da Lorella Monti (voce), Carla Orbinati (pianoforti), Gianfranco Campagnoli (tromba), Francesco Manna (percussioni), Matteo Nocera (batteria), a cui si aggiunge il coro dei Bambini della Scalzabanda. Il disco ruota intorno ad uno dei topos musicali dei cantastorie, ovvero le vicende de “Lo Guarracino”, presentando oltre al ben noto canto tradizionale del Settecento, già portato al successo dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare, anche altre due composizioni meno note ovvero “’O Pruciesso D’ ‘O Guarracino”, del quale esisteva un'unica registrazione del 1911, e “’O Spusalizio D’ O’ Guarracino”. Il disco svela però altre belle sorprese come “’A Cura ‘E Mammà” proveniente dal repertorio dei caffè-chantant e qui cantata in duetto con Lorella Monti, la bella versione della ben nota “’A Sunnambula” o le divertenti macchiette “Attento Alle Donne” ed “E Allora”, entrambe provenienti dal repertodio di Armando Gill. Non manca una classica carosonata con “Pasqualino Marajà” e il tributo alla napoletanità di “Totonno ‘E Quagliarella”, brano del 1905 che incarna molto bene la filosofia tutta partenopea dell’uomo che vive alla giornata, spesso di stenti, ma che non rinuncia ai valori della vita. Sebbene caratterizzato da una registrazione che non sempre rende giustizia all’arte di Stefano Serino, “Cantastorie Napoletano” è un disco da non sottovalutare e da ascoltare con attenzione, in quanto racchiude molto bene uno spaccato di storia della tradizione musicale di Napoli, una storia troppo spesso dimenticata e soffocata da suoni e stili che nulla hanno a che fare con essa. 


Salvatore Esposito