B-CHOICE: Riccardo Tesi - Cameristico

Per valenza estetica, per il lungo percorso artistico e di ricerca, la scrittura musicale di Riccardo Tesi assurge a paradigma di un suono vitale e policromatico, frutto di incroci tra tradizione orale ed altre espressioni sonore, colte ed extra-colte. Seminale il suo impegno di didatta per la diffusione presso le giovani generazioni dell’organetto in Italia, Tesi ha dato all‘organetto italiano anche un respiro internazionale. Riccardo è uno di questi musicisti con cui non ti stanchi mai di parlare. Non solo perché competente compositore, che dosa le parole come le note, ma perché è anche attento ascoltatore, memore della lezione del passato, ma che mantiene ha orecchie attente ad ascoltare cosa gira musicalmente intorno. Lo abbiamo incontrato al Medimex di Bari, facendoci raccontare Cameristico, album fresco di pubblicazione che unisce tocco classico ed aroma popolare. 

Cameristico è un autoproduzione... 
Si, già con il disco precedente di Banditaliana, Madreperla, abbiamo scelto la strada dell’autoproduzione perché questo ci rende sempre più liberi ed indipendenti di decidere della nostra musica e di controllarne in qualche modo anche il flusso. Stiamo diventando esperti anche nella produzione. Questo, come dire, ci fa stabilire un rapporto ancor più profondo con i nostri album.

Madreperla cercava il dialogo con la canzone d’autore, Cameristico invece, già dal titolo, promette un suono diverso rispetto a quello di Banditaliana. 
Questo è un progetto particolare, che è nato per un occasione e che poi ho deciso di fermare su disco. C’è però una premessa, già con Presente Remoto, l’album del 2007, avevo sperimentato sperimentato qualche brano con questo tipo di sonorità, perché sono innamorato di questo suono, come dire, classico, fra virgolette. Quindi il matrimonio fra il suono dell’organetto diatonico, che è uno strumento popolare, e il suono classico del pianoforte, del violoncello e del clarinetto. Mi è stato commissionato uno spettacolo in una villa medicea, La Magia a Quarrata nel comune di Pistoia, e quindi ho pensato che era arrivato il momento di riprendere quel tipo di esperienze e quel tipo di formazione e di andare un po’ più a fondo. Ho riunito questo quartetto, composto da Damiano Puliti al violoncello, con il quale abbiamo un rapporto artistico che dura ormai da tanti anni e suona sempre nei miei dischi in cui c’è il violoncello. C’è Michele Marini al clarinetto, che è un giovanissimo ex allievo di Claudio Carboni, e che suona con Maurizio Geri e in tutte le varie formazioni che ognuno di noi ha accanto a Banditaliana. Oltre ad essere un ottimo clarinettista ha l’entusiasmo della gioventù. In questo momento sono molto sensibile all’energia dei giovani, forse perché io sto finendo di esserlo. Daniele Biagini, al pianoforte, è un musicista di Pistoia, che ha avuto un inizio carriera con i Tuxedomoon e poi ha fatto altro. Con lui ci conosciamo da tanti anni, e figurati che quando andavamo a lezioni di armonia, il mio professore lo prendeva ad esempio e mi diceva sempre: “Dovresti studiare come Daniele Biagini”. Così avevo lavorato con lui nel disco Un Ballo Liscio, ed è stato un elemento portate di questo progetto, perché io e lui abbiamo scritto tutti gli arrangiamenti e abbiamo seguito la registrazione. Così nasce questo Cameristico, che è un disco quasi interamente strumentale, nato sostanzialmente da musica strumentale, ed è caratterizzato interamente da composizioni mie. 

Si tratta di materiale che nasce appositamente per questo organico o rileggi anche alcuni brani del tuo repertorio passato? 
La maggior parte sono brani inediti, nuovi, alcuni composti per questo organico, altri sono brani che avevo originariamente composto per il teatro o il cinema, come ad esempio “Ciclamino”, che è presente nel film “L’Amore Ritrovato” di Carlo Mazzacurati, e poi ci sono alcuni miei classici, tra virgolette, del passato, che non suonavo da lungo tempo e che ho voluto riprendere perché li trovavo particolarmente adatti a questo progetto. 

Ovviamente al disco seguirà un tour… 
Abbiamo debuttato il 22 dicembre a La Magia, in questa villa dove è nato questo disco, e faremo la prima presentazione mondiale di questo disco, poi faremo un tour nei mesi di gennaio e febbraio, in cui faremo degli showcase per presentare il disco. 

Cameristico è un disco senza confini, lo vedi adatto anche a contesti non strettamente legati al suono world e trad. 
Penso che questo spettacolo vada benissimo anche nelle rassegne di musica classica, per il suono che ha, non tanto per la musica, perché ovviamente non facciamo musica classica. Ha un piede anche nel jazz, anche perché alcuni di noi frequentano la scena jazz… Sai a me piace stare un po’ sul confine, mettendo insieme un po’ tutte le musiche che mi emozionano, c’è anche la musica etnica. Insomma Cameristico è un disco mio, perché ci sono tutti gli ingredienti della mia musica.

LA VIDEOINTERVISTA



Riccardo Tesi – Cameristico (Autoproduzione/Materiali Sonori) 
Potrà sembrare un punto di arrivo o un passaggio perfino obbligato per un compositore maturo ed elegante ma dalla vibrante comunicatività sonora, mai propenso ad esercizi di stile come Riccardo Tesi, eppure i prodromi di Cameristico erano già inscritti in alcuni dischi degli anni ’90 (pensiamo a Veranda e Colline, o più, recentemente, nella collaborazione con il Quintetto Archæa in PresenteRemoto). Una scelta estetica che rivela la compiutezza dell’opera di Tesi, che sceglie “voci strumentali classiche” che assecondano al meglio l’esposizione delle strutture musicali. L’apertura del disco è già una chiara indicazione della poetica del compositore pistoiese con le note malinconiche di “La valse a Pierre”, dedicato alla memoria del ghirondista e amico Pierre Imbert. Un’introduzione del pianoforte di Daniele Biagini, già con Riccardo nel progetto Il ballo liscio, poi entra l’organetto; il violoncello di Damiano Puliti degli Archæa, riprende il tema, piano e mantice si ritagliano spazi solistici per poi rinsaldare la loro conversazione. Infine, il soffio minimale del clarinetto di Michele Marini e le note limpide del piano punteggiano la chiusura di questo splendido incipit del disco. In uno studio di registrazione casalingo, controllando ogni fase della produzione del lavoro, accogliendo amici musicisti, è nato questo gioiello artigianale, nel senso più nobile del termine, intendiamoci, opera di un artista che non si è mai concesso espedienti astuti e condiscendenti. Si cambia registro con “L’azzurro del pesce”, musica concepita per uno spettacolo teatrale rivolto all’infanzia, dove semplicità della linea melodica, ricerca timbrica e sbrigliatezza e traporto vanno a braccetto. Quello degli ultimi anni è un Tesi prolifico, passato dagli strabilianti organetti corali del quintetto Accordion Samurai alla mediazione tra nu folk e forma canzone (che ha sempre amato sin dalle origini e che ha frequentato collaborando con artisti del calibro di De André e Fossati) di Madreperla con Banditaliana. Ora il coraggio di esporsi, scrivendo pagine originali e rileggendo composizioni del suo repertorio per un programma da presentare nel salone della villa rinascimentale La Magia. Con “Taranta samurai” il lirismo si espande in una danza leggiadra, con il quartetto in piena sintonia e l’apporto percussivo degli ospiti Gigi Biolcati (cajon) e Alfio Antico (tamburello). Preceduta da “Preambul”, solo improvvisativo di pianoforte, “Istanbul” è prosodia d’Oriente, con il clarinetto che si produce in ornati fraseggi solisti e le corde dell’oud del pistoiese Elias Nardi a rinforzare il paesaggio folklorico di uno dei vertici dell’album.
In “Ciclamino” ritroviamo l’impronta cinematica del Tesi musicista di scena: si tratta ancora di un valzer, realizzato in origine con il sodale di Banditaliana Maurizio Geri per una scena di un film di Mazzacurati. Segue il 7/8 di “Macedonia” (prodotto per un’indimenticabile edizione del festival della zampogna di Scapoli, ed inciso anche in Lune), che ci conduce, con incedere asimmetrico, verso i Balcani; le tabla di Ettore Bonafè e il marranzano di Puccio Castrogiovanni si uniscono al quartetto, una indovinata performance vocale improvvisativa di Luisa Cottifogli illumina un altro episodio di elevatissimo livello. Dopo un passaggio acceso, riaffiora il musicare raccolto, dai colori tenui e riflessivi, con “Praga la notte”, ancora un tema nato per il teatro, che è suonato in trio (organetto, pianoforte, violoncello). Invece “Mazurkazione”, eseguita in quartetto, proviene proprio dalle registrazioni di Colline, e dà il senso di tutta la maestria di Tesi nel rileggere la tradizione popolare di danza appenninica. Già edita anche “Il funambolo”, in cui apprezziamo la profonda limpidezza dell’organetto, il suo dialogare, mai ridondante, con i tre strumenti, tutti superlativi, l’alternanza tra passo misurato e concessione al ballo. L’album si chiude con una composizione concepita per un balletto che non ha mai visto la luce, racconta Riccardo nelle note del disco. In “Valentino” c’è il Tesi lucido ma passionale e avido esploratore di note, dal tratto ora marcato ora sognante, il cui organetto sa essere solista eccelso, ma è sempre disponibile a mettersi al servizio dell’organico di insieme, di una musica compiuta, fatta di note piazzate al punto giusto, mai sprecate, mai disperse. 



Ciro De Rosa