Orchestra Sparagnina diretta da Ambrogio Sparagna – Aska Kalèddhamu (Alzati bella mia) (Finisterre/Felmay)

Mettete insieme didattica altamente motivante e, soprattutto, creativa, formazione musicale, conoscenza della cultura popolare nelle sue manifestazioni poetiche e musicali, costruzione di un’appartenenza locale e comunitaria attraverso il riappropriarsi della lingua locale: questa è l’Orchestra Sparagnina, esito di un percorso didattico condotto da anni all’Istituto Comprensivo di Corigliano d´Otranto (LE), uno dei comuni della Grecìa salentina, per volontà del Dirigente Scolastico Luigi Martano e, soprattutto, per la dedizione delle docenti Luciana Sgobba, Maria Ausilia Luchena e Vera Campanaro. Il nome dell’ensemble proviene da un proverbio salentino, che con acuta ironia, recita: “Sparagna la farina quando la mattra è china ca quando lu fundu pare pocu te serve lu sparagnare". La mattra o mattrabbanca è una specie di madia nella quale erano conservati alimenti. Cosicché il senso del proverbio è: "Bisogna risparmiare quando si ha e non quando non si ha”. Lo studio dei canti in griko ha trovato una formidabile concretezza nel PON-FSE “Fabbricante d’armonia”, al quale ha preso parte come “padrino”, in qualità di esperto esterno del percorso didattico, Ambrogio Sparagna (il nome dell’ensemble strappa un sorriso anche per il richiamo al musicista maranolese). Frequentatore assiduo del Salento sin dai tempi del suo intervento da maestro concertatore alla Notte della Taranta, Ambrogio ha tenuto stage nella scuola di Corigliano d’Otranto per i ragazzi della Sparagnina, assumendo il ruolo di direttore dell’ensemble di voci e strumenti popolari. Aska kalèddhamu è uno dei prodotti finali di questo notevole lavoro svolto dai 30 ragazzi (voci, fisarmonica, tamburelli, chitarra, percussioni). Un disco in undici brani, di cui nove canti tradizionali in griko, arrangiati da Sparagna, che è anche compositore delle musiche di quattro canti e dei due strumentali (“Pizzica pizzica” e “Alla zimbaria”), mentre una quinta canzone, musicata da Salvatore Cotardo, proviene dal repertorio dei Ghetonia. Ben si amalgamano alla cornice musicale gli interventi strumentali di Raffaello Simeoni (fiati e corde popolari), Redi Hasa (violoncello) e Carlo “Canaglia” De Pascale (tamburello). Nelle parti strumentali si riconoscono pienamente la cifra compositiva e l’approccio orchestrale di Ambrogio, da sempre convinto della centralità della voce nel rilancio della tradizione. Cosicché gli arrangiamenti mirano ad assecondare le gentili voci dei giovani salentini che dimostrano buona capacità di interazione d’insieme, né tantomeno mancano apprezzabili singole espressioni canore da coltivare. Un lavoro come Aska kalèddhamu non deve essere valutato unicamente come produzione discografica – peraltro di ottima fattura – ma come significativo progetto culturale, risultato di anni di impegno profuso, di energia, passione e crescita per tutti i partecipanti. 



Ciro De Rosa