Nicola Scaldaferri e Steven Feld (a cura di), Stefano Vaja e Lorenzo Ferrarini (foto), I suoni dell’albero. Il Maggio di S. Giuliano ad Accettura, Nota 2012, pp.132, Euro 28,00, Libro + 2 CD

Tra i culti arborei più indagati nella letteratura demo-etnoantropologica, il Maggio di San Giuliano ad Accettura, nel materano, è scandagliato ne I suoni dell’albero da un’angolazione che, considerando la complessità del fenomeno, pone al centro dell’attenzione la massiccia componente sonora. Quest’ultima, benché molto rilevante all’interno del quadro festivo (per esempio, nel taglio della “cima”, l’agrifoglio, la musica assume una significativa funzione regolatrice dell’evento rituale), è stata del tutto sottovalutata negli studi del passato. Non nuovi a collaborazioni nel territorio materano, Scaldaferri (etnomusicologo, docente universitario nonché ottimo suonatore di surdulina) e Feld (poliedrica figura di studioso tra le più eminenti nell’ambito degli studi antropologici ed etnomusicologici), in quella che si configura come ricerca in team di carattere interdisciplinare (collaborano Fabio Calzia, Cristina Girardini, Elisa Piria, Guido Raschieri, Ferdinando Mirizzi e lo studioso locale Giuseppe Filardi), mettono in atto un viaggio scritto, sonoro e visuale che fornisce un’interpretazione densa della festa devozionale del paese lucano, confluenza di vecchie e nuove pratiche simboliche. Alla base della ricerca una prospettiva teorica e metodologica riflessiva e dialogica, ma soprattutto la determinazione a dar vita ad un procedimento collocabile al confine tra documentazione etnografica e narrazione di tipo artistico, cercando al contempo di mettere in relazione i due approcci. Parte integrante del costruirsi di questo sguardo innovativo è la conversazione a due voci tra Scaldaferri e Feld (“Documentazione e rappresentazione sonora. Un dialogo sulla festa del Maggio”, pp. 74-91), assai significativa sul piano del metodo di indagine. Nel colloquio tra i due studiosi, si esplicitano le premesse teoriche e la partitura della soundscape composition della festa, che costituisce l’impianto del primo CD audio allegato al volume. La soundscape composition è realizzata con attrezzature che finiscono per costituire un’estensione del corpo di chi sta registrando. Quindi, se da un lato la composizione riflette un punto di vista inevitabilmente soggettivo, dall’altro essa riconsegna il senso formale della festa, il suo sviluppo temporale, la sua stratificazione. Sei sono le tracce proposte, che raccolgono diversi momenti della festa, costruite accentuando progressivamente l’elemento manipolativo: si passa da fasi essenzialmente descrittive del rituale a procedure che mescolano elementi spaziali e temporali, cumulando le impressioni sonore, fino a creare una vera e propria poetica sonica. Questa modalità operativa, utilizzata da Feld in molti suoi fieldwork, è stata già sviluppata in Basilicata, e fissata nel CD Santi animali e suoni, allegato all’omonimo volume edito da Nota, che analizza il carnevale in due piccoli centri della Basilicata. Quanto al secondo disco abbinato a I suoni dell’albero, esso assume una funzione complementare rispetto alla creazione sonora del primo disco, fornendo in 25 brani esempi dei repertori musicali che si possono ascoltare nel corso della festa: orchestrine di fiati, tamburi, canzoni, campanacci, brani all’organetto, zampogne, ciaramelle, con protagonisti alcuni tra i migliori suonatori di aerofoni popolari di nuova generazione, come Leonardo Riccardi, Quirino Valvano e lo stesso Scaldaferri. Una seconda sezione di brani comprende pratiche musicali associate ad altre feste (qui in particolare la festa di S. Antonio Abate che sancisce l’apertura del Carnevale), esempi di rielaborazione di materiali tradizionali da parte di ensemble folkloristici e gruppi giovanili, registrazioni d’archivio di canti e narrazioni di carattere religioso per voce sola, che – sottolineano gli autori – rappresentano un “significativo contraltare del complesso quadro costitutivo della festa”. Imponente anche il contributo di scatti di Vaja e Ferrarini, rappresentazione in presa diretta di questa complessa ed affascinante pratica festiva. 



Ciro De Rosa