Ben Harper & Charlie Musselwhite - Get Up (Stax)

Nuovo lavoro per il signor Ben Harper, ultimamente parecchio attivo, anche come produttore artistico, è infatti dietro all'ultima registrazione di Rickie Lee Jones, da me recensita qualche mese fa. Ora, affiancato dal luminare dell'armonica Charlie Musselwhite, sforna un disco dal sapido sapore di jam pomeridiana, pieno di echi che ci rimandano senza esitazioni alla tradizione californiana del blues, inteso come veicolo per trasportare agevolmente tutta una serie di pulsioni. Ci sono pezzi che, cantati col falsetto celestiale del bravo Ben fanno pensare ai Canned Heat, soprattutto perchè si è tentato di evitare l'aspetto scolastico, quello che rappresenta un rischio quando si decide muoversi dentro le 12 battute. Un paio di episodi fanno sfogare la vena più rock presente nel fare musica di Ben Harper, la sua fulgida chitarra slide si staglia come un tatuaggio su un pezzone che si basa su un riff da pentatonica molto bello che si chiama “I Don’t Believe A Word You Say”. Charlie Musselwhite fornisce una armonica raminga e attenta a non rimanere intrappolata nell'uso codificato dai grandi. L'armonica è da sempre uno strumento potentissimo, capace di evocare i suoni di una tastiera in pochissimi grammi, tutto dipende dal capitano del vapore, in questo caso, la storia di Musselwhite si fa strada in modo prepotente. Infatti il suono di uno strumento, di una voce, di una chitarra, è il suono di chi lo produce, suono che è la sommatoria delle storie del musicista, delle stazioni dei treni che ha visitato, degli autogrill e delle corriere che frequenta. Nel caso di Ben Harper e Charlie Musselwhite, le storie sono tante e la musica, proprio per quello, si fa ricca e colorata. Il gruppo che accompagna questa produzione di Ben Harper è il suo, quello recente, più rock oriented rispetto agli Innocent Criminals, che a tratti sembra incepparsi dal punto di vista del groove, ma che evita lo scadimento del disco nel calderone del blues troppo leccato, mantenendo invece una freschezza che è ottenuta anche grazie alla parsimonia di colori utilizzati. Ben potrebbe cantare anche l'elenco del telefono con la dotazione vocale che si ritrova. Un bel lavoro. Consigliatissimo.



Antonio "Rigo"Righetti