Michel Aumont - Le Grand Orchestre ArmorigènE (Innacor)

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Ricordiamo i bretoni Michel Aumont (clarinetto basso, clarinetto preparato) e Dominique Le Bozec (clarinetto, batteria, darbouka) nei primi anni ’90 del Novecento con il favoloso Quintet Clarinettes, in sodalizio con Erick Marchand e, nel primo CD, con Louis Sclavis. Leader della Grand Orchestre ArmorigènE è Aumont, già artefice dei progetti Armorigène Trio e Armorivielle Project, di cui questo settetto di virtuosi, nato nel 2010, è una compiuta estensione. L’orchestra comprende due assi della ghironda elettroacustica contemporanea che corrispondono ai nomi di Valentin Clastrier e Marc Anthony, nonché Laurent Genty (piano), Grégoire Hennebelle (violino), Matthieu Letournet (tuba contrabbasso). L’album esce per Innacor, etichetta di Langonnet, cuore della Bretagna, creata da Bertrand Dupont e dai musicisti Jacky Molard e dallo stesso Erik Marchand; una label il cui catalogo offre produzioni difficilmente riconducibili a classificazioni di genere, che spaziano dalla tradizione bretone alle musiche del mondo, dal jazz improvvisativo ad articolate fusioni sonore. “Armorigène” è una popolazione di fantasia, concepita dall’immaginazione dello scultore e pittore Jean-Claude Charbonnel; il neologismo deriva dalla combinazione delle parole “Armorique” e ”aborigène”. Diciamo subito che si tratta di un disco superlativo, fuori dai canoni, pieno di note senza recinti, un mélange eterogeneo ed immaginifico di jazz, classicismo, rock, danze bretoni e world music, ma rigoroso nel dialogo serrato che si instaura tra i sette musicisti, pervaso da divagazioni ironiche, come dimostra la composizione che apre l’album, intitolata “Binaire vulgaire”, dove domina una vorticosa trasversalità, con i soli che si alternano ai momenti d’insieme in un sorprendente contrappunto di richiami e riferimenti stilistici contrastanti; il tutto sorretto da una scrittura che rivela aggressività ma anche senso melodico, comunque grande vivacità e creatività, vincente nell’evitare il rischio del gioco intellettuale povero di emozioni. Si passa per i territori della tradizione bretone (“La gravotte du grand orchestre)”, si seguono vie cameristiche (“Pleuruses armorigènEs”), si ritrovano frasi ritmiche indostane (“Tutti”), sterzate balcaniche (“Cinq à sept”), passaggi nordafricani e mediorientali (“Le stridulations de la vielle”), l’impronta di Messiaen (“La réponse ds sept trompettes”), echi di canti sciamanici centroafricani (“Septaffrik”), passando per la giungla improvvisativa armorigènE di “N’Goadi” e la troppo breve conclusiva “Fanfare”. Come per le altre produzioni Innacor, il CD contiene anche una traccia video. 



Ciro De Rosa