Me'Shell Ndegéocello - Pour Une Âme Souveraine: A Dedication To Nina Simone (Naive/Self/Spin-Go)

Decima release discografica per questa eccezionale bassista e cantante nativa di Berlino ma americana a tutti gli effetti. Nata per metter in difficoltà i commessi dei negozi di dischi, laddove gli stessi resistano alla crisi del disco, mi sento loro vicino, dacché ho fatto parte della categoria. Tristemente, il negozio nel quale ho lavorato con piacere una ventina d’anni fa, autentico luogo seminale e di formazione per più di qualche generazione di music lovers ha chiuso da qualche mese. Volete sapere con che tipo di negozio è stato sostituito? Dai, non siate crudeli e mettetevi in fila per l’iPhone 5. Fine della digressione. Ci si è accorti della Ndegéocello quando “Little Bastad” Mellencamp l’ha voluta nella sua riedizione di Wild Night di morrisoniana memoria. La brava Me’Shell quella volta ha liberato un basso nervoso come uno schnautzer gigante e una voce da brividi. Ora, dopo album che hanno raccontato la parte dolorosa dei rapporti di amore, una vita da outsider e altre amenità, arriva l’omaggio a Nina Simone, altra figura storica di cantante pianista di difficile catalogazione. E’ jazz? Folk? Soul? Blues? Tutto questo e altro. I brani che risaltano di più sono le riletture radicali, tra queste, una “Suzanne” di Leonard Cohen francamente e totalmente irriconoscibile, una briosa “Don’t Let Me Be Misunderstood” dominata dai licks eleganti della chitarra di Chris Bruce, che produce il disco insieme a Me'Shell. Il disco ha un colore piuttosto scuro, la parte ritmica è dominata dal basso elettrico di Me'Shell e dalle belle figure originali della batteria, in ottemperanza ad una tendenza recente, difficile che possiate sentire un piatto della batteria suonare, fateci caso. Alcuni duetti impreziosiscono la registrazione, tra questi uno interessante con Cody Chestnutt, cantore e chitarrista di soul moderno che abbiamo recensito da poco. Volutamente il piano, strumento nel quale la Simone aveva raggiunto una padronanza davvero invidiabile, fatta di una voce sullo strumento riconoscibile, è poco presente. Giustamente si è preferito insistere sull’aspetto chitarristico della musica proposta. Altra differenza è nell’approccio vocale, piuà chiaro e in faccia quello della Simone, torbido e in qualche modo nascosto tra le pieghe della musica quello di Me'Shell. Un disco ambizioso ma che merita un approfondimento che vada oltre l’ascolto frettoloso al quale ci ha abituato quest’era volgare nutrita di iTunes, iPod e iMusic.


Antonio "Rigo"Righetti