Fabio Tricomi & Faraz Entessari – Esfahan (Felmay)

Scorrono sicure ed autorevoli le dita di Faraz Entessari sulle corde del liuto a manico lungo târ, sostenuto ritmicamente da tombak (tamburo a calice) e dayere zanghi, sorta di tamburello, percossi da Fabio Tricomi. Concertista e solista dalla solida reputazione, il musicista iraniano, classe 1983, diplomato al Conservatorio di Teheran, approdato poi al DAMS di Bologna, trova nel musicista ed etnomusicologo catanese, studioso di strumenti e musiche del Vicino Oriente, che, all’occorrenza, imbraccia il barbat (cordofono che si ritiene antenato dell’ûd), un colto, raffinato ed empatico partner con cui portare all’attenzione dell’ascoltatore un aspetto della millenaria musica d’arte persiana. Con spiccata ottima padronanza strumentale e spirito interpretativo, i due artisti si cimentano con l’esplorazione del Bayat Esfahan, un avaz che presenta analogie strutturali (presenza degli stessi intervalli usati in un contesto diverso) con l’antico dastgah homayun, con cui condivide l’origine remota e un assetto solenne, pur possedendo un’inflessione più serena e meno scura rispetto al modo homayun. L’incontro discografico – che appagherà i cultori dell’immensa arte ornata del radif iraniano – è suddiviso in 23 tracce, per un totale di 52 minuti, dal portamento ritmico variegato. Si tratta di una combinazione di configurazioni compositive: da un lato brani d’autore (di Entessari e di altri compositori persiani) contraddistinti da un metrica regolare, dall’altro materiali tradizionali più dinamici sotto il profilo melodico e ritmico, nei quali è mette in mostra da parte del musicista non solo la sua capacità di assimilazione dei principi stilistici ed espressivi della musica colta persiana, ma anche la sua vitalità creativa e performativa. 



Ciro De Rosa