Jimmy Cliff - Rebirth (Trojan/Universal)

E’ inverno miei cari, e da qualche tempo siamo tornati all’ora solare, il freddo si insinua sotto magliette indossate tentando di dissimulare il normale scorrere delle stagioni, questa è la pianura padana, la nebbia si alza ora e si abbasserà tra qualche mese. Un disco come questo è linfa vitale, solare, pieno di suggestioni reggae ma anche soul e, perchè no, rock’n’roll. Jimmy Cliff è fuor di discussione riconosciuto come il più trasversale ed importante autore di canzoni uscito dalla Giamaica, il suo lavoro, le sue canzoni, la sua capacità di sintesi e aspirazione, hanno colpito nel profondo il mondo musicale, quello cinematografico e il mondo della controcultura. Musicisti tra loro lontani hanno voluto far proprie le sue visioni, Bruce Springsteen che, oltre che autore è un amante della musica alta, da sempre omaggia Jimmy con “Trapped”, ma ha fatto anche altre covers tratte dal repertorio e ha ospitato live Jimmy diverse volte. I Clash hanno preso il melange tipico di Jimmy Cliff e l’hanno sublimato nei loro dischi che non erano solo punk, ne’ solo reggae e neanche funk ma un misto di tutto questo abilmente cucinato. Jimmy ha sessantaquattro anni, una storia che si fa importante e che mi faceva pensare che di anni ne avesse molti di più e una freschezza mentale che fa si’ che questo disco sia prodotto da quel Tim Armstrong dei Rancid che dell’heritage Clash e affini hanno fatto tesoro. Nel disco, tutto godibile e ottimamente registrato, c’è un sentito omaggio ai Clash con una covers dell’anthem outlaw di “The Guns of Brixton”, uscita dalla mente di Paul Simonon e da lui cantata, pezzo splendido che allunga la sua ombra sulle rivolte londinesi del 2011, divenendo un classico di quello che ti domandi quando vedi fuochi e rivolte nelle strade della capitale del capitalismo più selvaggio. Il giro di basso della canzone è un colpo di genio del grande Paul, qui è riportato con intento filologico e mi ha riportato alla mente il meraviglioso indimenticabile e seminale concerto che i Clash tennero a Bologna nel 1981, la canzone la fecero, in una piazza Maggiore ancora piena della stralunata utopia sanguinaria di quegli anni, con Paul Simonon che passava a suonare la chitarra di Joe Strummer e Joe che suonava il basso perché, evidentemente il bassista non riusciva a cantare e suonare. Un grande disco di musica per riscaldarvi il cuore e la testa, con un piglio moderno e sonorità decisamente belle.


Antonio "Rigo"Righetti