Uccio Aloisi, L’Albero di Canto del Salento

Uccio Aloisi è stato ed è uno dei personaggi simbolo della tradizione musicale salentina, un albero di canto come lo hanno definiti in molti, ma anche una voce della terra, ed ora che ad essa appartiene per sempre, è oltre il tempo, oltre la morte. Uccio Aloisi, era ed è la voce di quel Salento che non c’è più, il punto d’incontro tra la tradizione rurale e la riproposta, l’antico che incontrava il moderno e vi si confrontava faccia a faccia, a muso duro, con quell’orgoglio che solo i Salentini riescono a tirare fuori dal nulla. Classe 1928, Uccio Aloisi nasce Cutrofiano, un paesino del Salento, da una famiglia contadina e sin da piccolo è educato al duro lavoro per sopravvivere giorno dopo giorno. Nel corso della sua vita cambia decine di mestieri, senza però mai perdere di vista il suo amore per la musica, quella della cultura orale salentina, quella che serve a dare forza e vigore al lavoro dei campi, ad alleviare la fatica. Suona e canta da sempre, sin da giovane, lo chiamano nelle feste di paese, nelle sagre, arriva a suonare con Luigi Stifani, il celebrato violinista-barbiere-terapeuta di Nardò e poi negli anni settanta, mentre cresce il fermento della prima riproposta, dà vita con Uccio Bandello e Uccio Melissano a “Gli Ucci”, vero e proprio gruppo musicale con il quale ripropongono sul palco il repertorio che un tempo avevano appreso nei campi. Arriva il successo prima in Italia e poi all’estero, ma lui resta quello che è, un contadino prestato alla musica. Spento il revival degl’anni settanta, vent’anni dopo c’è il ritorno di fiamma, con la Notte della Taranta, e la nascita dell’Uccio Aloisi Gruppu. La sua presenza scenica unica e il suo naturale modo di catturare l’attenzione del pubblico, lo consacrano come leggenda. L’essere stato l’ultimo degli Ucci a sopravvivere più a lungo, gli ha permesso di diventare il veicolo di una tradizione che parte da lontano, passa attraverso gli stornelli, i canti d’amore, i canti alla stisa e raggiunge la pizzica moderna. A due anni di distanza dalla sua scomparsa, e a pochi giorni dalla chiusura delle celebrazioni de Li Ucci Festival, che si è tenuto ad inizio ottobre nella sua Cutrofiano (Le), ci piace ricordarlo riascoltando due dischi storici, il “Live in Piazza Verdi a Bologna” del 1997 registrato con Novaracne e quel “Robba De Smuju”, che lo consacrò commercialmente. 

Novaracne – Live Piazza Verdi Bologna (Il Tamburello/Dilinò) 
Registrato nel luglio del 1997 e ristampato recentemente da Il Tamburello, “Live Piazza Verdi Bologna” è un documento storico di grande importanza e fascino perché è probabilmente una delle ultime testimonianze di Uccio Aloisi (voce e tambureddhu) e Uccio Bandello (voce), che cantano insieme sul palco, e come se non bastasse al loro fianco ci sono altri due mostri sacri della tradizione salentina come Giovanni Avantaggiato (organetto) e il “violinista delle tarantate” Luigi Stifani (violino e chitarra), accompagnati da Biagio Panico (cupa cupa, grancassa) e Ada Metafune (tamburreddhu e danza), con la partecipazione di Elide Melchioni alla piva. Sebbene la registrazione non sia del tutto perfetta, i quindici brani in scaletta ci consentono di toccare con mano quello che accadeva quando le voci dei due Ucci duettavano, spinte dal ritmo incessante dei tamburelli e dall’intreccio superbo tra violino ed organetto. E’ musica rurale, ruvida, musica della terra quella che viene suonata sul palco di Bologna quella sera del luglio del 1997, ogni nota nasce però dal cuore con naturalezza, nessun fronzolo, nessun trucco, ma voci antiche e senza tempo che pizzicano le corde della nostra anima con la loro forza. Ad aprire le danze è la “Pizzica degli Ucci”, seguita dagli immancabili “Stornelli” e da quella “Pizzica con Violino” che vede Luigi Stifani guidare la linea melodica mentre le voci di Uccio Aloisi e Uccio Bandello si scambiano i versi. Splendide sono poi il canto dei carrettieri di “Trainieri” cantato a cappella e la travolgente “Pizzica Pizzica” con protagonista l’organetto di Giovanni AvantaggiatoMattatori sul palco sono ovviamente i due Ucci, che ritroviamo spesso a dialogare nel presentare i vari brani e a scambiarsi battute e ammiccamenti come accade prima di “A Veh Stasira Ma Dire Si” e de “Lu Monacu”. Se la voce potente e forte di Uccio Bandello incanta i “Quannu Te Llai La Facce” e ne “La Tabaccara”, sul finale è Uccio Aloisi a dare il meglio di se con “Zumpa Ninella” e l’immancabile “Mieru”. Chiudono il disco ben tre pizziche in cui è ospite Elide Melchioni alla piva, ad impreziosire ancor di più il suono. “Live Piazza Verdi Bologna” è dunque un disco prezioso non solo per il suo pregio storico ma anche per l’impareggiabile musica che vi si ascolta. 

Uccio Aloisi Gruppu – Robba De Smuju (Il Tamburello) 
Pubblicato originariamente nel 2003 da Il Manifesto, Robba De Smuju, primo disco di Uccio Aloisi e del suo Gruppu, è stato ripubblicato di recente da Il Tamburello in una nuova versione. Sebbene non ci siano novità di rilievo rispetto alla prima edizione, questo disco resta comunque una testimonianza importante della primissima registrazione in studio di Uccio Aloisi, il quale, senza lasciarsi affatto intimorire dal luogo, regala una delle sue performance vocali migliori di sempre. In questo senso la dimensione dello studio è stata senza dubbio determinante nel fotografare la sua voce antica in tutte le sue gamme vocali e timbriche, pur venendo meno a tratti quella spontaneità che solo sul palco Uccio riusciva a tirare fuori. Al suo fianco come detto c’è il suo Gruppu, composto da Domenico Riso (tamburreddhu e voce), Antonio Casolaro (mandolino e chitarra), Rocco Biasco (organetto e chitarra) e Gianluca Corvaglia (tamburreddhu), a cui per l’occasione si aggiungono Lamberto Probo (tamburi a cornice), Claudio Miggiano (violino) e Francesco Abbatiello (chitarra dodici corde), che contribuisce in modo determinante alla riuscita complessiva dei singoli brani, caratterizzandoli con arrangiamenti strettamente tradizionali ed essenziali ma non privi di fascino e bellezza. Durante l’ascolto dei nove brani si attraversano tutte le sfumature del ricco repertorio di Uccio spaziando dai canti narrativi come “Ceserina” ai canti dei carrettieri “Trainieri” fino a toccare le ninna nanne “E Nunna Nunna” e gli immancabili “Stornelli”, vero marchio di fabbrica del cantore di Cutrofiano. La vera perla del disco però è l’esecuzione di quella Ntunucciu, canto di lavoro, che fu al centro del repertorio e delle ricerche saletine di Giovanna Marini. Chiudono il disco la “Pizzica degli Ucci” e un altro brano molto amato da Uccio “La Cerva”. 


Salvatore Esposito