Maria Kalaniemi & Timo Alakotila – Åkerö (Autoproduzione/ Sibelius-Akatemia)

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La finlandese Maria Kalaniemi, stella di prima grandezza della fisarmonica cromatica a bassi sciolti, nonché docente del Dipartimento di musica folk dell’Accademia Sibelius, si è affermata come musicista propensa a rileggere la tradizione popolare, superando l’atteggiamento revivalistico, per puntare su un moto espressivo caldo e fantasioso, dal tratto sempre elegante. E non solo, visto che Maria è artista totale, con orecchie sensibili ai più svariati influssi sonori. Lo scorso anno ci aveva deliziati con “Vilda Rosor”, raccolta di canzoni e ballate finno-svedesi, ora è con lei il pianista, compositore ed arrangiatore Timo Alakotila, già componente degli storici JPP, collaboratore di Maria da almeno vent’anni, non nuovo ad incrociare il suo strumento con i mantici: lo ricordiamo anni fa anche per il sodalizio con l’inglese Karen Tweed nell’album "May Monday". Forse l’idea di mettere insieme i tasti bianchi e neri del pianoforte e della fisarmonica potrebbe sorprendere, ma il duo finnico riesce a dialogare squisitamente, suonando con fluidità, cercando l’emozione, esaltando con naturalezza gli incastri timbrici, i passaggi solistici, le armonizzazioni, le sovrapposizioni e i contrappunti. Insomma, a prevalere è il suono non il virtuosismo vuoto, senza trovate accondiscendenti verso l’audience o peggio verso se stessi. Come è da attendersi da una coppia così affiatata e musicalmente priva di preconcetti, il programma presentato è fortemente composito. Non troviamo solo vecchie danze e melodie derivate dal repertorio finnico e finno-svedese dei “pelimanni”, ma anche composizioni d’autore, come la crepuscolare title-track che apre l’album, e gli immancabili tanghi boreali (“Kaipaus” su tutti). I due artisti si dividono la paternità dei brani, ma non mancano né pagine scritte a quattro mani né proposte di temi insoliti: il duo si spinge a rileggere lo schlager “Koskaan Et Muuttua Saa”, canzonetta derivata da “Adagio Cardinal", o a trasformare la polka tradizionale “Viola” con l’aggiunta di una sezione fiati e di una batteria, trasportandoci fulmineamente in un mix torrido tra jazz e R’n’B. 

Ciro De Rosa