Ariacorte – De Sira (Ariacorte)

Nati nel 1996 a Diso, piccolo paese agricolo situato tra le Marine di Castro (Le) e di Tricase (Le), e guidati dal produttore e direttore artistico Francesco Corvaglia, gli Ariacorte sono tra i più i gruppi di riproposta salentini più apprezzati, non solo per i loro dischi ma soprattutto per la loro intensa attività dal vivo. Nonostante alcuni cambi di formazione, il gruppo si è caratterizzato per una costante attività di ricerca sui materiali tradizionali, e per una particolare attenzione al sound, che accanto al rispetto degli stilemi tradizionali, propone una accurata rielaborazione sulle timbriche, le ritmiche e le armonie, al fine di esaltare la vivacità e la spontaneità della musica salentina. Il loro concetto di “tradizione” riletta in una nuova “traduzione sonora”, non è dunque il più classico specchietto per le allodole, ma piuttosto un concetto base su cui costruiscono le loro tessiture sonore. Ascoltando gli Ariacorte, soprattutto dal vivo, si ha infatti la netta sensazione di essere di fronte ad un gruppo solido e ben strutturato, che fa della coralità e dell’impatto ritmico la propria marcia in più. E’ musica per far “cotulare lu pete”, musica fatta per ballare, per divertirsi, ma anche per essere apprezzata solo all’ascolto, come dimostra il loro ultimo disco, De Sira, un album intenso, genuino e curato in cui sono raccolti dieci brani del loro repertorio. L’ascolto svela belle tessiture sonore in cui brillano la voce di Lucia Passaseo, il flauto di Marianna Cariulo, la chitarra di Emanuele Licci, l’organetto diatonico di Salvatore Corvaglia e la mandola e il violino suonati da Chicco Costantini, il tutto supportato dai tamburelli di Rocco Borlizzi e del grande virtuoso Carlo “Canaglia” De Pascali. Ad aprire il disco è la trascinante pizzica “De Sira”, seguita dal canto di lavoro “Lu Sule Calau” in una versione in crescendo guidata dalla chitarra di Licci, ma è con “Pizzica di Cosimino” dell’area grika che si tocca il primo vertice del disco. Il fascino della ballata d’amore in griko “Aremu”, la potente versione di “Quant’Ave” ci conducono allo strumentale “Tarantella Concentrata”, in cui si apprezza tutta l’abilità strumentale dei diversi musicisti ed in particolare si risalta l’incessante tamburello di Carlo “Canaglia” De Pascali. Il divertente canto d’amore “Rosa” ci conduce verso il finale prima con le due pizziche “Sutt’Acqua” e “San Vito”, chiude il disco “Tamburu Canaja”, un lungo assolo di oltre tre minuti di tamburello ad opera ancora di Carlo “Canaglia” De Pascali, che suggella un disco piacevolissimo, che documenta molto bene sia il percorso di ricerca degli Ariacorte, sia soprattutto il loro approccio sul palco, che lo studio di registrazione non ha assolutamente scalfito. 


Salvatore Esposito