Jovine – Sei (Halidon)

La storia del progetto Jovine segue e si intreccia con quella dei 99 Posse, infatti se il frontman Valerio Jovine è ormai entrato in pianta stabile nella formazione di O’Zulù e soci come seconda voce, il fratello Massimiliano, meglio noto come JRM, ne è il bassista storico, tenne a battesimo la band nel lontano 1998. Dopo aver pubblicato cinque dischi a partire dal 2000 e diversi cambi di formazione, gli Jovine, negli ultimi anni, hanno trovato la piena stabilità con la più recente line-up composta da: Alessandro Aspide (basso), Francesco Spadafora (chitarra), Michele Acanfora (tromba), Guido Amalfitano (batteria) e Paolo Bianconcini (percussioni). A tre anni di distanza da Il Mondo è Fuori, la reggae-band napoletana torna con Sei, disco che raccoglie dodici brani che come rimarca lo stesso Valerio Jovine: “raccontano del mondo in cui stiamo vivendo, dei giorni che abbiamo vissuto e del tempo da dedicare alla vita, del contributo che possiamo dare alla società con la nostra musica, all'immenso sogno di cambiare il mondo”. Nato da un lungo lavoro in studio durato quasi due anni, e registrato nel cuore del centro storico di Napoli, il disco propone un travolgente mix di reggae e napoletanità, e si caratterizza per le collaborazioni di diversi membri dei 99 Posse, come Luca Persico detto “O'Zulù”, Massimiliano “JRM” Jovine e Marco Messina, ma anche di altri musicisti della scena partenopea come Speaker Cenzou, Dope One e Dj Uncino. Ad aprire il disco è la programmatica “La Rivoluzione”, in cui Valerio Jovine canta di una guerra contro la crisi, la guerra e la povertà combattuta con il sole che irradia le sonorità del reggae, ma è con “Ci Sono Regole?” in cui viene messa alla berlina la nostra società, che si entra nel vivo. Si prosegue con la vita quotidiana di “Me So’ Scetat’ E Tre” e la trascinante “My Music”, scritta con Speaker Cenzou, che ci introducono al vertice del disco “Napulitan”, brano dall’esplosivo mix di R’n’B e Soul, composto e cantato con O’ Zulù. Di ottima fattura sono anche l’autobiografica Di Notte, la ballad caraibica “La Matermatica” e “Napl’Sona”, in cui viene raccontata la scena musicale napoletana da Mario Merola e Sergio Bruni, passando per tutte le voci che cantano questa città che ogni giorno lotta per emergere. Completano il disco lo spensierato singolo “Canto”, il reggamuffin di “I Got” e “Non Mi Rappresenta”, il nuovo Manifesto degli Jovine, in cui emerge come la realtà che circonda Napoli tra Camorra e mala politica, non rispecchi la semplicità e la bellezza della loro terra. Sei è senza dubbio uno dei dischi più interessanti della scena musicale napoletana, e si inserisce alla perfezione nella ventata di aria nuova che soffiava nel come back album dei 99 Posse. La New Wave del Napoletan Sound è ormai una realtà. 



Salvatore Esposito