Concertone de La Notte della Taranta, Piazzale Ex Convento degli Agostiniani, Melpignano (Le), 25 Agosto 2012

Mario Salvi e I Cantori di Villa Castelli
Andata agli archivi la quindicesima edizione de La Notte della Taranta con il consueto Concertone, tra tanti apprezzamenti, qualche mugugno e il consueto rincorrersi di stime sulle presenze, è tempo senz’altro di fare bilanci. Innanzitutto va sottolineato subito che immancabile è stata la massiccia presenza di pubblico, con dati che toccano la cifra record di quasi centoventimila presenze, così come molto apprezzata, almeno dal pubblico è stata la direzione di Goran Bregovic che, senza strafare, ha dato vita ad una vera e propria festa sul palco, esaltando la commistione tra sonorità balcaniche e la tradizione salentina, celebrando un vero e proprio matrimonio tra questi due ambiti musicali solo in apparenza molto differenti. In questo senso è importante sottolineare quanto il musicista bosniaco scrive nella presentazione del Concertone: “ Ho conosciuto e frequentato la musica tradizionale salentina già una decina di anni fa, anche se non mi sarei mai aspettato un giorno di essere qui in questa veste. Oggi come allora quello che mi colpisce è la potenza ritmica del tamburello. 
Mascarimirì e Gitanistan Orchestra
Nella sua semplicità questo incredibile strumento contiene un intero universo musicale ed evocativo, è un oggetto che ha qualcosa di miracoloso e di folle. Folle come i nostri ottoni. Per questo l’unione tra le musiche del Salento e quelle balcaniche mi piace molto ed è straordinariamente naturale. Tornando nel Salento ho ritrovato un’atmosfera molto bella, la gente è fantastica e ti accoglie come se qui ci fossi sempre stato. La sensazione che ho avuto è che sia tutto di qualità, dai musicisti all’accoglienza, dal cibo all’organizzazione. In fondo, la sponda balcanica dell’Adriatico e quella italiana non sono poi così lontane, si può dire che il mare unisca questi Paesi più di quanto li separi. Naturalmente, tutto ciò è un capitale importante per chi, come me, si trova oggi ad “abitare” le sonorità della pizzica salentina e a doverle mettere in relazione al proprio bagaglio di cultura e scrittura musicale. E proprio come la musica tradizionale balcanica, che con il mio gruppo, la Wedding And Funeral Band, portiamo in tutto il mondo, la musica tradizionale salentina sostituisce il ritmo all’armonia. So che può suonare quasi blasfemo, ma in musica non sono mai stato un fan dell’armonia, credo che la forza arrivi piuttosto dall’assenza di un ordine prestabilito. Questo crea un’interazione decisamente stimolante”. 
Le Mondine di Novi
Ad aprire la serata e il Pre-Concertonre, mentre il sole era ancora alto e il Piazzale dell’Ex Convento degli Agostiniani andava via via riempiendosi, è stato il giovane gruppo di San Pancrazio Salentino (Le), Li Strittuli, selezionati attraverso il concorso nazionale “Salento Creativo” e che hanno cominciato a riscaldare il pubblico con alcuni brani tradizionali come “Pizzica Con Il Mandolino”, gli “Stornelli” dal repertorio di Uccio Aloisi e la “Pizzica Tarantata”. Il loro approccio semplice e rispettoso dei canoni della tradizione, esalta le doti musicali dei vari componenti del gruppo tra cui spiccano l’ottimo Vincenzo Mancini al mandolino, Paolo Puricella alla chitarra e Armando Carrozzo alla fisarmonica, a cui si aggiunge il violino di Domenico Lapolla e i tamburi a cornice di Giorgio D’Aria. A seguire salgono sul palco le Cantrici di Cannole, ovvero Vincenza Agrosì, Addolorata Nocita, Rosalba De Lorenzi, Rosaria Campa, Luigina Luperto, Eva Serra e Assunta Tomasi, che fresche della pubblicazione del loro doppio disco Ricci I Tuoi Capelli, hanno interpretato alcuni brani cantati “alla stisa” estratti da quest’ultimo, come le applauditissime “Lu Massaru”, “Una Sera Passeggiando” e “La Montanara”. 
Goran Bregovic & Wedding and Funeral Band
Si prosegue poi con la tradizione più pura con gli ormai immancabili Mario Salvi e i Cantori di Villa Castelli, gruppo formato da veri e propri alberi di canto come l’istrionico Vito Nigro, Pasquale Barletta, Pompeo Nisi e Francesco Barletta. Spaziando dalle pizziche alle serenate fino a toccare gli stornelli hanno dato vita ad una esibizione davvero travolgente, in cui protagonista come sempre è stato l’organetto di Mario Salvi. Irrompe poi sul palco la “Trad-innovazione” dei Mascarimì, che per l’occasione hanno presentato il progetto speciale Gitanistan Orchestra, con la loro formazione impreziosita dalla tromba di Simone Stefanizzi e dalle voci di Louis Pastorelli dei Nux Vomica e Pepet Jali dei Massilia Sound System. Claudio “Cavallo” e il fratello Mino insieme al Maestro Vito Giannone e i suoni di Alessio Amato hanno condotto il pubblico attraverso le atmosfere di “Gitanistan”, paesaggio sonoro ideale nel quale si mescolano i suoi della tradizione salentina, contaminati dall’elettronica, il rock e le sonorità d’Oltralpe come dimostra la splendida resa di “Farandula de Muro Leccese” in duetto con Luis Pastorelli e la successiva pizzica con l’aggiunta di Papet Jali. 
Maria Mazzotta e Alessandra Caiulo
Chiude il pre-concertone, Antonio Castrignanò che circondato da una splendida scenografia fatta con i palloni di carta della Festa di San Luigi di Calimera, si immerge nell’esecuzione di alcuni brani tratti dal suo disco Mara La Fatìa. Ad accompagnarlo alcuni ottimi musicisti tra cui spicca Riccardo Laganà al tamburello, Gianluca Longo alla fisarmonica e Ninfa Giannuzzi alla seconda voce. Il suo set è caratterizzato come sempre da grande energia e a spiccare in modo particolare sono il canto di lavoro “Mara La Fatìa”, la trascinante “Signora Madama” e “Tremula Terra”. Appena il tempo di montare le splendide scenografie di Mimmo Paladino, trasformate in luminarie dal maestro salentino Lucio Mariano, e sul palco prende il via il Concertone con il Maestro Concertatore Goran Bregovic, per l’occasione vestito di bianco, che prende posto al centro dell’Orchestra imbracciando la sua inseparabile Gibson blu. L’apertura è affidata alle voci di Enza Pagliara ed Alessia Tondo che omaggiano la memoria di Uccio Aloisi con una struggente Vorrei Volare eseguita in crescendo mentre man mano si aggiungono i fiati della Wedding & Funeral Band. 
I ballerini di Pizzica sul Palco
Il grido “Chi Non Diventa Pazzo, Non è Normale! del musicista bosniaco riscalda subito il grande pubblico che ha invaso Melpignano, ma è con una sorprendente Opa Cupa, con protagonista Claudio “Cavallo” Giagnotti, che si aprono davvero le danze, in un continuo ritmico dialogo tra fiati e tamburelli. Il primo vertice del concerto arriva subito con la splendida Ederlezi, riscritta per l’occasione in salentino con il titolo Santu Giorgiu, stabilendo un sorprendente parallelo tra il patrono di Melpignano e la tradizione gitana. Le voci di Maria Mazzotta e Alessandra Caiulo, contribuiscono a saldare il legame tra il tacco d’Italia e l’altra sponda dell’Adriatico, in un atmosfera di grande suggestione e magia. Senza cercare il protagonismo a tutti i costi, Goran Bregovic, si limita a scambiarsi occhiate con i suoi collaboratori Ninoslav Ademovic, Claudio Prima e Mauro Durante, sui quali è gravato il peso maggiore soprattutto nella fase preparatoria del Concertone. 
Goran Bregovic
La formula elaborata per l’occasione è molto semplice, ovvero nessun particolare slancio o sperimentazione, ma piuttosto tanta sostanza, sudore, energia e forza, con i fiati che sostengono la spinta ritmica dei tamburelli in modo sgangherato come si addice alle orchestre balcaniche ma non meno divertente ed emozionante. In scaletta abbondano le Pizziche, ben sei quasi a disegnare un itinerario sonoro che parte da Cutrofiano, tocca Torchiarolo e San Vito dei Normanni fino a raggiungere Aradeo, città nativa degli Zimba. Venendo agli ospiti molto suggestiva è stata la partecipazione della Mondine di Novi, in barba a chi ha scritto che è sembrato un festival della CGIL, che dopo un medley con Sciur Padrun hanno regalato una sorprendente versione di Fimmene Fimmene e un duetto con Goran Bregovic in Lubenica.  
Antonio Castrignanò e l'Orchestra de la Notte della Taranta
Non mancano momenti più riflessivi e poetici come nel caso de La Tabaccara, cantata da Anna Cinzia Villani, ed Aremu Rendineddha, ma a riportare in alto il tasso energetico è Antonio Amato, con una sorprendente Cammina Ciucciu. Interessantissima è anche l’incursione nel pop croato con Tonci Huljic & Madre Badessa Band, che tra suoni anni ottanta e balkan folk regalano al pubblico salentino due divertenti brani ovvero Delirium Tremens e la filastrocca Ciciribella, più una Pizzicarella che sul finale sfocia in Funiculì Funiculà. Dalla Croazia si passa poi alla Serbia con la Nenad Mladenovic Orchestra che insieme all’Orchestra de La Notte della Taranta si lanciano in un altro brano storico di Bregovic, ovvero Mesecina in una versione scoppiettante. Se Giancarlo Paglialunga insieme al suo immancabile tamburello regala una trascinante Aulelì, Antonio Castrignanò infiamma il pubblico con Aria Caddhripulina dal repertorio di Pino Zimba, che colorata dai fiati balcanici suona ancor più trascinante e coinvolgente. Sul finale sale sul palco la Banda di Racale e dopo una travolgente Kalashnikov, arriva l’immancabile Kalinifta, che ci conduce verso la conclusione, ma c’è ancora tempo per Bella Ciao, brano già eseguito da Bregovic con i Modena City Ramblers e presente anche nel suo prossimo disco dedicato alla Resistenza. Immancabile anche il bis finale con Enza Pagliara che regala una travolgente riproposta de la Pizzica di Torchiarolo, sugellando un Concertone dai suoni forse non eleganti, forse disarmonico ma non meno bello, energico e travolgente del resto come ha ricordato più volte Bregovic durante il concerto: “Chi Non Diventa Pazzo, Non è Normale!”.


Salvatore Esposito