Cantacronache: 1958-1962 Canzone Politica e Protesta nell’Italia del Boom Economico

“Se non ci fossero stati i Cantacronache e quindi se non ci fosse stata anche l'azione poi prolungata, oltre che dai Cantacronache, da Michele L. Straniero, la storia della canzone italiana sarebbe stata diversa. Poi, Michele non è stato famoso come De André o Guccini, ma dietro questa rivoluzione c'è stata l'opera di Michele: questo vorrei ricordare”, così Umberto Eco, ricorda lo storico gruppo di musicisti, letterati e poeti, sorto del tutto informalmente a Torino nel 1957 con lo scopo di valorizzare la canzone di impegno sociale, ed in parallelo prendere le distanze dalla canzonetta di consumo nata nel dopo guerra e di cui il Festival di Sanremo ne era la concretizzazione. Fondato da Sergio Liberovici e Michele L. Straniero, il gruppo si arricchì ben presto di diversi componenti come Emilio Jona, Fausto Amodei, Giorgio De Maria, Margot Galante Garrone, Mario Pogliotti e Duilio Del Prete, ma contributi non secondari arrivarono anche da compositori più “colti” come Fiorenzo Carpi, Giacomo Manzoni, e Valentino Bucchi mentre tra gli interpreti si avvicendarono anche Franca Di Rienzo, Pietro Buttarelli, Edmonda Aldini, Silverio Pisu, Glauco Mauri. Questo gruppo di artisti si concentrò nella produzione di testi e musiche che descrivevano e denunciavano una realtà molto diversa da quella raccontata dall’industria discografica di allora, ispirandosi tanto agli chansonnier francesi come George Brassens, quanto ai repertori di Bertolt Brecht e Kurt Weill, e alla tradizione dei cantastorie italiani. Già il nome del gruppo ne chiariva la vocazione, ovvero raccontare la cronaca, la realtà dell’epoca, ciò che circondava i cittadini, ma anche storie di un passato recente da non cancellare come la Resistenza, fatti, insomma, che dovevano essere riconsegnati alla memoria collettiva, raccontando il paese per quello che era davvero e non per come appariva ai primordi della televisione. Attraverso la canzone, i Cantacronache intervennero sulla realtà sociale e politica del paese, proponendo una visione critica sul contesto culturale dell’Italia del Boom Economico. Una contestazione che colpiva i prodotti culturali di consumo e di intrattenimento, che avevano l’effetto di creare nel pubblico una visione passiva ed acritica della realtà, e che in La Canzone dei Fiori e Del Silenzio definirono come “evadere dall’evasione”. Oltre il fiori di San Remo, le passerelle di Miss Italia e le prime immagini della Rai, c’era la questione dei lavoratori, i diritti da difendere, la dignità di coloro che avevano creato con le proprie mani il Boom Economico. Emerge così uno sguardo critico e del tutto inedito sul contesto culturale dell’Italia del Boom Economico, ed è per questo che i Cantacronache hanno avuto un’importanza enorme non solo all’interno della canzone d’autore ma anche nell’alveo della musica popolare. Il loro invito all’impegno sociale, alla riflessione ha rappresentato, dunque, una vera rivoluzione che ha anticipato l’opera di Guccini come quella di De Andrè e De Gregori. Appena un anno dopo, mentre Nel Blu Dipinto Di Blu trionfava a San Remo ed in parallelo esplodeva il mercato dei 45 giri con oltre dieci milioni di pezzi venduti, il 1 maggio 1958 avvenne il battesimo dei Cantacronache, quando ad un corteo della CGIL dagli altoparlanti si diffuse la ballata Dove Vola L’Avvoltoio?, scritta da Italo Calvino e musicata da Liberovici. 
Il gruppo restò in attività quattro anni, nei quali si dedicò non solo al recupero della canzone politica e della Resistenza ma proponendo, anche su disco, brani della tradizione anarchica, di quella socialista e persino di quella giacobina italiana. Le canzoni dei Cantacronache abbracciavano per intero l’Italia da Nord a Sud, con i turni massacranti nelle fabbriche che condizionavano pesantemente lo stile di vita di uomini e donne come nella toccante Canzone Triste, in cui moglie e marito facevano turni in fabbrica e si incontravano solo di sfuggita (“Lui aveva il turno che finisce all’alba, / entrava in letto e lei n’era già fuori”). Molto toccante è anche Novembre Lombardo-Veneto, scritta da Franco Fortini con musica di Fiorenzo Carpi, che appena un decennio dopo fu recuperata da Enzo Jannacci, e che raccontava di una coppia di giovani, in un autunnale pomeriggio di domenica popolato di “famiglie cadenti come foglie”, di “figlie senza voglie”, di “voglie senza sbagli”, fino a sfociare nel ritornello che ripeteva “Cara dove si andrà - diciamo così a fare all’amore? Non ho detto a passeggiare, / e nemmeno a scambiarsi qualche bacio. / Ho detto quella cosa che tu sai / e che a te piace, credo, quanto a me”. Della produzione di Umberto Eco, non restano tracce, tuttavia l’autore di Diario Minimo, scelse la strada della parodia con Tuppe Tuppe Marescià che divennne Tuppe Tuppe Colonnello, in cui si metteva alla berlina lo scandalo dell’edilizia romana, o Ventiquattromila Baci di Celentano che divenne una canzone contro la bomba atomica conil titolo Ventiquattro Megatoni. 
In parallelo alcuni componenti del gruppo si dedicarono anche allo studio dei repertori di protesta provenienti da quei paesi che nei primi anni Sessanta stavano vivendo particolari situazioni di fermento politico come la Spagna con la pubblicazione del volume Canti della Nuova Resistenza Spagnola, l’Algeria con la Canzone per il Popolo Algerino, l’Angola e Cuba. Si trattava insomma di canti che rappresentavano l’azione collettiva e popolare nell’atto di emanciparsi culturalmente rispetto allo stato, erano i canti di un popolo che denunciava le ingiustizie sociali, che chiedeva libertà e soprattutto era il segnale di una crescente partecipazione della gente comune alla cosa pubblica. Nel corso della loro attività il gruppo produsse oltre cento canzoni e diversi dischi tra Lp ed Ep con Italia Canta, società di proprietà del PCI, ma soprattutto diede vita ad una lunga serie di concerti. La proposta dei Cantacronache, tuttavia fece molta fatica ad affermarsi rispetto al grande pubblico, e restò confinata nel giro delle Feste dell’Unità e delle Case Del Popolo, così nel 1962 il gruppo si sciolse. La fine non fu decretata da una ragione precisa, c’era una certa insoddisfazione per il rapporto con la casa discografica Italia Canta, gestita da un ex lavoratore licenziato dalla Fiat, ma probabilmente fu anche il repentino cambiamento della scena musicale italiana, che in pochi anni che vide sbocciare a Milano una scena del tutto nuova con Dario Fo, Jannacci, Gaber e la Vanoni e la stessa canzone politica trovò poco dopo una sua collocazione con Ivan Della Mea, Giovanna Marini e Gualtiero Bertelli. I Cantacronache, si frantumarono, con Amodei e Straniero che proseguirono l’attività di riscoperta della canzone sociale e di protesta all’interno del Nuovo Canzoniere Italiano, mentre gli altri imboccarono altre strade. Pochi anni dopo lo scioglimento del gruppo, fece molto scalpore, Michele Straniero che il 20 giugno 1964 al Festival Dei Due Mondi di Spoleto, cantò i versi di O Gorizia Tu Sia Maledetta, canzone critica sulla prima guerra mondiale che costò una denuncia per “vilipendio alle forze armate italiane” all'autore ed ai responsabili della manifestazione. 


Le Ristampe Albatros di Nota 
Le tante incisioni dei Cantacronache realizzate tra il 1957 e il 1963 su vari 45 giri EP o singoli (prima su etichetta Italia Canta e poi su DNG), furono ristampate in quattro LP e pubblicati dalla Vedette nel 1971. Poi per molti anni la memoria dei Cantacronache fu ingiustamente abbandonata all’oblio, e solo di recente grazie al libro di Giovanni Straniero, Cantacronache, i Cinquant’Anni della Canzone Ribelle edito da Zona, e alle ristampe Albatros ad opera di Nota, si è gettato nuova luce su questo movimento culturale. In particolare queste ultime, curate dalla casa editrice friulana, riproducono fedelmente gli originali, comprese le note di copertina scritte all’epoca da Roberto Leydi. 


Cantacronache - 1 (Albatros/Nota)

Il primo volume di Cantacronache è senza dubbio quello più famoso, non solo perché contiene alcuni dei brani più famosi del gruppo, come Oltre Il Ponte, scritta da Calvino e Liberovici, ma anche per la presenza di alcuni piccoli gioielli come La Zolfara di Straniero e Amodei, e Polesine cantata da Margot e La Ruota scritta ed interpretata da Pogliotti. Si tratta di brani che catturano con grande forza quella che era l’atmosfera sociale e politica dell’Italia tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta, e che allo stesso tempo riaprono una profonda riflessione sulla Resistenza. Sebbene il successo commerciale sia nelle prime stampe per Italia Canta, sia nella versione lp di Albatros fu molto limitato, questo disco ancora oggi ha un importante significato sociale e culturale perché aprì la strada ad una generazione di cantautori “impegnati”, partendo da un fortissimo legame con le radici della tradizione popolare. Ad arricchire il disco troviamo anche l’intensa Nel Mondo Dei Beati di Duilio Del Prete, che sebbene risalente al periodo appena successivo allo scioglimento del gruppo, ne conserva lo spirito originario. 

Cantacronache - 2 (Albatros/Nota)

Seguito ideale del primo volume, Cantacronache 2, ha il pregio di riportare alla luce alcuni brani incisi fra il 1958 e il 1964 ed usciti solo su 45 giri con scarsissima diffusione in Italia. Rispetto al primo volume in cui gli interpreti erano vari, e c’era la presenza di una firma importante come quella di Franco Fortini, questo disco si concentra maggiormente sulle figure di Fausto Amodei, Mario Pogliotti, e Margot. Ad aprire il disco è la storica Dove Vola L’Avvoltoio scritta da Calvino e Liberovici ed interpretata da Pietro Buttarelli, ma diversi sono i brani storici presenti in scaletta, si va, infatti da Le Cose Vietate di Fauso Amodei a Partigiano Sconosciuto cantata da Michele Straniero, fino a toccare La Morte di Anita Garibaldi interpretata da Margot, e quel gioiellino che è Girotondo Di Tutto Il Mondo di Rodari e Liberovici. Chiude il disco forse il brano più intenso, ovvero quella perla che è Un Paese Vuol Dire Non Essere Soli, scritta e cantata da Mario Pogliotti con l’arrangiamento di Fiorenzo Carpi.

Cantacronache 3 (Albatros/Nota)

A differenza dei due precedenti che focalizzavano la loro attenzione sul gruppo come collettivo, il terzo volume di Cantacronache si concentra solo sulla figura di Fausto Amodei, ed in particolare su dodici brani pubblicati nel 1960 e nella primavera del 1963, allorché il gruppo era ormai sciolto. Si tratta di un documento importante perché testimonia il momento di passaggio di Amodei dalla produzione satirica con brani come Il Ratto della Chitarra, Il Gallo, e Una Carriera alla canzone didascali de Il Tarlo, fino a toccare le storiche canzoni corali come Per I Morti di Reggio Emilia e Ballata Ai Dittatori. In particolare Per I Morti Di Reggio Emilia, divenne la canzone simbolo non solo dei Cantacronache ma anche della canzone di protesta in generale. Scritta all'indomani della strage di Reggio Emilia del 7 luglio 1960, questa canzone raccoglieva il disagio politico verso il ritorno ad un governo filofascista come quello di Tambroni, eletto con il sostegno del MSI e che al momento della sua formazione, nell’aprile di quell’anno provocò violenti scontri e vittime. La scrittura di Amodei vibra di grande passione politica, ma ciò che risalta è la sua capacità di unire il linguaggio “poetico” con quello quotidiano, il tutto caratterizzando ogni suo testo con la sua ironia. Fuori dagli schemi metrici, dalle rime baciate, troviamo testi profondi ed intensi, che sebbene non immediati lasciano trasparire la sua grande perizia compositiva. Scrive Roberto Leydi, nella presentazione originale: “Riproporre le canzoni di Amodei significa quindi riproporre alcuni dei documenti di base della canzone italiana. Non soltanto documenti per la cronaca (o magari la storia) ma voci ancora vive, pungenti, stimolanti, in alcuni cas incalzanti, anche in rapporto alla dura situazione che stiamo vivendo”. 

Cantacronache - 4 (Albatros/Nota)

Se i primi tre dischi documentano la produzione di brani inediti da parte dei musicisti dei Cantacronache, il quarto volume documenta l’altra faccia della medaglia del gruppo torinese, ovvero la riproposta. Accanto, infatti, alle canzoni nuove trovavano spesso posto brani del repertorio politico tradizionale, che rappresentavano una parte importante anche della loro attività di ricerca. Diviso in due parti la prima dedicata ai Canti di Protesta del Popolo Italiano e la seconda ai Canti della Resistenza, il disco raccoglie undici brani cantati da Margot, Fausto Amodei e Michele L. Straniero. Si tratta di un disco da ascoltare con grande attenzione perché, al di là del valore intrinseco delle reinterpretazioni per certi versi fredde, ci troviamo di fronte ad un documento di grande importanza, che ha rappresentato una traccia di lavoro importante, un metodo dal quale avrebbe tratto molto anche il Nuovo Canzoniere Italiano. Queste canzoni documentano così una rivoluzione straordinaria, una presa di coscienza verso la memoria, riannodando i fili del tempo. E’ per questo che è difficile non commuoversi nel sentire la voce di Margot intonare gli Stornelli D’Esilio, o ancora quella di Michele L. Straniero cantare Inno Della Rivolta, o ancora Fausto Amodei che interpreta Il Crack Delle Banche con grande trasporto. Della seconda parte memorabili restano le due interpretazione ancora di Margot de La Badoglieide e Pietà L’è Morta, quest’ultima con il supporto del Coro Del Teatro Comunale di Bologna. 


Salvatore Esposito