U2, Coldplay e Brian Eno, la storia si ripete?

In occasione del recente ed applauditissimo concerto dei Coldplay a Torino, Blogfoolk pubblica un’interessante analsi sull’impatto sociale della musica di Chris Martin e soci. Un grazie ad Enrico Paolantonio, amico e lettore di Blogfoolk, che ci ha concesso questo breve saggio. 
Salvatore Esposito 

Qualche tempo fa osservavo come, ancora prima dell’uscita dell’ultimo album dei Coldplay, su YouTube già si potevano vedere cover perfette dei vari brani realizzati da ragazzi di tutto il mondo, Cina, Israele, Cile, Australia. Con il loro ultimo album, i Coldplay si consacrano come la “band della globalizzazione”, non solo perché incrociano stili e linguaggi musicali diversi, ma anche perché si fanno interpreti di un sound che potremmo definire universale e rappresentativo di quello che è il sentire musicale europeo. Realizzano la diffusione di quel nuovo processo di crescita interculturale mondiale che in Brian Eno a suo tempo aveva già affidato agli U2. Proprio a loro infatti sembrano sostituirsi per due motivi: il primo è banale ed è sostanzialmente anagrafico; quello più interessante risiede, invece, nel diverso impegno e messaggio della loro musica. 
Gli U2 restano il simbolo di quel rock impegnato degli anni Ottanta e Novanta, che ha fatto irruzione nella società affermando il bisogno dei valori e dei principi di pace sociale, religiosa e politica (Gloria, Pride-In The Name Of Love, Acthung Baby, Zooropa, etc.) e così si sono ritagliati il particolare ruolo di interlocutori dei Grandi Del Mondo, diventando la voce autorevole ed autorizzata del rock rispetto all’ “establishment” politico dell’Occidente (pensiamo alla lotta per la cancellazione del debito nei paesi in via di sviluppo). In questo senso gli U2 rimarranno un "punto fermo" nella storia della musica contemporanea. I Coldplay non sono nati con la decisa connotazione politica degli U2, e fin dagli esordi hanno pensato soprattutto a far parlare la profondità del loro universo musicale. La loro musica è arrivata al cuore e al cervello con una semplicità e un’intensità spaventosa.
Sono stati subito compresi, suonati e meravigliosamente reinterpretati dai ragazzi talentuosi di tutto il mondo che percepiscono, nelle loro sonorità quei messaggi universali, destrutturati dalle visione politico-ideologiche, liberamente decodificati e disvelati a tutti, siano essi la bellezza della vita (Viva La Vida), la velocità del suono (Speed of Sound), la vita tecnologica (Life in Technicolor), etc. In questo senso sono tra i pochi occidentali (bianchi) a poter essere musicalmente compresi e amati nel mondo, senza essere idolatrati come Michael Jackson o Madonna. A differenza delle altre grandi rock-band risucchiate dal grande carrozzone mediatico, i Coldplay sembrano riuscire, non solo con la musica ma anche con i testi a by-passare la totale massificazione musicale e culturale prodotta dalla globalizzazione, attraverso messaggi che colgono la improvvisa crisi economico sociale che si è creata nei paesi evoluti dell’occidente e che contraddistingue questa paradossale vita di benessere tecnologico e di crisi del lavoro delle generazioni di oggi. Se leggiamo il testo di Every Tear Is a Waterfall, c'è un verso che è quasi un vero manifesto rivoluzionario e recita: "preferisco essere una virgola che un punto". 
Credo che si esprima un mutamento esistenziale a dir poco epocale. Se ci pensiamo, la loro musica e le loro canzoni sembrano affrontare le idiosincrasie del mondo di oggi e sembrano volergli contrapporre la loro visione dell’uomo - virgola e non punto – uomo non più barricato al passato fatto di quei capisaldi ideologici, religiosi, sociali e culturali che avevano animato le generazioni di giovani vissute nei decenni successivi alla fine della Seconda Guerra Mondiale , di fatto superato dai mutamenti della storia, dalla globalizzazione informatica e tecnologica, dalla scomparsa dei confini economici e politici (pensiamo all'entrata dell’Euro) dalla caduta dei Muri (e quello caduto a Berlino spiega davvero parte della complicata epoca che stiamo vivendo). Questa band prova più che mai a lanciare tanti piccoli nuovi messaggi a tutto il mondo, parlando di dimensioni forse ultraterrene, come il Paradiso (Paradise) forse fantasiose come i personaggi dei fumetti (Charlie Brown), ma credo, invece, espressive più che mai di una nuova portata sociale sì globalmente condivisa, di un nuovo orizzonte e di un nuovo domani comune, dove conta la forza di ogni persona se unita alle altre in un avvenire comune; come è importante non disperdere ogni lacrima versata che unita alle altre diventa cascata, così è importante non perdere il contributo di idee e di energia di ogni singola persona, di ogni piccola virgola che si collega alle altre e non vive come punto a sé stante. E’ nel messaggio di comprensione e di condivisione mondiale del senso sociale e umano della potenziale portata di questo dilagare di tecnologia che i Coldplay si trovano a esprimere un ruolo che forse mai si sarebbero sognati di avere. Siamo entrati nell’era del mercato globale e non mi stupirei se presto un giorno i Coldplay, come John Lennon negli anni Settanta, come gli U2 negli anni Novanta, volontariamente o no diventassero una voce credibile e autorevole per sostenere la nuova battaglia contro le planetarie diseguaglianze sociali create dal bisogno di mercati a danno della società civile.

Enrico Paolantonio