Roberto Marelli, Porta Ticinese, Oh Cara, Graphot Editrice, Torino 2011, pp. 191, € 20,00

Giornalista ed attore milanese, noto per le sue tante collaborazioni che spaziano da Giorgio Strehler a Raimondo Vianello, Roberto Marelli è senza dubbio una delle figure di spicco della scena culturale milanese sia per i suoi trascorsi artistici sia per la passione con la quale ha approcciato lo studio di alcune sue realtà. Nato nel 1937 e a lungo residente al numero 12 di Corso di Porta Ticinese, l’attore milanese ha voluto dedicare al suo quartiere natale un libro dal titolo, Porta Ticinese Oh Cara, per ricordarne non solo la storia ufficiale ma anche tutti quegli episodi meno noti che hanno contribuito a farla rimanere per sempre nella memoria di tutti. Noto anche come Cittadella, questo rione, tra i più noti di Milano, era una vera e propria città nella città, con le sue storie, il suo linguaggio e le sue usanze, e fu proprio questa forte matrice identitaria che impedì per lungo tempo che la cementificazione ne alterasse per sempre la sua natura e la sua peculiarità. Purtroppo oggi non restano che tracce di questo quartiere, fatte di ricordi, di piccoli segni come una lapide o un cippo, e Marelli con questo libro ha tentato di riannodare i fili del tempo, ricostruendo una storia fatta di tante storie, di memorie collettive, che il lettore potrà scoprire attraversando attraverso le pagine del libro ogni via, ogni vicolo, ogni piazza. Nel suo insieme le pagine di Porta Ticinese Oh Cara compongono un affresco fatto di scene semplici ma allo stesso tempo affascinanti, di gente comune ma anche di fatti storici come la cruenta insurrezione del pane del maggio 1898 duramente repressa dal generale Bava Beccaris e ricordata nel canto Inno del Sangue. Riemerge così tutta la vicenda di questo quartiere che era il cuore pulsante della Milano popolare, a partire dalla sua costruzione ad opera degli Spagnoli che nel 1600 diedero avvio ai lavori di costruzione della Darsena, che insieme a quella che oggi è Piazza XXIV Maggio era il fulcro commerciale della città. Dal porto fluiviale, considerato fino al 1920 uno dei primi in Italia, passavano le merci più disparate che arrivavano in città, il bestiame, ma anche i marmi per la costruzione del Duomo e proprio lì approdavano e partivano i “barchett”, ricordati anche da Cletto Arrighi nella commedia “EI Barchett de Boffalora”, che facevano servizio passeggeri tra il Naviglio Pavese e il Naviglio Grande. I tanti anneddoti e storie raccolti nel libro lasciano trasparire tutta la vitalità, l’umanità e il grande fermento culturale che animava Porta Ticinese, anche quando si soffermano su fatti drammatici come le storie della ligera così come era nota la malavita dell’epoca o la triste vicenda della Rosetta. Non mancano piccoli eventi memorabili come la statua di Costantino che decise di inaugurarsi da sola, o ancora quelle dei facchini della Bella o la vera storia della quercia piantata in Piazza XXIV Maggio. Porta Ticinese Oh Cara è dunque l’occasione per i cittadini di Milano per riscoprire la storia e le vicende di questo quartiere storico del suo tessuto urbano, ma risulterà di sicuro interesse anche per coloro che non hanno vissuto o non vivono questa città in quanto nelle sue pagine è racchiusa un intera epoca, della quale è necessario conservare la memoria. 


Salvatore Esposito