Alessandro Portelli, Note Americane, Shake Edizioni 2011, pp. 188, € 15,00

Alessandro Portelli non ha bisogno di presentazioni, per lui parla la sua luminosa carriera accademica come professore ordinario di Letteratura Anglo-americana presso L'Università La Sapienza di Roma, Alessandro Portelli e i tanti lavori di ricerca compiuti a partire dagli anni sessanta sino ad oggi sia nell'ambito della musica tradizionale italiana sia in quella d'oltreoceano. Il suo ultimo libro Note Americane, edito da Shake Edizioni e pubblicato per la serie di libri di Acoma, è una splendida antologia che raccoglie alcuni suoi saggi ed articoli usciti in tempi recenti dal 2000 ad oggi per il Manifesto, per la stessa rivista Acoma di cui è direttore, nonchè per altre pubblicazioni. Se apparentemente questo potrebbe sembrare un sintomo di disomogeneità degli scritti, durante la lettura si scopre che ogni articolo sembra concatenato all'altro anche se sono stati scritti e pubblicati in momenti differenti. Nelle quasi duecendo pagine di Note Americane è condensato dunque un po' tutto il percorso di ricerca del ricercatore romano nell'ambito della tradizione musicale americana, alla quale aveva già dedicato il bellissimo La Canzone Popolare in America nonchè numerosi altri studi. Si spazia così Woody Guthrie fino ad arrivare a Bruce Springsteen passando per Robert Johnson, Elvis Presley, Jerry Lee Lewis, Bob Dylan e Pete Seeger, il tutto attraversando generi musicali diversi come il blues, il folk, la musica nera, la country music, il gospel, il rap, e non tralasciando anche un'attenta indagine anche dei contesti sociali a partire dai movimenti per i diritti civili passando alla schiavitù e al razzismo fino a toccare le lotte sindacali e la cultura della contestazione. Ogni pagina è così una tessera di un complicato ma affasciannte mosaico che nel suo insieme è l'immagine dell'America, della quale Portelli con il suo stile diretto e sempre chiarissimo offre non solo un indagine attenta dal punto di vista musicale ma anche da quello sociologico. Di grande interesse sono soprattutto gli articoli dedicati a Bruce Springsteen e ai suoi dischi ed in particolare alle Seeger Session, che rappresentano un po' la chiusura di un cerchio aperto molti anni prima dal folk revival. Il cantautore americano è il figlio della cultura della classe operaia americana, quella dei beautiful looser degli ultimi vent'anni, degli sconfitti ma che ancora ha la forza di reagire. Le sue canzoni, i suoi dischi sono imbevuti di quella musica popolare nata a cavallo dell'immediato dopoguerra, e Portelli riesce alla perfezione nel tracciare questo percorso che conduce alla sua opera, aprendo davvero una riflessione importante sul legame stretto che intercorre tra Springsteen e Woody Guthrie. 


Salvatore Esposito