Guo Gan - Scented Maiden (Felmay/Egea)

Da anni l’etichetta piemontese Felmay svolge un’opera encomiabile di diffusione delle musiche dell’Asia (subcontinente indiano, Cina, Indonesia e più recentemente Azerbaijan) attraverso la presentazione di alcuni tra i più prestigiosi solisti ed ensemble. Un lavoro che non ha pari nel nostro Paese, da comparare ad analoghe iniziative intraprese dalla francese Ocora o dalla svizzera Disques VDE-Gallo, label che, tuttavia, beneficiano della collaborazione con enti radiotelevisivi nazionali e istituzioni accademiche. Nativo di Shenyang, Cina nord-orientale, ma residente a Parigi, Guo Gan è un virtuoso – il termine è spesso abusato, ma qui ci sta proprio tutto! – del cordofono ad arco erhu. Si tratta di una “cetra barbara”, ossia non di origine Han, come ha scritto l’eminente etnomusicologo esperto dell’Asia Orientale, Daniele Sestili (Musica e tradizione in Asia Orientale, Roma, Squilibri, 2010, pp. 71).  Infatti, l’erhu sembrerebbe essere stato importato dall’Asia centrale o preso in prestito dalle popolazioni nomadi del Nord. Si tratta di una fidula, fornita di un sottile manico simile ad un bastone, privo di tasti, e dotata di una piccola cassa di risonanza di foggia esagonale o ottagonale. Lo strumento è munito di due corde metalliche – un tempo erano di seta – sfregate da un lungo archetto costruito in bambù e fasci di crini di cavallo. L’erhu si suona in posizione seduta ed è sostenuto verticalmente poggiato alla coscia. Il registro degli strumenti contemporanei raggiunge le tre ottave, il che conferisce all’ehru una considerevole carica espressiva e un timbro che lo avvicina alla voce umana. Inoltre, l’influenza esercitata dalla prassi violinistica ha contribuito a modificarne le tecniche esecutive a partire dal secolo scorso, quando da strumento folklorico, utilizzato da musicisti ambulanti, organici strumentali o nella tradizione dell’ ”opera” regionale, grazie all’iniziativa del compositore Liu Tianhua e del musicista ambulante Abing, è entrato nei Conservatori. Esito di questa nobilitazione dell’erhu è stato il costituirsi di un ampio repertorio solista. In Cina l’interesse verso questo strumento è cresciuto negli ultimi vent’anni, al punto che un numero sempre più elevato di bambini ne intraprendono lo studio. Guo Gan (Un bella intervista in lingua inglese, raccolta nel 2010, si può leggere su http://www.cerisepress.com/02/05/making-each-day-each-note-count-dialogue-with-erhu-musician-guo-gan/view-all) , ha appreso l’arte dell’erhu a partire dall’età di quattro anni da suo padre Guo Junming (1940-2010), a sua volta eccelso musicista, secondo modalità di apprendistato tradizionale. Felmay lo aveva già fatto conoscere al pubblico delle musiche del mondo con Yue Luo. Jiangnan Sizhu Music, pregevole disco del 2011, dove Guo faceva coppia con Lingling Yu, magnifica suonatrice di pipa, il liuto piriforme. Didatta, autore di colonne sonore, richiestissimo concertista, Guo Gan possiede uno stile virtuosistico, associato a pulizia di suono e grande calore interpretativo. Della sua esecuzione si ammirano l’uso del glissando, dei trilli e degli altri abbellimenti contemplati dalla tecnica del cosiddetto violino cinese, ma si avverte anche la sua capacità di integrare le tecniche degli strumenti occidentali (violino e violoncello, soprattutto). Avendo alle spalle anche studi di jazz, Guo è un artista aperto alla sintassi jazzistica e all’improvvisazione. In Scented Maiden il solista di Shenyang presenta un programma di 10 brani: 44 minuti di grande musica, attingendo ai repertori dei più significativi compositori cinesi novecenteschi di musica per erhu. Molti brani del CD – che esce in formato digipack con un esauriente booklet curato da Sestili – fanno trasparire una marcata impronta descrittiva ed evocativa, come “Pinghu qiuyue” del cantonese Lü Wencheng, eccelso maestro del violino gaohu; “Saim”, che ci trasporta nelle feste equestri della Mongolia Interna; “Erquan ying ye”, del già citato musicista cieco Abing, celebrazione di una fonte d’acqua; o ancora l’elegante e solenne “Han gong qiuyue”. Vertiginoso il tasso virtuosistico di “Muyang nü”, scritto da Cao Yuande, ispirato alla musica tradizionale tagika. Un saggio della pratica imitativa dei suoni della natura e dei versi degli animali, così vigorosa nella musicalità cinese lo abbiamo in “Kongshan niao yu”, composizione solistica di Liu Tianhua che ci fa “sentire” il cinguettio degli uccelli. Non mancano due pezzi dello stesso Guo Gan: la title track, dedicata alla bellezza delle donne cinesi, e la chiusura di “Shanghai fanguan”, che si ispira allo stile strumentale Jiangnan sizhu, interpretato dagli ensemble urbani del sud-est cinese, che vuol essere una sorta di cartolina della calda accoglienza che riservano i ristoranti della megalopoli.


Ciro De Rosa