Ensemble Cantilena Antiqua - Epos/Joys Amors Chants (Passacaille Records)

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Fondato nel 1987 dal musicista bolognese Stefano Albarello, l'Ensemble Cantilena Antiqua raccoglie alcuni musicisti altamente specializzati nello studio, nella ricerca e nella riproposizione di repertori sacri e profani risalenti al Medioevo ed al Rinascimento. Oltre ad Albarello che si fa carico del canto e di altri strumenti antichi, il gruppo è composto da Paolo Faldi (flauti), Gianfranco Russo (viella, fidula, e altri strumenti) e Marco Muzzati (percussioni, salterio, cimbali, tintinnabula). L'ensemble bolognese nel corso degli anni ha maturato una profonda esperienza non solo nell'ambito della ricerca ma anche e soprattutto sul palco e in studio come dimostrano i tanti concerti tenuti sia in Italia sia all'estero e il successo riscosso dai vari dischi pubblicati. Il loro lavoro si fonda su uno studio approfondito non solo delle fonti musicali, ma anche di quelle letterarie e storiche per allargarsi successivamente ai testi letterari e agli strumenti antichi come i liuti di varia taglia, flauti e bombarde, ghironda e symphonia, vielle, percussioni di varia provenienza, viole da gamba, così come di grande importanza è anche lo studio delle voci, quasi sempre maschili, delle quali è stato studiato l'approccio polifonico e il falsetto, secondo gli usi rinascimentali. L'ensemble guidato da Albarello, ha di recente dato alle stampe due splendidi dischi incisi nel 2009 ovvero, Epos, dedicato alla musica dell'epoca Carolingia e Joys Amors Chants, dedicato all’opera del trovatore catalano Berenguer de Palol. Il primo disco raccoglie dieci composizioni tratte dal manoscritto Lat 1154, redatto tra la fine del IX e l’inizio del X secolo e conservato a Parigi, e nel quale trovavano posto alcuni frammenti poetici corredati da notazioni musicali con i neumi di tipo aquiliano. Si tratta di componimenti di grande importanza che ci svelano tutta la ricchezza culturale di quest’epoca storica, troppo spesso tacciata di oscurantismo ma ancora oggi tutta da scoprire sotto ogni punto di vista. Così tra composizioni contemporanee dell’epoca come quelle del teologo Godescalco e di Agilberto, trovano posto frammenti tratti dal II e IV libro dell'Eneide di Virgilio, o ancora le liriche di Severino Boezio e di Quinto Orazio Flacco di Est Mihi Nomun. Durante l’ascolto emerge l’enorme lavoro di ricerca e di studio profuso da questi musicisti nell’approcciare questo repertorio, sia dal punto di vista dell’approccio strumentale sia dal punto di vista vocale nel quale brilla l’ottimo approccio al canto di Albarello. Tra i brani più intensi meritano di essere citati l’iniziale Bella Bis Quinis, Plancutus Karoli e la conclusiva Aurora Cum Primo Mane, tutte caratterizzate da intrecci strumentali di grande suggestione. 
Joy Amors Chants è invece, come detto, dedicato alla musica del trovatore castigliano Berenguer de Palol, cavaliere povero e insegnante d’arme che compose alcune belle canzoni per Ermessen, moglie di Aron d’Avinyo. I suoi componimenti nascondono momenti di grande poesia e bellezza musicale e si rifanno sia a tutti quei topoi che caratterizzeranno la musica occitana a venire, sia allo stile tipico della poesia cortese. L’Ensemble ha cercato di ripercorrere la sua vicenda artistica attraverso dieci composizioni nelle quali viene cantato l’amore supremo, il joy, per una donna, intesa irraggiungibile quasi sospesa tra reale ed immaginario, come emerge anche nelle strofe dell’iniziale Tant M’Abelis Joys Et Amor Et Chans. Nel disco trovano posto anche due brani come Amb La Fresca Clardat e Tots Temoros, le cui melodie si pongono fuori dagli schemi tradizionali dell’epoca e che evidenziano come Berenguer de Palol cercasse anche di esplorare canoni musicali nuovi, come del resto sostengono al maggior parte dei teorici che sostengono che i canti profani seguissero modalità esecutive diverse dai canti religiosi. Epos e Joys Amors Et Chants sono due dischi di grande pregio, che meritano ogni apprezzamento essendo sia delle ottime occasioni per avvicinare il grande pubblico a sonorità poco frequentate come quelle antiche sia dei lavori di grande importanza dal punto di vista prettamente filologico. 



Salvatore Esposito