Diabula Rasa – Diabula Rasa (Autoprodotto)

Attivi da oltre dieci anni, prima con il nome Tabula Rasa, i Diabula Rasa, sono una band ravennate nata nell’ambito delle feste ispirate al Medioevo, delle quali curavano le animazioni musicali, lavoro questo che ha richiesto una solida preparazione sulla musica antica, a partire dal recupero di alcuni strumenti musicali orami caduti in disuso, per finire con lo studio dei testi originari contenuti nei manoscritti conservati nelle locali biblioteche. Il gruppo nel corso degli anni ha visto diversi cambi di formazione, pur mantenendo come motore propulsivo Luca “Diabula” Veroli, front-man della band, che personalmente cura la scrittura dei brani, le produzioni e gli arrangiamenti, nonchè la costruzione degli strumenti, e il confezionamento degli abiti di scena, mentre sul palco si destreggia tra canto, ghironda elettrica e cornamusa. Completano la formazione Daniela Taglioni (Canto, Organo a Canne, Tastiere, Percussioni), Stefano Clo (Chitarre Elettriche, Mucca, Saz e Chitarrino di Merda), Samantha Bevoni (Canto, Basso Peloso) e Moreno Boscherini (Batteria in Piedi). Inizialmente il loro lavoro si era indirizzato solo ed esclusivamente verso la riproposta con sonorità acustiche dei brani composti nel medioevo, successivamente accortisi che il pubblico che popolava le feste alle quali prendevano parte, spesso nemmeno si accorgeva della loro presenza, hanno deciso di arricchire il loro suono con strumenti elettrici, partendo dalle tante realtà musicali tedesche che incrociavano musica antica e metal. Il loro approccio ricorda molto quello dei primi dischi degli In Extremo, ma va sottolineato come la chitarra, il basso e la batteria pur aggiungendo un buon tasso di elettricità, risultano essere assolutamente funzionali alle riletture di stilemi melodici medievali. Il loro secondo disco omonimo, autoprodotto e mixato da Mustafa MuCe Cengic, raccoglie dieci brani nei quali la musica antica si sposa alla perfezione con i suoni moderni del rock e del metal, dando vita ad un sound granitico ma allo stesso tempo ricco di sfumature world date dall’utilizzo di strumenti come la cornamusa, il saz, la nyckelharpa, il digeridoo, il tapan, il gong, e l’organo ad Ance. Certo a tratti sembra perdersi un po’ l’immediatezza che quel tipo di sonorità richiede e questo anche a causa di un eccessivo manierismo nella produzione. Durante l’ascolto si comprende come dietro ad ogni brano ci sia un lungo lavoro basato sulle fonti originali, e infatti non è un caso che molti testi derivino direttamente da poesie, invocazioni e preghiere medioevali. In questo senso ci piace citare brani come Ostinato, nella quale brilla la cornamusa di Veroli, o Queen A Omagen che ci rimanda ad alcune pagine del dark progressive, o ancora la conclusiva Crimen Sollicitationis, nel quale il ritmo rock impresso dalla sezione ritmica ben si sposa con la melodia medioevale su cui si regge il brano. Questo secondo album dei Diabula Rasa è senza dubbio un lavoro interessante sia dal punto di vista musicale sia da quello della scrittura dei brani, ma siamo convinti che per apprezzare davvero l’energia e la potenza evocativa del loro suono la dimensione live resta comunque una corsia preferenziale. 


Salvatore Esposito