Michele Gazich: L'Imperdonabile, Un Testamento Artistico Urlato Sussurrando

Musicista, compositore ed apprezzato produttore, Michele Gazich, dopo la fortunata trilogia insieme alla Nave dei Folli, debutta come cantautore con L’Imperdonabile, un disco intenso e personale, ispirato da un momento molto difficile della sua vita. Lo intervistiamo, mentre l’album si appresta ad andare in stampa, ed insieme a lui abbiamo ripercorso la sua vicenda artistica ed approfondito i temi e le ispirazioni di questo suo nuovo lavoro.

Sei noto soprattutto come produttore e musicista, come nasce Gazich cantautore? 
È da tanti anni che scrivo canzoni, in realtà: direi dall'adolescenza. Poi la vita mi ha condotto ad una carriera che inizialmente si è sviluppata innanzitutto come musicista e soprattutto al violino, il mio strumento principale. Ho sempre amato la contaminazione tra linguaggi e codici diversi: la musica classica, il folk, il rock, la poesia. La canzone mi è apparsa da subito come la Terra Promessa dove tutto ciò poteva incontrarsi. Mi è parso saggio, e lo faccio ancora, affiancarmi ad altri artisti in veste di musicista, produttore artistico, coautore e da tutti ho imparato qualcosa: le cose da fare e soprattutto quelle da non fare. 

Negli ultimi tre anni hai dato vita con La Nave dei Folli ad una trilogia di dischi che ha riscosso un grande successo... Ci puoi parlare di questa splendida avventura? 
Ho desiderato, a quel punto, far conoscere la mia scrittura e la mia idea della musica. La forza, e forse il limite, del progetto "La Nave dei Folli" è stata la difficile catalogazione del progetto. Ci hanno recensito riviste di folk, di rock, di classica, di musica indie e di poesia: ognuno ha ritenuto che la Nave veleggiasse sul suo mare. È stata una grande gioia per me, tuttavia. Il mio pubblico è diventato davvero misto, per gusti musicali e per estrazione culturale e sociale: dal teologo al barista, e non dico per dire. Posso presentarvi il teologo e il barista. Colgo l’occasione per segnalare che La Nave dei Folli non ha ancora raggiunto il porto e si sta preparando a veleggiare verso altri mari inesplorati. 

In parallelo hai continuato la tua attività di produttore lavorando soprattutto all'estero con Mark Olson ed Eric Andersen... 
Con Mark ed Eric c'è un rapporto di amicizia che va al di là della collaborazione artistica. Con Mark, nel biennio 2007-2008 abbiamo percorso in lungo e in largo America ed Europa, per un totale di più di 330 concerti: abbiamo suonato in prestigiose sale, dal Troubadour a Los Angeles alla Bowery Ballroom a New York, ma anche in luoghi terribili. Mi ricordo, in particolare, una serata a Oxford, Mississippi, in cui c'erano almeno una decina persone tra il pubblico con la pistola in tasca e, nel dopo concerto, fuori dalle tasche. Mark mi ha spinto a persistere in una scrittura massimalista (lui è l'autore di Salvation Blues), ad utilizzare parole come Salvezza, Dio, Morte. Di Eric ho grande stima, per la sua lunga carriera, innanzitutto. Ha registrato il suo primo album quattro anni prima che io nascessi. Eric mi è stato accanto come una persona di famiglia in questi anni e mi ha sempre incoraggiato a cantare le mie canzoni.

L'imperdonabile segna il tuo vero debutto come cantautore. Come e' nata l'esigenza di cantare tu stesso le tue canzoni? 
Mi piace e mi emoziona "debuttare", dopo tanti anni di musica e tanti album... La cosa ha un che di surreale, ma l'artista deve essere come la Fenice e risorgere ogni tanto dalle proprie ceneri o, come dice Dylan, produrre un nuovo strato di pelle. Ho infine scritto canzoni che potevo cantare solo io (nel progetto La Nave dei Folli avevo affidato le mie canzoni ad altre voci). Sono stato molto malato quest’anno. Si può dire? Io non ho il tabù della malattia, tipico dei nostri tempi. Ho passato un po' di tempo nel terzo luogo, tra la vita e la morte, e ciò ha fatalmente rinnovato la mia ispirazione e ha caricato di significato la mia voce. Il mio canto è una sorta di recitar-cantando, se vogliamo definirla alla Monteverdi, una voce da talkin’ blues, se vogliamo definirla alla maniera del folk americano. Un’altra particolarità di questo album è che ho suonato tutto da solo, sovraincidendo pianoforte, violino, viola e voce, come in una sorta di rito.

Quali sono le ispirazioni che sono dietro a questo disco?
Quest’album è il mio testamento musicale anche nel senso che ogni canzone allude e esemplifica uno stile musicale che ho suonato, studiato e amato nella mia vita. La Leggenda degli amanti che camminano sul filo, ad esempio, è una tragica storia d’amore, il cui il testo si appoggia ad un accompagnamento spezzato che ricorda e omaggia Brassens; poi ci sono canzoni che alludono al Bach interiore delle Passioni, oppure filastrocche basate sui fiddle tunes che imparai a suonare ormai vent’anni fa, nel primo tour con Michelle Shocked, ai tempi del suo album Arkansas Traveler… e molto altro, perché questo album è fatto della mia vita, dei miei incontri, dei miei viaggi, delle mie cadute, delle mie rinascite, dei miei amori. 

Chi è imperdonabile? 
Chi ha il coraggio di esserlo. La poetessa Cristina Campo, a cui è dedicata la title track L’Imperdonabile, definì “Imperdonabili” gli artisti che vivono tutta la vita costantemente bruciando verso la verità e la perfezione. Cristina stessa fu, naturalmente, Imperdonabile. Se ci rifletti, il mondo, da sempre e ancora oggi, teme gli Imperdonabili, li rifiuta e li esilia: il mondo ama la mediocrazia tranquillizzante dei cuori freddi. 

Quanto ti hanno influenzato i tuoi studi di musica classica nella composizione di questo disco? 
Ho iniziato a suonare all’età di quattro anni guidato da mio padre, che mi iniziò alla musica classica. Da allora non ho mai smesso di praticarla e approfondirla, anche e soprattutto dopo avere concluso i miei studi al Conservatorio. La musica classica è molto presente in questo lavoro e, ci tengo a sottolinearlo, non come omaggio o decorazione. Ci sono già troppi album che incorporano e riutilizzano temi e frammenti di musica classica preesistente incastonati all’interno delle canzoni. È un procedimento che ricorda quelle croci che si facevano in epoca barbarica attaccandoci sopra tutte le cose più belle e preziose che si trovavano in giro, resti di altre epoche: cammei, gemme, eccetera. Non troverete copiature o frammenti altrui nel mio lavoro, ma musica composta secondo regole antiche che ho cercato di capire e applicare. Non per sfoggio di cultura, ma con l’umiltà di conservare un sapere artigianale: come fare cestini di vimini. Oggi pochi li sanno fare ed è un peccato. 

Tra i brani più intensi c'e certamente il latte nero dell'alba puoi parlarcene? 
L'espressione “Il latte nero dell’alba” è tratta da una poesia di Paul Celan, che io amo e ritengo uno dei massimi poeti del secolo scorso. I suoi genitori morirono in campo di concentramento. La memoria dello sterminio dei suoi genitori e del popolo ebraico, la memoria delle violenze della guerra, lo ossessionò al punto tale che, infine, si suicidò, buttandosi nella Senna. Il latte nero dell’alba è quello che bevevano ogni mattino gli ebrei che sapevano di dover morire; il latte nero dell’alba lo bevve Paul Celan, prima di sprofondare nella terribile pace della morte, nel grande cuore nero delle acque del fiume. La mia canzone, molto cinematografica, narra la sua storia, accostando momenti musicali diversi: angosciosi, solenni, meditativi, fino alla liberatoria, mantrica ripetizione conclusiva delle parole: “La notte beviamo il latte nero dell’alba”. 

Cosa ti ha ispirato Salmo Magico sia a livello letterario sia a livello compositivo?
Magic Psalm è il titolo di un componimento di Allen Ginsberg, lo sconvolgente maestro della poesia Beat. Il mio Salmo Magico è un componimento ipnotico, magico appunto, come la luna, come il misterioso lavoro delle api, dotato di una melodia circolare, condotta dal piano e dalla viola, che ci avvolge nella sua spira, in cui ogni immagine trascolora oniricamente nell’altra. 

Concludendo. Quali sono i tuoi progetti futuri? Porterai in tour questo disco? 
Ovviamente sì. Ogni mio album, e soprattutto questo, nasce per essere proposto dal vivo. Non ho mai considerato la musica come un lavoro: è la mia vita. Per me è fondamentale suonare, guardare e incontrare il mio pubblico, sentire fluire le emozioni, portare il mio messaggio. Il tour comincerà il 5 Novembre a Brescia, la mia città natale, e si svilupperà in tutta Italia per poi muovere verso altri paesi europei il prossimo anno: tutto sarà segnalato su www.michelegazich.it 



Michele Gazich - L’Imperdonabile (FonoBisanzio) 
CONSIGLIATO BLOGFOOLK!!

Rientrato, solo momentaneamente, in porto con la Nave Dei Folli, Michele Gazich, debutta come solista con L'Imperdonabile, disco nato in un momento molto complesso e difficile della sua vita nel quale ha avuto modo di provare sulla sua pelle come la musica abbia il potere e la forza di alleviare il dolore e allo stesso tempo di generare uno slancio creativo anche nei momenti in cui il dolore sembra soffocare ogni speranza. Durante la scorsa estate, il violinista e produttore bresciano ha dovuto affrontare un momento molto difficile per la sua salute, infatti, continui problemi all'udito gli avevano fatto temere il peggio, ovvero la perdita della risorsa principale per un musicista, nonostante tutto però da questa difficoltà è nata un'urgenza creativa da cui sono sbocciate dieci piccole perle dense di poesia, che unite insieme hanno dato vita a questo splendido disco. Inciso in completa solitudine cantando e suonando in ogni brano piano, violino e viola, il disco è un concentrato di emozioni allo stato puro, dove poesia e musica si incontrano riannodando i fili della tradione musicale italiana con quella francese. Caratterizzati da eleganti atmosfere cantautorali, in cui il recitar cantando del musicista bresciano è accompagnato da eleganti intrecci tra piano ed archi, i brani compongono così un testamento spirituale ed allo stesso tempo musicale, in cui Gazich racconta sé stesso a cuore a aperto, e lo fa, immedesimandosi in figure come la poetessa Cristina Campo evocata nella struggente title-track, o in quella di Paul Celan dell’intensa Il Latte Nero dell’Alba, ma anche raccontando tenui storie d’amore come in Leggenda Degli Amanti che Camminano Sul Filo. Il disco non concede mai tregua alle emozioni, il cui sussulto è continuo come nel caso del dialogo immaginario tra Dio e Uomo in Canzone di Chi Non Sa Tornare o dell’evocativa Realtà e Desiderio ispirata dal poeta spagnolo Luis Cernuda, o ancora della meditazione pianistica L’Esca del Tempo. Chiudono il disco Lacrimosa e Salmo Magico ma soprattutto la dolcissima Grano di Luce, una canzone d’amore dalla sontuosa orchestrazione per archi a cui si accompagna un testo pieno di riferimenti poetici. Quasi fosse un libro di poesie, L'Imperdonabile, rappresenta per Michele Gazich, un approdo importante per la sua carriera, l'aver rotto gli indugi cantando lui stesso le sue canzoni, rappresenta una svolta importante, una presa di coscienza di un grande musicista che da sempre è stato un cantautore.

Salvatore Esposito

Foto di Alice Falchetti