Pifferi, Muse e Zampogne, 1-3 Dicembre 2011, Circolo Culturale Aurora, Arezzo

Giunta alla sua sedicesima edizione la rassegna aretina Pifferi, Muse e Zampogne, è ormai una realtà consolidata del panorama della musica popolare e di riproposta italiana, e questo grazie al grande impegno e alla dedizione di Silvio Trotta, organizzatore instancabile e da sempre animato da grande amore per le tradizione, essendo lui stesso membro fondatore e guida dei Musicanti del Piccolo Borgo. Si tratta di un evento, che a differenza di molti altri che si tengono in Italia, non gode del privilegiato supporto economico delle istituzioni ma si basa essenzialmente sull’autofinanziamento, nato dalla spinta propulsiva di quel gioiello che è il Circolo Culturale Arci Aurora di Arezzo, una piccola ma attivissima isola felice, in cui durante l’anno spesso si esibiscono gruppi di musica popolare e non solo. 
Tenutasi dal 1 al 3 dicembre, l’edizione di quest’anno ha ospitato, per la prima volta, nella prima serata il Premio “Alberto Cesa” ovvero una delle selezioni ufficiali di Suonare @ Folkest, di cui la tappa aretina è stata la penultima tappa che ha visto affrontarsi un folto numero di musicisti e gruppi per conquistare la partecipazione al festival friulano, divenuto uno degli appuntamenti irrinunciabili dell’estate. Protagonisti della serata sono stati i calabresi Juredurè, la cantautrice Elvira Impagnatiello e il cantautore west coast Francesco Lucarelli accompagnato dai Raw Stars. A calcare per primi il palco del Circolo Aurora sono stati gli Juredurè, che presentando i brani del loro ultimo disco Ritorno, hanno riscaldato sin da subito il folto pubblico presente. Nella loro proposta musicale c’è un intreccio tra tradizione musicale calabrese e ritmi mediterreanei e balcanici, il tutto reso ancor più coinvolgente da una potente dose di esuberanza dato dall’organico del gruppo, composto da ben sette musicisti, tra cui spiccano il talentuoso ed istrionico front-man Emanuele Trocino, l’ottimo polistrumentista Sasà Vaccaro e Antonio Calzone che si destreggia con agilità tra i fiati e il piano. 


Molto coinvolgente è stata anche la performance di Elvira Impagnatiello che ha presentato alcuni suoi brani inediti, eseguendoli ora al piano ora alla chitarra acustica, e sfoggiando un eccellente cantato in cui si apprezza tutto il suo rigoroso percorso musicale, fatto di una lunga esperienza nell’ambito della musica popolare e soprattutto di una formazione artistica vissuta in parte al fianco di Giovanna Marini. Le sue canzoni svelano un songwriting sincero e puro, caratterizzato da sonorità che spaziano dalla migliore tradizione cantautorale italiana a temi della musica tradizionale fino a toccare lievi ma incisive influenze world. 



In chiusura è arrivata l’esibizione di Francesco Lucarelli, che in trio con i Raw Star ha presentato alcuni brani tratti dal suo disco di debutto Find The Light. La sua esibizione, intercalata dai vari racconti della sua esperienza di appassionato di musica West Coast ed in particolare di Crosby, Stils, Nash & Young, ha raccolto l’apprezzamento del pubblico, in particolare durante i brani Fat City e Mr.Sunshine, senza dubbio tra i migliori episodi del suo disco. Al culmine della sua esibizione, ad impreziosire il suo set, il cantautore romano ha eseguito una bella versione di Helpless di Neil Young, che ha raccolto un grande apprezzamento del pubblico. 



Dopo il contest la giuria, composta da Roberto G. Sacchi (direttore di www.folkbulletin.com e in rappresentanza di folkest), Aldo Coppola Neri (Radici Music), Salvatore Esposito (giornalista e direttore di www.blogfoolk.com ), Leonardo D’Amico (direttore del Centro Flog di Firenze e del festival Musica dei Popoli), e dal giovane musicista toscano Francesco Chimenti, ha comunicato i risultati della serata che hanno visto, il primo posto andare agli Juredurè, che avranno la possibilità di esibirsi sul palco principale di Folkest a Spilimbergo (Pn) mentre al secondo posto si è classificata Elvira Impagnatiello che suonerà invece in uno dei palchi decentrati durante una delle tappe della kermesse friulana. 

Il giorno 2 dicembre, si è entrati nel vivo del festival con il doppio concerto di due eccellenze del catalogo dell'etichetta toscana Radici Music, ovvero Pivenelsacco e Massimo Giuntini e La Società del Chiassobuio. Caratterizzata da una presenza ancor più massiccia di pubblico, la seconda serata di Pifferi, Muse e Zampogne è stata aperta dal suono coinvolgente e fascinoso delle pive emiliane di Pivenelsacco, che guidati da Fabio Bonvicini hanno dato vita ad un applauditissima esibizione, nella quale il pubblico aretino ha avuto modo di ascoltare dal vivo una selezione di brani estratti dal loro primo disco Centorami, uscito quest'anno, che ancor più che sul disco si sono svelati in tutta la loro bellezza e il loro fascino. Il gruppo emiliano, grazie ad un rigoroso percorso di ricerca e di riarrangiamento è riuscito a far sì che brani rinascimentali e composizioni originali ispirate alle musiche da ballo vivessero in una sorprendente armonia, il tutto senza risparmiarsi aggiungendovi una grande dose di ironia, attraverso l'introduzione degli stessi con piccole filastrocche o strofette in dialetto emiliano. 


Più intimistico e cantautorale è stato il set di Massimo Giuntini & la Società del Chiassobuio che hanno riletto dal vivo alcuni brani dello splendido disco dedicato a Jacopo Bordoni. Durante l'esecuzione dei vari brani, l'ex Moderna City Ramblers, vestendo i panni del narratore ha accuratamente introdotto ogni brano cercando di spiegarne il contenuto, il significato più profondo ma soprattuto mettendolo in relazione con la vita del poeta toscano. 
Quasi fossero un libro di poesie viventi, Massimo Giuntini e il suo gruppo hanno celebrato l'arte e la poesia di Bordoni, mettendone in luce la forte portata sociale, il tutto senza perdere di vista la qualità degli arrangiamenti nei quali brilla l'incrocio tra le sonorità tradizionali toscane con le influenze irish.A fine serata, appena staccati gli strumenti, i componenti di Pivenelsacco si sono trasformati in cuochi, dandovita ad una sorta di scampagnata notturna a base di crescentine e lambrusco, proprio come nella migliore tradizione emiliana! 


Foto, video ed articolo a cura di Salvatore Esposito

L’ultima serata del festival, dopo la defezione per motivi di salute di Ambrogio Sparagna, ha visto protagonista i soli Zampognorchestra, originalissimo gruppo molisano guidato da Giuseppe Moffa. Quattro giovanissimi musicisti scatenati e coinvolgenti, abbracciati alle loro zampogne, hanno saputo dimostrare come questo antico strumento possa ancora rappresentare, non solo la memoria e la storia, ma soprattutto il presente e come sia possibile creare nuovi repertori che “tradendo” la tradizione continuamente e dinamicamente la rinnovano. Le esuberanti sonorità degli Zampognoerchestra hanno linfa antica nelle vene, fusa con profonde ibridazioni creative, aperte a musicalità contemporanee che sottendono un’idea glocale della musica e del mondo. Il loro repertorio spazia con naturalezza dalle melodie tradizionali italiane ed europee, al rock, in una sintesi estetica di tutto rispetto, promossa non solo dalle loro capacità tecniche e virtuose ma soprattutto dalla convinzione che i loro arcaici strumenti conservino tenacemente la forza di esprimere e di comunicare. 
Un gruppo compatto e in armonia che gioca, sperimenta, costruisce con la sicurezza di chi, avendo radici profonde, ha la possibilità di allontanarsi per poi tornare in uno spazio che gli appartiene. E il loro spazio è il Molise dove hanno certamente respirato l’energia culturale di Antonietta Caccia e del suo Circolo delle Zampogne, la voglia e il bisogno di sdoganare la zampogna da stereotipi folcloristici e da icone agropastorali di zampognari sfigati in cappa e cioce, l’intenzionalità costruttiva di collegare la zampogna alla grande famiglia delle cornamuse europee superando una probabile, soffocante chiusura geografica e musicale. Questi musicisti sono anche questo e lo dimostrano con i loro fantasiosi innesti musicali che piegano lo strumento alle loro giovanili necessità espressive pur mantenendo l’eco originario della tradizione e dell’identità. Porgono al pubblico i loro brani con sorprendente semplicità, c’è una sorta di gioia bambina nel condividere ciò che sembrano aver or ora scoperto e Peppe Moffa, giullare cresciuto, grande come la sua zampogna, amalgama, raccoglie, tesse i soffi delle zampogne e i respiri delle ciaramelle dei suoi compagni in atmosfere allegre e corali. Non possiamo non citare, a memoria, Alberto Maria Cirese dopo aver ascoltato gli Zampognorchestra. “Essi hanno il cuore in un fazzoletto di terra ma la mente nel modo”.


Foto di Silvio Trotta e articolo a cura di Gloria Sereni - Ufficio Stampa Circolo Arci Aurora  



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interviste a cura di Salvatore Esposito