Antonio Fanelli e Giuseppe Moffa, Acque e jerve in comune. Il paesaggio sonoro della Leggera contadina di Riccia, Nota Geos CD Book, Udine, 2011, distr. EDT in libreria, libro con 2 CD allegati € 25,00

Scritto per la casa editrice friulana, faro della pubblicistica etnomusicologica in Italia, il lavoro dei molisani Antonio Fanelli e Giuseppe “Spedino” Moffa, rispettivamente antropologo e musicista, è una monografia dedicata ad un territorio cerniera tra Sannio e Capitanata. Attraverso una ricerca sul campo condotta tra il 2003 e il 2005, investigando le trame della memoria degli anziani contadini di Riccia (CB), i due giovani autori hanno documentato la costruzione identitaria e le pratiche musicali della Leggera, ossia del mondo contadino povero e marginale, della cittadina del Fortore. Il volume offre una riflessione non di poco valore, perché i due ricercatori, anzitutto, hanno dovuto fare i conti con la loro non neutralità, essendo essi stessi riccesi, peraltro coinvolti nella scena musicale locale. Da qui la necessità di “mettere le carte in tavola” e di fare necessariamente da un lato un’antropologia riflessiva, dall’altro esporre la propria volontà “militante” di scardinare l’immagine idealizzata del mondo contadino e lo speculare disprezzo verso il mondo dei “cafoni”. Chi scrive non può tacere di aver incluso – complice Pietro Carfì, sodale di innumerevoli avventure sonore – Fanelli e Moffa come interpreti di stornelli licenziosi nell’antologia di Tribù Italiche dedicata al Molise, pubblicata col periodico World Music Magazine (n. 77, 2006). Nella stessa compilation trovarono spazio, proprio in virtù della collaborazione instauratasi con i due autori riccesi , un brano eseguito all’organetto a 4 bassi da Salvatore Credico (scomparso nel 2010), uno dei più significativi suonatori locali, e un canto dei carrettieri interpretato da Michele Ciocca, altra personalità di spicco del mondo contadino riccese (entrambi i brani sono contenuti anche nel CD1 allegato al volume). Insomma, il disco di Tribù Italiche porse un piccolo assaggio di una ricchezza musicale che ora riceve il giusto tributo con questo lavoro animato da passione ed impegno, ma anche da rigore scientifico, scritto con vivacità, cosa che non avviene spesso nei lavori di taglio antropologico o etnomusicologico. Il primo capitolo, offre note metodologiche, memorie personali, il quadro storico e politico novecentesco di Riccia, compresa una bella intervista al sindacalista contadino Donato Poce “Scupece”. Non mancano le riflessioni su quale consistenza e significato abbia oggi la Leggera, nonché la problematizzazione delle questioni identitarie: qui gli autori respingono la concezione essenzialista e statica della cultura e l’insopportabile metafora delle radici sempre in gioco quando si parla di appartenenze locali e identità etniche. Sul piano dell’espressività musicale, nei successivi due capitoli gli autori analizzano le pratiche canore monodiche e quelle strumentali a Riccia, non dimenticando di far parlare direttamente i “custodi delle voci”, soprattutto donne che conservano la memoria del repertorio familiare e locale. Lo stesso titolo del lavoro è tratto da un’intervista a Filomena ciocca che parlando dei vincoli familiari e della solidarietà sul lavoro fa riferimento acque ed erba condivise. Così tra memoria del lavoro agricolo, dell’emigrazione stagionale, delle feste e dei rituali, Il focus comprende l’analisi di canti rituali, canti di lavoro, canto sociale, l’ampio repertorio dei cantastorie (che meriterebbe un libro a parte) e la musica strumentale, con in primo piano la centralità dell’organetto diatonico e della zampogna come strumento rituale. In tal senso, dobbiamo ricordare che “Spedino” Moffa sta svolgendo un ruolo di primo piano, in qualità di autore ed interprete sia solista sia con il quartetto Zampognorchestra, di mediatore nella rifunzionalizzazione della zampogna e di promotore di una scuola di zampogna a Riccia. Nei due CD allegati troviamo ben 124 brani, tutti di breve durata e di differente qualità fonica, che offrono uno spaccato formidabile del mondo musicale riccese: canti satirici, devozionali, di lavoro, rituali, stornelli, di guerra, serenate, un canto funebre, una novena natalizia e una manciata di danze all’organetto. 


Ciro De Rosa