Storie di Cantautori Pt.2 – Nicola Barghi, Cesare Basile, Germano Bonaveri, Roberto Durkovic, Matteo Maliquori

Nicola Barghi - Sunny Day (Elfland Records)
Giovane cantautore toscano, Nicola Barghi è stato sin da piccolissimo affascinato dalla musica dei Beatles e più in generale dal Brit-Pop, arrivando addirittura a ricevere i complimenti dello staff di Paul McCartney per il disco I Must Be Wrong. Il suo percorso artistico è stato costellato da diversi progetti interessanti come il disco sperimentale Mind's State ed un applaudito spettacolo tributo a Beatles con il quale ha girato l'Europa. Il suo nuovo album Sunny Day segna un importante punto di svolta nella sua carriera, infatti, ci svela un songwriting maturo in grado di dosare accuratamente le istanze beatlesiane con quelle legate al cantautorato italiano dando vita a canzoni brillanti dal sound solare ed accattivante. I brani poggiano su strutture rock-blues per abbracciare echi che rimandano al brit-pop il tutto mettendo al centro la melodia che brilla sia nei brani cantati in inglese come Helsing e la title track tanto in quelli in italiano. Il disco, ben suonato e ben prodotto, mette insieme dieci brnai di buona fattura che spaziano dal tema dell'amore a quello della libertà, il tutto non senza un pizzico di sana ironia come nella bella blues ballad Me Ne Vado. Non mancano altri brani interessanti e spigliati come il pop rock di Senza di Lei o la brillante Non E' Un Gioco, entrambe caratterizzate da un songwriting gradevole e mai scontato. Sunny Day è, dunque, un disco interessante che ci mostra un inedito lato brit-pop della scena cantautorale italiana. 



Cesare Basile - Sette Pietre Per Tenere Il Diavolo A Bada (Urtovox) 
Melodie ipnotiche e testi densi di poesia, una scrittura che si dipana tra influenze rock e rimandi alla tradizione folk in un flusso ispirativo che parte da Nick Cave e raggiunge la Sicilia cantata da Rosa Balistrieri, questo è ciò che ha sempre caratterizzato il songwriting di Cesare Basile, cantautore siciliano che sin dal suo esordio con La Pelle del 2004, ha proposto uno stile originale e sempre ricco di suggestioni che con il suo ultimo album, Sette Pietre Per Tenere Il Diavolo A Bada trova il suo vertice compositivo. Inciso con un gruppo di eccellenti musicisti ed amici come Alessandro Fiori, Enrico Gabrielli, Roberto Dell'Era, Rodrigo D'Erasmo, e Roberto Angelini, il disco raccoglie dieci brani, scritti durante due anni di lavorazione tra un concerto e l'altro, e nati da ispirazioni diverse a partire dalla sua Sicilia. Si sapzia così dalla poesia ipnotica dell'iniziale L'Ordine del Sorvegliante al blues sbilenco de L'Impiccata fino a toccare la splendida E Alavò, che recupera una filastrocca in siciliano per sfociare in una ballata acustica di grande intensità con la lap steel di Roberto Angelici in grande evidenza. Il meglio del disco arriva però a metà del disco, prima con la sontuosa Enon Lan Ler, una ballata narrativa che rimanda alla Ballata dell'Amore Cieco di De Andrè incisa con l'Orchestra Nazionale Macedone, poi con Sette Spade, ispirato alla scrittura di Giovanna Marini e caratterizzata da una grande tensione poetica. Chiudono il disco La Sicilia Havi Un Patruni di Ignazio Buttitta e Rosa Balistrieri, interpretata magistralmente da Basile e caratterizzata da un arrangiamento di grande suggestione con l'elettrica che fende la linea melodice tessuta dalle percussioni e dall'acustica, e la struggente Questa Notte L'Amore A Catania, caratterizata da un cantato particolarmente ispirato. Sette Pietre Per Tenere Il Diavolo A Bada è così un disco prezioso da ascoltare e riascoltare entrando nel suo cuore più profondo tra muder ballads, storie scure e splendide ballate d'autore. 



Germano Bonaveri - L'Ora Dell'Ombra Rossa (Autoprodotto) 

CONSIGLIATO BLOGFOOLK!

Uscito l'11.11.11 (da notare la scelta non causale della data palindroma), L'Ora Dell'Ombra Rossa, è il nuovo album del cantautore bolognese Germano Bonaveri, e segue a circa un anno di distanza l'apprezzato Città Invisibili, che lo ha segnalato come uno dei migliori cantautori italiani degli ultimi dieci anni. Prodotto insieme a Vignoli e Muzzi, il disco mette in fila undici brani ispirati agli Arcani Maggiori dei Tarocchi di Marsiglia nella lettura di Alejandro Jodorowsky e pertanto si apre a molteplici interpretazione, ben cinque ne mette enuncia l'autore nella presentazione di cui una quarta ben celata e una quinta ad appannaggio dell'ascoltatore. Le canzoni, caratterizzate dagli splendidi arrangiamenti confezionati con Antonello D'Urso, si reggono su strutture musicali accattivanti e piene di soprendenti intuizioni musicali che si sposano alla perfezione sia con i temi sia con le strutture dei testi. Per comprendere il disco nella sua essenza basta cogliere il particolare del titolo, L'Ora dell'Ombra Rossa, rimanda certamente alla passione, alla carne, al sangue dei nostri avi, all'erotismo, ma come scrive lo stesso Bonaveri è il colore della Pietra Angolare, e aggiungiamo noi è rosso anche l'ultimo stadio dell'Opera Alchemica, Il Rubedo, ovvero lo stadio in cui il piombo diventa oro filosofale. Siamo di fronte ad un disco dal valore altamente simbolico, un disco profondo, che merita ascolti attenti e soprattutto un approfondito studio per comprenderne la vera essenza. Tarocchi, Alchimia, Esoterismo, parole che fanno tremare le vene e i polsi ai profani i quali non mancheranno di figurarsi chi si occupa di tali "scienze secrete" come l'Otelma di turno o peggio ancora come il Satanista de noartri. Bene. Nulla di tutto ciò. La storia, la nostra storia è percorsa da un fiume carsico della tradizione ermetica che parte dalla notte dei tempi, attraversa i secoli e affascina personaggi come Giordano Bruno, evocato nella splendida Le Diable, e giunge fino a noi intatta con tutto il suo fascino. Bonaveri utilizzando la simbologia dei tarocchi canta del riscatto sociale, della rivoluzione della cultura, della lotta per sopravvivere dall'omologazione, con la particolarità di rivolgersi sia al nostro inconscio sia alla parte razionale di ognuno di noi. L'ascolto ci regalal momenti di grande intensità come nel caso della splendida L'Empereur o della già citata Le Diable o ancora della poetica ed evocativa La Justice, un brano degno del miglior De Andrè. Chiude il disco il riflessivo spooken word L'Hermite, in cui Bonaveri chiude un personalissimo viaggio alla ricerca della pietra filosofale che gli indichi la strada verso un nuovo inizio, verso quel Ventunesimo Arcano, il punto in cui poggia il compasso dell'Universo, il luogo della conoscenza. Altra particolarità, il disco uscirà anche in spagnolo e successivamente anche in francese ed inglese. Assolutamente Consigliato! 



Roberto Durkovic & I Fantasisti del Metrò - Strade Aperte (Galletti-Boston/Edel) 
Cantautore di origini praghesi ma nato in Italia, Roberto Durkovic da oltre dodici anni ha intrapreso un interessante percorso artistico che lo ha visto lavorare al fianco di un gruppo di musicisti tzigani incontrati nei vagoni della Metropolitana di Milano ed affascinato da loro talento insieme a loro ha incso ben quattro album. Nel corso degli anni il gruppo, I Fantasisti del Metrò si è andato via via allargando fino ad accogliere sia musicisti italiani sia i figli dei musicisti originari, ed ora vede Durkovic affiancato da Ion Bosnea al clarinetto, Massimiliano Alloisio e Adrian Dumitru alle chitarre, Florian Albert Mihai alla fisarmonica, Davide Marzagalli alla batteria e percussioni, George Bosnea al violoncello, Minel Lupu al contrabbasso, Ugo Begliomini al basso elettrico ed Emilio Rossi alle tastiere. Proprio con questa line up che attulmente lo accompagna anche sul palco il cantautore ha inciso Strade Aperte, disco che raccoglie dieci brani inediti più una bella versione de Il Vecchio e Il Bambino di Francesco Guccini. Questo album è così l'occasione per entrare nel mondo affascinante dei Rom, scoprendone pregi e difetti, fino a far diventare l'ascoltatore stesso un protagonista attivo della loro cultura, ed in questo senso vanno segnalate la bella title track o Il Badante, che raccontano con un pizzico di tristezza la realtà degli immigrati e di quanti hanno lasciato al loro terra alla ricerca della libertà. I vari brani scorrono piacevolmente da sonorità che spaziano dal tango argentino (Tra Aurora e Morfeo) a brani ballabili e spensierati (Unica Dea) fino a toccare ballate sinuose (Malà Strana) e incursioni nella musica balcanica e klezmer (Samba Rom e Suita Instrumentala). Il vertice del disco arriva verso il finale prima con Specchio e poi con Nostalgie, due brani di impostazione cantautorale che completano un disco che piace per la sua versatilità ora riflessivo ora spensierato come un ballo di sera in una balera. 



Matteo Maliquori - Il Gioco Analogo (Autoprodotto) 
Il successo di Vinicio Capossela, ma potremmo anche dire che l'onda lunga di Tom Waits sembra non smettere di dare vita ad epigoni più o meno meritevoli dell'accostamento all'uno e all'altro. L'ultimo della serie è Matteo Maliquori, cantautore classe 1978 con un passato speso tra il jazz e il blues tra formazioni come il duo Space Monkeys e il progetto Movie Sound, che con Il Gioco Analogo arriva al suo debutto come solista. Il disco presenta dieci brani che spaziando appunto da Tom Waits a Vinicio Capossela ma ci aggiungerei anche il Randy Newman più ironico, compongono una sorta di concept album che rimanda al numero dieci e non è causale che la copertina sia un omaggio a Julio Cortázar che paragonava tale numero al Cielo, l'unico luogo in cui vedere il mondo in una prospettiva diversa. Ad affiancarlo nelle registrazioni un gruppo affiatato di musicisti composto tra gli altri da Marco Renieri (basso, contrabbasso), Fabio Salomoni (tastiere, pianoforte), Lorenzo Dei (batteria), Emanuele Leoncini (tastiere, pianoforte) e Diego Di Cataldo (batteria). I brani spaziano da atmosfere folk al blues il tutto condito da atmosfere noir degne del miglior Nick Cave, non mancano però testi più introspettivi come Una Volta Da Piccolo o canzoni d'amore come nel caso de Il Profumo. Non particolarmente originali sono gli arrangiamenti, ma non manca qualche spunto interessante come nel caso dello scarno blues rumoristico o dell'hard blues di Chanel con tanto di hammond in bella evidenza, che lascia intravedere in modo ben definito quali sono le potenzialità di Maliquori. Il Gioco Analogo è un buon disco di debutto e siamo certi che con maggiore coraggio, il cantautore toscano saprà liberarsi dalle sue passioni musicali per ricercare una propria originalità. 


Salvatore Esposito