Alessandro Tombesi: i colori, sogni e illusioni della laguna veneta

B-CHOICE

Fresco vincitore del Premio P.I.M.P.I. Young per la musica popolare in Italia, Alessandro Tombesi non è solo un figlio d'arte avendo condiviso con il padre, la madre e lo zio le vicende dello storico gruppo veneto Calicanto, ma è sopratuttto un giovane e talentuoso musicista che ha scelto come suo strumento di elezione l'arpa, al cui studio si è dedicato sin dall'età di undici anni e che ha avuto modo di approfondire attraverso numerosi stage con virtuosi dello strumento dal bretone Myrdhin al paraguaiano Lincoln Almada passando per gli italiani Vincenzo Zitello ed Enrico Euron. Questo articolato percorso formativo gli ha consentito di sviluppare in breve tempo uno stile e una tecnica del tutto personale e assolutamente originale. Dopo aver collaborato anche con Calicanto e con l'Orchestra Filarmonia Veneta, Tombesi arriva al debutto con Barene, disco che ha riscosso sin da subito molti consensi da parte del pubblico e della critica. A lui abbiamo dedicato il B-Choice di Settembre riservando a questo interessantissimo debutto un approfondimento con intervista. 

Alessandro Tombesi - Barene (Felmay)

Le barene sono degli isolotti sabbiosi tipici della laguna veneta, che appaiono e scompaiono con il movimento delle maree, da questa particolarità della propria città, Alessandro Tombesi, giovane arpista, polistrumentista e compositore ha tratto il titolo del suo disco di debutto, che raccoglie quindici brani che tracciano un percorso nella tradizione musicale veneta, attraverso ninne nanne, ballate arcaiche, ritmi mediterranei, e composizioni inedite. Barene è così una sorta di raccolta di acquerelli sonori che schiudono agli occhi dell'ascoltatore un immaginario affascinante nel quale i particolari colori della laguna veneta si confondono a quelli delle vette dolomitiche. E' un fluire continuo di suggestioni ed immagini, in cui a farla da padrone è l'arpa di Tombesi, accompagnato magistralmente ora dagli interventi del gruppo Calicanto ovvero Roberto Tombesi (organetto, liuto cantabile, banjo tenore, salterio), Giancarlo Tombesi (contrabbasso, basso fretless), Francesco Ganassin (clarinetto, ocarina), Gabriele Coltri (cornamusa, armonium), Alessandro Arcolin (batteria, percussioni), Claudia Ferronato (voce) ora da quello dei suoi musicisti ovvero Francesco Rocco (chitarra classica, 12 corde ed elettrica, mandola), Alessandro Arcolin (batteria, percussioni), Elisabetta Borille (voce) e di Franco Silvestrin (Flauto traverso). Larga parte del repertorio è tratta dalle ricerche compiute da Calicanto, ma di grande interesse sono anche le composizioni autografe nel quale appare ben chiaro tutto il talento compositivo e l'originale stile dell'arpista veneto. Si spazia così da brani antichi come il tema della follia di Spagna del brano "Ad amore" a sperimentazioni sonore come nel caso di Routes & Rhodes dove il suono del piano Fender Rhodes si intreccia a quello dell'arpa, passando attravero la dolcissima ninna nanna chioggiotta Nana La Nana e l'acquerello minimalista Dam Dun Dai. Il cuore del disco è però rappresentato dai brani del repertorio dei Calicanto riletti in modo magistrale ponendo l'arpa al centro della linea melodica, come nel caso di Ballo Dal Curioso Accidente, Guarda La Luna/Quadriglia/Ratapatà e della bellissima ballata polesana Vergolina cantata dallo stesso Alessandro Tombesi. Barene è dunque un ottimo esempio di come anche i giovani sappiano maneggiare con cura e dedizione la musica popolare traendone ispirazione, a loro spetta il compito di ricevere la fiaccola della tradizione. 

Salvatore Esposito







L'Intervista

Sei nato in una famiglia di musicisti, nella quale tuo padre, tua madre e tuo zio sono le anime di Calicanto. Quanto è stata importante per te questa formazione “familiare”? 
Lo è stata molto, anzi forse è stata proprio determinante; nel senso che, se fossi nato in una famiglia diversa dalla mia, molto probabilmente ora non saprei suonare l'arpa e quasi sicuramente non avrei già inciso un disco! 

Hai iniziato a nove anni con lo studio del clarinetto, ma a dodici anni hai scelto come tuo strumento di elezione l'arpa. Com'è nato questo amore? 
Tutto ha avuto inizio nell'estate di cinque anni fa quando mio padre mi fece sentire per la prima volta dei vecchi LP di alcuni arpisti tra cui Vincenzo Zitello, Alan Stivell e Andreas Vollenweider. Lì ebbi un primo segnale: ci fu qualcosa di quel suono che mi rimase impresso, qualcosa che non avevo mai provato prima. Il secondo e decisivo segnale lo ebbì nel settembre dello stesso anno, quando al Festival di musica e cultura popolare di Rovigo, “Ande Bali e Cante” - di cui mio padre è tuttora il direttore artistico - sentii per la prima volta un'arpa celtica suonata dal vivo. L'arpista che la suonava in modo eccezionale era Roi Casal, uno dei membri dello storico gruppo folk galiziano Milladoiro. Quella stessa sera decisi di imparare a suonare quel meraviglioso strumento. 

Quali sono stati gli arpisti che ti hanno influenzato? 
I primi dischi che ho ascoltato fino a consumarli quasi del tutto sono stati quelli di Alan Stivell, a partire dallo storico “Renaissance de La Harpe Celtique”, e a seguire il fantastico “Dancing with the lion” di Andreas Vollenweider e alcuni preziosi album di Vincenzo Zitello. Loro senza dubbio sono stati alcuni dei grandi che mi hanno fatto scoprire un modo diverso di suonare l'arpa. 

Com'è nata la tua passione per le radici popolari della musica e dell'uso dell'arpa, strumento che per altro non fa parte dell'organico di Calicanto? 
Sono nato e cresciuto ascoltando la musica che suonava mio padre e il primo concerto che ho ascoltato a pochi mesi tra le braccia della mamma sicuramente è stato un concerto di Calicanto. Fin dai primi anni, quando arrivava il giorno di prova per il gruppo, mi appostavo con un orecchio sulla porta della stanza dove facevano le prove per ascoltare in anteprima le nuove musiche che nascevano al di là del muro. Ricordo durante i lunghi viaggi le ore passate ad ascoltare col walkman le cassette di Calicanto e i numerosi concerti a cui assistevo concentrato e in silenzio sempre dalla prima fila. Credo che la musica popolare scorra dentro di me, come il sangue scorre nelle vene; senz'altro è scritta nel mio DNA! Per quanto riguarda l'arpa, spesso scherziamo sul fatto che tra tutti gli strumenti che abbiamo a casa sono andato a scegliermi proprio uno dei pochi che mancava! Anche se forse qualcosa era già scritto nel mio destino prima ancora che nascessi! Di recente abbiamo rispolverato un vecchio stendardo che faceva da sfondo ai concerti di Calicanto; al centro di questo mio padre aveva dipinto all'inizio degli anni ottanta il primo logo di Calicanto che consisteva in un organetto nel cui mantice aperto c'era la scritta “Calicanto”; da dietro all'organetto sbucavano i vari strumenti che allora facevano parte dell'organico del gruppo, dalla piva alla chitarra battente, dalla concertina...all'arpa, che invece non faceva e non ha mai fatto parte dell'organico! 

Seppur giovanissimo hai alle spalle una lunga esperienza in ambito concertistico e teatrale, quanto ha contribuito questa formazione sul campo alla tua maturazione come musicista?
Le esperienza teatrali che ho affrontato fin da piccolo sono sicuramente state molto importanti per diversi aspetti (emotivi, culturali...), ma soprattutto mi hanno insegnato a stare su un palcoscenico e questo chiaramente è un aspetto fondamentale per chi intraprende la strada della musica. 

Com'è nata l'idea di realizzare Barene? 
L'idea di un CD mi fu proposta da mio padre in montagna durante le vacanze di Pasqua dell'anno scorso. Da alcuni mesi in casa si parlava di registrare un buon demo contenente i brani che avevo composto fino ad allora e che da qualche tempo suonavo assieme a un amico chitarrista e un amico batterista, per avere delle registrazioni di qualità con cui presentarmi ai vari concorsi e festival. Fondamentali in questo progetto sono stati gli incoraggiamenti degli altri componenti di Calicanto che mi hanno sempre sostenuto esprimendo sinceri apprezzamenti per i miei brani. Non mi aspettavo una proposta così importante, ma l'occasione c'era e non si poteva perdere: l'anno a venire (il 2011) sarebbe stato il trentennale dalla fondazione di Calicanto e si pensava ai festeggiamenti in grande, dalla pubblicazione di due nuovi dischi (uno di Calicanto e uno mio), numerosi concerti nel Veneto e in tutta Italia. Dopo molte sere trascorse a cercare di trovare il profilo giusto da dare al CD, molte riflessioni, riunioni familiari e un intenso anno di lavoro, è nato “Barene”! 

Ci puoi parlare del tuo processo creativo e compositivo? Come nascono le tue composizioni e quali sono le tue influenze artistiche? 
La domanda non è delle più semplici, ma in qualche modo cercherò di fornire una vaga idea di come nascono i miei brani! Innanzitutto premetto che la composizione non è quasi mai un processo meccanico, di quelli che dici ora mi siedo e scrivo un bel pezzo; perché quelle volte che ci provi puoi starne certo che non ne verrà fuori nulla di particolare. Le idee migliori, in genere, per quanto mi riguarda, nascono quasi per caso sulla scia di emozioni che provi in un determinato momento e alle quali cerchi di dare una forma. C'è un momento in cui ti accorgi che è scoccata una scintilla e che potrebbe nascere un fuoco, ma capita anche che arrivi prima una brezza di vento a spazzare via l'idea che ti era venuta. Non mi sento di dire di avere delle determinate influenze artistiche oltre ai già citati maestri, perché forse sarebbe limitativo: ascolto molta musica e di vario genere, tutto ciò che mi colpisce e trovo interessante cerco di conservarlo per nuove idee. 

Nel disco appaiono al fianco di tue composizioni anche brani tradizionali. Qual è stato il tuo approccio con i brani della tradizione, che per altro, provengono dal corpus delle ricerche di Calicanto? 
Ho sempre pensato di inserire nel disco dei brani tradizionali, per vari motivi, dall'adesione al progetto Calicanto al mio particolare modo di “sentire” la tradizione. Abbiamo la fortuna di avere un archivio dell'associazione di ricerche nel territorio veneto e adriatico in buona parte inedito che col passare del tempo, pare acquistare un valore sempre maggiore. Ho scelto i brani che al momento mi sembravano più in linea con lo stile del disco e delle mie composizioni. Ho anche tentato l'azzardo con il brano narrativo “Vergolina”, che per la lunghezza del testo e l'essenzialità della musica poneva non facili problemi di arrangiamento; ma dai fedback che mi arrivano e dalle mie sensazioni mi pare di aver indovinato. 

Quanto è stato importante l'apporto di Calicanto per la riuscita del disco? 
L'apporto di Calicanto, come ho detto, è stato fondamentale per l'incoraggiamento e il sostegno che mi ha dimostrato fin dall'inizio. I preziosi consigli che ho ricevuto sono stati importanti per dar corpo alle mie idee e alle mie scelte. 

Il disco spazia dal tema della follia di “Ad amore” alla ninna nanna chioggiotta “Nana la nana”, passando per musiche da ballo e ballate narrative. Come sei riuscito a far convivere la musica contemporanea e quella della tradizione? 
Si è trattato e si tratta tuttora di una sfida, perché come si può immaginare l'osmosi tra la tradizione e le mie composizioni non è un processo semplice e scontato, ma al contrario richiede un lavoro di metabolizzazione dei vari brani e una ricerca costante della soluzione migliore. In questo momento mi sento in un buon equilibrio tra la tradizione e gli stimoli legati al nuovo. 

Ci puoi parlare dell'Alessandro Tombesi Ensamble, ho notato che siete tutti giovanissimi. E' con loro che porterai in tour il disco? 
E' la formazione principale con cui sto presentando “Barene”; i miei tre compagni di viaggio sono Alessandro Arcolin alla batteria e alle percussioni, Francesco Rocco alla mandola e alla chitarra classica e Annamaria Moro al violoncello. Proprio con loro sto condividendo in questo periodo le prime soddisfazioni che mi sta regalando questo CD: con “Barene” infatti ho recentemente vinto il premio P.I.M.P.I. 2011 (Premio Italiano Musica Popolare Indipendente) classificandomi al primo posto in tre delle cinque categorie sottoposte alla valutazione dei giurati: Miglior Produzione Etno Folk Revival, Miglior Album d'Esordio e Miglior Autoproduzione. 

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? 
Sicuramente ora mi aspettano gli ultimi due anni di liceo, che mi porteranno via gran parte del mio tempo. Contemporaneamente oltre ai concerti e alla promozione del disco sto continuando gli studi di composizione al Conservatorio “C. Pollini” di Padova. Una volta terminati gli studi liceali ho intenzione di concentrarmi esclusivamente sulla musica.

Salvatore Esposito