Lino Straulino - L'Alegrie (Nota)

La vicenda artistica di Lino Straulino meriterebbe di essere approfondita con dovizia di particolari, il suo valore e la sua originalità rappresentano un vero e proprio patrimonio per la musica italiana in generale e per il Friuli in particolare. Il suo ultimo lavoro discografico, è L’Alegrie, disco che celebra i primi cinquant’anni del musicista carnico e allo stesso tempo coniuga due grandi passioni ovvero la musica tradizionale americana e quella friulana. Il disco, inciso praticamente in solitudine con Straulino a destreggiarsi tra chitarre 6 e 12 corde, banjo, basso, armonica e percussioni, raccoglie dodici brani tradizionali riletti attraverso sonorità che spaziano dal country al blues passando per il bluegrass e il gospel. Il cantautore friulano, indossando i panni del bluesman, ha compiuto così quasi una magia facendo convivere la musica nera e quella friulana, il Tagliamento con il Mississippi, gli States con il Friuli. A spiegare il senso intrinseco di questo lavoro è lo stesso Straulino che nella presentazione scrive “credo che il popolo, come diceva il grande Roberto Leydi, abbia il diritto e il dovere di reimpossessarsi della musica popolare, di riviverla, attualizzarla senza tradirla, sentendola così più vicina al proprio cuore e alla propria vita”. La scelta di unire due tradizioni così diverse, nasce anche dall’intento di celebrare Enrico De Reggi, zio dello stesso Straulino, che ebbe il merito di aprirgli le porte al blues. Indossando ora i panni di Dave Van Ronk ora quelli dell’ultimo Johnny Cash, Lino Straulino, mette in fila una perla dopo l’altra, regalandoci piccoli spaccati della sua vita come la sua giovinezza, le sue passioni, la sua terra, il suo paese natio Sutrio ma anche il piacere di bere un buon bicchiere di vino o di ascoltare i grilli cantare. Si spazia così dal country di Chê di Udin, che apre il disco al bluegrass di Chê di Sudri e Chê da l’alegrie, passando per ballate dai toni poetici come la splendida Chê da las gnoces e divagazioni nel gospel di Chê di Mieli. Non manca qualche brano più leggero come l’alcolica Chê dal vin o Chê dal gri, ma niente di questo disco è lasciato al caso, anche quando alla seriosità di alcuni temi intimistici sostituisce temi divertenti e meno seriosi. Disco anarchico e ribelle, L’Alegrie, mescola la protesta con anticlericalismo e anti-gerontocrazia, senza mai cadere nel banale ma soprattutto scoprendo un sorprendente sincretismo musicale che mescola America e Friuli attraverso le loro tradizioni musicali e linguistiche.

Salvatore Esposito