Dario Muci: Il Sud e il Salento dei Cantastorie

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La pubblicazione di Sulu, il secondo disco solista di Dario Muci, è l’occasione per parlare con lui di questo interessante progetto che lo vede alle prese con il repertorio dei cantastorie meridionali, sul quale ha condotto un intenso percorso di ricerca che è stata la base ispirativa per la composizione di nuovi brani.

Sulu è il tuo secondo disco come solista, come si inserisce nel tuo percorso artistico e soprattutto come si integra con l'esperienza della SalentOrkestra?
Mentre finivo le riprese di Mandatari, il mio primo disco da solista, pubblicato nel 2007, pensavo già a “SULU”; immaginavo un lavoro che non trattasse le tematiche affrontate nel mio primo progetto e quindi passavo da un repertorio fatto essenzialmente di canti d’amore ad un repertorio di denuncia sociale inedito, tradizionale e d’autore. A differenza di Mayis, gruppo che mi ha accompagnato in Mandatari, in questo disco prevale il sound acustico e tradizionale che ritroviamo in “Centueuna” della SalentOrkestra. Quindi scompaiono gli arrangiamenti raffinati con sfumature jazzistiche e si ritorna all’autenticità e alla semplicità che la nostra tradizione musicale ci ha regalato.

Come nasce Sulu, quali sono state le tue ispirazioni e qual è stata l'idea guida che ti ha animato nella sua realizzazione?
Vittorio Bodini in una poesia scrisse : “ Un uomo del Sud, come immagina Dio, se non come storto olivo e perenne rovina?”. Leggere Bodini è stata la chiave che ha aperto questa mia riflessione sul sud. In questo disco c’è la voce del sud, non la mia, ma la voce della gente che non ha niente, sfruttata e che non arriva a fine mese. Mi piace cantare per gli “ultimi” e ho dedicato questo lavoro a chi ha lasciato la propria terra per fame e sogni mancati. Grazie a Bodini, che definisco il poeta del sole, è nata l’idea di questa pubblicazione; leggendolo mi ha fatto conoscere un altro sud che non è solo Salento, non è solo musica, sule, mare e jentu. La mia è semplicemente una forma di riproposta attuale, nuova ed uso essenzialmente la voce, strumento di socializzazione riconosciuto dalla tradizione orale salentina per raccontare gli scenari in cui versa il Sud, il mio Sud : le condizioni dei migranti, il razzismo e l’intolleranza, il peso delle politiche ingiuste nella distribuzione delle ricchezze e delle risorse.

Sulu ti vede affiancato da una formazione prettamente acustica, da dove è nata questa esigenza di riscoprire la dimensione intimistica della tradizione salentina?
Raccontare solo voce e chitarra mi è sempre piaciuto e accompagnato solo da pochi strumenti è stata un’esperienza intensa ed emozionante. Ho voluto dare importanza al testo, che a volte passa in secondo piano, strutturando quindi i brani con molta semplicità per arrivare dritti al cuore della gente e renderla partecipe di questo viaggio nel meridione d’Italia.

Nella tradizione musicale salentina spesso si tende a dimenticare l'importanza dei cantastorie, come ti ci sei avvicinato tu?
Mi hanno considerato un nuovo cantastorie, ma in realtà non lo sono. I cantastorie sono altri se penso a Orazio Strano, Matteo Salvatore, Otello Profazio. Nel Salento, purtroppo, non abbiamo avuto personaggi di questa portata, né tantomeno lo sono io, però gli anziani salentini si ricordano di gente che veniva a cantare e raccontare nelle piazze con i loro carretti e teatrini. Mi considero solo un tramite e un giovane portatore di cultura popolare e grazie ai testi di questi “cantaturi”, mi sono avvicinato alla riproposta cantastoriale.

Negli ultimi anni hai condotto una intensa ricerca etnomusicologica che ha fruttato uno splendido libro sulle Sorelle Gaballo, quanto ti ha influenzato in questo disco quell'esperienza?
Ho avuto la grande fortuna di crescere, suonare e capire la musica tradizionale con il maestro Luigi Stifani e con Uccio Aloisi, Luigi Cecere, Pino Zimba e tanti altri. Mi mancava il canto polivocale e quindi scoprii le sorelle Gaballo, mentre facevo ricerca nella mia zona ( Nardò - centro nord salento jonico). Sono state fantastiche e lo sono tuttora tanto che stiamo pensando ad un altro lavoro che uscirà in futuro. Sono state fondamentali e preziose per questo lavoro; le loro storie della masseria dove abitavano, i lavori faticosi che svolgevano, l’emigrazione in Germania, il disgregamento del grande nucleo familiare fino ad allora sempre unito, i continui spostamenti, la povertà, il desiderio di una vita migliore, sono stati spunti che mi sono serviti per scrivere i miei testi e che poi ho ritrovato anche ne Lu tristu furese e nella Quistione Meridionale.

Il tuo nuovo album ha la particolare veste del libro+cd, in particolare il libro racconta e approfondisce attraverso vari interventi le tematiche del disco? Come mai questa particolare scelta che vede al fianco di AnimaMundi anche l'editore Kurumuny?
Per la pubblicazione di Sulu ho voluto che ci fossero entrambe le realtà editoriali del Salento ovvero Anima Mundi di Giuseppe Conoci e Sabrina Chiarelli e Kurumuny della famiglia Chiriatti. Conosco i due editori da tempo e abbiamo sempre lavorato insieme con grande stima e riconoscenza reciproca. Anima Mundi ha pubblicato “Mandatari”, il mio primo disco e “Centueuna” di SalentOrkestra ; Kurumuny invece ha editato il progetto di ricerca sulle sorelle Gaballo. Le due realtà editoriali, nonostante affrontino nelle loro pubblicazioni tematiche diverse, hanno in comune l’amore smisurato per la propria cultura e la propria terra ed è, soprattutto, per questo che ho deciso di coinvolgerle entrambe. Da una parte pubblicazioni di materiale di ricerca supervisionato dallo storico di tradizioni orali che è Luigi Chiriatti e dall’altra la pubblicazione della musica tradizionale e non solo, riproposta in chiave moderna e contemporanea. In Sulu ho voluto fortemente l’intervento di alcuni amici noti e meno noti non per forzarli a scrivere su di me, ma semplicemente volevo che scrivessero delle tematiche affrontate nel disco. L’unione degli interventi scritti e dei brani musicali ha portato ad un formato libro+CD.
A Sulu ha collaborato Valerio Daniele, quanto è stata importante la sua presenza nella fase di registrazione del disco?
Per me è un vero maestro e amico, ho imparato moltissimo da lui ed è stato fondamentale in tutte le mie pubblicazioni. Io e Valerio suoniamo spesso insieme proprio perché le nostre anime musicali, tradizionale e contemporanea, si incontrano perfettamente. Anche in questo disco Valerio ha curato gli arrangiamenti di Jundulu di mare e Il mio Sud, di mia composizione, La ballata di li porci e Soccu vonnu di Pino Veneziano e Lu tristu furese, tradizionale. Il suo lavoro è stato fondamentale.

Nel disco sono presenti alcune tue composizioni, quali sono stati i tuoi riferimenti musicali e non a cui ti sei ispirato in fase compositiva?
Sono tre i brani di mia composizione: Tre doni, Jundulu di mare, Il mio Sud. Le fonti d’ispirazione per i brani inediti e per le rielaborazioni musicali sono state : Otello Profazio, Tonino Zurlo, Matteo Salvatore, Domenico Modugno, Claudio Villa, Alvaro Amici, Gabriella Ferri, Rosa Balestrieri, Caterina Bueno, Ivan Della Mea, Pietro Gori, Maria Carta, Fabrizio De Andrè, Pino Veneziano e tutti i cantori e le cantrici che ho incontrato e che incontro mentre ricerco sul campo. Chiaramente nella composizione dei testi sono condizionato dalla quotidianità e dalla letteratura popolare.

Parlando del tuo processo creativo, ci puoi raccontare come nascono i tuoi brani?
Faccio una premessa, amo la musica di ogni parte del mondo, adoro la musica classica e da alcuni anni mi sono innamorato delle pubblicazioni dell’etichetta norvegese ECM. Ascolto la musica tradizionale di ogni zona d’Italia, dall’Occitania al Salento, comprese le isole. I miei brani nascono grazie all’ascolto di tanta musica , specialmente quella popolare, ma anche di altri stili musicali che appartengono alla stessa radice quali il blues, il jazz, il rock etc. Tutte espressioni popolari e culturali che hanno come ispiratore e interlocutore comune il popolo e quindi le sue necessità espressive che usa per comunicare qualsiasi stato d’animo, amore, nostalgia, dolore, gioia.

Puoi parlarci della Ballata dei Porci, ispirata da una composizione del cantastorie siciliano Pino Veneziano…
Grande Pino Veneziano!!! “La ballata di li porci” è una composizione del grande poeta di Selinunte, morto un po’ di anni fa. Questo brano è una descrizione comica e pungente di una festa aristocratica di nobili, preti e vecchie ereditiere che non hanno pensieri e non hanno pene, ma solo vizi ai quali pensare. Anche in questo brano si intravede una certa attualità.

Da dove è nata la scelta di riproporre La Quistione Meridionale di Rina e Daniele Durante?
Quistione meridionale è un brano che ho scelto ascoltando prima la versione eseguita da Emanuele Licci, tant’è che l’ho voluto nella registrazione, poi la versione originale di Daniele Durante. Ho trovato che il brano, riproposto con un’altra chiave di lettura, è ancora attualissimo e si è integra bene con il filo conduttore che anima tutto il disco.

Venendo ai brani tradizionali, questi ultimi si integrano alla perfezione con le composizioni originali in un unicum davvero sorprendente, come sei riuscito in questa impresa?
Questo dipende da una serie di motivazioni, prima fra tutte la scelta di un repertorio di denuncia sociale. La freschezza degli arrangiamenti minimi ed essenziali per tutti i brani; la scelta accurata degli strumenti che ricamano sulla voce e, naturalmente, la creatività eccezionale che ogni musicista ha messo a disposizione.

Parlando ancora dei brani della tradizione, da dove è nata la scelta di riproporre brani poco noti come Lu Triste Furese e L'America?
Sono invece due brani conosciutissimi, ma poco eseguiti. Questo perché chi fa la riproposta oggi, si fossilizza per anni sullo stesso repertorio fatto principalmente di pizziche, stornelli e canti d’amore. La musica popolare salentina non è solo questo! L’America è un canto di emigrazione che ho ascoltato per la prima volta a casa di Cinzia
Marzo e Lamberto Probo quando suonavo con Officina Zoè. Lu tristu furese, invece, l’ho sentita cantare da alcuni cantori della zona di Cutrofiano ad una festa a casa di Uccio Aloisi.

Com'è la tua visione del Meridione d'Italia, che canti ne Il Mio Sud?
Piuttosto negativa. Ne “Il mio Sud”, canto come lo vedo. La gente lobotomizzata dalla televisione, ingannata dalle lotterie, desiderosa di una vita migliore; lo scandalo della sanità in Puglia e di altre regioni del Sud, le inefficienze che costringono i meridionali ad emigrare al centro-nord per curarsi, i finanziamenti pubblici alle cliniche private, la chiusura di servizi ospedalieri importanti per molte città, il mal costume degli operatori sanitari, etc; la mancanza di lavoro, un’ altra grave piaga del sud, che costringe ad una continua emigrazione ed ad un precariato infame, lo sfruttamento degli stranieri in tutti i settori dell’economia, l’abbandono delle campagne per una voluta dimenticanza della produzione agricola che si sostituisce alla produzione industriale di energia elettrica (centrali fotovoltaiche); l’infinito patrimonio della chiesa e dello stato, utilizzato poco per il bene comune, la privatizzazione delle nostre spiagge, il poco rispetto e la poca valorizzazione dell’ambiente e delle bellezze paesaggistiche e architettoniche. Potrei continuare…

Concludendo quali sono i tuoi prossimi progetti per il futuro? Tornerà la Salentorkestra?
Un secondo lavoro di registrazioni sul campo e sicuramente il ritorno della Salentorkestra in studio di registrazione.

Dario Muci – Sulu (AnimaMundi/Kurumuny) Libro con cd

Ricercatore ed eccellente polistrumentista, Dario Muci è uno dei grandi talenti della scena musicale salentina, nel suo percorso musicale è stato protagonista di quasi tutte le principali formazioni del riproposta tradizionale e da ultimo è stato uno dei fondatori di quella splendida realtà che è la Salentorkestra. Negli ultimi anni con la pubblicazione di Mandatari, superbo disco a metà strada tra musica tradizionale e jazz, ha dato il via ad una propria esperienza come solista, segno evidente di un cammino di ricerca sempre intenso ed improntato alla riscoperta e alla valorizzazione delle radici musicali della sua terra. A quattro anni di distanza dall’album di esordio, il musicista salentino ha da poco dato alle stampe Sulu, progetto realizzato grazie alla collaborazioni di due importanti realtà del Salento ovvero l’editore Kurumuny e la piccola ma attivissima etichetta AnimaMundi. Questo nuovo lavoro, non è un semplice disco ma piuttosto il risultato di una eccellente ricerca nella tradizione dei cantastorie del Tacco D’Italia. L’esperienza maturata al fianco di alberi di canto come Uccio Aloisi, è diventata per Muci la base di partenza per diventare lui stesso una voce che racconta. Una scelta coraggiosa che nasce dall’esigenza di dare voce al Sud e ai suoi problemi, un Sud diverso da quello di facciata, ma piuttosto quello con "le sue spiagge libere che appartengono ai privati del Sud / le terre abbandonate, le coste deturpate dal cemento / e le facili concessioni con i permessi dello stato". Una presa di posizione forte e senza compromessi, che unisce ricerca musicale ed impegno sociale dando vita ad una raccolta di nove brani, tra tradizionali ed originali, tessuti tra atmosfere acustiche di grande suggestione dove chitarra e voce occupano il centro della scena. Fondamentale in questo senso è tanto l’apporto artistico del Valerio Daniele, che ha avuto un ruolo determinante in fase di arrangiamento dei brani tanto quello dei musicisti che affiancano, Muci ovvero Giovanni de Palma (chitarra), Mauro Semeraro (mandolino), Rocco Nigro (fisarmonica), Marco Bardoscia (contrabbasso), Fiore Benigni (organetto), Emanuele Licci (chitarra classica), Paolo Rocca (clarinetto), Attilio Turrisi (chitarra classica), Marco Tuma (armonica), Stefano Calò (chitarra classica), Angela Corsi (arpa) e Raffaella Aprile (voce). Durante l’ascolto si spazia da eccellenti composizioni originali come Tre Doni, Il Mio Sud e Jundulu di Mare, scritte in collaborazione con il già citato Valerio Daniele, a brani tradizionali come il canto di lavoro Lu Triste Furese, la struggente Canto di Carcere e L’America. Un discorso a parte lo meritano i due pungenti riscritture de La Ballata de li Porci e Soccu Vonnu del cantautore siciliano Pino Veneziano, che evidenziano come le strutture musicali dei cantastorie siano affini in tutto il Meridione d’Italia ma soprattutto aprono uno spaccato sulla condizione di contadini ed operai vittime oggi come ieri di grandi disparità sociali. Il vertice del disco è però la splendida rilettura de La Quistione Meridionale, scritta da Rina Durante e tratta da Ballata Salentina, storico spettacolo del Canzoniere Grecanico Salentino del 1981, che torna a nuova vita in questa intensissima versione, che nel centocinquantesimo dell’Unità d’Italia suona purtroppo ancora attualissima. Ad accompagnare il disco è un libro di quarantacinque pagine con interessantissimi interventi di studiosi, musicisti, scrittori e dei due editori, che contribuiscono in modo determinate a rendere ancor più completo ed interessante questo nuovo lavoro di Dario Muci. Sulu è un disco prezioso che senza dubbio si candida ad essere tra i più rappresentativi della musica di riproposta salentina.

Salvatore Esposito

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