Mauro Carrero – Marelanga (pdb, 2020)

Dedicatosi precocemente alla musica, seguendo le orme del padre musicista prematuramente scomparso, Mauro Carrero ha coltivato con continuità questa sua passione, dapprima militando in diverse formazioni rock come polistrumentista e successivamente dedicandosi al cantautorato, approfondito durante il periodo di studio alla Facoltà di Lettere dell’Università di Torino con particolare riferimento alla canzone dialettale piemontese. Dopo aver debuttato nel 2017 con l’ottimo “Jose e Davide” (Nota Editore/Fondazione Ferrero) liberamente ispirato alla sceneggiatura cinematografica del grande scrittore albese Beppe Fenoglio, a distanza di tre anni lo ritroviamo con “Marelanga”, album nel quale ha raccolto undici brani originali in cui la scelta esistenziale di ritornare alle proprie radici si intreccia alla storia collettiva e ai miti che hanno formato l’identità culturale delle Langhe, quel mare di colline - come le definiva Beppe Fenoglio - situate tra le province di Cuneo ed Asti. Si tratta di una raccolta di canzoni nate in itinere, da vecchi bozzetti lasciati nei cassetti e che, grazie al contributo di Beppe Rosso che ne ha curato gli arrangiamenti, hanno pian piano preso forma e sostanza andando a comporre un lavoro di grande spessore artistico. Finanziato da una campagna di crowdfunding su Produzioni dal Basso, il disco è stato registrato presso La casa di cartone a Neviglie e vede Mauro Carrero (chitarre acustiche ed elettriche, mandolino, bouzouki, banjo, pianoforte, tastiere e percussioni) affiancato da un gruppo di ottimi musicisti come Simone Barbiero (contrabbasso, basso), Valerio Chiovarelli (fisarmonica), Sergio Castelli (armonica cromatica), Daniele Mainardi (flauto), Elisa Rosso e Francesco Bordino (cori). L’ascolto ci consente di cogliere la versatilità stilistica di Carrero in grado di muoversi tra i territori della canzone d’autore e le ballate narrative di trovatori passando per la musette francese e la quadriglia, fino a toccare una inattesa incursione nella samba. A spiccare sono certamente i brani più personali, intessuti tra ricordi e suggestioni del passato, come “L’affine”, “Marelanga” e “Nella foresta degli specchi”, così come pregevoli sono le istantanee dei paesaggi naturali delle Langhe “In cima alla collina”, “L’estate che si avvicina” e “Le domeniche d’estate”, ma il vero vertice del disco va rintracciato nella splendida “La leggenda di Aleramo” una ballata narrativa dall’incedere quasi epico in cui si colgono echi di musica medievale. Il disco, però, non è mai avaro di belle sorprese ed in questo senso meritano una citazione la swingante divagazione nei suoni latin con “Il re del Meret”, ispirata dalle vicende del campione di pallapugno Augusto Manzo” e quel gioiellino che è “Nel cielo di Paris” nella quale la struttura musicale di musette evoca la Belle Époque parigina colta magistralmente nelle opere del pittore Henri Toulouse-Lautrec a cui rimanda il testo. La superba “Medea”, finalista al Premio d’Autore città di Asti, chiude un disco appassionante dal punto di vista lirico e ben strutturato dal punto di vista degli arrangiamenti. 


Salvatore Esposito

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