Suoni: Le Novità

Le novità discografiche segnalate da Blogfoolk...

FELMAY
le novità 

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Raffaele Bruno e Delirio Creativo
“Fragili anime guerriere”

Si chiama “Fragili anime guerriere” il disco d’esordio dell’attore e regista Raffaele Bruno ed esce il 7 maggio per l’etichetta napoletana, Graf. Dopo l’esperienza con il gruppo musicale, Rete co’mar, Raffaele ritorna con un nuovo progetto insieme alla sua compagnia teatrale, Delirio creativo. Compagnia che lavora nelle carceri, nelle comunità di recupero per tossicodipendenti e nei centri per il disagio psichico. Quella del Delirio creativo è “una musica di dolore e speranza assieme. Forse solo a Napoli la puoi suonare così forte”, così ne scrive Stefano Benni, con cui Raffaele Bruno ha collaborato. Grazie alla produzione artistica di Massimo De Vita l’album fonde parti recitate, musica popolare dalle atmosfere sudamericane e influenze balcaniche, con la grande canzone d’autore italiana. La forza del teatro e l’immediatezza della musica, per amplificare le voci di chi la voce non l’ha mai avuta. Barboni, matti e detenuti sono le ombre e i fantasmi che popolano l’universo del Delirio creativo. “Scognamiglio”, la canzone che anticipa l’uscita dell’album racconta di un clochard a cui è rimasto solo il vino. Parole di sangue cantate dal cantautore napoletano Giglio, ospite del brano. Tantissimi le collaborazioni del disco tra cui parte della new wave napoletana: il cantante de La Maschera, Roberto Colella, ‘o Rom, Claudio Gnut, Isole Minori Settime, Gatos do Mar, Fede‘n’Marlen, la cantante della Rete co’mar, Silvia Romano, Maurizio Capone e la storica voce della N.C.C.P., Gianni Lamagna, nel brano dedicato alle quattro giornate di Napoli. Incontri e narrazioni, che si sovrappongono e si rincorrono in un flusso di musica teatrale o di teatro musicale, per un disco che sa da che parte stare e cioè dalla parte degli ultimi. Delirio creativo sono: Raffaele Bruno: autore dei testi e voce narrante; Enzo Colursi: voce e piano; Federica Palo voce recitante; Daniele De Vita: chitarre; Luigi Castiello: contrabasso; Santolo Rea: percussioni; Vincenzo Maddaluno: fiati. Special guest: Marco Salvatore: batteria e percussioni, Giuseppe Maddaluno: clarinetto, Michelangelo Bencivenga: chitarre e Igor Caiazza (zildjian artist): batteria e percussioni
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OGNI GOCCIA: IN DISTRIBUZIONE IL NUOVO 
LAVORO DISCOGRAFICO DEL PROGETTO ADRIA


Il disco della formazione salentina composta da Claudio Prima, Emanuele Coluccia, Rachele Andrioli e Francesco Pellizzari è disponibile in download e in streaming sui principali store digitali e in vendita sul sito adriatik.it. È da pochi giorni in distribuzione nei principali store digitali e in vendita sul sito adriatik.it, Ogni goccia, nuovo progetto discografico degli Adria. La formazione salentina nasce dall’idea di Claudio Prima ed Emanuele Coluccia, già collaboratori in numerosi progetti di indagine sulle musiche cosiddette ‘di confine’ (BandAdriatica, Tukrè, Giovane Orchestra del Salento) e autori della colonna sonora di Versoterra – a chi viene dal mare, progetto teatrale dell’attore, autore e regista Mario Perrotta. Al loro fianco Rachele Andrioli, una delle voci più belle del panorama salentino, e Francesco Pellizzari, batterista di grande talento, già protagonista, con il progetto Bija, di numerosi riconoscimenti nazionali. Il lavoro discografico autoprodotto - che arriva a oltre sei anni di distanza dal precendete Penelope - contiene undici tracce frutto di un nuovo percorso creativo all’interno della tradizione "d'autore" riscritta con piglio moderno da Claudio Prima. Fra i brani, principalmente inediti, anche le dediche a Mia Martini, Chico Buarque (Valsinha), Hermeto Pascoal (Garrote) e un brano tradizionale salentino rivisitato (Quantu me pari beddha te luntanu). “Riscrivere la tradizione con i piedi nell’acqua, a volto scoperto. Farsi scompigliare le idee e restituire forma e lezione al mare, pazienza e distacco, sale e fortuna”, sottolinea Claudio Prima. “Le canzoni di Adria nascono con il piglio curioso di chi non è stanco di mettersi in cammino, con mani attente. Le dita inumidite che indicano la rotta. Sono canzoni che hanno imparato il trucco del marinaio, mescola ardita di riso e pianto. L’organetto si fa bandiera delle tradizioni di tutti i venti, aria spinta a forza, che geme e germina. La voce di Rachele è la voce di tutte le donne del Sud. Col sax a cercare incessantemente un approdo e le percussioni a scandire il passo. Adria è musica nuova, intrigo d’Adriatico, nutrimento dell’attesa”.
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Materiali Sonori
Le novità

CARACAS (Valerio Corsani - Stefano Saletti) - GHOST TRACKS
Secondo lavoro per la band guidata da Valerio Corzani (Mau Mau, Gli Ex, Mazapegul) e Stafano Saletti (Banda Ikona, Cafe Loti, Novalia), che percorre le tracce del primo omonimo album. Una rivisitazione fertile dei suoi brani e qualche inedito. Mettere le voci su brani che erano usciti praticamente strumentali; affidare ogni brano ad un cantante diverso (l’idea iniziale era quella di affidare tutto al flow di rapper italiani, poi il gioco gli ha preso la mano e il parterre stilistico si è allargato parecchio…) per far sì che i brani prendessero un’altra veste, un altro profilo, un altro mood, insieme affine e diverso. Per questo “ghost tracks”… perché è come se questi brani con le voci addosso, aleggiassero già nelle pieghe più nascoste del primo album e ora si fossero rese esplicite per dare a quei brani una seconda giovinezza e perfino una nuova verginità espositiva. Un disco “pop” raffinato e piacevole, in cui il "tempo in levare" fa ancora la parte del leone... Le voci sono di MISTILLA. SABA ANGLANA. MOMO SAID. BADARA SECK. DANIELE SANZONE. LUCA MORINO. CANIO LO GUERCIO.
FIDO GUIDO. EUGENIO SALETTI. TRITHA SINHA. NANDO CITARELLA.

JUANA MOLINA - Halo
“Halo" è il settimo album della cantante argentina Juana Molina e continua il percorso sperimentale che ha cominciato anni fa. Segna un uleriore evoluzione della sua voce inconfondibile. Spinge ancora una volta la sua sconcertante, ipnotica musica e la sua più sconvolgente vocalità. Appartiene a una categoria rara: quella dei musicisti liberi, come Björk o Robert Wyatt. Juana è semplicemente libera e questo disco è un capolavoro. file under: pop / world music 

KASAI ALLSTARS, Around Felicité 
Musica dalla colonna sonora (e dintorni) del film “Félicité” diretto da Alain Gomis. Include un “bonus CD” con dieci remixes realizzati da Clap!Clap!, Daedelus, Africaine 808 e altri…

LETIZIA FUOCHI, Inchiostro 
Letizia Fuochi, dopo otto anni da interprete e autrice di teatro canzone, torna con un lavoro discografico di inediti pubblicato da Materiali Sonori. Inchiostro si presenta come uno sguardo nuovo, più consapevole, autoironico, appassionato, autobiografico: ogni canzone è una storia vissuta intensamente in un costante confronto con la realtà. Al suo fianco il chitarrista Francesco Frank Cusumano (Martinicca Boison, Hugolini, ecc.), con cui Letizia collabora dal 2011, autore degli arrangiamenti del progetto.
Prossime uscite 

MAURIZIO GERI, Perle d’Appennino 
ARTE’. Artè . CD Visage Music 
YASUALI SHIMIZU, Music For Commercial     
ZAZOU/BIKAYE/CY1, Noir et Blanc 
AKSAK MABOUL, Un Peu De L’Ame Des Bantis 
FAUNA TWIN, The Hydra EP 
KASAI ALLSTARS, Beware The Fetish  
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SEYIR TRIO
from the Lâmekân Ensemble
Instrumental Ottoman Music
First Album release Muziekpublique (Brussels), December 15th 2017

Driven by a common passion for Turkish Ottoman music, Tristan Driessens, Ruben Tenenbaum and Simon Leleux had a rigorous musical training allowing them to travel through the East Mediterranean to meet their masters and fellow musicians. When Seyir Trio was created in 2016, it was originally designed to be a reduced formation of the Lâmekân Ensemble. However the trio’s identity was soon revealed thanks to the strong human and musical affinities these musicians share when performing together. Every instrument – violin, oud and doholla (bass darbuka) – is played with solistic flair, enhancing both rhythm and melody. Seyir Trio reveals a rather remarkable story: three restless companions who found their way through the labyrinths of a foreign musical idiom. In this album, they welcome  Tcha Limberger's delicate violin and double bass. 
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SECONDO CASADEI - ‘MI CHIAMO SECONDO’
(Universal Music - Casadei Sonora)
Un cd doppio con le registrazioni originali rimasterizzate per celebrare la musica senza tempo di Secondo Casadei.
Dal musicista di ‘Romagna Mia’ un viaggio nei classici della prima ‘world music’ italiana.

Hanno segnato le trasformazioni sociali dell’Italia, le canzoni di Secondo Casadei. Hanno accompagnato la transizione dalla cultura contadina all’urbanizzazione, mantenendo sempre un sentire poetico che ha fatto delle aie romagnole un riferimento internazionale per la musica popolare. Una lunga storia, ricca di successi planetari, basta ricordare, naturalmente il classico senza tempo di ‘Romagna Mia’ e poi tanti altri , che inizia negli anni ‘30 e che adesso, per la prima volta, viene finalmente raccontata in maniera esaustiva dalla raccolta doppia ‘Mi chiamo Secondo’, dedicata alle canzoni di Secondo Casadei, tutte nella loro edizione originale, registrazioni rare degli anni ’50 per l’etichetta La Voce del Padrone che, grazie a lungo lavoro di remasterizzazione che ne ha rispettato profondamente lo spirito originale, sono adesso disponibili per una emozionante esperienza di ascolto. Grazie agli archivi di Casadei Sonora, che di Secondo, con li lavoro della figlia Riccarda, conserva il vastissimo patrimonio artistico, sono state rese finalmente disponibili ballate che hanno fatto sognare, divertire, innamorare, diverse generazioni, con il primo esempio di via italiana alla world music. Il liscio di Secondo, infatti, à il frutto di una miscela, che, sulla tradizione romagnola innesta la cultura sonora mitteleuropea della polka e del valzer. Il risultato è un suono unico, mai ascoltato sino a quel momento, capace di dare una veste internazionale a una realtà fortemente locale, dai decisi tratti identitari, come quella della campagna romagnola. Questo cd arriva in un momento di forte ritorno di interesse per il liscio, considerato finalmente suono capace di esprimere non solo grandi virtuosi degli strumenti, ma anche partiture dove la ricerca e il gusto popolare si intrecciano. Basti ricordare la collaborazione tra alcuni straordinari musicisti della tradizione romagnola con l’Orchestra Cherubini e con il 100Cellos di Giovanni Sollima. ‘Mi chiamo Secondo’ nasce, dice Giuliano Paco Ciabatta, direttore creativo di Casadei Sonora, dal recupero delle incisioni originali di Secondo Casadei su nastro analogico. Attraverso la digitalizzazione e il restauro audio, abbiamo lavorato con l’obiettivo di restituire il suono fedele ottenuto dalla formazione musicale che a metà degli anni ’50 Secondo Casadei aveva scelto per dare vita alle sue composizioni e per portare la sua musica nelle feste di paese e nelle balere di allora…Alla fine del primo cd abbiamo incluso una traccia con una raccolta di brevi frammenti audio durante le prove in sala di incisione”. “Il suo amore per la musica, per il popolo e per la sua terra ha lasciato un segno indelebile, dopo tanti anni la gente continua ad amarlo, e quando si balla è come se lui fosse lì presente, perché nella sua musica c’è la sua anima, il suo entusiasmo e la sua allegria” Riccarda Casadei
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Tosca: "Appunti Musicali dal Mondo" è il nuovo album dal vivo, con grandi ospiti
In uscita il 24 Novembre in tutti i negozi di dischi e store digitali

CANZONI E PAROLE DAL MONDO CON LA PARTECIPAZIONE DI GRANDI MUSICISTI, AMICI E COLLEGHI CHE L’HANNO ACCOMPAGNATA NEL SUO INTENSO VIAGGIO MUSICALE

Un vaso di Pandora, una sorta di giro del mondo intorno alla musica e alle parole che si arricchisce di canzoni nuove, scoperte o ritrovate. Per Tosca Appunti Musicali dal Mondo è un progetto che mette il punto e ripercorre le tappe più significative del suo cammino artistico tra sperimentazioni, ricerca e nuovi arrangiamenti. Un lungo viaggio dalle molte coordinate, esperienze anche lontane, partito quattro anni fa con Il suono della voce, brano scritto da Ivano Fossati che dà il titolo all’omonimo album, e che di anno in anno ha continuato ad arricchirsi lungo i territori del teatro-canzone, toccando sponde linguistiche tra le più distanti. Come in occasione di questo live registrato lo scorso 6 gennaio all’Auditorium Parco della Musica di Roma e che per la prima volta ha riunito alcuni grandi artisti che hanno incrociato la sua vita musicale. Tra intrecci sonori, abbracci linguistici, lontananze e assonanze, si alternano: il regista della musica Nicola Piovani che l’ha iniziata alla riscoperta delle radici musicali romane; il grande musicista e cultore musicale Gegè Telesforo, che ha conosciuto ai tempi del suo esordio televisivo a Doc condividendo insieme le tappe più importanti della sua gavetta nella banda di Renzo Arbore; Gabriele Mirabassi, con il quale ha in comune l’amore per la musica brasiliana; Joe Barbieri, da Tosca definito il suo corrispettivo  al maschile, autore di alcune delle sue canzoni più significative; Danilo Rea fuoriclasse che con le sue note al pianoforte dipinge ogni canzone; ed infine, l’amico e collaboratore di sempre, Germano Mazzocchetti, sua anima della musica teatrale. Un disco che cattura l’idea e l’essenza del viaggio per Tosca, cantante, artista eclettica e ricercatrice musicale, da sempre affascinata dalle musiche tradizionali di tutto mondo. Pezzi rari e melodie introvabili, contaminazioni con altre culture intrecciate alle nostre radici, in un live che per l’occasione abbraccia grandi classici della tradizione italiana e canzoni dal suo repertorio. Sono confini e sconfini del suono della voce, come recita il sottotitolo del concerto, un crogiuolo di melodie e parole, poetico e vibrante, quasi un “racconto in musica” che, anche grazie al sapiente utilizzo di lingue molto lontane fra loro, passa tra le suggestioni del fado portoghese, della morna, i canti augurali dei matrimoni Yiddish, una canzone libanese e una ballata zingara fino ad approdare alle sponde italiane della musica d’autore e popolare, con uno straordinario omaggio alla canzone romana che da tempo Tosca valorizza oltre i confini laziali. Un cammino che dura lo spazio di un disco e che a breve, il 4 gennaio 2018, ripartirà dal palcoscenico dell’Auditorium di Roma con una prospettiva sulla musica napoletana in un nuovo imperdibile concerto con ospiti speciali dal titolo Sto core mio- Notturno napoletano per Roberto Murolo, realizzato con il patrocinio morale della Fondazione Murolo e con il sostegno e la consulenza prestata di Nando Coppeto e Renzo Arbore per la scelta di buona parte del repertorio. La mia non è una ricerca filologica, ma una ricerca per affinità artistica dove posso affondare anche le mie radici. È un’avventura nelle molte anime della canzone. Ho scelto brani tra i viaggi che abitualmente faccio due o tre volte all’anno e quelli virtuali che ho compiuto in quasi venti anni di teatro e canzone. Mi sono fatta guidare dall’istinto, dalla bellezza delle canzoni che trovavo e che portavo via con me. Tutto questo materiale andrà poi in giro all’estero, dove incontrerò nuovi artisti residenti a Lisbona, Parigi, Rio, San Paolo, e diventerà un documentario per Rai Cinema. Attenta, appassionata e rigorosa, capace di trovare il giusto equilibrio tra audacia e misura, intensità interpretativa e genuina teatralità, nel tempo Tosca ha dimostrato di essere sempre meno prevedibile e in costante evoluzione. Nella sua carriera vissuta tra concerti, teatro e collaborazioni illustri tra cui Ron, Dalla, Buarque, Zero, Morricone, l’artista è rimasta sempre fedele a se stessa; ha forgiato canzoni, lavorando sulla ricerca e sulle emozioni, cercando di trasmettere quel qualcosa in più che solo la musica sa dare. Dalle esperienze più disparate è riuscita a trarre stimoli sempre nuovi, restando indiscutibilmente una delle personalità più prismatiche della canzone d’autore italiana, capace di dare vita a differenti “vite artistiche”. Ultima in ordine di tempo, quella di Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini, innovativo laboratorio di alta formazione del teatro, della canzone e del multimediale e hub culturale della Regione Lazio con grandi ospiti del panorama artistico italiano come Carmen Consoli, Niccolò Fabi, Fabrizio Gifuni, Max Gazzè, Daniele Silvestri. Una culla di giovani artisti che si è trasformato in una miracolosa factory, un luogo di appartenenza che forse può salvare i ragazzi da tante trappole mediatiche, dove tutti possono innamorarsi dell’arte credendoci fino in fondo e trovando opportunità di lavoro.
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Bobo Rondelli annuncia il nuovo album "Anime storte" in uscita a Ottobre 2017
A due anni di distanza dal celebrato "Come i Carnevali", seguito dal tributo a Piero Ciampi uscito lo scorso anno, il cantautore livornese Bobo Rondelli annuncia l'uscita del nuovo album in studio chiamato "Anime Storte", previsto per ottobre 2017 sulla label The Cage con distribuzione Sony Music. Rondelli continua a vivere la sua seconda giovinezza artistica e per comporre questo disco si fa ispirare dalla figura delle persone semplici dei giorni nostri, virtualmente ingolfati di amicizie social, ma realmente sempre più soli e alienati. Sarà proprio il singolo "Soli", nelle radio a settembre, ad anticipare l'intero lavoro, seguito da un bellissimo video di Tommy Antonini. La produzione e gli arrangiamenti sono affidati alle sapienti mani di Andrea Appino (Zen Circus), nel disco anche la partecipazione di Bocephus King e Francesco Pellegrini (Zen Circus). Bobo Rondelli sarà live da fine novembre con il nuovo tour curato da Locusta, questa la band che lo accompagnerà dal vivo: Fabio Marchiori, Simone Padovani, Stive Lunardi, Valerio Fantozzi e Matteo Pastorelli. Tutti gli aggiornamenti sul sito ufficiale (boborondelli.de/) e sul facebook ufficiale (www.facebook.com/BoboRondelliDE)
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LE ORME
ESCE VENERDI’ 8 APRILE IL NUOVO ALBUM
“ClassicOrme”
Disponibile in pre-order sul sito www.leorme-officialfanclub.com

Dal 31 marzo il singolo inedito “SULLE ALI DI UN SOGNO”

Esce l’8 aprile il nuovo album de Le Orme dal titolo ClassicOrme, una rivisitazione in chiave classica di alcune delle loro più famose canzoni: Gioco di bimba, Una dolcezza nuova, La porta chiusa, Storia o Leggenda e altre ancora. Il disco contiene anche tre inediti, tra cui il singolo che anticipa l’uscita dell’album: Sulle Ali di un Sogno. La parte cantata è stata affidata alle splendide voci del tenore finlandese Eero Lasorla e della soprano italiana Marta Centurioni, grazie a una collaborazione con il Conservatorio S. Cecilia di Roma.  La parte strumentale è abilmente eseguita, insieme a Michi Dei Rossi, batteria, da un quintetto di archi,  due violini, viola, violoncello e contrabbasso, ed un pianista classico. Anche il famoso violinista brasiliano Marcus Viana ha prestato le sue magiche note in un pezzo dell’album: Preludio. Un disco in cui la musica classica - la parte iniziale e quella finale del disco, sono ispirate rispettivamente alla Ciaccona di J.S. Bach e al Va’ Pensiero di G. Verdi - si mescola alla melodia italiana e al rock sinfonico di uno dei più longevi gruppi del panorama italiano ed internazionale. ClassicOrme (LoveMusic/Self), esce in vari formati ed è disponibile in pre-order sul sito ufficiale (www.leorme-officialfanclub.com) e su quello del distributore Self (www.selfdistribuzione.it).

www.leorme-officialfanclub.com
www.facebook.com/leorme
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LUCA GEMMA
OGGI ESCE IL NUOVO ALBUM “LA FELICITÀ DI TUTTI”

A due anni di distanza dal suo ultimo lavoro in studio, il cantautore LUCA GEMMA torna con un nuovo album dal titolo “LA FELICITÀ DI TUTTI” (Adesiva discografica/Self). Da oggi, venerdì 29 settembre, il disco è disponibile nei negozi tradizionali, in digital download e su tutte le piattaforme streaming. È inoltre acquistabile l’edizione speciale in vinile blu, che comprende anche il CD e il poster autografato, al seguente link: www.self.it/ita/details.php?nb=8033959480403&tc=c. Prodotto e arrangiato da Paolo Iafelice e dallo stesso Luca Gemma, “LA FELICITÀ DI TUTTI” è un album che contiene 10 brani, 9 inediti scritti interamente dal cantautore più una versione originale di “Cajuina”, celebre brano dell’artista Caetano Veloso, rivisitata con un testo in lingua italiana di Luca Gemma e la voce di Ricardo Fischmann, cantante brasiliano dei Selton. Fra gli ospiti del disco anche Lele Battista al pianoforte e ai sintetizzatori. L’album di Luca Gemma si caratterizza per una sonorità che rivela un naturale mix di generi fra canzone d’autore, folk, rock, soul e R&B. Attraverso la sua voce, l’artista intona un inno alla vita e invoca il suo desiderio di vivere in un mondo migliore, da qui la copertina dell’album, ispirata a “Exile on Main St.” dei Rolling Stones del 1972, realizzata con un collage di foto che rappresentano un puzzle di tutti coloro che desiderano essere felici: fragole, fiori, cani, bambini, donne alate, illuminati, acrobati, signore di ogni età. Questa la tracklist dell’album: “La felicità di tutti”, “Un bacio in più”, “Cajuìna (esistere)”, “Always”, “Tra qualche miliardo di stagioni”, “Accade”, “Prima di parlare”, “Fragole e cielo”, “Finalmente nuoti”, “Futuro semplice”. «“La felicità di tutti” è un disco “old school”: molto ritmico, tutto suonato, con basso e batteria in evidenza, percussioni, trame di chitarre r&b e folk, fiati in sezione e sax solisti alla Maceo Parker, pianoforti elettrici e sintetizzatori vintage – spiega Luca Gemma, in merito al disco - Ha un titolo hippy. Forse perché lo slogan “Peace & Love” ha 50 anni e io anche. La felicità di tutti è un desiderio, un’utopia, un’ambizione, un’idea fricchettona. Significa saper guardare il mondo con gli occhi degli altri, mettersi nei panni degli altri e uscire dall’egoismo, dal tutti contro tutti quotidiano, dalla cattiveria che gira intorno. Vuol dire parlare di meno e ascoltare meglio. Essere gentili e considerarsi umani. Non lasciare cadaveri, metaforici e non, dietro di sé, nel lavoro e nella vita. Deporre l’ascia di guerra quotidiana: i bianchi contro tutti gli altri colori, i ricchi contro i poveri, i poveri contro i più poveri, i fedeli contro gli infedeli, gli uomini contro le donne, i grandi contro i bambini. E tutti contro la natura, gli animali e il pianeta, ridotto a una stupenda discarica». Luca Gemma è un cantautore e musicista nato a Ivrea (TO) di origini romane. Nel 1990 ha fondato, insieme a Pacifico, i Rossomaltese, nota band folk rock della scena indipendente, con cui ha pubblicato 2 album, “Santantonio” e “Mosche Libere”, con 350 concerti in Italia e Francia. L’artista è autore di brani per altri cantanti, sia pop che indipendenti (Fiorella Mannoia, Malika Ayane, Bobo Rondelli, Patrizia Laquidara, Cesare Malfatti, Marian Trapassi, Paola Donzella), per la tv (Fabio Volo per La7 e Mtv, Edmondo Berselli per Rai2), per la radio (Istituto Barlumen per Radio3Rai e Radio 24), per il cinema (Roberta Torre, Sud Side Stori) e per il teatro.  Negli anni ha collaborato come autore e cantante a diversi progetti: canzoni per bambini (Felici e Cantanti, Barlumen, Fabbri Editori con Ludovico Einaudi, Frankie Hi Nnrg Mc e molti altri), teatro canzone (Songs for Drella, Aldo Nove, 2013), canzoni, musica concreta e reading (Expedition con Steve Piccolo dei newyorkesi Lounge Lizards e Gak Sato, 2004, un disco e un lungo tour), la Musica dei Cieli (il Libro degli Angeli, 2009) e 2 album di canzoni tratte dalla trasmissione radiofonica di Barlumen per Radio3Rai, La Fabbrica di Polli, 2009. Dal 2004 al 2012 ha pubblicato 4 album: “Saluti da Venus” (2004), “Tecniche di Illuminazione” (2007), “Folkadelic” (2010) e “Supernaturale” (2012). Nel 2015 ha pubblicato “Blue Songs”, primo album in inglese che lo ha portato in tour in Australia, Italia e Francia con alcune date in Inghilterra e Lussemburgo, anche come opening act per Blonde Redhead, Archive, Paolo Nutini, Donavon Frankenreiter e Musica Nuda. Nel settembre del 2017 esce in Vinile e Cd il suo sesto lavoro in studio “La Felicità di Tutti”.

www.lucagemma.it
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www.twitter.com/lucagemma
www.youtube.com/user/lucagemma
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LA MASCHERA - PARCO SOFIA
(Full Heads / Distr. Audioglobe)

A tre anni di distanza da ’O Vicolo ‘e l’Allerìa, oltre 100 concerti in giro per la Campania e per tutta Italia, il sold-out quasi immediato del Teatro Bellini e piazze piene in ogni occasione, La Maschera esce con un nuovo disco in cui convivono anime diverse tra loro, così come diverse sono le direzioni musicali che caratterizzano gli 11 brani di ParcoSofia, che partono da Napoli e arrivano fino in Africa anche grazie al fortunato incontro artistico col musicista senegalese Laye Ba. Nel disco tra gli altri, alcuni compagni di viaggio e ospiti speciali: Claudio “Gnut” Domestico, che ha curato anche la produzione artistica di ParcoSofia, Daniele Sepe ai fiati e a tanto altro, Michele Maione alle percussioni, Arcangelo Michele Caso al violoncello, Michele Signore agli archi, ai plettri e ai missaggi, Dario Sansone, Martina De Falco e Alessio Sollo ai cori. ParcoSofia è stato anticipato dal singolo Dimane comm’ ajere: https://www.youtube.com/watch?v=yGA1-xNn7jU
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TARTAGLIA ANEURO
“OLTRE
”
In uscita il 15 dicembre 2017 il nuovo disco prodotto da iCompany
Dall’11 dicembre in radio il singolo omonimo

Uscirà venerdì 15 dicembre il secondo disco dei visionari TARTAGLIA ANEURO, prodotto da iCompany con il sostegno del progetto “Sillumina - Copia privata per i giovani, per la cultura - Bando Nuove Opere” promosso da SIAE e Mibact. L’album sarà anticipato dal singolo omonimo, in rotazione radiofonica da lunedì 11 dicembre. Il brano è accompagnato da un videoclip diretto da Francesco Rocco e uscito in anteprima sul sito del quotidiano La Repubblica. Link: https://youtu.be/1TQNG1onYh0. L’intero disco, contenente 11 brani nei quali spiccano le collaborazioni con Daniele Sepe, O’ Zulù e Ciccio Merolla, sarà presentato dal vivo al Lanificio 25 di Napoli (p.zza Enrico de Nicola, 46) il 21 dicembre. Il titolo “Oltre”, vuole rimandare ai punti cardinali di una bussola che guarda verso l'oltre, verso quello che si nasconde dietro la monotonia della quotidianità, dietro la finzione dei media, dietro le insicurezze indotte. Quell’"Oltre" che sta vicino alla verità, troppo spesso sotterrata dalla superficialità che fa da padrona nella nostra civiltà. Un disco che si propone attraverso sonorità etniche, ritmi moderni, parole taglienti, ironia, melodie e sorrisi, di portare l'ascoltatore a contatto diretto con la sua voce interiore per ritrovare la sua magia naturale che non può che essere "Oltre" la superficie. Tracklist:
”Oltre”, “O’ Lion”, “Zucasang feat. Daniele Sepe”, “Leggi Armate feat. O’ Zulù”, “Fratm”, “Crateri”, “La Fenice”, “Respira cummè”, “Intro della Sibilla”, “A voce de Stregoni”, “Vero”. Napoletano, o meglio, flegreo d'origine, ma poliglotta nell'anima, il progetto Tartaglia Aneuro nasce nel 2012 dall'incontenibile bisogno espressivo di Andrea Tartaglia che riunisce attorno a sé il chitarrista e compositore Paolo Cotrone, il bassista Mattia Cusano, il percussionista Salvio La Rocca, e dopo una lunga gavetta in formazione “unplugged”, si aggiunge in pianta stabile il batterista Federico Palomba, con cui inizia il lavoro di arrangiamento e rifinitura del materiale cantautorale di Tartaglia.  Andrea Tartaglia ha già all’attivo una nomination al Premio Tenco per il pezzo Le Range Fellon. “Oltre” è il secondo disco della band che segue “Per Errore”, album d’esordio del progetto Tartaglia Aneuro.

https://www.facebook.com/tartagliAneuro/
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CHRIS HILLMAN
"Bidin' My Time"

Chris Hillman, membro fondatore di Byrds, Flying Burrito Brothers, Manassas e Desert Rose Band, è ampiamente riconosciuto come una figura fondamentale del country rock e della musica popolare americana. “Bidin’ My Time” rappresenta il primo album in studio di Hillman da oltre un decennio ed è stato prodotto da Tom Petty nel suo studio nella California del Sud. I protagonisti e gli ospiti della registrazione sono: i co-fondatori dei Byrds David Crosby e Roger McGuinn; i membri della Desert Rose Band, Pedersen, John Jorgenson e Jay Dee Maness; Tom Petty e altri membri degli Heartbreakers come Mike Campbell, Steve Ferrone e Benmont Tench; Mark Fain, Josh Jové e Gabe Witcher. L'album si apre con una nuova registrazione del brano di Pete Seeger e del poeta Idel Davies “The Bells of Rhymney”, che i Byrds avevano registrato per il loro debutto, “Mr. Tambourine Man”. Un altro ricordo dei Byrds, “Here She Comes Again” è stato co-scritto da Hillman e McGuinn e finora è stato registrato solo su un album dal vivo in Australia. “She Does not Care About Time” è stata scritta dal Byrds co-fondatore Gene Clark, morto nel 1991, e Hillman ha deciso di recuperare questa canzone che forse non ha mai ottenuto l'attenzione che merita. L'album comprende anche riletture di “Walk Right Back” di Everly Brothers, di “Wildflowers” di Tom Petty e di “When I Get a Little Money” scritto da un amico di famiglia, Nathan Barrow. Gli originali di Hillman confermano che rimane un cantautore ispirato. Questo album ci regala l’immagine di un veterano della musica in splendida forma, che fa musica con i suoi vecchi amici per il puro piacere di farla.

www.egeamusic.com
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BUFORD POPE
Blue-Eyed Boy

Esce oggi, venerdì 29 Settembre, “Blue-Eyed Boy”, nuovo album del cantautore svedese Buford Pope. Con i suoi sei ultimi album lo svedese Buford Pope nel corso degli anni ha spaziato dal genere “Americana” al country-folk, e ancora al rock’n’roll più grezzo. Il settimo disco - “Blue Eyed Boy” - è quello che suona più spontaneo e onesto. Con quest’ultimo lavoro, Buford Pope afferma di essere ancora “un ragazzo dagli occhi blu” capace di guardare il mondo con innocenza, nonostante i suoi 46 anni e le tante esperienze vissute. In tutto il disco è presente questo senso di purezza e spontaneità: si tratta infatti di un album semplice e senza tanti grilli per la testa, niente è calcolato o pomposo. Al contrario, le parole e la musica di Buford Pope dimostrano una grande apertura nei confronti dell’uomo e della sua condizione. Tutte le canzoni dell’album nascono da esperienze personali dell’autore e da incontri particolarmente importanti che hanno lasciato un segno nella sua vita e dovevano quindi essere raccontati. Il cantautore ha impiegato una cura maniacale dei dettagli in tutte le fasi di progettazione del disco: dall’uso di microfoni vintage, alla scelta dello studio di registrazione e alle numerosi collaborazioni con altri musicisti sia svedesi che inglesi. Tutto è avvenuto in una volta sola, senza interruzioni, senza cambiamenti dell’ultimo minuto. E’ andata esattamente come doveva andare. Ed è forse questo uno dei tratti distintivi dell’intera produzione e del suono di “Blue-Eyed Boy”: un disco veloce nella realizzazione ma lento da digerire.
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BLACK SHOP: ESORDIO DISCOGRAFICO PER LA CANTANTE SALENTINA LETIZIA ONORATI
Il disco, arrangiato dal pianista e compositore Paolo di Sabatino, sarà presentato ufficialmente sabato 1 ottobre al Teatro Paisiello di Lecce
Sabato 1 ottobre esce in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali, Black Shop disco d’esordio della giovane cantante leccese Letizia Onorati. Prodotto dall’etichetta Dodicilune nella collana editoriale Koinè, il disco sarà presentato ufficialmente nel giorno dell’uscita (ore 21 – ingresso libero) al Teatro Paisiello di Lecce. Black Shop contiene tredici brani firmati tra gli altri da Duke Ellington, Chick Corea, Miles Davis, Thelonious Monk riproposti dal trio che coinvolge con la cantante anche il pianista Paolo di Sabatino (che ha curato gli arrangiamenti) e la violoncellista Giovanna Famulari. Il tour di presentazione del disco toccherà anche Bari (17 novembre - Kabuki) e Roma (25 novembre - Circolo dell’Antico Tiro a Volo). Il cd è un viaggio sonoro che cronologicamente si svolge tra Softly as in a Morning Sunrise, un tema d’operetta datato 1928, e Black Shop, una canzone che Di Sabatino scrisse nel 2009 per Mario Biondi. «Nel mezzo una manciata di gemme, alcune pescate dal mare di Tin Pan Alley, altre dal golfo del jazz, tutte arrangiate nell’intima dimensione del duo o nella foggia cameristica del trio con violoncello», precisa nell’introduzione al disco il musicologo Luca Bragalini. «Preziosissime le ballad. These Foolish Things (che il jazz ha davvero iniziato ad amare quando Billie Holiday se ne prese cura nel 1936) è omaggiata da una lettura straordinaria così come la performance di Spring Can Really Hang You Up the Most, in cui Letizia Onorati scava con maturità un testo di grande fragilità, che è davvero toccante. Non meno riusciti i brani trascinanti come Joy Spring, in cui le note dello scat son scelte con gusto, Four, virato a samba, o Sweet and Lovely, la vecchia song del 1931, irriverentemente rovesciata in un avvincente gospel; in quest’ultimo titolo l’improvvisazione vocale si appoggia al passaggio al IV di battuta 5 dall’andamento blues per citare il classico Now’s the Time. Di interesse il quadruplo tributo al Duca con una Prelude to a Kiss in 6/8, una It Don’t Mean a Thing carica di groove, una Sophisticated Lady da cui svetta un ispirato solo di piano (misto di forza ritmica e attenta ricerca melodica) ed un inchino ad In a Sentimental Mood che è uno dei momenti più alti di questo disco», prosegue Bragalini. «Qui un severo arpeggio del violoncello ancorato alla scala minore naturale è lo scarno accompagnamento della prima esposizione del tema affidata alla voce; quando il pianoforte fa il suo ingresso nella seconda A il violoncello diventa improvvisamente lirico e cantabile: l’inclemente trenodia cangia in un romantico slow. L’interpretazione vocale è senza sforzo; la Coda, che spegne con delicatezza il capolavoro che Ellington scrisse nel 1935, è assolutamente commovente». Letizia Onorati è una cantante leccese, classe 1992. La sua passione per la musica inizia sin da piccola e all’età di otto anni comincia a studiare canto con l’insegnante Elisabetta Guido. Ha studiato negli anni con importanti esponenti del panorama jazz nazionale e internazionale come Paolo Di Sabatino, Rachel Gould, Mark Sherman, Jerry Bergonzi, Francesco Petreni, Maria Laura Bigliazzi, Mauro Campobasso, Fabrizia Barresi, Bob Stoloff che la sceglie per una borsa di studio e Roberta Gamberini. È stata solista del coro gospel “A. M. Family” e ha partecipato al progetto “Le sacrè en musique” ideato da Elisabetta Guido e dalla manager internazionale della danza Sofia Capestro. Ha collaborato con le cantanti TiaArchitto e Barbara Errico (Italian Jazz Awards 2011) e con il pianista SergioCorbini (docente di piano - Siena Jazz). Attualmente partecipa a progetti con diverse formazioni. Da maggio 2015 avvia un percorso di perfezionamento con la “lady” del jazz Tiziana Ghiglioni. Giovanna Famulari è un’artista triestina, romana di adozione, violoncellista, diplomata presso il conservatorio di Trieste, pianista, cantante e attrice. Nelle sue più recenti esperienze teatrali e cinematografiche ha collaborato con Alessandro Haber, Rocco Papaleo, Maddalena Crippa, Peter Stein, Massimo Venturiello ed altri. Intensa e ricca la sua attività musicale, infatti collabora stabilmente con Ron e Tosca (anche in veste di produttrice e arrangiatrice); ha inciso con Sony Classical “Verdi’s mood” di Cinzia Tedesco. Ha collaborato con Lenny White, Solomon Burke, Luca Barbarossa, Mimmo Locasciulli, Mogol e ha partecipato all’ultimo progetto discografico di Gegè Telesforo “FunSlowRide”. Ha suonato con Danilo Rea, Antonello Salis, Gabriele Choen, Gabriele Mirabassi, Stefano Sabatini, Pietro Iodice e molti altri. Vanta numerose partecipazioni a trasmissioni radiofoniche e televisive per la Rai con cui continua il sodalizio dal 1990. E’ stata protagonista di tournée in Europa ma anche in Argentina, Israele, Palestina, Tunisia, Algeria ecc. Vincitrice del premio “Pavoncella d’oro 2016 alla creatività femminile” per la versatilità dei linguaggi. Paolo Di Sabatino, pianista, compositore e arrangiatore. Nato a Teramo nel 1970, inizia giovanissimo lo studio del pianoforte sotto la guida del padre e si diploma nel 1990 col massimo dei voti, la lode e la menzione speciale, presso il Conservatorio di Bari. Nel 1994, nello stesso Conservatorio, consegue il diploma di Musica Jazz. Dedicatosi esclusivamente al jazz si esibisce con varie formazioni a proprio nome dal “piano solo” all’ottetto. Ha partecipato a numerose trasmissioni radio-televisive (Radio Rai 1,2,3, Radio Capital, Rai News 24, Tg2, Domenica In, La7) e suonato in importanti clubs e festivals, tra i quali ricordiamo: Fano, Pescara, Pomigliano, Urbino, Festival pianistico del Gargano, Lignano, Foggia, Bergamo, Villa Celimontana, Cagliari, Veneto Jazz, Aosta, Ruvo di Puglia, Ai Confini tra Sardegna e Jazz; Lugo Jazz Festival, Salamanca Jazz Festival, Jazz Atlantico (Auditorio de Tenerife) (Spagna); Berlino, Amburgo, Oslo, Goteborg;  Tokyo, Osaka, Shizuoka (Giappone); Novo Mesto, Losanna, Minsk; Mosca, Kursk, Krasnodar, Arkhangelsk, Ekaterinburg, Nizhny Tagil, Nizhniy Novgorod, San Pietroburgo, Kovrov (Russia); Perelik (Bulgaria), Santiago, Chicureo e San Bernardo (Cile), Cordoba e Buenos Aires (Argentina).

dal 22 ottobre "3,3 periodico" nuovo disco del progetto Esedra
“3,3 periodico” è il titolo del nuovo disco del progetto Esedra, prodotto dall’etichetta Dodicilune nella collana editoriale Fonosfere, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store digitali. Il disco contiene otto brani, che si muovono tra funky, fusion, progressive, jazz, improvvisazione e sperimentazione, composti ed eseguiti da Ezio Epaminonda (basso elettrico), Giovanni Giuffrida (chitarra elettrica) e Marco Maria Pennisi (batteria). Il progetto Esedra nasce nel 2005 dall'esperienza decennale di diversi progetti musicali e da subito propone nuove atmosfere mescolando generi e sonorità articolate. Nel corso degli anni il trio siciliano si è esibito in giro per l’Italia dividendo il palco con artisti come Kunsertu, James Taylor Quartet, Mike Stern Band, Victor Wooten Band, Trilok Gurtu Band, Gong, Soft Machine Legacy, Nathalie Philippe Petrucciani Ré, HBC Henderson Berlin Chambers. Nel 2011, dopo uno studio accurato, nasce “Le Macchine di Leonardo”, uno spettacolo che omaggia il genio di Leonardo Da Vinci, con una scenografia costruita con meccanismi dell'inventore. Nel 2012 gli Esedra conquistano l’European Jazz Contest di Capurso e aprono il concerto di Scott Henderson, Jeff Berlin e Dennis Chambers all'Auditorium “Le Ciminiere” di Catania. “3,3 periodico” è il frutto del lavoro degli ultimi anni. “Studi, ricerche, calcoli, teorie, invenzioni, tutto per avere la sol uzione a qualsiasi problema, tutto per la comprensione e il controllo, senza renderci conto che la risposta è proprio lì, a portata di mano, sotto il nostro naso, camuffata di ordinario, di naturalezza. Non c’è bisogno di grandi conoscenze, basta la semplice altruistica pura volontà di farlo. Sovente dimentichiamo che come in alto è in basso, come dentro è fuori, come in piccolo è in grande. Ed ancora più incauti scordiamo che tra forze opposte, una positiva e una negativa, ce n'è sempre una neutralizzante. E guardando in profondità ... 3,333333333333”, spiegano i tre musicisti. “Nell’universo avvengono eventi a prima vista impossibili oltre l’immaginazione umana. Il desiderio è la chiave di azione dei portali spazio temporali che, in un periodo di 12 lune, ci ha reso viaggiatori di 12 ambientazioni extraterrestri per trovare l’equilibrio in noi stessi in armonia con gli altri esseri viventi”. E proprio con 12Lune si apre il disco che prosegue con 3010 L’era dei Mammut quando “il loro passo pesante echeggerà dalle montagne alle valli, sarà un’era di grandi cose. Ritornerà l’era dei giganti”. La grande traversata è “un viaggio tra realtà e immaginazione attraverso monti, valli, mari, fiumi, foreste, deserti e distese di ghiaccio intervallati da ambientazioni futuristiche e allo stesso tempo preistoriche in stile fantasy”. La scaletta procede poi con Ecila, “personalità intensa creativa ed ottimista, come un bambino che ama attirare l’attenzione ed essere in evidenza”, Le macchine di Leonardo, un brano che suggerisce “l’idea dello stupore e dell'angoscia che accompagna l'umanità nel momento in cui riflette sull'Assoluto e fa i conti sul significato ultimo della propria esistenza”. Nftc è una sigla derivata dalle iniziali di un detto siciliano, un inno all’unicità che “spesso abbiamo il bisogno di esprimere uscendo fuori dal gregge,è un grido d’orgoglio per essere noi stessi, nel bene e nel male di essere unici”. Concludono il lavoro discografico La Mutazione e il Buio, un esperimento interamente improvvisato, che contiene tre registrazioni fatte singolarmente in momenti diversi “senza punti di riferimento e senza sapere cosa hanno eseguito gli altri prima. Realizzate di notte al buio, esattamente per trovare lo stato d’animo ideale. Quest’ultimo brano rappresenta la scia di tre che lascia il periodico, tracciando l’infinito”. Ezio Epaminonda, esperto in matematica, appassionato alla fisica relativistica e quantistica, fonda il suo personale metodo di studio attraverso la matematica. Ogni metrica musicale viene quindi vista come una successione numerica, i cui termini sono legati l'uno all'altro dalla magia della  spiritualità. Infatti, la musica viene vista dal bassista come un connubio tra matematica e spiritualità: la prima dà gli strumenti per una corretta definizione dei termini per un approfondito e variegato ascolto del suono attraverso i suoi “assiomi”, la seconda facilita il musicista al distacco dalla vita materiale per il raggiungimento del Dio interno a sé; le due entità, apparentemente opposte e diverse tra loro, si fondono attraverso il confronto, accorgendosi di essere due riflessi di una stessa luce. Sin da piccolo suona la chitarra e il piano, si appassiona al basso all'età di 18 anni, durante il quale passa anche un'esperienza da cantante. Poliedrico, ama le percussioni, ma trova nel basso la profondità dell'anima, che trasmette attraverso le “parole” della matematica. Giovanni Giuffrida, affascinato dalla musica fin dalla nascita come quasi tutti gli esseri viventi, compie a sei mesi le sue prime registrazioni vocali con registratore a cassette. Dopo due mesi di grandi successi un guasto al dispositivo interrompe la quasi avviata carriera di oratore che riprende a 14 anni quando decide di suonare la chitarra. Dopo anni di concerti e collaborazioni con svariati gruppi e artisti in tutto il territorio nazionale nel 2005 si concretizza l’intesa musico-spirituale con gli attuali componenti degli Esedra. Tutto ciò che le parole non riescono a dire la musica lo esprime. Ascoltandola si può viaggiare nel tempo e nello spazio, solo l’anima comprende il suo linguaggio. Dolore, gioia, desiderio, speranza, tristezza, amore, rabbia è un mare di emozioni al di sopra di ogni discorso, ti eleva sia suonarla che ascoltarla. La musica è un’energia magica sempre presente, in verità il musicista non inventa quasi niente, con tanta modestia e grande sensibilità ha il solo compito di dargli voce dalla propria anima attraverso lo strumento. Marco Maria Pennisi, batterista, arrangiatore, compositore e fonico. Endorser delle batterie SONOR e piatti UFIP. Nato a Riposto CT il 13 Gennaio 1974, ha cominciato a suonare la batteria all'età di quattordici anni. Laureato in Batteria e Percussioni Jazz presso l’Istituto Superiore di studi Musicali Vincenzo Bellini di Catania con il massimo dei voti. Ha partecipato al Disma Music Show di Rimini, l’Intexpo: Fiera degli strumenti musicali di Pesaro e Sol Music di Palermo. Ha suonato e collaborato live e in studio con artisti nazionali ed internazionali: Kelly Joyce, Cecilia Gayle, Andrea Mingardi, Nick Luciani (ex voce solista dei Cugini di Campagna), Daniela Pedali, il chitarrista e produttore di F. De Gregori Vincenzo Mancuso, Paola4 feat Viola Valen tino, il pianista jazz Santi Scarcella, Edoardo Guarnera, Gigi Sabani, il cantante inglese Leo Sayer, la cantante maltese Chiara, Stefano Marletta, Francesca Mariani, Lidia Pastorello e Lorenzo Tognocchi di Amici 2012, Orchestra sinfonica di Craiova, Orchestra Samarcanda, Orchestra Kashmire, Esedra, Isabò, Roberta Marchese, Lucio Dalla con la Blue Big Band, Corale Polifonica Jonia. Ha suonato nel Tour siciliano della selezione di Miss Italia 2001 e suonato in diverse trasmissioni televisive: Il brutto anatroccolo su Italia uno, La vita in diretta su Rai 1, Sanremo lab 2006 su Rai1, Insieme su Antenna Sicilia, MTV e SKY. Support musical group: Scott Henderson, Jeff Berlin, Dennis Chembers, Sàrcina (Le Vibrazioni), Povia, Riccardo Fogli, Anna Tatangelo, Paolo Meneguzzi. Batterista, autore, compositore e arrangiatore della Band Le Macchine Volanti, vincitori di Sanremo Lab 2006 (Accademia della musica di Sanremo). Insegnante di batteria presso la Mar co Maria Pennisi Drum School di  Riposto CT, Accordi Music lab a Catania, Istituto comprensivo Giarre 3 CT, Melody and Time a S.Teresa di Riva ME.

LAURA AVANZOLINI - I'M ALL SMILES
Giovedì 10 novembre è uscito in Italia e all’estero distribuito da IRD e nei migliori store digitali, “I’m All Smiles” della cantante Laura Avanzolini. Prodotto dall’etichetta Dodicilune nella collana editoriale Koinè, il disco contiene otto standard, firmati tra gli altri da Arthur Altman, Herbert Martin, George e Ira Gershwin, Billy Strayhorn, Paul Quinichette, Thelonious Monk e Duke Ellington, eseguiti da Fabio Petretti (sax tenore) e Daniele Santimone (chitarra 7 corde). «Per ogni musicista che si confronta con il jazz esiste una questione sempre aperta, vale a dire, come affrontare gli standard. Un terreno tanto esteso e accogliente che diventa però immediatamente infido per chi lo percorre dando per scontato il valore e il significato dei vari brani», sottolinea il giornalista e scrittore Fabio Ciminiera nelle note di copertina. «Laura Avanzolini sceglie, per il suo disco di esordio come leader, di affrontare il punto senza maschere né stilemi. E lo fa mettendo a fuoco alcuni punti essenziali: l'arrangiamento dei brani, grazie ad un lavoro curato; la presenza nel trio di due musicisti, come Fabio Petretti e Daniele Santimone, esperti e solidi nel loro approccio al linguaggio; la necessità di far passare nella voce complessiva del trio l'attenzione costante al tessuto ritmico e armonico dei brani», prosegue. «E se la questione non si esaurisce mai, come si diceva all'inizio, la risposta arriva nella pratica dai tanti piccoli tasselli con cui la c antante affronta e supera di fatto i vari rischi che si incontrano nel mettere mano al repertorio degli standard. Una sintesi fatta di impasti timbrici, di incroci melodici, una continua applicazione nel dare forza e risalto alle attitudini del trio e alle inclinazioni dei suoi singoli componenti». Laura Avanzolini, classe 1985, si avvicina giovanissima alla musica grazie allo studio del pianoforte e della chitarra, per poi approdare allo studio del canto e del jazz con Martina Grossi. Diplomata con il massimo dei voti e la lode in Canto Jazz al Conservatorio “Gioacchino Rossini” di Pesaro sotto la guida di Bruno Tommaso. Attualmente è iscritta al Biennio in Canto Jazz del Conservatorio “G. Martini” di Bologna. Parallelamente studia inglese e spagnolo grazie alla laurea in “Comunicazione Interlinguistica Applicata”, conseguita presso la Sslmit di Forlì. Approfondisce l'universo della voce grazie al Corso Universitario di Alto Perfezion amento in Vocologia Artistica. Ha studiato con Roberta Gambarini, Rachel Gould, DianaTorto, John Taylor, Joey Blake, Maria Pia De Vito, Cristina Zavalloni, Amy London, Cinzia Spata, Sheila Jordan, Cameron Brown. Insegna canto jazz presso il Conservatorio “J. Tomadini” di Udine. Insegna canto jazz presso i corsi pre-accademici del Conservatorio “B. Maderna” di Cesena (Fc). Ha inciso “Skylark” (Zone di Musica, 2013), insieme a Michele Francesconi, Giacomo Dominici e Marco Frattini. Dal 2011 collabora con la Colours Jazz Orchestra diretta dal M° Massimo Morganti, con la quale ha inciso il disco “Quando Mi Innamoro In Samba” (Egea, 2013). Daniele Santimone, studia in Italia con Riccardo Manzoli ed Antonio Cavicchi presso la Scuola di Musica Moderna dell'Associazione musicisti di Ferrara. Dal 1997 al 1999 risiede a Boston per seguire i corsi del Berklee College of Music dove studia con, tra gli altri, Mick Goodrick, Jim Kelly, Jon Damian e G eorge Garzone e si specializza in arrangiamento, composizione e performance ottenendo un Bachelor's Degree in Professional Music. Partecipa inoltre a seminari tenuti da John Basile, Bruce Forman, Wayne Krantz, Peter Bernstein, Esterhàzy String Quartet, Christian McBride, Mulgrew Miller, Pat Metheny e Paolo Fresu. Nel 2011 consegue il diploma accademico di II livello presso il Conservatorio Statale di Musica di Rovigo “F.Venezze”. Dai primi anni novanta ha militato in varie formazioni e ha suonato (tra gli altri) con Roberto Gatto, Flavio Boltro, Matthew Garrison, Jesse Davis, Dario Deidda, Gabriele Mirabassi, Fabrizio Bosso, Stefano Di Battista, Rosario Bonaccorso, Daniele Scannapieco, Luca Mannutza, Giovanni Amato, Lorenzo Tucci, Michael Baker, Ivano Borgazzi, Claudio Fasoli, Robert Bonisolo, Carlo Atti, Roberto Rossi, Tom Kirkpatrick, Alfonso Santimone, Francesco Bigoni, Danilo Gallo, Zeno De Rossi, Stefano Senni, Stefano Bedetti, Walter Paoli, Piero Odorici, Karl Potter, Pat rizio Fariselli, Mario Feres, Orchestra del Conservatorio Verdi di Milano, Orchestra città di Ferrara. Ha partecipato a festival tra i quali Umbria Jazz Winter, Veneto Jazz, Crossroads, Mantova Music Festival, IJazz di Amsterdam, Estival di Lugano e calcato i palchi di numerosi teatri italiani tra cui il Teatro Regio di Parma e Teatro degli Arcimboldi di Milano. Insegna chitarra, musica d’insieme e teoria presso diverse associazioni e istituti tra cui, la Scuola Comunale di Musica "G. Sarti" di Faenza dove insegna dal 2001. Nel 2007 viene chiamato a far parte del corpo docenti presso il Conservatorio “G.Frescobaldi” di Ferrara in qualità di assistente per i corsi Jazz triennali di I Livello. Opera inoltre come traduttore e collaboratore per i seminari di artisti quali John Abercrombie, Scott Henderson, Ralph Alessi, Roberto Gatto, Matthew Garrison e Stefano Battaglia. Dal 2011 è parte del corpo docente del “Conservatorio Statale di Musica C.Pollini” di Padova dove è or a titolare della cattedra di chitarra jazz. Fabio Petretti, sassofonista compositore, arrangiatore e direttore d’orchestra diplomato in clarinetto, saxofono e musica jazz. Ha collaborato come performer con vari musicisti fra i quali Evan Parker, Kenny Wheeler, Slide Hampton, Jimmy Cobb, George Russell, Gato Barbieri, Bruno Tommaso, Diana Torto, Stefano Bollani, Marco Tamburini, Paolo Fresu, Enrico Rava, Fabrizio Bosso, Franco Cerri, Tomaso Lama, Simone Zanchini, Achille Succi. Negli anni ha sviluppato metodi didattici molto efficaci che l’hanno portato a insegnare in vari seminari e corsi. Dal 1995 è docente di saxofono di ruolo presso i conservatori. Nel 2010 ha fondato la “Italian Jazz Orchestra” un gruppo flessibile composto da circa 25 elementi (archi, fiati e ritmica) per la quale a composto e diretto una suite dal titolo “Crystal Wall Jazz Suite”. Dirige e collabora con diversi gruppi fra i quali: il Quartetto di saxofoni “Trip Saxo phone Quartet” con Achille Succi, Marco Ferri e Dario Cecchini, “MJB” big band di 18 elementi attiva da oltre quarant’anni, “Italian Tunes” duo con il talentuoso pianista Michele Francesconi, “Fabio P3T Quartet” con Paolo Ghetti contrabbasso, Paolo Birro piano e Stefano Paolini batteria, “Fabio Pe3tti Trio” con Massimo Manzi alla Batteria, “Barbara Casini e Fabio Petretti Duo”  voce, chitarra e saxofoni. La forte personalità di P3T votata da sempre alla ricerca si alimenta percorrendo diverse strade: performativa, compositiva, didattica.

IN USCITA DOUX DÈSIRS DELL'INEDITO DUO COMPOSTO  DAL FRANCESE MICHEL GODARD E DALL'EGIZIANO IHAB RADWAN
Martedì 7 febbraio esce in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali, "Doux Dèsirs" il nuovo lavoro del duo composto da Michel Godard e Ihab Radwan. Un progetto originale che unisce suggestioni francesi, italiane ed egiziane. Uno sguardo al passato remoto e uno al futuro anteriore attraverso il prisma e le mille facce del jazz. Musica classica e suggestioni arabe e su tutto un interpl ay vivido e fertile. Le composizioni dei due musicisti hanno molti punti in comune: la modalità, gli ornamenti, la spontaneità ma soprattutto l'improvvisazione, che è la chiave di volta di questa collaborazione. Michel Godard ammalia con il suo serpentone, morbido, setoso, molto vicino alla voce; al basso tuba suggerisce linee, pensieri, traiettorie. L'oud, il liuto arabo, di Ihab Radwan si fa canto, sussurro, racconta. Affabula. Insieme, essi immaginano una musica senza barriere, bella e flessibile, proiettata fuori del tempo. L'incontro è creativo, necessario. Accende il desiderio. Doux Dèsirs è la prima uscita di un 2017 che per la Dodicilune si preannuncia intenso e ricco di nuove produzioni nazionali e internazionali.

TWELVE COLOURS AND SYNESTHETIC CELLS:
GIANLUIGI TROVESI E UMBERTO PETRIN, DOPO DIECI ANNI,
TORNANO INSIEME PER UN NUOVO PROGETTO DISCOGRAFICO
Martedì 14 febbraio esce in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali, “ Twelve Colours and Synesthetic Cells” il nuovo lavoro discografico - a dieci anni da “Vaghissimo Ritratto” - del duo composto dal sassofonista e clarinettista Gianluigi Trovesi e dal pianista Umberto Petrin. Il nume tutelare di riferimento è Alexander Skrjabin (Mosca 1872 - 1915) che i due musicisti “usano” come semplice pretesto iniziale per un dialogo suddiviso in molte vignette dalla notevole intensità. A nove brani ispirati a frammenti di preludi skrjabiniani si alternano, infatti, dodici improvvisazioni ispirate alla nota tabella sinestetica che il compositore russo aveva creato inventando un legame tra lo spettro dei colori e il carattere espressivo della musica da lui composta. «Umberto Petrin e Gianluigi Trovesi sono due spericolati giocolieri del pentagramma, sempre pronti a gettarsi in avventure che evitano con leggerezza e bravura i luoghi comuni e le banalità, prendendo spunto da musiche di epoche diversissime per realizzare una sintesi di linguaggi sempre personale e ricca di spunti interessanti e creativi», sottolinea nelle note di copertina Carlo Boccadoro. «Petrin è pianista sopraffino, dotato di un bellissimo suono che disegna panorami quasi “cinematografici” per ampiezza e capacità di colori; a questa abilità strumentale bisogna aggiungere una curiosità intellettuale che lo porta ad apprezzare musiche diversissime, dal free di Ornette Coleman al funk degli Chic; uguale apertura di orizzonti si ritrova nella personalità di Trovesi, che alternando diversi colori strumentali (clarinetto contralto, sax contralto, clarinetto piccolo) trova linee sempre inconfondibili, personali, dove il gusto dell'ironia e dello scherzo così tipici del suo stile si alternano a momenti che si riallacciano più strettamente alla tradizione jazzistica tout court. Anche Gianluigi spazia dalla musica rinascimentale al jazz più sperimentale, senza però realizzare minestroni stilistici improbabili ma, anzi, tenendo sempre ben salda la capacità di osservarne le più diverse sfaccettature per ricavarne suggestioni nuove». Il carattere di molti pezzi presenti nell'album non ha nulla di “non-finito” o di parziale, ognuno è un gioiello perfettamente cesellato e completo in se stesso, dove l'eco lontana delle armonie skjabiniane si stempera in quella del linguaggio jazzistico senza c he questo abbia nulla di artificioso. «Per musicisti di questo livello è normale confrontarsi con mondi diversi e muoversi al loro interno con assoluta naturalezza. Rispetto alle scorribande barocche del loro precedente album Vaghissimo Ritratto vi è qui una maggiore asciuttezza di approccio, le linee melodiche sono più angolose e sagomate e le atmosfere sono meno sognanti. La pulsazione ritmica, che nel precedente lavoro veniva quasi interamente abbandonata a favore di un lirismo quasi estatico, viene ripresa con vigore creando incastri di notevole virtuosismo e groove. Qualche suggestione di valzer fa capolino con garbo ogni tanto, convivendo pacificamente con le formule ritmiche derivate dal mondo dell'hip-hop che all'inizio del disco appaiono assieme alla voce del grandissimo poeta Osip Mandelstam' (un modo per ricordarci che Petrin è grande appassionato di poesia e autore di versi)», continua Boccadoro. Le dodici improvvisazioni hanno «un carattere decisamente più astratto degli altri pezzi, ma riescono a non perdere un grammo della loro comunicatività grazie all'intesa telepatica tra i due musicisti, che li porta sempre ad ascoltare i più piccoli dettagli di fraseggio per restituirli reciprocamente arricchiti di nuova invenzione; i due musicisti evitano l'approccio “muscolare” e competitivo di troppi dischi in duo apparsi sulla scena negli ultimi anni, preferendo suonare unicamente lo stretto necessario, lasciando spazio uno all'altro con generosità. Le tessere di questo coloratissimo mosaico musicale alternano stati d'animo assai differenti formando però un'architettura di rara compattezza e soli dità, che grazie alla freschezza improvvisativa dei due protagonisti passa in un lampo, facendo immediatamente voglia di ricominciare da capo l'ascolto del disco».

LA MUSICA E LA CULTURA CUBANA E BRASILIANA PROTAGONISTE 
DELLE NUOVE USCITE "PUGLIESI" DELL'ETICHETTA DODICILUNE
Adriano Clemente propone “Havana Blue”, un progetto di composizioni ispirate dalla musica di Bebo Valdes, Mario Bauza, Tito Puente, Mongo Santamaria e altri giganti della musica latina tradizionale. Una celebrazione della musica popolare brasiliana dall'inizio del XX secolo ad oggi: MPB! è il nuovo disco del duo composto dalla cantante Paola Arnesano e dal fisarmonicista Vince Abbracciante. Lunedì 20 febbraio, dopo "The Mingus Suite”, prosegue la collaborazione tra l'etichetta e il compositore e arrangiatore leccese Adriano Clemente con “Havana Blue”, un progetto di composizioni ispirate dalla musica di Bebo Valdes, Mario Bauza, Tito Puente, Mongo Santamaria e altri giganti della musica latina. Il lavoro nasce, infatti, dall'amore di Clemente per la cultura e la musica cubana e prende forma proprio in seguito ad alcuni viaggi nell'isola caraibica, dove il progetto è stato interamente registrato insieme ad una nutrita compagine di artisti cubani. Il cd ospita Santiago Ceballos (tromba), Heikel Trimiño (trombone), Yuniet Lombida e Victor Guzman (sax alto/baritono), Emir Santa Cruz (sax tenore e clarinetto), Leyanis ValdÉs (piano), Yandy Martinez (contrabbasso), Augusto Lage (congas), Lennon Ruiz (timbales, snare drum, claves) e Adel Rodriguez (bongos, maracas, güiro, cowbell). Martedì 21 febbraio sarà in distribuzione MPB! della cantante Paola Arnesano e del fisarmonicista Vince Abbracciante, una celebrazione della musica popolare brasiliana dall'inizio del XX secolo ad oggi. Antônio Carlos Jobim diceva che "la tristezza e la nostalgia hanno la stessa dignità della felicità, perché condividono la stessa bellezza". La musica popolare brasiliana (o MPB) è intrisa di questi sentimenti e stati d'animo quasi viscerali che ne caratterizzano il popolo: dalla "tristeza" alla "felicitade", dalla "saudade" (nostalgia) allo "choro" (pianto). Priva di rabbia o voglia di ribellione, racconta più spesso lo struggimento per la terra, la natura, la storia, con grande poesia, uso di luoghi comuni, ironia e molto divertimento. Il canto eclettico di Paola Arnesano si sposa a tutto questo, accompagnato dalla maestria del fisarmonicista Vince Abbracciante, che  ricorda la fisarmonica come lo strumento storico della musica popolare brasiliana. Attraverso contaminazioni personali che non alterano la dignità dello stile raccontano "o choro", "o baiao", "o samba", "a bossanova", da Pixinguinha a Gonzaga, da Sivuca a Gismonti, da Barroso a Buarque.

JOHN TAYLOR, PAUL MCCANDLESS, PIERLUIGI BALDUCCI E MICHELE RABBIA RILEGGONO DIECI BRANI DEL REPERTORIO DEL PIANISTA BILL EVANS 
Evansiana è il secondo progetto discografico del quartetto. Circa quattro anni dopo "Blue from Heaven", martedì 28 febbraio il disco - pubblicato, come il precedente, dalla Dodicilune Records con il coordinamento di Balducci e la produzione di Gabriele Rampino, direttore artistico dell’etichetta salentina - esce in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali. “Evansiana” è inevitabilmente legato al ricordo della grande figura artistica di John Taylor, scomparso nel luglio 2015 poco dopo la registrazione del cd, probabilmente il vero continuatore dell'estetica e del pianismo di Evans.  Dopo l'uscita di "Doux Dèsirs" di Michel Godard e Ihab Radwan, “Twelve Colours and Synesthetic Cells” di Gianluigi Trovesi e Umberto Petrin, “Havana Blue” di Adriano Clemente e MPB! di Paola Arnesano e  Vince Abbracciante, prosegue il 2017 dell'etichetta salentina Dodicilune che si preannuncia intenso e ricco di nuove produzioni nazionali e internazionali. La quinta e ultima uscita di febbraio è “Evansiana”, un’antologia di dieci brani del repertorio di Bill Evans, secondo progetto discografico del quartetto composto dal pianista britannico John Taylor, dal fiatista statunitense Paul McCandless, dal bassista pugliese Pierluigi Balducci e dal percussionista piemontese Michele Rabbia. Circa quattro anni dopo “Blue from Heaven”, martedì 28 febbraio il disco - con il coordinamento di Balducci e la produzione di Gabriele Rampino, direttore artistico della Dodicilune - esce in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali. “Evansiana” è inevitabilmente legato al ricordo della grande figura artistica di John Taylor, scomparso nel luglio 2015 poco dopo la registrazione del cd, probabilmente il vero continuatore dell'estetica e del pianismo di Evans. In scaletta sette brani firmati dal musicista statunitense (Very early, Re: person I knew, Time remembered, Turn out the stars, B winor waltz - for Elaine, Children play song, Epilogue) e altri tre pezzi del suo repertorio, firmati da Bernstein/Comden/Green (Some other time), Kenny Wheeler (Sweet Dulcinea Blue) e Miles Davis (Blue in green). «Nel corso del 2014 Gabriele Rampino mi aveva ripetutamente invitato a realizzare una nuova incisione con lo stesso quartetto del mio precedente disco. E in estate ebbi l’idea di coinvolgere tutti in un'antologia di Bill Evans. Mi parve eccitante il pensiero che John si cimentasse con una rilettura del pianista americano che più ha distillato nel suo pianismo ingredienti di riconoscibile ascendenza europea», ricorda Balducci. «Mi entusiasmai anche all'idea che il lirismo di Paul, con il suo suono splendido, potesse rendere le composizioni di Evans ancora più scolpite e cesellate. E che la sensibilità e la poetica leggerezza di Michele potesse sostenerlo con il suo tipico approccio asservito all’armonia, alla melodia, al dialogo anche sussurrato. Io sarei riuscito così a dedicare un disco alle composizioni di Evans che avevano per me un profondo significato affettivo e nostalgico», prosegue. «Per me significava chiudere un cerchio, tornando su quel meraviglioso incontro, sempre rinnovato nel mondo del jazz, tra la componente africana e quella europea. Ma in fondo, ne sono convinto, lo era anche per i miei compagni di avventura. Così, chiesi ai miei compagni di viaggio di proporre due o tre brani ciascuno. Così è nato “Evansiana”. Racconta la storia di quattro m usicisti che forse non vedevano l'ora di poter suonare Bill Evans. Due di loro, i più giovani, sono cresciuti anche ascoltando i dischi dei due più anziani, e tutti insieme hanno rimescolato le proprie storie e le proprie carte. Questo disco narra di un felice incontro durato pochi anni e dell'effimera bellezza della vita. Questo disco è un frammento di eternità. È consapevolezza che anche se tutto scompare e svanisce, l'arte, che è spiritualità immanente nelle cose, resta». «Oltre che il suo pianismo, anche il repertorio compositivo di Evans ha ispirato, forse con qualche ritardo, musicisti di varia estrazione; ma, dopo il progetto di Paul Motian con Joe Lovano e Bill Frisell (Jmt, 1990), una formula  di questa cifra artistica, con un suono di gruppo davvero unico e irripetibile, non si era mai ascoltata», precisa Gabriele Rampino. «Pur nel ruolo centrale assunto in modo del tutto naturale dal piano di Taylor, che armonicamente sviluppa ed estende significativamente il vocabolario di Evans, il quartetto è fortemente caratterizzato dal suono e dallo stile inconfondibile di Paul McCandless,  che conferisce al songbook evansiano un mood a-la-Oregon. La ritmica sublime di Balducci e Rabbia dona anticonvenzionalità e freschezza all'ensemble, che esplora le ricche e spesso difficili armonie evansiane  in una sfida vinta con naturalezza».

LA GIOVANE CANTANTE TARANTINA ANTONELLA CHIONNA TORNA CON RYLESONABLE, UN PROGETTO NATO DALL'INCONTRO CON IL MUSICISTA STATUNITENSE PAT BATTSTONE  
Dopo l'uscita di "Doux Dèsirs" di Michel Godard e Ihab Radwan, “Twelve Colours and Synesthetic Cells” di Gianluigi Trovesi e Umberto Petrin, “Havana Blue” di Adriano Clemente, "MPB!" di Paola Arnesano e  Vince Abbracciante, ed “Evansiana”, un’antologia di dieci brani del repertorio di Bill Evans del quartetto composto da John Taylor, Paul McCandless, Pierluigi Balducci e Michele Rabbia, prosegue il 2017 dell'etichetta salentina Dodicilune che si preannuncia intenso e ricco di nuove produzioni nazionali e internazionali. Martedì 7 marzo esce in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali, “Rylesonable” di Antonella Chionna. Nel suo terzo progetto discografico, sempre firmato Dodicilune, la scrittrice, musicista, cantante e improvvisatrice tarantina è affiancata dal pianista, compositore e improvvisatore statunitense Pat Battstone (steinway piano, fender rhodes), con il quale da alcuni anni ha avviato un'interessante collaborazione musicale tra l'Italia e gli Stati Uniti. Completano la line up il contrabbassista Kit Demos e il vibrafonista e percussionista Richard Poole. Rylesonable - nato nel corso di un tour della Chionna negli Stati Uniti e registrato nel Rear Window Studio di Brookline - è un disco che fonde standard, avanguardia, poesia e libera improvvisazione. Otto dei dodici brani in scaletta nascono proprio dalla collaborazione tra i quattro musicisti (“Under a Persian Sky”, “Thanatos”, “As The Morning Drifts Away”, “Lady Of The Waters”, “Nell'Urna Molle e Segreta”, “Ciao Ciao Andante”, “Oasis”, “Rimpiattino Mannaro”). Completano la tracklist “Sophisticated Lady” di Duke Ellington, Ir ving Mills e Mitchell Parish, “Lover Man / Nature Boy” di Jimmy Davis, Roger Ramirez, James Sherman ed Eden Ahbez, “Fida (to Carla)” con testo della Chionna su musica del chitarrista e compositore pugliese Gabriele di Franco, e “Rather Life”, liberamente ispirato da un poema di André Breton. Sabato 11 Marzo (ore 21) nel Teatrino di Corte della Villa Reale a Monza e domenica 12 marzo (ore 17) al Bezzecca Lab di Milano, la cantante parlerà del disco e delle sue opere nell’ambito di due appuntamenti dedicati alla poesia e alla scrittura pugliese. Classe 1990, Antonella Chionna è una scrittrice, musicista, cantante e improvvisatrice tarantina, e, nonostante la giovane età, ha già al suo attivo altri due dischi sempre con l’etichetta discografica Dodicilune. “Adiafora” e "Halfway to dawn (sing a song of Strayhorn)" che hanno ricevuto ottime recensioni da prestigiose riviste culturali di settore. Ha pubblicato due libri di poesia per Lietocolle; le sue altre opere sono state incluse in varie antologie e canali divulgativi italiani di poesia e musica. Patrick Battstone è un pianista, compositore e impr ovvisatore americano. Negli ultimi due decenni, ha collaborato con diverse realtà musicali. Le sue ultime uscite discografiche, “The last Taxi”, “Beyond the Horizon” e “From dream to dream”, hanno avuto un grande successo di critica e hanno tracciato per più settimane le classifiche di jazz americano, raggiungendo la top 15. Quando non suona, Patrick lavora come ingegnere al Draper Labs di Cambridge.

THE CURE: NUOVO SINGOLO PER VITO "FORTHYTO" QUARANTA
The Cure, brano del pianista e compositore statuninense Keith Jarrett, è il secondo singolo di "Radio Interference", ultimo progetto discografico del chitarrista e cantante pugliese Vito Quaranta alias Forthyto. Su youtube è disponibile il video firmato da Joe Pansa e realizzato sulle spiagge di Polignano a Mare e Mola di Bari. Nei brani del disco – uscito qualche mese fa per l’etichetta Dodicilune e distribuito da Ird – il compositore è affiancato dal contrabbassista Giorgio Vendola, dal batterista Mimmo Campanale, dal trombettista Luca Aquino, dal fisarmonicista Antonello Salis e dal suonatore di tabla Arup Kanti Das. Radio Interference è un lavoro di totale riscrittura di brani che hanno interferito nella sfera non solo musicale ma emozionale dell’artista. Un percorso nella memoria di brani che hanno un valore inevitabilmente musicale, ma altresì segnate da un legame fortemente personale, non a caso condiviso con musicisti con i quali l’intesa è anche di carattere squisitamente umana. Il fisarmonicista sardo Antonello Salis è presente in tre brani che regalano momenti di grande lirismo sia nella quasi operistica Prism di Keith Jarrett, che in Last Train Home di Pat Metheny, dal connotato fortemente west coast, per i quali, sono state scritte liriche originali, concludendo con Lucignolo di collodiana memoria, di Fiorenzo Carpi, dal sapore squisitamente folk. Luca Aquino presta il suo “fiato” in altri due brani; la rarefatta versione di How far can you Fly? di Luca Flores, anch’essa a sua volta correlata da liriche originali, e la metropolitana Esteem di Steve Lacy, qui come dedica aperta all’uomo comune. Le tabla di Arup Kanti Das tessono le loro ritmiche in una mantrica versione di Caravan di Juan Tizol cosi come nella poliritmica ritualità di Four Sticks presa in prestito dai Led Zeppelin. A sostenere questo fermento creativo una ritmica solida e puntuale formata da Giorgio Vendola al contrabbasso che in Cavatina di Stanley Myers esprime tutto il suo potenziale narrativo e Mimmo Campanale alla batteria che in On Green Dolphin Street di Kape/Washington si cimenta in fill di alta scuola. Un’analisi più approfondita meriterebbero i tre soli del leader stesso. Una versione acustica di The Cure di Keith Jarrett crea l’illusione di due chitarre che eseguono il tema, mentre nel Preludio #1 di Johann Sebastian Bach composizione e improvvisazione si inseguono in un flusso continuo, si conclude con l’eterea versione di You don’t know what love is di Don Raye e Gene de Paul dove a cappella, il brano viene cantato sfruttando le risonanze della chitarra acustica.  Vito "Forthyto" Quaranta, chitarrista, compositore, didatta. Si diploma in Musica Jazz presso il Conservatorio Nino Rota di Monopoli, e successivamente consegue il Diploma Accademico in discipline della musica di II livello in Jazz con il massimo dei voti. Ha studiato Musica Improvvisata con G. Gaslini, F. D'Andrea, B. Mover, S. Battaglia. E più specificatamente chitarra con S. Henderson. J. Diorio, M. Stern, P. Metheny e M. Goodrick e presso l'American Institute of Guitar di New York. Svolge attività concertistica esibendosi in forme concerto disparate, condividendo le performances tra gli altri, con Billy Hart, Antonello Salis, Eugenio Colombo, Steve Potts, Massimo Manzi, Gianni Lenoci, Roberto Ottaviano, Pippo Matino, Luca Aquino ed altri. È stato semifinalista due anni consecutivi nell'International Songwriting Competition – 2012/2013 – su oltre ventimila partecipanti da tutto il mondo.


NOW: NUOVO PROGETTO DISCOGRAFICO PER IL BATTERISTA, VIBRAFONISTA E COMPOSITORE ROMANO CLAUDIO PISELLI 
Dopo l'uscita di "Doux Dèsirs" di Michel Godard e Ihab Radwan, “Twelve Colours and Synesthetic Cells” di Gianluigi Trovesi e Umberto Petrin, “Havana Blue” di Adriano Clemente, "MPB!" di Paola Arnesano e  Vince Abbracciante,  “Evansiana”, un’antologia di dieci brani del repertorio di Bill Evans del quartetto composto da John Taylor, Paul McCandless, Pierluigi Balducci e Michele Rabbia, e “Rylesonable” della cantante tarantina Antonella Chionna, prosegue il 2017 dell'etichetta salentina Dodicilune che si preannuncia intenso e ricco di nuove produzioni nazionali e internazionali. Dal 21 marzo è in distribuzione in Italia e all’estero nel circuito Ird e nei migliori store digitali, Now del batterista, vibrafonista e compositore romano Claudio Piselli. A cinque pezzi inediti si aggiunge un’originale versione di “Giant Steps” di John Coltrane nel quale spicca il sax baritono di Marco Guidolotti. La line up è completata dalla chitarra synth di Daniele Siscaro (nel brano di apertura) e dal contrabbasso di Giuseppe Talone. “Un istante è sempre un mondo nuovo, un’occasione irripetibile per fidarsi delle nostre infinite capacità”, sottolinea Piselli. La tracklist si apre con Go e prosegue con Magic Pivot, che racconta il perenne equilibrio tra dovere e piacere, tra quel che sembriamo e quel che siamo, tra finzione e verità. Now "è un punto preciso nel tempo, piantato con il chiodo nel muro della vita. Il martello delle scelte batte impetuoso e fissa l’istante. D’ora in poi sarà un mondo nuovo, un modo diverso di vedere il quadro di me stesso. La musica è cornice, io sono la forma, voi mettete il colore”, racconta il compositore. Dopo Giant Steps di John Coltrane il disco si chiude con Tiramisù (“Le scelte sono come il tiramisù meno ne hai, più ne vorresti. Il tiramisù è la mia decisione di piacere, e per piacere datemi un’altra fetta”) e Oilà ("Un tribale battito cardiaco, la festa della foresta nel cuore antico dei sentimenti, è il rientro dal viaggio, è il ritmo dell’abbraccio, è la fine del percorso, è l’inizio di un nuovo viaggio”). Claudio Piselli inizia gli studi di batteria con il Maestro Lorenzo Tucci successivamente si iscrive al Conservatorio di Frosinone dove consegue il diploma di Strumenti a Percussione sotto la guida di Antonio Caggiano. Sin dagli inizi orienta i suoi interessi verso il jazz e il repertorio classico-sinfonico. Vanta numerose collaborazioni come percussionista sia in orchestra sia in  formazioni cameristiche, tra cui l’Ensemble Algoritmo diretto da Marco Angius. Con l'Ensemble Sixe conquista il Premio Cosima Listz e partecipa alla rassegna "Settimane all'avanguardia" all'Auditorium del Conservatorio "Santa Cecilia" di Roma. Ha lavorato con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e il Teatro San Carlo di Napoli. Come solista suona presso l'Aula Magna di Roma Tre, con programmi dedicati al "Novecento Musicale nel continente americano", eseguendo autori Cole Porter, G. Gershwin, N. Rosauro, J. Cage e S. Reich. Ha lavorato con Luis Bacalov, Ennio Morricone Nicola Piovani, esibendosi con quest’ultimo in diversi Teatri in Cina. Ha suonato in Orchestra per trasmissioni televisive e spettacoli teatrali insieme a Cristian de Sica ed Enrico Montesano. Suona il vibrafono in diverse formazioni di Jazz e vanta numerose collaborazioni le ultime con Giampiero Locatelli, Andrea Nunzi, Leonardo Borghi, Marco Guidolotti, Emanuele Urso, Abu Djigo, Marco Tiso, Maurizio Abeni.

CERCLE MAGIQUE TRIO - Cercle Magique
Il chitarrista Nando di Modugno, il bassista Viz Maurogiovanni e il batterista Gianlivio Liberti sono i protagonisti di "Cercle Magique", nuovo progetto discografico firmato Dodicilune. Il disco, che nasce dall’incontro di tre personalità musicali molto diverse fra loro, ma straordinariamente combinate in un dialogo a voce sommessa, sarà disponibile da domenica 23 aprile nei migliori store digitali e dal 7 maggio sarà distribuito da Ird in Italia e all’estero. Cercle Magique sarà presentato ufficialmente con tre concerti al Ladisa in Jazz di Valenzano (23 aprile), all'Osteria Malatesta di Matera (28 Aprile) e al Moonlight di Bari (7 Maggio). Un viaggio tra il mistic o e l’esoterico, che conosce la sensualità della terra e del fuoco e il battesimo dell’acqua. Ogni traccia evoca paesaggi suggestivi, universi onirici e straniati, che declinano naturalmente dal rarefatto al fisico, senza eccessi. I temi si fanno morbidi, i tempi lenti, e accompagnano l’ascoltatore in atmosfere soffuse e godibili. Gli interventi elettroacustici personali dei tre, le suggestioni jazz e un incalzante retropensiero funk-rock conquistano al primo ascolto. Dal torpore alla vita: tutto si anima all’improvviso nelle linee tratteggiate del basso e nelle vibrazioni incessanti delle percussioni. È l’emersione di un altro tempo, di un’altra dimensione.

SINCRETICO È IL NUOVO PROGETTO DISCOGRAFICO DEL FISARMONICISTA E COMPOSITORE PUGLIESE VINCE ABBRACCIANTE
Venerdì 5 maggio esce per Dodicilune - distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store digitali - Sincretico, nuovo progetto discografico del fisarmonicista e compositore pugliese Vince Abbracciante. L'uscita del disco sarà accompagnata da un tour di concerti che prenderà il via giovedì 4 maggio da Castellana Grotte e proseguirà venerdì 5 maggio nella Chiesa della Graziella di Napoli, sabato 6 maggio al Caffè Letterario di Conversano per “Il libro possibile”. Da sabato 13 a venerdì 19 maggio il musicista sarà in Brasile per tre concerti a Belo Horizonte (13 maggio al Festival Internazionale Fisarmonica) e Rio De Janeiro (18 maggio al Bar Semente e 19 maggio all’Istituto di Cultura Italiana). Altri appuntamenti a Bari (31 maggio), Muro Leccese (21 luglio), Matera (11 agosto) e Castelfidardo (15 settembre). Sincretico - un concept album di otto composizioni originali per fisarmonica, chitarra e quintetto d'archi - sfugge a un'unica definizione di genere e rappresenta una sintesi delle esperienze musicali in cui Abbracciante si è misurato nel corso della sua attività artistica. Il jazz, la musica popolare brasiliana, la canzone italiana, il tango, la musica classica, le colonne sonore, la musica balcanica e le collaborazioni in orchestra, confluiscono in un magma emozionale che caratterizza l'intero lavoro. Un meltin’ pot di suggestioni e atmosfere "mediterranee". Spinto, audace, magnetico, materico, che sconfina. Come il virtuosismo di Vince Abbracciante e del suo accordéon, sostenuto dal passo discreto della chitarra di Nando Di  Modugno, dal contrabbasso di Giorgio Vendola e dalla texture vellutata degli archi dell’Alkemia Quartet composto da Marcello De Francesco e Leo Gadaleta (violino), Alfonso Mastrapasqua (viola) e Giovanni Astorino (violoncello). Si vola da un’idea all’altra, in una tensione permanente, che continua ad avvertirsi anche nella distensione elegante dei temi. È un viaggio senza meta, una corsa verso la luce, che intriga, appassiona e coinvolge, in tutta la sua fisicità.  “Vince Abbracciante: è la stella nascente della fisarmonica in Italia, dotato di una tecnica notevole, un senso profondo del blues e dello swing. Padroneggia la fisarmonica come pochi e suona con talento qualsiasi genere musicale”, si legge nel Dizionario del Jazz Italiano di Flavio Caprera (Feltrinelli, 2014). “Sincretico” apre le porte di un mondo sonoro caleidoscopico e appassionante. “Chi più mi ha impressionato è un giovane italiano, originario della Puglia: si chiama Vince Abbracciante. In ogni brano mi ha imbarcato in una storia e commosso”, disse di lui Richard Galliano (Jazzman, 2005). Classe 1983, originario di Ostuni, a otto anni intraprende gli studi musicali con il padre Franco e con Annibale Sanese. Diplomato in musica jazz al Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli sotto la guida di Gianni Lenoci e laureato in fisarmonica classica con lode e menzione speciale al Conservatorio Egidio Romualdo Duni di Matera con Gian Vito Tannoia, ha frequentato master class, seminari, corsi con Franco D’Andrea, Bruno Tommaso, Richard Galliano, Joelle Leandre, Steve Potts, Roberto Gatto, Dado Moroni, Jacques Mornet, Rosario Giuliani. Dal 2000 è testimonial delle fisarmoniche Borsini di Castelfidardo. Si è esibito in festival e jazz club in tutto il mondo suonando con numerosi musicisti (Juini Booth, John Medeski, Richard Galliano, Marc Ribot, Javier Girotto, Gabriele Mirabassi, Flavio Boltro, Carlo Actis Dato, Lucio Dalla, Ornella Vanoni, Jenny B, Heidi Vogel). Nel 2006 si avvicina alle tastiere vintage, come l’organo Hammond, Farfisa, Rhodes dando sfogo alla sua vena creativa e psichedelica. Nel 2009 progetta insieme a Carlo Borsini un nuovo sistema per il cambio dei registri della fisarmonica, che permette di ampliare la gamma sonora del suo strumento. Ha scritto colonne sonore per i film del regista Gianni Torres e ha pubblicato vari cd con The Bumps (Davide Penta & Antonio Di Lorenzo) e con Giuseppe Delre (Different Moods, 2011), Paola Arnesano (Tango!, 2012 e MPB, Dodicilune 2017) e Alessandro Palmitessa (Duobanda, 2014). Nel 2012 è uscito anche “Introducing”, nel quale è affiancato tra gli altri da Juini Booth e Roberto Ottaviano. Nella sua carriera ha conquistato numerosi premi nazionali e internazionali. L'Alkemia Quartet nasce nel 2016, cominciando la sua attività concertistica collaborando con Jeremy Cohen (del Quartet San Francisco). Progetto "crossover" nel solco del Turtle Island String Quartet (NY), si caratterizza per la sua versatilità dal jazz al pop al contemporaneo. Di prossima pubblicazione un disco contenente l'integrale dei quartetti per archi di Giovanni Sollima. Nando di Modugno, cresciuto in un ambiente musicale (il padre e il fratello maggiore sono musicisti) ha proseguito la sua formazione nel Conservatorio di Bari con Linda Calsolaro diplomandosi con lode, quindi con Alirio Diaz, con Josè Tomas e, all' Accademia Chigiana di Siena ed alla Musik Akademie di Basilea (Solisten Diplom), con Oscar Ghiglia. L’interesse particolare per le diverse forme di espressione musicale gli hanno consentito di svolgere una intensa e varia attività concertistica e di collaborare con musicisti di differenti estrazioni (Nicola Piovani, Ennio Morricone, Howard Shore, Peter Eotvos, Daniele Gatti, Pierre Favre, Bobby McFerrin, Arnoldo Foà, Fabrizio Bosso, Gabriele Mirabassi e molti altri), con orchestre (Santa Cecilia, Teatro San Carlo, Provincia di Bari, Teatro Petruzzelli, Carlo Felice di Genova, Wyoming Synphony Orchestra, Bozeman Symphony, Basel Sinfonietta) e vari ensemble di musica contemporanea. È docente di chitarra presso il Conservatorio "Nicolò Piccinni" di Bari. Contrabbassista e compositore pugliese, Giorgio Vendola si è diplomato in contrabbasso presso il Conservatorio di Musica “Niccolò Piccinni” di Monopoli. Musicista sensibile alla tradizione quanto alla sperimentazione, nel suo percorso formativo abbraccia i più diversi generi e stili musicali (rock, pop, ethno) soffermandosi in particolar modo sul jazz e la musica improvvisata. Si esibisce in contrabbasso solo e in gruppo, sulle scene di diversi importanti teatri e festival fra l’Europa e il resto del mondo. Dal 2007 collabora con la compagnia TeatroMinimo come autore ed esecutore di musiche. Ha collaborato con lo scrittore Gianrico Carofiglio nello spettacolo ”Le Notti dell'avvocato Guerrieri”. Nell'ambito della musica popolare, ha suonato e inciso con due tra i gruppi più rappresentativi della musica popolare del Salento Canzoniere Grecanico Salentino e Ghetonia. Esplora le musiche dei balcani con i Talea ed è membro attivo in altre formazioni (SynerJazz Trio, Urban Society, Pinturas, Minafrik Orchestra, Mirko Signorile quartet, Kekko Fornarelli Trio). Ha collaborato, a vario titolo con Andrea Centazzo, Paolo Fresu, Enrico Rava, Naco,  Rita Marcotulli, Gianluigi Trovesi, Roberto Ottaviano, Rosalia de Souza, Fabrizio Bosso, Roberto Dani, Gianluca Petrella, Dave Liebman, Yves Robert, Cristina Zavalloni, Louis Sclavis, Barbara Casini, Nasheet Waits, Maurizio Giammarco, Ettore Fioravanti, Greg Osby, N’Guyen Lè, Pino Minafra, Louis “Tebugo” Moholo, Keith Tippett, Dave Binney, Sarah Jane Morris, Rob Ellis (Pj Harvey), Cristiano Godano(Marlene Kuntz), Josh Klinghoffer (Red Hot Chilli Peppers), Michael Rosen, Roberto Gatto, Francesco Bearzatti, Antonello Salis, Renè Aubry, Cuong Vu, Ballaké Sissoko. Ha inciso per diverse etichette come Soul Note, Universal, Enja, Ogun, Leo Records, Stradivarius, Verve.

LE (DONNE) DI CHIARA PAPA
La cantante e chitarrista salentina presenta sul palco di Astràgali Teatro a Lecce il suo album d'esordio - in uscita martedì 9 maggio - prodotto dall'etichetta Dodicilune nella collana editoriale Fonosfere Sabato 13 maggio (ore 21 - ingresso libero) il palco di Astràgali Teatro a Lecce ospita la presentazione ufficiale di (donne), esordio discografico della chitarrista e cantante Chiara Papa, prodotto dall'etichetta Dodicilune nella collana editoriale Fonosfere e distribuito dal 9 maggio in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store digitali. (donne) è una raccolta di storie, un calderone di racconti che vengono dal passato e da terre lontane. Parole che sono incise nell'intimo di ognuno di noi. Sono voci di donne straordinarie, personificazioni di archetipi femminili (la Madre, la Guerriera, la Martire, l'Amante) che hanno segnato e continuano a segnare la storia universale, la vita di ogni essere umano. (donne) è un invito a sentire la realtà con tutti i sensi, per accorgersi che tutto l'Universo parla al femminile e che il femminile è in ogni cosa, in ognuno di noi: l'aria, la pioggia, la terra natìa, sono il respiro di due amanti, le lacrime di una martire, il ricordo di un amore lontano. Chiara Papa - che suona anche ukulele e dulcimer - propone nove brani tradizionali. Morenica, Hija Mia e Arvoles lloran por lluvia provengono dalla tradizione sefardita, Solnuska da quella russa, Moj e Bukura More è un brano arbëresh, Duerme Negrit proviene dall’Argentina, La Llorona dal Messico mentre La Dama d'Aragò ed El Testament d'Amelia sono due pezzi catalani. “Suono da sempre. Da che ne ho memoria. Suono e canto perché farlo è una necessità. Non ho mai amato le bambole; ho sempre preferito dar vita ai miei eroi immaginari con le matite e i colori. Eroi e protagonisti dei miei racconti, delle mie storie”, sottolinea Chiara Papa. “Amo raccontare. Da sempre. Raccontare attraverso la musica e i suoni è la forma più sublime e potente che conosca. Perciò, lo faccio. Racconto. Il suono cristallino del pianoforte è stato il mio primo amore ma non potevo cavalcare una balena scura, scintillante dai denti d’avorio bianco e nero. Per non farmi morire d’amore, mi portarono in un negozio che odorava di legno e foreste. Una chitarra con delle rose sulla rosa mi chiamò, lieve. Fu la chiamata ad una vocazione: le sei corde mi legarono l’anima in una stretta che persiste ancora e si fa più forte. Ogni giorno di più. Da quel giorno iniziò una storia che insieme alla gioia del cammino e degli arrivi ha conosciuto la fatica degli ostacoli e dello sconforto. La chitarra è diventata il medium della mia anima. È diventata una dolcissima maledizione”, prosegue. “Mi sono lasciata ammaliare dal fascino dell’Antico, della musica che viene dalle corti dei re e delle regine, dalla solitudine di un organo in una chiesa gotica, dalle corde di budello e dalle voci di Dive e Dei. E poi il jazz negro, quello cattivo e sensuale, gioioso e superficiale. Il blues dolente. Il Sud America colorato. Frida Kahlo. Il canto degli zingari e dei migranti di ogni tempo, uomini e donne, soprattutto donne. Tutto questo dimora nel mio cuore. E lo racconto. Con le labbra e con le mani”.

SERGIO ARMAROLI & FRITZ HAUSER - STRUCTUING THE SILENCE
Sabato 13 maggio esce in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali, "Structuring the Silence", il nuovo progetto discografico del duo che unisce il vibrafonista, percussionista e compositore italiano Sergio Armaroli e il batterista e percussionista svizzero Fritz Hauser. Il disco - prodotto dall’etichetta salentina Dodicilune - sarà presentato ufficialmente in concerto nel giorno dell’uscita nell’Atelier Isabel Bürgin di Basilea. "Structuring the Silence" è una ricerca sonora attraverso l’improvvisazione a partire da una una scrittura minima, all’interno di un’architettura del vuoto e del silenzio intesa come un paesaggio sonoro quale luogo di ascolto ecologico. L’esecuzione è intesa come “scultura vivente” in un processo costante di dialogo come una “percus sion conversation”. “Silence has been an essential element of my percussion playing since the very beginning. Developing sounds out of silence, fading into silence, stopping a cymbal crescendo to let the silence explode into space. These were some of the elements I used a lot, and I still do. Then I met John Cage, who wrote a piece for me. One of his number pieces -one4- , and depending on how you deal with the given elements and performance rules, you end up with a lot more silence than I was used to. Silence that makes you listen, silence that makes you think. Silence that can frighten you, but also silence that gives you peace, and hope... Sergio Armaroli is a percussionist/composer who has given much more than just a thought or two to silence. He has made an extensive research on composing techniques, and improvising concepts. He has explored all possible ways to deal with silence and he has put these reflections into the concept pieces of STRUCTURIN G THE SILENCE. Playing with him, and creating silence with him was both a pleasure, and a challenge: Silence is an endless ocean, sound is the vessel to travel on it...” Fritz Hauser. Nato nel 1953 a Basilea, Fritz Hauser propone spettacoli in solo per batteria e percussioni che esegue in tutto il mondo; lavori crossmediali con la ballerina e coreografa Anna Huber, con l'architetto Boa Baumann e con la regista Barbara Frey; composizioni per ensemble di percussioni e solisti, impianti sonori, giochi radiofonici, musica per film e letture. Nel campo della musica improvvisata ha collaborato con numerosi musicisti (Urs Leimgruber, Joëlle Léandre, Marilyn Crispell, Christy Doran, Pauline Oliveros, Lauren Newton, Patrick Demenga e molti altri). Dal 1998 al Concorso Internazionale di Percussione di Stoccolma, collabora con diversi gruppi di percussioni e solisti di tutto il mondo (Kroumata, Percussione Synergy, Nexus, Speak Percu ssion, Keiko Abe, Steven Schick, Bob Becker, Michael Askill). Nel corso della sua lunga carriera ha realizzato numerosi cd come solista e con vari gruppi. La poetica di Sergio Armaroli abbraccia molteplici ambiti espressivi alla costante ricerca di un’unità dell'esperienza. Si dichiara pittore, percussionista concreto, poeta frammentario e artista sonoro oltre a fondare il proprio operare all'interno del "linguaggio del jazz" e dell'improvvisazione come "estensione del concetto di arte". Concentrato su una scrittura diffusa, consapevole di essere produttore "di-segni", dove l'invenzione verbale è "gesto poetico", nella vita è costretto ad uno sforzo pedagogico costante (www.sergioarmaroli.com). Svolge un’intensa attività artistica caratterizzata da un eclettismo stilistico accentuato con una tendenza alla dispersione linguistica come alla rinuncia e ad una forte predilizione per il "silenzio". Si è esibito in qualità di "attore musicale " e percussionista concreto in prestigiosi teatri e sale da concerto internazionali esponendo come artista in ambito off e sperimentale. Ha al proprio attivo numerose pubblicazioni in campo teorico musicale e poetico. Questo è il suo sesto cd con l’etichetta Dodicilune dopo “Prayer and request” (2010) e “Vacancy in the Park” (2015) con Axis Quartet, “Early Alchemy” (2013) un solo di marimba, “Tecrit” (2014) con Riccardo Sinigaglia (santur elettrico, flauti barocchi ed elettronica) e "Micro and More Exercises" con Giancarlo Schiaffini (2016).

Painting Jazz Duo - "Peace"
Esce il 19 giugno 2017 "Peace", il nuovo progetto discografico del Painting Jazz Duo. "Peace" è un racconto per segmenti, “pacificamente” incastonati su una tela variopinta. Loro sono un duo coeso, forte della sua storia e della sua sintonia. Ogni traccia è una dichiarazione di guerra, un’apertura totale alla sperimentazione: forte, audace, spinto, il suono sobbalza e diverte nella totale imprevedibilità delle sue mosse. Emanuele Passerini (sax) e Galag M. Bruno Belloni (piano) sono alla loro terza esperienza per Dodicilune. Collaudati nel loro approccio “descrittivo”, regalano un punto di vista nuovo, a tratti irriverente, anche a standard e grandi classici intoccabili come “I Loves You Porgy” o l’ “Arte della Fuga”. Emanuele Passerini, cl asse 1971, si approccia allo studio del sassofono da autodidatta. La disinvoltura degli inizi gli regala un grande entusiasmo nel suonare e nel frequentare formazioni jazz, rock, blues, soul e acid. Studia con Daniele Cavallanti e Tiziano Tononi presso il CEMM di Bussero, per poi perfezionarsi con Tiziana Ghiglioni, Giovanni Tommaso, Walter Donatiello e Dave Liebman. Nel 2008 avvia il progetto New Standard Jazz Duo, oggi  Painting Jazz Duo, con Galag Massimiliano Bruno Belloni. Galag Massimiliano Bruno Belloni, nato nel 1949, inizia a suonare il pianoforte da bambino. Dopo un breve periodo di studi in Conservatorio, continua da autodidatta a cimentarsi col jazz e la composizione di repertorio classico e leggero, senza trascurare le tecniche improvvisative. Numerose le sue partecipazioni a festival e concorsi, oltre che le esibilizioni dal vivo. Nel 2008 avvia il progetto New Standard Jazz Duo, oggi  Painting Jazz Duo, con Emanuele Passerini . Il Painting Jazz Duo, nasce come New Standard Jazz Duo. Emanuele Passerini (sax) e Galag Massimiliano Bruno Belloni (piano) vantano come un repertorio di composizioni originali e di brani totalmente improvvisati. Dall’approccio descrittivo/decostruttivo, hanno uno stile personale ed eccentrico, caratterizzato dal colore, dall’ “apertura”, dall’interplay forte. Per la Dodicilune hanno pubblicato Talk and Fly (2013) e The Well-Tempered Duo: Bach Project (2014).

Francesco Caligiuri - Olimpo
Esce il 26 giugno "Olimpo", disco d'esordio del polistrumentista calabrese Francesco Caligiuri.  Olimpo è un lavoro delicato, introspettivo, eppure avventuroso, in  solo. L'intero album è uno sforzo individuale, dalla composizione all'esecuzione, con Caligiuri dedito alla costruzione di strati di suono, con utilizzazione morbida dell'elettronica a servizio delle ance, dal clarinetto basso al sax soprano al baritono, con chiara ispirazione dal miglior John Surman. “This is Francesco Caligiuri first cd and he strikes! What an open and wild mind behind this beautiful music. I specially love his blend of strong Mediterranean melodies with the powerful Viking spirit” (Michel Godard). Olimpo is the debut album of Francesco Caligiuri, a delicate, introspective, yet adventurous, solo work. It communicates a unique vision along the emotional landscapes of the classic Myth, with strong inspirations from popular music, but firmly linked to the jazz tradition. The result is both ethereal and bold, and extremely enjoyable. L'opera comunica una visione unica lungo i paesaggi emotivi del Mito classico, forte di  ispirazione dalla musica popolare, ma rimanendo saldamente legato alla tradizione jazz. Il risultato è etereo ma audace, comunque di estrema godibilità. Il percorso improvvisativo di questa musica si può riassumere nella parola “Mýthos”, “racconto”. Le diverse timbriche degli strumenti e gli affascinanti suoni dell'elettronica suggestionano, conducendo la mente in un viaggio immaginario e immaginifico tra mito e leggenda, lungo i topoi culturali dell’antica Grecia e di tutto il bacino del  Mediterraneo. L’improvvisazione, che mette a nudo il musicista esprimendone l’identità e l’essenza, ispira l’intenso pensiero musicale del progetto. Le nove composizioni originali richiamano tutte personalità e storie di divinità della mitologia greca: da Zeus e Poseidone, potenti e stabili, a Dionisio, Apollo e Afrodite, sentimentali e armoniosi; da Ares, Athena ed Efesto, creativi e solenni, ad Ade, oscuro e instabile. FRANCESCO CALIGIURI. Cosentino, classe 1991, si è diplomato in sassofono presso il Conservatorio “S.  Giacomantonio”, per poi avviarsi allo studio delle tecniche di arrangiamento, composizione e improvvisazione jazz. Predilige il sax baritono, e partecipa attivamente a diverse formazioni cameristiche, classiche e jazz, vantando anche ruoli di primo nell’Orchestra di fiati della Provincia di Cosenza. Dal 2014 suona nel progetto Cypriana di Nicola Pisani. Si è perfezionato, tra gli altri, con Michel Godard, Marco  Sanninni, Paolo Damiani, Matt  Brewer, Miguel  Zenon, Ben  Wendel, Logan  Richar dson, Franco  D’Andrea, Marcello Piras.

HOME 4TET - RE: BOLLING
Prodotto dall'etichetta Dodicilune e distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store digitali, Re: Bolling è il nuovo album del gruppo Home 4et. Stefano Saccone (flauto), Enzo Orefice (pianoforte e arrangiamenti), Marco De Tilla (contrabbasso e basso elettrico) e Lorenzo Petruzziello (batteria) propongono un progetto sulle tracce del pianista, compositore e arrangiatore francese Claude Bolling. In questo omaggio al suo crossover, il quartetto suona con inaspettata freschezza e coerenza le suite più suggestive di Bolling e le interpretazioni dei grandi maestri che lo hanno accompagnato. Il quartetto apre all’improvvisazione e ai volumi spinti senza nessuna rinuncia al pensiero narrativo del musicista francese. Tutto ritorna: le atmosfere anni Settanta, lo swing più morbido, le contaminazioni classiche. Una veste nuova e originale per il carattere intramontabile di Bolling. La tracklist (composta da Veloce, California (Main Theme), Sentimentale, Irlandaise, Pastorale, Affectueuse, Amoureuse, Black Battle, Baroque and Blue) è completata da Pour Claude, composizione originale di Enzo Orefice. Il termine crossover viene usato per indicare quella musica che si trova a metà strada tra vari generi, più spesso tra il genere della classica e quello del jazz. Jacques Loussier, gli Swingle Singers, soprattutto il Modern Jazz Quartet fanno tutti parte di questa grande famiglia. A usare per la prima volta questa espressione fu la stampa americana, spiazzata davanti all’enorme successo del disco di un colto jazzman francese, Claude Bolling, a metà strada tra la musica classica e lo swing di Duke Ellington. Era l’anno 1976 e già da tempo la scena musicale proponeva incontri tra stili e generi diversi, ma mai fino ad allora un’operazione discografica di questo tipo era riuscita ad attirare su di sé così tanta attenzione, al punto da restare per ben 530 settimane nelle classifiche americane di Billboard. Il disco in questione era la “Suite pour flûte et piano jazz trio”, scritta da Claude Bolling per il famoso flautista francese Jean-Pierre Rampal. Da questo momento fu chiaro per tutti che la strada della contaminazione tra i generi non era solo una curiosità, ma un vero e proprio fenomeno culturale cui fu data appunto l’etichetta di “crossover music”. Bolling ha continuato negli anni a produrre le sue suite su richiesta di altri famosi virtuosi della musica classica: dalle commissioni di Pinchas Zukerman, Yo-Yo Ma, Maurice André, Alexandre Lagoya nacquero così le sue suite per violino, violoncello, tromba e chitarra sempre accompagnate dalla tradizionale formazione del trio jazz: batteria, contrabbasso e pianoforte, quest’ultimo suonato sempre dall’autore. I brani selezionati per il nostro progetto, tratti dalla Prima e Seconda suite per flauto e jazz trio e dalla California Suite, sono stati arrangiati cercando di allargare lo spazio dell’ improvvisazione, in alcuni casi modificando anche le strutture delle composizioni ma cercando sempre un equilibrio con la forza melodica dei temi dell’autore. Una rilettura che dona un nuovo sound ai brani adoperando gli elementi ritmici e tematici anche come materiale per l’improvvisazione e intende sottolineare l’attualità, la forza e l’originalità della musica di Claude Bolling. Diplomatosi in Flauto Traverso presso il Conservatorio “D. Cimarosa” di Avellino sotto la guida del M° G. Urciuolo, Stefano Saccone si è perfezionato con Severino Gazzelloni, Conrad Klemm, Alain Marion e Marzio Conti. Dal 1988 svolge attività concertistica in diverse formazioni cameristiche, partecipando a rassegne e stagioni su tutto il territorio italiano. Dopo gli studi accademici ha intrapreso lo studio della musica jazz presso il Conservatorio “N. Sola” di Benevento con i maestri P. Leveratto ed E. Fioravanti e ha gradualmente orientato i propri interessi e le proposte concertistiche verso la bossa nova e il jazz tango. Dal 2002 si dedica in particolare - con il quintetto strumentale Effetto Musica Ensemble e la cantante brasiliana Claudia Marss - alla re-interpretazione del repertorio di Antonio Carlos Jobim. Ha collaborato con Sergio Rubini, Nando Gazzolo, Michele Placido, Alessandro Haber in diversi progetti che combinano musica e teatro. Intensissima la sua partecipazione a jazz festival. Dal 1995 insegna Flauto traverso presso le scuole secondarie di primo e secondo grado ad indirizzo musicale. Napoletano, classe 1972, Enzo Orefice si accosta da piccolo allo studio del pianoforte sotto la guida della madre, insegnante di musica. Da adolescente frequenta il Conservatorio di Musica “D. Cimarosa” di Avellino, per diplomarsi poi in Pianoforte sotto la guida del M° Nicola Setaro. Si perfeziona in musica jazz studiando con Enrico Pieranunzi, Mauro Grossi e Paolino Dalla Porta. Si diploma in “Musica Jazz” ed in “Didattica della Musica” presso il Conservatorio di Musica di Benevento. Collabora con diversi artisti di fama internazionale: Ada Montellanico, Piero Leveratto, Maurizio Giammarco, Ettore Fioravanti, Stefano Cantini, Antonio Onorato, Marco Zurzolo, Harold Bradley, e moltissimi altri. Diverse anche le collaborazioni con Michele Placido, Segio Rubini, Alessandro Haber, Enzo Moscato, Paila Pavese, Norma Martelli, Nando Gazzolo, e le partecipazioni a trasmissioni televisive su reti RAI e FININVEST. Registra inoltre per RAI-SAT e vanta un’intensa attività concertistica in tutta Italia. Marco De Tilla, studia il contrabbasso con Rino Zurzolo, Ermanno Calzolari, Aldo Vigorito, Furio Di Castri, Piero Leveratto, Dario Deidda. Partecipa a numerosi seminari con musicisti di fama internazionale, tra cui Dave Holland, Larry Grenadier, Bruno Tommaso, Paul Jeffrey, Scott Colley, Dick Oatts, Antonio Sanchez, Danilo Rea, Franco D’Andrea, Paolo Fresu, Maurizio Giammarco. Suona abitualmente in formazioni distinte, dal trio alla big band, collaborando anche con musicisti del calibro di Antonio Faraò, Norma Winstone, Paolo Fresu, Sarah Jane Morris, Chuck Findley, Javier Girotto, Emanuele Cisi, David Alan Gross, Andrea Pozza, Roberto Gatto, Adam Rudolph, Gabriele Mirabassi, Don Moye, Nico Gori, Maurizio Giammarco, John Arnold, Flavio Boltro. Tre i suoi progetti discografici: “A Little Present”, “By the Waves” e “Suoni Italiani”. Numerose le sue partecipazioni a festival e rassegne jazz di livello internazionale. Dal 2003 collabora con l'Istituto Nazionale per lo Sviluppo Musicale nel Mezzogiorno. Attualmente insegna Contrabbasso Jazz al Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli. Lorenzo Petruzziello, batterista, didatta, compositore e arrangiatore, ha all’attivo la partecipazione in diverse formazioni che spaziano dal Jazz al Soul, dal Pop e Funky. Si è avvicinato alla musica grazie allo studio del violino, prediligendo sempre e comunque un grande interesse per la batteria. Questo lo ha portato, a dodici anni, a seguire privatamente le lezioni, tra gli altri, di Maurizio Dei Lazzaretti. Si è quindi perfezionato con Ron Savage, Giampaolo Ascolese, Fabrizio Sferra e Marco Volpe, e nel 2006 ha iniziato il percorso di Batteria presso il Conservatorio “D.  Cimarosa” di Avellino, conseguendo i diplomi di I e II livello con Lode. Diverse le sue collaborazioni con progetti teatrali, tra cui quelle con l’attore Salvatore Mazza. Suo il metodo per batteria Key to Groove (2012) e la colonna sonora del film Il Pretore di Giulio Base (2013). Ha collaborato con numerosi musicisti del panorama jazz internazionale".

SOFIA TRIO - SOFIA
Mercoledì 19 luglio esce in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali, “Sofia” il nuovo album del Sofia Trio, prodotto dall'etichetta Dodicilune. Il progetto nasce nell’estate del 2015, da un’idea del chitarrista Mario Meloni e del batterista Luca Deriu e dall’incontro con il contrabbassista Fabrizio Fogagnolo. Il disco sarà presentato ufficialmente nel giorno dell'uscita al Caffè Letterario Nobel 26 di Nuoro. Il 21 luglio il trio sarà ospite del festival Seui in musica. Influenze jazz e un repertorio originale con e brani politematici, dove la struttura formale incontra l’improvvisazione più spinta: una cifra di stile che contraddistingue il trio e lascia l’ascoltatore in bilico tra la ricerca delle strutture e la disgregazione della forma, il tutto in un sound che spazia dal jazz europeo a quello più afro, fino al contemporaneo. La conoscenza, ci dice Stefano Zenni nella sua Storia del Jazz, «sorge dalla migrazione: gli esseri umani, adattandosi a qualsiasi ecosistema, utilizzano gli spostamenti per accrescere il sapere». E trasferendo se stessi, trasferiscono culture, lingue, beni e producono «nuovi stili di vita sempre porosi e vitali». Come il jazz. Sofia è scien za, sapienza. Sofia è la musa ispiratrice e l’impronta concettuale dell’album del trio. Nove tracce che si muovono su temi apparentemente distanti, eppure semanticamente legati all’esplorazione di linguaggi, volti, mondi diversi. Sofia è quell’istinto ad andare oltre, ad approfondire, ad assaporare, a conoscere. Sofia è un album dinamico, personale e di gusto. La sessione ritmica è coesa, e questo dona un bell’amalgama di fondo al disegno narrativo della chitarra di Meloni. Gioco, ironia, e una tenerezza deliziosa. La voce della piccola Sofia ne racchiude un momento. Chiude la traccia finale arricchita dalla chitarra di Battista Giordano.  Batterista e didatta, Luca Deriu si è diplomato al Conservatorio “L. Canepa” di Sassari in “Batteria e Percussioni Jazz” e perfezionato ai Seminari Jazz di Nuoro. Si è esibito in diversi Festival, nazionali e internazionali e ha collaborato con formazioni jazz, rock e afro-cubano. Col trio jazz Do.de.ca.foni ha realizzato la colonna sonora del del documentario Aria del regista Davide Carrari, primo premio del Cervinia Film Festival nel 2009. Già batterista dell’Orchestra Jazz nuorese CalaGononeJazz Collective, collabora con la formazione di percussioni africane Kangbè. Classe 1982, Mario Meloni ha iniziato lo studio della chitarra classica sotto la guida di G.  Porqueddu. Negli anni ha maturato un vivo interesse per il progressive rock, il jazz e il blues, frequentando i Seminari Nuoro Jazz di Paolo Fresu e varie masterclass, tra cui quelle di Umberto Fiorentino e Franco Cerri. Ha collaborato con diverse formazioni (quartetti e quintetti) jazz e funky-jazz sia come leader sia come sideman e ha partecipato a rassegne, concerti e festival, anche all’estero. Avviatosi allo studio del contrabbasso da autodidatta, Fabrizio Fogagnolo dal 2000 ha frequentato il C.P.M. di Milano sotto la guida di Attilio Zanchi. Si è poi perfezionato con Buster Williams, Paolino Dalla Porta e Paolo Fresu. Nel  2010 si è laureato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.  Come contrabbassista e bassista elettrico ha collaborato in diversi progetti, dal cantautorale al soul/jazz al jazz. Diverse le sue partecipazioni a rassegne, festival e concorsi nazionali e internazionali.

ROBERTO OTTAVIANO QUARKTET - SIDERALIS
Martedì 5 settembre, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store digi tali, esce ufficialmente Sideralis, nuovo album di Roberto Ottaviano, prodotto dall’etichetta Dodicilune. Dieci brani originali del sassofonista barese affiancato in questo progetto dal pianista inglese Alexander Hawkins e da una sezione ritmica tutta statunitense composta dal bassista Michael Formanek al basso e dal batterista Gerry Hemingway. Quattro giganti del jazz di impronta post-free e di matrice creativa si affrontano in un teatro dell’ipercosmo. Rotte e orbite siderali, linee spezzate, effetti onomatopeici, suoni acidi, idee sminuzzate, forme esplose: eppure tutto resta ripensabile in una struttura coerente e appagante. Un gioco sperimentale a tutta altezza, che cattura e accompagna l’ascoltatore in g alassie inesplorate. Gli stop e i salti all’unisono, i temi frammentati, donano colore e dinamicità ai fraseggi. Il sassofono di Ottaviano è un cono di luce, una torcia che illumina la più oscura distensione, una guida affidabile. Tutto è inquadrato in una compostezza precaria, che pare cerchi nuovi spazi d’espressione. Non tracce compiute, ma esplorazioni sonore, un mondo in divenire alla ricerca del suo ispiratore, quel John Coltrane asceso alle stelle il 17 luglio del 1967. Sideralis è un manifesto di gratitudine a lui, tra i primi esploratori di quello spazio “siderale”. L’infinità della sua ricerca genera tuttora luce. Attivo sulla scena jazzistica internazionale da quasi quarant’anni, Roberto Ottaviano ha suonato e inciso con alcuni tra i più importanti musicisti america ni ed europei a cavallo tra diverse generazioni: D. Gillespie, C. Baker, A. Farmer, M. Waldron, R. Workman, A. Mangelsdorff, G. Gaslini, E. Rava, S. Swallow, F. Koglmann, P. Favre, K. Wheeler, K. Tippett, K. Berger, H. Bennink, A. Andersen, T. Gurtu,  H. Drake, e tantissimi altri. Oltre che dirigere proprie formazioni, tra cui Astrolabio con G. Trovesi, G. Ferris e M. Godard, il QuarkTet con A. Hawkins, M. Formanek e G. Hemingway, ed il Trio Griòts con G. Maier e Z. De Rossi, suona con la Minafric Orchestra e con Canto General di Pino Minafra. Si esibisce in Germania, Austria, Svizzera, Belgio, Francia, Danimarca, Norvegia, Inghilterra, Spagna, Portogallo, Yugoslavia, Albania, Romania, Russia, India, Giappone, Messico, Tailandia, Marocco, Algeria, Costa d’Avorio, Senegal, Cameroun, Stati Uniti, Canada, ed ha inciso per Red, Splasc(h), Soul Note, Dodicilune, Hat Art, Intakt, ECM, DIW ed Ogun. Come didatta ha fondato il corso Musica Jazz nel Conservatorio della sua città e di cui ne è coordinatore da quasi 30 anni. Ha condotto e conduce Workshops e Masterclass su varie tematiche in giro per il mondo. Di prossima pubblicazione il volume da lui curato per Stampa Alternativa, “Steve Lacy. Una diversa prospettiva”, nella collana Jazz People diretta da Gianfranco Salvatore. Compositore, pianista, organista, Alexander Hawkins si divide tra la passione per il free e un profondo fascino per la composizione. Numerose le sue collaborazioni con musicisti del calibro di Evan Parker, John Surman, Joe McPhee, Mulatu Astatke, Wadada Leo Smith, Anthony Braxton, Marshall Allen, Han Bennink, Hamid Drake, Rob Mazurek, Taylor Ho Bynum, Harris Eisenstadt, Matana Roberts, Shabaka Hutchings. Diversi anche i riconoscimenti e le presenze a festival internazionali. Nel 2016 è stato nominato Instrumentalist of the Year aiParliamentary Jazz Awards. Contrabbassista del panorama jazz americano, classe 1958, Michael Formanek inizia a suonare negli anni Ottanta al fianco di Freddie Hubbard, Joe Henderson, Dave Liebman, Fred Hersch, Attila Zoller. Il suo album di debutto, Wide Open Spaces, è del 1990, insieme a Greg Osby, Mark Feldman, Wayne Krantz, Jeff Hirshfield. Importante la sua produzione discografica, e numerose le sue collaborazioni: tra le altre, quelle con Jane Ira Bloom, Uri Caine, James Emery, Lee Konitz, Kevin Mahogany, la Mingus Big Band, Scott Fields, Daniel Schnyder, Jack Walrath. È direttore della Peabody Jazz Orchestra e Jazz Bass Instructor al Peabody Conservatory of Music in Baltimore, Maryland. Gerry Hemingway è compositore, percussionista, visual artist, didatta. Nato in New Haven, Conn., nel 1955 in una famiglia di musicisti, si avvicina allo studio delle percussioni a dieci anni. A diciassette è già un provetto percussionista jazz e bepop. Dal 1983 al 1994 suona nell’Anthony Braxton quartet. Con Braxton pubblicherà per la Mode Records Old Dogs (2010), quattro album a testimone della storica re in duo. Numerose le sue collaborazioni, i progetti e l’impegno didattico; densissima la produzione discografica e le performance dal vivo.

Francesco Alemanno - The Nearness of You
Prodotto dall'etichetta Dodicilune e distribuito dal 15 settembre in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store digitali, “The Nearness of You” è il disco d’esordio del batterista salentino Francesco Alemanno. Nei nove brani è affiancato dal sassofonista statunitense Jesse Davis, dal trombettista Andrea Sabatino, dal contrabbassista Marco Viaggi e dal pianista Antonio Ciacca che firma anche il brano di apertura Watch The Steps e Dizzy’s. La tracklist è completata da una composizione di Alemanno (“Way To Brixia”) e dai brani George's Dilemma di Clifford Brown, Reflection di Ray Bryant, The Nearness Of You di Hoagy Carmichael, Blues March di Benny Golson, Man From Tanganyika di McCoy Tyner e Jeannine di Duke Pearson. Suona forte, The Nearness of You. Un’assenza per nulla depressa e nostalgica. Anzi, febbricitante e carica di belle sensazioni. Un corpo sonoro compatto, un’architettura bilanciata sul carattere brioso e travolgente della batteria di Alemanno. Un swing giovane e fresco, che corre leggero su temi gustabilissimi. Una carica di buon umore tra i fraseggi scuri e ficcanti del sax di Davis, intersecati dal mordente di tromba di Sabatino e le distensioni pianistiche di Ciacca, sempre sostenute dalle curve sensuali del contrabbasso di Marco Vaggi. “Una gradevole sorpresa questo primo disco del Francesco Alemanno 5tet: un ascolto davvero piacev ole, arrangiamenti ben fatti, atmosfere be-bop e tanto swing”. sottolinea il chitarrista Franco Cerri nelle note di copertina. “Formazione affiatata che garantisce un valido e costante sostegno, punteggiato da improvvisazioni ben inserite nel contesto generale. La sequenza dei brani proposti genera un risultato complessivo coinvolgente, raffinato ed elegante”.

FRANCESCO VENERUCCI feat. DAVE LIEBMAN - EARLY AFTERNOON
Martedì 7 novembre esce in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali, Early Afternoon, nuovo lavoro discografico del pianista e compositore romano Francesco Venerucci, affiancato in quattro brani dal sassofonista statunitense Dave Liebman, prodotto dall’etichetta Dodicilune. Il disco sarà presentato ufficialmente venerdì 10 novembre (ore 21 - ingresso 10 euro) con un concerto, introdotto dai giornalisti Luigi Onori e Gerlando Gatto, alla Casa del Jazz di Roma. Se nel lavoro discografico precedente Tango Fugato (Dodicilune, 2007), Francesco Venerucci aveva dato prova di una sapiente tecnica di scrittura musicale per ensemble, in Early Afternoon l’artista ci conduce nell’universo del “piano solo”. Nella continua e incessante ricerca della sintesi stilistica tra linguaggi musicali, Venerucci trasferisce la densità armonica e la stratificazione polifonica sulla superficie della tastiera, nel solco della tradizione tracciata da Duke Ellington, Bill Evans e Paul Bley; fino a John Taylor e Richie Beirach. L’album traduce al meglio la complessa personalità di Venerucci in grado di combinare classico e jazz con vivacità compositiva. Pianista eclettico, accoglie nel suo lessico musicale figurazioni che rimandano ora alla spazialità cosmica di Skrjabin, ora al post romanticismo di Rachmaninov, ora alle sinuosità puntiformi di Debussy. I fraseggi frammentati, i colori decisi e le poliritmie a perdersi definiscono la cantabilità personale di ogni singolo brano. La voce del Sax Soprano di Dave Liebman s’innesta ora quieta ora ispida sui paesaggi compiuti di Venerucci, quasi incisi nel silenzio. Un dono di dolcezza e carattere che impreziosisce l’album. «Nel 2011 ricevetti l’invito dell’associazione Amore e Psiche a tenere un concerto presso la loro sede, una bellissima libreria del centro storico di Roma. Nel preparare il programma scelsi alcune mie composizioni caratterizzate dall'interazione tra letteratura e musica», sottolinea Venerucci. «Il lavoro di selezione dei brani, scritti nell’arco di circa vent’anni, e della loro rielaborazione ha costituito il nucleo fondamentale di ciò che sarebbe divenuto in seguito l'attuale progetto discografico. La maggior parte dei brani sono eseguiti in “Piano Solo”. In quattro titoli (Exodus, Music for Lilith, Good Morning Mr. Samsa e Early Afternoon) ho coinvolto il sassofonista David Liebman, la cui performance, di rara bellezza e sensibilità, ha reso questo lavoro per me ancora più caro e prezioso», prosegue. «Chiude la raccolta uno standard della canzone popolare americana, Premio Oscar nel 1940 come migliore canzone per il film di animazione Disney “Pinocchio”. È il mio omaggio personale ad uno tra i musicisti più importanti del XX secolo, Louis Armstrong».  Francesco Venerucci si è diplomato in composizione sotto la guida di Claude Ballif, svolgendo contemporaneamente studi di armonia, analisi, direzione d’orchestra, e orchestrazione a Parigi, e in pianoforte sotto la guida di Valentino Di Bella. Ha conseguito un Master post laurea in composizione teatrale e coreutica sotto la guida di Fabio Vacchi per il dramma musicale Kaspar Hauser, su libretto di Noemi Ghetti, eseguito nel 2011 in prima mondiale all’Opera di Tirana. Attivo concertisticamente dal 1985, ha partecipato a numerose rassegne e registrato programmi radiofonici e televisivi. Ha composto musica da camera, lirica e sinfonica, colonne sonore, balletti e musiche di scena. Nel 2012 ha composto l’Opera Lirica Scanderbeg da un melodramma perduto di Vivaldi, su libretto di Quirino Principe, commissionato dal Teatro Nazionale d’Opera e Balletto d’Albania e co-prodotto dalla Verona Opera Academy. Vincitore di concorsi internazionali, ha visto le sue opere eseguite in importanti festival, sale da concerto e teatri d’opera. Ha collaborato, tra gli altri, con l’Orchestra of Colors, il Danish Saxophone Quartet e il Quinteto Tango Extremo. Ha partecipato a varie incisioni discografiche in qualità di compositore, arrangiatore e pianista. A suo nome ha realizzato il cd "Tango Fugato" (Dodicilune, 2007) con la partecipazione, tra gli altri, di Michele Rabbia, Marco Siniscalco e Gianni Iorio e il cd "Early Afternoon" (Dodicilune, 2017), con la partecipazione del sassofonista statunitense Dave Liebman. Dave Liebman, laureato in Storia alla New York University, ha studiato pianoforte e sassofono fin da ragazzo. Ha suonato con Miles Davis, Elvin Jones, Chick Corea, John McLaughlin, McCoy Tyner. I suoi lavori spaziano dalla classica al rock al free jazz. Diversi i riconoscimenti a livello internazionale: NEA Jazz Masters (2011); Jazz Educators Network (JEN); Legends of Jazz; nominee ai Grammy; vincitore per la categoria sax soprano ai Downbeat/Jazz Times Critics/JEN Poll; Honorary Doctorate alla Sibelius Academy. Nel 1989 fonda ed è direttore artistico della International Association of Schools of Jazz (IASJ). Centinaia le sue collaborazioni e registrazioni.

"LA VITA SEMPLICE" DI MARCO TUMA
In uscita 
l'esordio discografico da leader del compositore, sassofonista e armonicista cromatico salentino, prodotto dall’etichetta Dodicilune e distribuito da Ird. Venerdì 24 novembre il cd sarà presentato ufficialmente con un concerto sul palco di Astràgali Teatro a Lecce Martedì 14 novembre esce in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali, "La vita semplice", esordio discografico da leader del compositore, sassofonista e armonicista cromatico salentino Marco Tuma, prodotto dall’etichetta Dodicilune. Il disco sarà presentato ufficialmente venerdì 24 novembre (ore 21 - ingresso 10 euro inclusa copia del cd) con un concerto ad Astràgali Teatro in via Candido a Lecce. Sulla scia del modello e mentore ideale Toots Thielemans, il cui riferimento è piacevolmente presente in tutta l'opera, Tuma rivela una felice originalità stilistica, e costruisce il proprio “Brasil Project” sull'idea di un Brasile immaginario, i cui tòpoi  riflettono la ricchezza della cultura carioca, dall'estrema semplicità comunicativa della musica alla complessità armonica che vi è sottesa, innestando in tale crogiuolo  la propria sensibilità compositiva e interpretativa, e le doti di improvv isatore. Il disco contiene sette brani inediti composti da Tuma (Aprile, Waltz for Berri, Stato di Ebbrezza, Little Gigia, In viaggio con Lulù, Neruda mon amour e Splash) e le cover di Eu sei que vou te amar di Antonio Carlo Jobim e Vinícius de Moraes, Samba em preludio di Baden Powell e What are you doing the rest of your life? di Michel Legrand. Polistrumentista raffinato, Marco Tuma (armonica cromatica, flauto, sax soprano e glockenspiel) dirige un ensemble in cui spiccano la voce recitante di Giuseppe Tarantino, la chitarra di Claudio Tuma, il violoncello di Redi Hasa, il pianoforte di Giuseppe Magagnino, il contrabbasso di Tonino Vantaggiato e la batteria di Alessio Borgia. Il risultato è una musica semplice ma non facile, che alla semplicità dell'esperienza dell'ascolto associa una solida complessità, regalando emozioni profonde e indelebili. Nato a Nardò, in provincia di Lecce, Marco Tuma si avvicina alla musica in giovanissima età iniziando a suonare il pianoforte. Presto scopre la sua attitudine per gli strumenti a fiato, orientandosi verso lo studio del flauto traverso prima, e del sassofono e dell’armonica cromatica poi. Affascinato da sempre dalla cultura musicale latino-americana, collabora con musicisti brasiliani, cubani, andini, avvicinandosi così allo studio di strumenti a fiato provenienti da varie etnie; nel frattempo consolida la sua collaborazione con il gruppo di world music XantiYaca con il quale incide quattro album. Diverse le partecipazioni a trasmissioni televisive e intensa l’attività concertistica all’estero. Dal 1998 al 2000 collabora con i cileni Inti Illimani nei loro tour italiani. Turnista in varie sale di registrazione, ha al suo attivo molte partecipazioni in produzioni musicali di diffusione nazionale. Da anni collabora poi con varie compagnie teatrali, partecipando attivamente alla composizione delle musiche e all’esecuzione dal vivo degli spettacoli rappresentati.

FRANCESCO VENERUCCI feat. DAVE LIEBMAN -  EARLY AFTERNOON
Martedì 7 novembre esce in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali, Early Afternoon, nuovo lavoro discografico del pianista e compositore romano Francesco Venerucci, affiancato in quattro brani dal sassofonista statunitense Dave Liebman, prodotto dall’etichetta Dodicilune. Il disco sarà presentato ufficialmente venerdì 10 novembre (ore 21 - ingresso 10 euro) con un concerto in piano solo introdotto dai giornalisti Luigi Onori e Gerlando Gatto, alla Casa del Jazz di Roma.  Se nel lavoro discografico precedente Tango Fugato (Dodicilune, 2007), Francesco Venerucci aveva dato prova di una sapiente tecnica di scrittura musicale per ensemble, in Early Afternoon l’artista ci conduce nell’universo del “piano solo”. Nella continua e incessante ricerca della sintesi stilistica tra linguaggi musicali, Venerucci trasferisce la densità armonica e la stratificazione polifonica sulla superficie della tastiera, nel solco della tradizione tracciata da Duke Ellington, Bill Evans e Paul Bley; fino a John Taylor e Richie Beirach. L’album traduce al megli o la complessa personalità di Venerucci in grado di combinare classico e jazz con vivacità compositiva. Pianista eclettico, accoglie nel suo lessico musicale figurazioni che rimandano ora alla spazialità cosmica di Skrjabin, ora al post romanticismo di Rachmaninov, ora alle sinuosità puntiformi di Debussy. I fraseggi frammentati, i colori decisi e le poliritmie a perdersi definiscono la cantabilità personale di ogni singolo brano. La voce del Sax Soprano di Dave Liebman s’innesta ora quieta ora ispida sui paesaggi compiuti di Venerucci, quasi incisi nel silenzio. Un dono di dolcezza e carattere che impreziosisce l’album. «Nel 2011 ricevetti l’invito dell’associazione Amore e Psiche a tenere un concerto presso la loro sede, una bellissima libreria del centro storico di Roma. Nel preparare il programma scelsi alcune mie composizioni caratterizzate dall'interazione tra letteratura e musica, sottolinea Venerucci. «Il lavoro di selezione dei brani, scritti nell’arco di circa vent’anni, e della loro rielaborazione ha costituito il nucleo fondamentale di ciò che sarebbe divenuto in seguito l'attuale progetto discografico. La maggior parte dei brani sono eseguiti in “Piano Solo”. In quattro titoli (Exodus, Music for Lilith, Good Morning Mr. Samsa e Early Afternoon) ho coinvolto il sassofonista David Liebman, la cui performance, di rara bellezza e sensibilità, ha reso questo lavoro per me ancora più caro e prezioso», prosegue. «Chiude la raccolta uno standard della canzone popolare americana, Premio Oscar nel 1940 come migliore canzone per il film di animazione Disney “Pinocchio”. È il mio omaggio personale ad uno tra i musicisti più importanti del XX secolo, Louis Armstrong».  Francesco Venerucci si è diplomato in composizione sotto la guida di Claude Ballif, svolgendo contemporaneamente studi di armonia, analisi, direzione d’orchestra, e orchestrazione a Parigi, e in pianoforte sotto la guida di Valentino Di Bella. Ha conseguito un Master post laurea in composizione teatrale e coreutica sotto la guida di Fabio Vacchi per il dramma musicale Kaspar Hauser, su libretto di Noemi Ghetti, eseguito nel 2011 in prima mondiale all’Opera di Tirana. Attivo concertisticamente dal 1985, ha partecipato a numerose rassegne e registrato programmi radiofonici e televisivi. Ha composto musica da camera, lirica e sinfonica, colonne sonore, balletti e musiche di scena. Nel 2012 ha composto l’Opera Lirica Scanderbeg da un melodramma perduto di Vivaldi, su libretto di Quirino Principe, commissionato dal Teatro Nazionale d’Opera e Balletto d’Albania e co-prodotto dalla Verona Opera Academy. Vincitore di concorsi internazionali, ha visto le sue opere eseguite in importanti festival, sale da concerto e teatri d’opera. Ha c ollaborato, tra gli altri, con l’Orchestra of Colors, il Danish Saxophone Quartet e il Quinteto Tango Extremo. Ha partecipato a varie incisioni discografiche in qualità di compositore, arrangiatore e pianista. A suo nome ha realizzato il cd "Tango Fugato" (Dodicilune, 2007) con la partecipazione, tra gli altri, di Michele Rabbia, Marco Siniscalco e Gianni Iorio e il cd "Early Afternoon" (Dodicilune, 2017), con la partecipazione del sassofonista statunitense Dave Liebman. Dave Liebman, laureato in Storia alla New York University, ha studiato pianoforte e sassofono fin da ragazzo. Ha suonato con Miles Davis, Elvin Jones, Chick Corea, John McLaughlin, McCoy Tyner. I suoi lavori spaziano dalla classica al rock al free jazz. Diversi i riconoscimenti a livello internazionale: NEA Jazz Masters (2011); Jazz Educators Network (JEN); Legends of Jazz; nominee ai Grammy; vincitore per la categ oria sax soprano ai Downbeat/Jazz Times Critics/JEN Poll; Honorary Doctorate alla Sibelius Academy. Nel 1989 fonda ed è direttore artistico della International Association of Schools of Jazz (IASJ). Centinaia le sue collaborazioni e registrazioni.

EMANUELE SARTORIS - MARCO BELLAFIORE - I SUONI DEL MALE
Prodotto dall’etichetta pugliese Dodicilune, giovedì 16 novembre esce in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali, "I Suoni del Male”. Il nuovo lavoro discografico del duo composto dal pianista Emanuele Sartoris e dal contrabbassista Marco Bellafiore sarà presentato, nel giorno dell’uscita (ore 18.30 - ingresso libero), alla Feltrinelli Express di Stazione Porta Nuova a Torino. Il concerto sarà introdotto dal critico musicale, giornalista e scrittore Guido Michelone. «Due giovani musicisti si incontrano, si annusano, si ascoltano suonare, giocano insieme (to play), si piacciono e alla fine decidono di scrivere e incidere insieme un disco nel nome di Baudelaire», sottolinea nelle note di copertina il giornalista e conduttore Massimo Bernardini. «Emanuele Sartoris e Marco Bellafiore, pianoforte e contrabbasso, sono due giovani musicisti torinesi di valore: buona formazione, buoni maestri (Dado Moroni, Furio Di Castri), grandi e piccole esperienze jazzistiche alle spalle. Il punto di incontro è la sezione jazzistica del Conservatorio di Torino, città culla del jazz italiano. Pianoforte e contrabbasso: un modello che nel jazz ha infiniti esempi, da Duke Ellington con Jimmy Blanton a Bill Evans con Eddie Gomez. Un dialogo ricco, che vede lo scambio reciproco e l’alternarsi del gioco solistico in una relazione che è la quintessenza del jazz cameristico. Un mix sonoro fra corde pizzicate e macchina pianistica che genera colori imprevisti, fra l’intonazione ampia, volubile, del capofamiglia degli archi e quella implacabilmente perfetta delle corde percosse dai martelletti», prosegue Berdardini. «Il disco di Bellafiore e Sartoris si ispira, parafrasandola, alla celebre raccolta di Baudelaire “Les fleurs du mal”. Non è solo l’ennesimo tentativo di musicare/evocare le celebri poesie cui i titoli del disco si riferiscono, ma “di una ricerca - spiegano i musicisti - per immergere l'ascoltatore nello stato emotivo che generano”. Quattro di esse, unificate da Baudelaire stesso sotto il titolo de “Un Fantasma”, sono state scritte ed eseguite come un corpo unico, divenendo il cuore poetico del disco. Ci sono bellissimi temi ne “I Suoni del Male”, incipit quasi materici, improvvise accensioni ritmiche apertamente swing. Ma quel che travolge, in musicisti e compositori così giovani, è il perfetto equilibrio fra i due protagonisti, rispettosi ed insieme sospinti dal gioco del partner. Mi è accaduto di conoscerli alla Rai di Torino, durante le registrazioni di “Nessun dorma” per Raicinque. Li ho vissuti come semplici rappresentanti di una grande scuola musicale, forse più complici e generosi di altri. Ascoltando “I Suoni del Male”, mi rendo conto invece di aver avuto davanti l’inizio di due assolute certezze del jazz contemporaneo». Avviato allo studio del pianoforte dall’età di 10 anni, Emanuele Sartoris rapidamente inizia ad interessarsi al Blues e a tutta la musica nera e successivamente alla tradizione classica e alla musica moderna. Approda alla musica jazz frequentando seminari di improvvisazione e orchestrazione, fino al diploma sotto la guida di Dado Moroni presso il Conservatorio di Torino dove consegue anche la Laurea in Composizione ed Orchestrazione Jazz con il massimo dei voti sotto la guida di Furio Di Castri e Giampaolo Casati. Suona in numerosi festival tra cui Torino Jazz Festival, Open Papyrus Jazz Festival, Novara Jazz Festival, Moncalieri Jazz Festival, Narrazioni Jazz 2017, Joroinen Music Festival in Finlandia. Unisce un’intensa attività concertistica a quella didattica, da seminari come "Piano Experience" presso la Fiera Internazionale del pianoforte di Cremona insieme al Maestro Massimiliano Genot fino all'insegnamento presso lo stesso Conservatorio di Torino. Ospite musicale nella trasmissione “Nessun Dorma” su Rai 5, condotta da Massimo Bernardini ha modo di collaborare tra i tanti con ospiti del calibro di Eugenio Allegri. Marco Bellafiore inizia a suonare il basso elettrico con l'insegnante Giorgio Fiorini e si avvicina al jazz, maturando una intensa attività concertistica e in studio di registrazione. Cofondatore del gruppo Satoyama, si avvia allo studio del contrabbasso presso il Conservatorio di Torino con Furio Di Castri. Con i Satoyama pubblica il primo album di inediti nel 2015, e suona in diversi festival e rassegne: Euro Open Jazz Festival, Open World Jazz Festival di Ivrea, Pianfiorito in Jazz in apertura ad E. Rava, Barolo Jazz (vincendo il contest nel 2014), Novara Jazz (Vincitori del concorso “Taste Of Jazz” 2016), Torino Jazz Festival (ospiti del Sonic Genome di Anthony Braxton al Museo Egizio), JazzIt Fest e altri. Suona in Svezia e Danimarca e collabora con il sassofonista Jonny Wartel. Collabora stabilmente con il pianista Emanuele Sartoris.

VITO LITURRI TRIO - FROM BEYOND
Martedì 21 novembre esce in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali, "From Beyond” del  Vito Liturri Trio. Dopo "After The Storm” è il secondo lavoro discografico del pianista e compositore barese - affiancato da Marco Boccia al contrabbasso e Lello Patruno alla batteria - per l’etichetta Dodicilune. «Nel concepire un’opera seconda, il primo impulso può essere il replicare una formula già collaudata. Noi abbiamo deciso di fare esattamente il contrario, sviluppando il lato più visionario del primo album e portandone avanti la sperimentazione armonica e timbrica», sottolinea Liturri. «Ne risulta un lavoro sfaccettato e unitario allo stesso tempo, in cui i punti di arrivo e di riposo dati dalle cadenze tonali vengono sistematicamente evitati, nel tentativo di creare una musica imprevedibile e dai contorni sfuggenti, che alluda a una dimensione “altra” rispetto a quella quotidiana. Le strutture della tradizione non vengono totalmente abbandonate, ma piuttosto private delle loro caratteristiche di simmetria e della loro punteggiatura», continua. «“Rassicuratevi, l’opera è proprio costruita; ma cercherete invano le colonne – io infatti le ho tolte”, affermava Debussy a proposito del Prélude à l’après-midi d’un faune. La citazione lovecraftiana de l titolo funziona da pura suggestione per un flusso musicale in cui le esperienze e i colori si accumulano progressivamente, e che, come già nel primo disco, andrebbe ascoltato dall’inizio alla fine, pur nella autonomia dei singoli brani. Altro fondamentale elemento di continuità, rispetto all’opera prima, è il lavoro sul suono e sull’interplay, che rende il Trio, inteso come entità unitaria e riconoscibile, il vero protagonista del lavoro». Vito Liturri è titolare della cattedra di Composizione presso il Conservatorio “Egidio Romualdo Duni” di Matera. Si è diplomato in Composizione e in Direzione d'Orchestra presso il Conservatorio “Niccolò Piccini” di Bari. Sue composizioni sono state incise per le etichette “Rugginenti” (Milano) e “CM Classic” (Bari) e pubblicate dalle edizioni musicali “Carrara” (Bergamo) e “Sorriso” (Bari); sono, inoltre, state eseguite in rassegne e concerti di musica cont emporanea in Italia e all’estero. Si è accostato al jazz sotto la guida di Nico Marziliano e ha frequentato, successivamente, i corsi di perfezionamento di Siena Jazz. Ha suonato, tra gli altri, con Franco Cerri, Guy e gli Specialisti e l’ensemble Suoni Visionari di Felice Mezzina. Interessato al teatro e all'interazione della musica con altre forme espressive, ha collaborato, tra gli altri, con gli attori Emilio Solfrizzi, Antonio Stornaiolo e Leopoldo Mastelloni; è, inoltre, uno dei fondatori della Compagnia Teatro Prisma. Marco Boccia è un musicista eclettico. Da oltre vent’anni esplora gli aspetti più diversi della musica. Diplomato in contrabbasso presso il conservatorio “Niccolò Piccini” di Bari, si è perfezionato con i più importanti esponenti del suo strumento sia in ambito classico che in quello jazzistico. Dalle sue collaborazioni emerge la trasversalità delle esperienze, passando da Uto Ughi a Franco Cer ri, da Riccardo Muti a Tiziana Ghiglioni, dalle Orchestre sinfoniche della Provincia di Bari e Lecce a gruppi jazz di cui è fondatore o sideman, fino ai suoi progetti in diverse formazioni in Italia, in Francia e in Germania. Intensa l’attività didattica in scuole di tutta Italia. La sua discografia spazia dalla musica classica al jazz. Nel 2010 pubblica: “Il basso, teoria e prassi” per la Florestano editore. È endorser Cort e suona un GB74. È uno dei fondatori della Compagnia Teatro Prisma. Ha pubblicato il CD “In the Park” per l’etichetta Alfa Music. Lello Patruno ha studiato Strumenti a Percussione presso il Conservatorio di Musica "N. Piccini" (rinominato “Nino Rota”) di Monopoli sotto la guida del Maestro Vincenzo Mazzone. Contemporaneamente e successivamente studia batteria, musica jazz, percussioni, computer music ed elettronica con Maurizio Dei Lazzaretti, Roberto Gatto, Walter Calloni, Stefano Cerri, Chr istian Meyer, "Bombul", Pino e Pietro Iodice, Peter Erskine, Israel Varela ecc. Si diploma in Strumenti a Percussione presso il conservatorio di musica "U. Giordano" di Foggia. Suona e incide in qualità di batterista, timpanista, percussionista con artisti di fama internazionale (classica, jazz e pop) tra i quali Marcos Vinicius, Stelvio Cipriani, Luis Bacalov, Michele Lomuto, Emanuele Cisi, Gaetano Partipilo, Fabrizio Scarafile, Alex Milella, Franco Cerri, Lino Patruno, Marco Tamburini, Luca Alemanno, Kekko Fornarelli, Antonio Da Costa, Tony Esposito, Mario Rosini, Tosca, Dajana, Black and Blues, Keccorè, Wanted Chorus, Camillo Pace.

CURRAN - SCHIAFFINI - C. NETO - ARMAROLI  - FROM THE ALVIN CURRAN FAKEBOOK
“From The Alvin Curran Fakebook - The Biella Sessions” è il titolo del doppio cd, prodotto dall’etichetta Dodicilune, del quartetto formato dal compositore Alvin Curran (piano, shofar, computer), dal trombonista Giancarlo Schiaffini, dal sassofonista Alipio Carvalho Neto e dal percussionista e vibrafonista Sergio Armaroli affiancati, in alcuni brani, dal contrabbassista Marcello Testa e dal batterista Nicola Stranieri. Lunedì 27 novembre alle 21 (nel giorno dell’uscita ufficiale in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali) il progetto sarà presentato in concerto al Teatro Out Off di Milano, da quarant’anni al centro della scena sperimentale e di ricerca all’interno dell’innovazione dei linguaggi di espressione artistica. Il Fakebook rappresenta Alvin Curran nel suo modo peculiare di approcciare la musica; quello che il compositore conosce e può prevedere è la forma, non il contenuto. Nella musica di Curran coesistono la scrittura convenzion ale, l’improvvisazione, la creazione estemporanea, e la sua principale caratteristica non è armonica, melodica o ritmica, bensì timbrica; è un personalissimo paesaggio sonoro di suoni strumentali e ambientali catturati in quasi sessanta anni di caccia musicale. Democratico, irriverente e tradizionalmente sperimentale, Alvin Curran compone musica per qualsiasi occasione, con qualsiasi fenomeno sonoro – un volatile mix di lirismo e caos, struttura e indeterminazione. Come autore, ha dedicato la sua attività alla valorizzazione e alla dignità professionale del comporre musica non-commerciale come parte di una personale ricerca di future forme sociali, politiche e spirituali. Il processo compositivo di Curran abbraccia tutte le contraddizioni musicali (composta/improvvisata, tonale/atonale, massimale/minimale…) in una serena dialettica tesa all’incontro. Nei suoi più di 200 lavori troviamo registrati e campionati suoni naturali, pianoforti, sintetizzatori, computers, violini, percussioni, shofar, navi musicali, fisarmoniche e cori. Nell’intima forma delle sue più conosciute solo performance, musica da camera, radio works sperimentali o lavori su larga scala site specific (fino alle installazioni sonore), tutto forgia un linguaggio decisamente personale quale sintesi mediata dalla ricerca e dalla combinazione. L’esperienza musicale di Alvin Curran da un lato ha saputo integrare il mezzo elettroacustico (inteso sia come medium che come utensile) nella prassi compositiva, dall’altro ha elaborato un singolare rapporto con il suono esistente così di incorporarlo nel senso complessivo delle sue operazioni come costituente poetico irrinunciabile. Compositore, trombonista e tubista, Giancarlo Schiaffini è nato a Roma nel 1942. Laureato in fisica, studia musica d a autodidatta e partecipa alle prime esperienze di free jazz in Italia negli anni ’60. In quel periodo comincia la sua attività di compositore ed esecutore nel campo della musica contemporanea e del jazz. Ha studiato a Darmstadt con Stockhausen, Ligeti e Globokar e ha fondato il gruppo strumentale da camera Nuove Forme Sonore. Fa parte della Italian Instabile Orchestra. Ha tenuto corsi e seminari in Italia e all’estero e insegnato presso i conservatori “G. Rossini” di Pesaro, “A. Casella” dell’Aquila e nei corsi estivi di Siena Jazz (strumento, improvvisazione, composizione). Ha collaborato con John Cage, Karole Armitage, Luigi Nono e Giacinto Scelsi. Ha partecipato, come compositore ed esecutore, a stagioni concertistiche e festival tra i più importanti del mondo. Sono state a lui dedicate composizioni da numerosi autori come Scelsi, Nono, Alandia, Amman, Castagnoli, Dashow, Guaccero, Laneri, Mencherini, Renosto, Ricci, Villa-Rojo. Ha inciso dischi per BMG, Curci, C ramps, Edipan, Horo, Hat Records, Pentaflowers, Pentaphon, Red Records, Ricordi, Vedette. Gli è stata dedicata una voce dalla Biographical Encyclopedia of Jazz (Oxford University Press) e dall’Enciclopedia della Musica (Utet/Garzanti). Alípio Carvalho Neto è un sassofonista brasiliano, compositore, poeta, docente e ricercatore in studi musicali interdisciplinari. Residente Rapolano Terme (Siena), il suo lavoro copre un ampio spettro di idiomi musicali. Ha conseguito il dottorato di ricerca in “Storia, Scienze e Tecniche della Musica”con il massimo dei voti presso l’Università di Roma 2 “Tor Vergata”. Ha realizzato numerosi album, nel ruolo di leader di varie formazioni o come sideman, elogiati dalla critica e dal pubblico internazionale. Raccolte delle sue poesie sono pubblicate dalle edizioni Jean -Fabien G. Phinera (Parigi) e da riviste e giornali letterari. La poetica di Sergio Armaroli abbraccia molteplici ambiti espressivi alla costante ricerca di un’unità dell'esperienza. Si dichiara pittore, percussionista concreto, poeta frammentario e artista sonoro oltre a fondare il proprio operare all'interno del "linguaggio del jazz" e dell'improvvisazione come "estensione del concetto di arte". Concentrato su una scrittura diffusa, consapevole di essere produttore "di-segni", dove l'invenzione verbale è "gesto poetico", nella vita è costretto ad uno sforzo pedagogico costante (www.sergioarmaroli.com). Svolge un’intensa attività artistica caratterizzata da un eclettismo stilistico accentuato con una tendenza alla dispersione linguistica come alla rinuncia e ad una forte predilizione per il "silenzio". Si è esibito in qualità di "attore musicale" e percussionista concreto in prestigiosi teatri e sale da concerto internazionali esponendo come artista in ambito off e sperimentale. Ha al proprio attivo numerose pubblicazioni in campo teorico musicale e poetico.

ANAKATÀ ENSEMBLE - UBIQUE
Venerdì 1 dicembre esce in Italia e all’estero, distribuito da Ird e nei migliori store digitali, "Ubique" il nuovo lavoro discografico dell’Anakatà Ensemble, prodotto dall’etichetta Dodicilune. Il quartetto è composto da Marco Silletti (chitarre), Laura Rosa (flauti), < strong>Alessandra Gho (violino), Maria Grazia Reggio (chitarre), musicisti di consolidata esperienza concertistica in numerose formazioni cameristiche, che hanno al loro attivo registrazioni per la DDT di Torino, la Bèrben di Ancona, la Tirreno di Zurigo, la Map di Milano e la Bongiovanni di Bologna. Il disco sarà presentato sabato 16 dicembre (ore 18.30) nella "Casa della Musica" di Portacomaro (Asti), venerdì 22 dicembre (ore 21) nella "Sala Borsalino" di Pecetto di Valenza (Alessandria) e venerdì 19 gennaio (ore 21) nell'Aula Magna del Liceo Plana ad Alessandria. L’idea dell’ensemble nasce dalla volontà di esplorare nuove possibilità espressive per questo particolare organico. L’inconsueta combinazione di violino, flauto e due chitarre, con le sue suggestive so norità e i suoi impasti timbrici, ha così determinato la scelta di un repertorio eterogeneo che comprende brani dell’ottocento, composizioni contemporanee appositamente scritte per l’ensemble, trascrizioni di varie epoche e generi, in un’intrigante miscellanea di barocco e pop, stile galante e rock. Il disco propone, infatti, cinque composizioni originali di Silletti (“On Tuesday Morning”, “Metang”, “Ananke”, “Anakatà”, “Ry-Me”), i brani “Baboma” e “Pépé Fely” del musicista e compositore congolese Ray Lema, “Forbidden Colours” di Ryuichi Sakamoto, “Run Home Slow”, “Let’s Make The Water Turn Black” e “Uncle Meat” di Frank Zappa, “Se tu m’ami” di Igor Stravinskij, “Pour Invoquer Pan Dieu Du Vent d’été” e “Pour Remercier La Pluie Au Matin” di Claude Debussy e “While My Guitar Gently Weeps” d i George Harrison. «Questo è un disco che non c’era. In un mercato così democratico e aperto da accogliere prodotti inesistenti in quantità tanto grande da annichilire le rarissime presenze reali, è una fortuna scovarne una di queste e poterne parlare», sottolinea nelle note di copertina Gianni Nuti. «Anzitutto si tratta di un progetto e non di una raccolta di brani e tale progetto ruota attorno a una personalità musicale − quella di Marco Silletti − e a un sound, quello della chitarra anzi, di un certo modo di pensare la chitarra. L’ascolto di brani dalle derivazioni geografiche, stilistiche e di genere assai diverse, rispettate nella trascrizione per le loro specificità, è tuttavia ancorato attorno a un unico clima, fatto di un corpo energico, vitale e insieme pensieroso, assetato di contatti col mondo e d’altro canto votato a una solitudine alpestre, più avvezz a a dialogare con la natura che con gli esseri umani», prosegue. «La formazione, piuttosto inusuale, di due chitarre, flauto e violino è valorizzata da una scrittura attentissima agli equilibri sonori e chirurgica nell’assicurare trasparenza alla trama polifonica e poliritmica e alle ricercate armonie, ma soprattutto nell’echeggiare, rimbalzare, ricalcare coloriture timbriche proposte dalle corde pizzicate, riprese dal fiato e allungate a far da sfondo e poi agganciate dall’arco e restituite ai suoni provvisori e puntuali della chitarra. Per i brani non inediti presenti in questo CD non possiamo certo parlare di trascrizioni, perché gli originali restano sullo sfondo a garantire la fedeltà al materiale di partenza e, per qualche ascoltatore, a trovare echi di familiare appartenenza, ma qui ogni elaborazione trasforma e piega gli ingredienti generativi per opera di una fantasia colta, alimentata da frequentazioni pratiche e riflessioni delle musiche più varie e dei repert ori più raffinati, anche quando popolari», continua Nuti. «E se il risultato non si riduce a un patchwork ma a un polittico coerente è perché l’autore non ostenta un eclettismo camaleontico ma si esprime secondo uno stile riconoscibile e discreto, privo di esibizionismi, rigoroso. La ragione sta nel fatto che Silletti interroga il suo strumento come se fosse una parte di sé, come se toccasse la sua pelle e cercasse di capire la reazione tattile, il calore la propriocezione derivate e ne producesse il disegno, il racconto: questo modo di leggere il mondo nell’ordito della propria pelle, cambia il mondo stesso in una mappa e lo fa proprio. Dunque una viscerale, irriducibile simbiosi con un corpo risonante diventa lo stagno instabile nel quale le presenze mondane si rispecchiano e vivono nuova vita. Tra le maglie delle musiche altrui, tre brani originali per chitarra sola sembrano, con umiltà, distrarre gli sguardi dal proscenio per permettere agli operai di sgomberare il pa lco e allestirlo per la successiva primadonna e invece sono fini collanti, preziosi bassorilievi che aggiungono una voce autentica a questa alchimia di presenze. Al termine di questo ascolto ciascuno porterà, nella propria gerla, miniature sonore curate in ogni particolare sia nella scrittura che nell’interpretazione e ben distinte l’una dall’altra, ma tutte permeate da una consolatoria, umana leggerezza».

ANNA VENTIMIGLIA - PANUYA
Martedì 5 dicembre esce in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali, Panuya, nuovo lavoro discografico della flautista, vocalist e compositrice siciliana Anna Ventimiglia prodotto dall’etichetta Dodicilune. Ad accompagnarla Bruno Morello (sassofoni), Giuseppe Finocchiaro (pianoforte), Fabrizio Scalzo (contrabbasso), Pucci Nicosia (batteria e percussioni). «Ho avuto il piacere di conoscere Anna Ventimiglia prima come “persona” e, subito dopo, come “artista”. Questo, a volte, può essere un vantaggio, perché, soprattutto per chi si esibisce su di un palco, “nascosto” dietro a uno strumento musicale, ci sono mille possibilità di mutare la propria persona, di esporre al pubblico solo quel che si vuol fare vedere, nascondendo la propria personalità», sottolinea il giornalista Leonardo Lodato nelle note di copertina. «Conoscere Anna mi ha invece permesso di capire immediatamente che, sul palco come nella vita di tutti i giorni, si ha a che fare con una persona elegante, dal gusto raffinato, capace di osservare ciò che la circonda e di trasmettere a chi la ascolta, mentre si esibisce su un palco, le stesse emozioni di quando ci si trova seduti in un pub, o comodamente affondati nel divano di casa, davanti ad un a buona birra artigianale. Anna, scusate se non l’ho detto prima, è un’eccellente flautista. La sua tecnica è intrisa di esperienze provenienti dalla frequentazione di artisti che caratterizzano la musica “colta”, il jazz e la tradizione rinascimentale. E non può che riempirmi di gioia il ritrovarla in compagnia di amici che rappresentano il fulcro attorno al quale gira la musica di qualità “marchiata” Sicilia, dal compositore di colonne sonore Paolo Buonvino ad Orazio Maugeri (che l’ha diretta in occasione della registrazione del cd “Bora” di Guido Politi), fino a Giò Galante che l’ha voluta per il suo cd “Tempo libero”. Sono sicuro che con il suo “Anna Ventimiglia Jazz World project” questa musicista di strada ne farà tanta. E non è un’ovvietà». Anna Ventimiglia consegue il diploma in flauto traverso al Conservatorio di Messina nel 2000 ma sin dagli anni 90 affianca all e esperienze classiche vari corsi di formazione sull’armonia moderna e sull’improvvisazione strumentale e vocale e sulle tecniche vocali: Franco D’Andrea, Bob Stoloff, Larry Monroe, Luciana Souza, Giovanna Marini, Antonella Talamonti, Estill Voice Training, Giancarlo Schiaffini, I.C.P Orchestra. Si laurea al biennio di composizione e orchestrazione Jazz al A. Corelli (Me) con il massimo dei voti. Attualmente è docente presso il MIUR. Fra le esperienze e le collaborazioni Paolo Buonvino, Silvia Bolognesi, Giovanna Marinuzzi e ancora il virtuoso indiano Sandeep Chatterjee e il pianista inglese Keith Tippett, con il quale nel 2014, incide in sestetto (“The Opening Flowers Sextet “) il CD, ” The Last Slide of Summer”, per la 4Tays Record di New York. Da qualche anno si dedica alle sue composizioni nel quale il vissuto si trasforma in musica attraverso varie forme di contaminazione. Considerata dalle critiche “ …un‘ artista dal gusto raffinato ed elegante”. Bruno Morello, sassofonista, compositore si è laureato con il massimo dei voti e la lode al biennio di jazz del Conservatorio "A. Corelli" di Messina presentando una tesi sulla Composizione jazz ed un repertorio di pezzi originali di sua composizione. Nel 2004 fa parte del progetto "Drops and Silence" dei chitarristi Paolo Battaglia e Maurizio Morello con i sax alto e soprano,  suonando alla Walker Parish Church a Newcastle (Inghilterra), alla New York University  e alla Carnegie Hall di N.Y.(USA), alla Stella Boyle Concert Hall (Arkansas) e all’Istituto Vincenzo Bellini di Catania (Ita). Nel 2008 a New York si unisce a vari progetti con Gene Pritsker (chitarrista, compositore) e Charles Coleman (compositore, cantante) suonando principalmente il sax tenore. Nella primavera del 2014 in sestetto (Opening Flowers Sextet) insieme al pianista inglese Keith Tippett, registra il disco “The Last Slide of Summer” che uscirà nel 2015 per conto della 4Tay Records di New York. Ha all’attivo una registrazione con il LAB PSL laboratorio di musica jazz tenuto dal sassofonista Carlo Cattano e dal batterista Antonio Moncada. Giuseppe Finocchiaro consegue, con il massimo dei voti e la lode, le lauree in Pianoforte Jazz e in Composizione Jazz. Nel 1989 incide il suo primo lavoro discografico con il quintetto Inno “Insonnie” per la Splasc(h) Records, iniziando così la carriera professionale che lo vede protagonista in vari Festival Jazz Europei. Varie le collaborazioni con artisti italiani e stranieri tra i quali, il trombettista Roy Paci, la cantante pop Carmen Consoli, la cantante folk Rita Botto, il contrabbassista Stefan Looker, il violoncellista Paolo Damiani e molti altri. Ha inciso quattordici dischi di cui tre come solista, “Ondre” che nel 2002 ottiene e mantiene il primo posto in classifica, per oltre due mesi su Ra dio Rai Uno, “Incipit” nel 2008 e “Prospectus” nel 2016 per la Dodicilune. Scrive composizioni e arrangiamenti per Orchestra da Camera e Big Band ma anche per il Teatro e la Danza. Fabrizio Scalzo, nato a Roma, risiede attualmente in Sicilia. Inizia a 14 anni a suonare il basso elettrico e dopo aver conseguito la laurea in Medicina Veterinaria, inizia lo studio del contrabbasso studiando con Josephe Lepore, Pietro Ciancaglini, Stefano Cantarano e in seguito approfondendo con altri musicisti quali Riccardo Fioravanti. Ha partecipato a Masterclass con Eddye Gomez, con Paolino Dalla Porta, con Nico Gori e con il trombettista Stjepko Gut. Nel 2015 con Barry Harris nel contesto del “Gela Jazz Festival 2015”. Nel 2014 si diploma in “Contrabbasso jazz” presso il liceo musicale "Vincenzo Bellini" di Catania con il massimo dei voti. Numerose le collaborazioni con i musicisti siciliani, partecipando inoltre a diversi festival jazz quali il Jazzit-fest a Collescipoli edizione 2013 con il progetto dell'armonicista Basilio Bruno "Armonica in Jazz", e alle Edizioni 2012, 2013, 2014, 2015 del festival di jazz manouche, "Raduno Mediterraneo Jazz Manouche" di Petralia Sottana, partecipato al Festival jazz “Catania Marathon 2015” con l'Aldo Majani Jazz Trio e al “Gela Jazz Festival edizione 2015”. Collabora con molteplici ensemble a carattere prettamente jazzistico. Pucci Nicosia, percussionista e batterista catanese, ha frequentato la Yamaha Jazz School Tokio nel 1975; si è diplomato nel 1985 alla Dick Groove Music School di Los Angeles. È docente di batteria classica e moderna. Ha suonato e collaborato con Tony Scott, Phil Woods, John Hendrix, Jack  Walhrat, Hannibal Marvin Peterson, Enrico Rava, Bob Mintzer, Franco Cerri, Romano Mussolini, Enrico Intra, Gianni Basso, Pietro Tonolo, Paolo Fresu, Dado Moroni, S alvatore Bonafede, Enzo Randisi, Lino Patruno, George Gruntz, Maria Shanaider, Phil Woods, Pietro Tonolo, Franco Cerri, Paolo Fresu, Stefano Di Battista, Fabrizio Bozzo e molti altri.

CINO MAGNAGHI - LUNAR
Prodotto dall’etichetta Dodicilune, venerdì 8 dicembre esce in Italia e all’estero, distribuito da Ird e nei migliori store digitali, "Lunar" il nuovo lavoro discografico del pianista e compositore Cino Magnaghi, affiancato al contrabbasso da Ron McClure (in due brani da Edward Perez) e alla batteria Jay Sawyer. Il disco propone < strong>sette composizioni originali di Magnaghi (Lunar, Mucca, Reset, Orbited, Camper, Infinity e Song For) registrate a New York nel febbraio 2017 all’Acoustic Recording di Brooklyn con il sound engineer Michael Brorby. «L’album nasce da un desiderio profondo di tornare alla musica che ho coltivato fin dalla tenera età e che, da subito, ho pensato fosse il posto musicale dove stare: il Jazz», sottolinea il musicista nelle note di copertina. «Per realizzare questo desiderio, dopo un lungo tempo di preparazione, ho vissuto a New York un intensissimo anno dove ho condiviso il palco con molti musicisti e raccolto le ispirazioni necessarie. La mia musica cerca di non contraddire nessuno dei background della mia esperienza musicale dando accoglienza a tutte le sfaccettature, dalla musi ca classica al pop e al jazz che inevitabilmente fanno parte di me e del mio percorso culturale», prosegue. «Suonare e incidere questo disco con affermati musicisti della scena jazz newyorkese è stata un’esperienza che credo abbia donato alla mia musica un arricchimento di forme e contenuti musicali che io particolarmente ricercavo nel perfezionamento del mio stile». Cino Magnaghi a dieci anni inizia gli studi al Conservatorio di Milano. Scopre il Jazz, diplomandosi presso i corsi civici di Enrico Intra e frequentando molti seminari (Siena jazz e Berklee School di Boston). Dopo aver ripreso gli studi classici, specializzandosi in composizione al Conservatorio di Milano, di recente approfondisce per due anni il piano jazz con Theo Hill a New York. Ha collaborato come compositore con Fabio o (arrangiando l’a lbum “Oltre il giardino”), Malika Ayane, Flavio Premoli (PFM), Claudio Dentes (Elio e le storie tese), Tullio De Piscopo, Michele Zarrillo, Livio Gianola, La Banda Osiris. Ha partecipato come direttore d’orchestra al 57° festival di Sanremo. Dirige e compone per il “Complaints choir of Milan”. Già autore in esclusiva per Sony Music, realizza musiche per molte istallazioni artistiche fra cui Maggie Cardelus. Collabora con Rai, Mediaset, Warner, Sony, Emi, Sugar, oltre a produrre molti spot tv e colonne sonore per film e documentari. Ron McClure ha lasciato il segno nella scena jazz a metà degli anni '60 con le Big band di Maynard Ferguson e Buddy Rich ma è conosciuto soprattutto per aver fatto parte alla fine degli anni 60 del quartetto di Charles Lloyd con Keith Jarrett e Jack Dejohnette. In seguito, Ron ha registrato con il Wynton Kelly Trio e con George Coleman. Nel 1970, con Mike Nock, Eddie Marshall e Michael White, ha co-fondato la band jazz fusion The 4th Way. Ha collaborato con Miles Davis Quintet (Herbie Hancock, Tony Williams, Wayne Shorter), Michel Petrucciani, John Scofield, John Abercrombie, Paul Bley e Randy Brecker, Lee Konitz, Dave Liebman e molti altri. Jay Sawyer, originario del Michigan, è uno dei batteristi emergenti più in voga a New York. Ha condiviso il palco con artisti affermati come Dee Dee Bridgewater, Stefon Harris, Donny McCaslin, Benito Gonzalez e Shai Maestro e con emergenti come Itamar Borochov, Caroline Davis, Tomoko Omura, John Raymond e molti altri. Si è esibito in molti festival in giro per gli Stati Uniti e in Europa. Mentre frequentava le Università del Western Michi gan e dell'Illinois, Jay ha studiato con alcuni dei più stimati batteristi del jazz tra cui Billy Hart, Tim Froncek, Keith Hall e Dana Hall.

L’etichetta salentina Dodicilune è attiva dal 1996 e riconosciuta dal Jazzit Award tra le prime etichette discografiche italiane (dati 2010/2014). Dispone di un catalogo di oltre 180 produzioni di artisti italiani e stranieri, ed è distribuita in Italia e all'estero da IRD presso 400 punti vendita tra negozi di dischi, Feltrinelli, Fnac, Ricordi, Messaggerie, Melbookstore. I dischi Dodicilune possono essere acquistati anche online (Amazon, Ibs, LaFeltrinelli, Jazzos) o scaricati in formato liquido su 56 tra le maggiori piattaforme del mondo (iTunes, Napster, Fnacmusic, Virginmega, Deezer, eMusic, RossoAlice, LastFm, Amazon, etc).
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PATTY LOMUSCIO - FURTHER TO FLY (ALFA MUSIC, 2016)
Quando nel 2011 decisi di intraprendere il mio viaggio studio a New York per un breve periodo, non avrei mai potuto immaginare che la mia vita si sarebbe arricchita di esperienze musicali ed umane così forti ed emozionanti. New York è una città magica, il jazz si respira ovunque , anche nei supermercati, e proprio in quel vortice di emozioni ho conosciuto Gianluca Renzi, musicista straordinario, diventato poi mio grande amico, e Jon Davis, pianista come ben pochi in giro...Prima di ripartire per l'italia ci siamo fatti una promessa: la volta seguente in cui sarei tornata a New York avremmo registrato, insieme, i l mio disco, il mio jazz. E così è stato, promessa mantenuta: a settembre 2015 con la mia valigia carica di idee e sogni sono ripartita per registrare " le Canzoni" che hanno accompagnato la mia adolescenza, le più belle di Simon & Gurfunkel, con i loro live al Central Park, questa volta con sonorità diverse (grazie agli arrangiamenti di Gianluca). Il 9/9 abbiamo registrato 9 tracce, cosa del tutto casuale....pura coincidenza o cosa? " Further to Fly "è il mio desiderio di spiccare " un volo interiore ", sempre,  tutte le volte che vorrò e che la vita mi concederà. Patty Lomuscio vocal; Jon Davis piano; Gianluca Renzi bass and percussions; Vince Ector drums.

ROBETTO SPADONI & NEW PROJECT JAZZ ORCHESTRA - TRAVEL MUSIC (ALFA MUSIC, 2016)
La “musica da viaggio” è una costante nella vita e nell’attività di molti musicisti. Qualsiasi luogo, qualsiasi momento può essere quello giusto: un foglio, un menù, il registratore vocale di un cellulare possono trasformarsi in partiture provvisorie, per appunti di una fugace intuizione del momento che, come i sogni, potrebbe svanire per sempre in pochi minuti. È importante fissarla in qualche modo, per poter in seguito rifl ettere, elaborare, sviluppare, arrivare all’opera compiuta. In questa nuova tappa della collaborazione con la New Project Jaz z Orchestra, il programma proposto è il frutto di quelle intuizioni, che si sono ampliate fino a raggiungere la dimensione orchestrale. Si tratta di un repertorio concepito e sviluppato interamente in viaggio: di molti frammenti è ancora viva dentro di me l’immagine del luogo e del momento in cui si sono concretizzati. Senza alcun intento descrittivo, sono piuttosto l’espressione di luoghi e tempi interiori. La collaborazione con la New Project Jazz Orchestra ha fruttato in questi ultimi anni la pubblicazione di tre CD dedicati rispettivamente a Gerry Mulligan, Thelonious Monk e Billy Strayhorn. Questo cammino compiuto insieme ha sviluppato tra noi un alto grado di confi denza e di intesa umana e musicale: ciò che ascoltate in questo album è dovuto anche alla paziente costruzione del sound e del fraseggio su cui abbiamo lavorato a lungo. In questo ideale itinerario abbiamo voluto coinvolgere tre grandi musicisti jazz italiani, tre ospiti preziosi e speciali, costantemente presenti in moltissimi progetti nel ricco panorama nazionale: Giovanni Falzone, Roberto Cipelli e Mauro Beggio. A loro mi lega, oltre alla collaborazione artistica, un affettuoso legame personale che si alimenta di musica e di momenti di vita trascorsi insieme: la portata del loro eccezionale contributo è facilmente apprezzabile già dal primo ascolto di questa opera. 

Riccardo Fassi Tankio Band meets Fabio Morgera  
"Scrittura e concezione complessiva tengono conto della moltitudine di elementi presenti nella realtà e, di conseguenza, nella musica". La moltitudine di elementi si amplia nell'incontro tra Fabio Morger a e la Tankio Band guidata da Riccardo Fassi. Ed è un fenomeno che si genera per motivi diversi, musicali e filosofici e, naturalmente, per le combinazioni che si innescano tra i vari livelli di lettura. Sette composizioni di Fabio Morgera, alcune già apparse in altre registrazioni - come Illegal Immigration started in 1492, presente in CTRL-Z, o Spanteco (Vomero), ascoltata in Neapolitan Heart - altre inedite o composte per l'occasione. L'interpretazione dei brani si costruisce via via insieme a Riccardo Fassi e ai musicisti della Tankio Band: arrangiamento, conduction, stratificazione di livelli sonori, la capacità di passare dall'organico completo alla dimensione del piccolo combo, un disegno ormai abituale tanto per la formazione, ormai un patrimonio della scena jazzistica nazionale, quanto per il trombettista. La st oria della Tankio Band racconta di collaborazioni ben scelte, dell'intenzione di    affrontare repertori importanti e distanti tra loro. Una visione peculiare e il lavoro certosino fatto dal collettivo seguendo la filosofia e la curiosità di Riccardo Fassi connettono la firma stilistica della band con la storia degli organici ampi del passato, ne filtrano i  riferimenti attraverso una analisi sempre attenta e definiscono con decisione il carattere originale della formazione. Fabio Morgera, dal canto suo, ha vissuto a lungo a New York e, come è facile immaginare, ha maturato negli anni, grazie alle sue intenzioni personali e alle collaborazioni, uno stile personale capace di tenere insieme tensioni ritmiche, radici italiane e nervature afroamericane, l'attenzione alla pagina scritta e alla melodia. Nei suoi lavori, ha sempre puntato a dare una lettura stratificata dell'attualità, una l ettura che non coinvolge solamente gli aspetti musicali e, quindi, anche questo nuovo disco si pone in modo coerente con la visione complessiva del trombettista.

Esce il nuovo album di Cettina Donato "Persistency-The New York Project"
Esce il 10 marzo per AlfaMusic il quarto disco registrato a New York della compositrice, pianista e direttore d'orchestra Cettina Donato, presentato con un tour in Italia e all'estero. Di origine siciliana, da anni divide la sua carriera tra Stati Uniti e Europa. L'intero ricavato dalla vendita dei dischi sarà devoluto alla costruzione della Residenza "VillagGioVanna" in provincia di Messina: un progetto di accoglienza da lei ideato e fortemente voluto. "Puoi raggiungere qualsiasi obiettivo tu abbia programmato ma ci vuole azione, persistenza e la capacità di guardare in faccia le tue paure. Questo è il motivo per cui ho chiamato il mio nuovo progetto "Persistency" (perseveranza) perché niente è impossibile e non abbiamo alcun limite. Noi stessi siamo il nostro limite. Dobbiamo soltanto credere un po’ di più in noi stessi. Mi auguro che le musiche di questo album siano di vostro gradimento perché sono state realizzate con amore e con il cuore." Cettina Donato. Registrato lo scorso settembre a Brooklyn, e presentato live in anteprima al Blue Note di New York, il disco nasce dal successo di precedenti collaborazioni di Cettina Donato con il grande batterista Eliot Zigmund, con il sassofonista Matt Garrison e il contrabbassista Curtis Ostle. Composto da otto tracce, questo nuovo lavoro ospita sette brani originali concepiti come grandi omaggi agli artisti più amati da Cettina Donato: George Gershwin, Thelonious Monk e Herbie Hancock - che più volte ha incoraggiato personalmente la stessa Cettina allo sviluppo della sua vena creativa - anche se a livello compositivo talvolta si discosta dalla tipica forma della jazz song. Valorizzato è comunque il senso della semplicità e della cantabilità, da sempre peculiarità della sua visione musicale. La tracklist ospita anche il brano "Lawns" di Carla Bley, con un mood che rispecchia musicalmente l'andamento dell'intero disco. Il tour di presentazione del disco prevede date in Europa e Stati Uniti, con un calendario in continuo aggiornamento e con diversi musicisti ad avvicendarsi nella formazione trio e quartetto, tra cui Eliot Zigmund, Matt Garrison e Curtis Ostle per le date negli USA, Marton Juhasz, Matyas Hofecker, Vito di Modugno, Francesco Ciniglio, Luca Fattorini, Mimmo Campanale, Riccardo Fioravanti, Stefano Bagnoli, Nino Pellegrini e Vladimiro Carboni per le date in Europa. Il primo concerto avverrà in piano solo a Budapest il 13 marzo alla Sala Giuseppe Verdi per l'Istituto Italiano di Cultura, mentre il 15 marzo Cettina sarà a Praga nello storico Reduta Jazz Club in trio con Marton Juhasz alla batteria e Matyas Hofecker al contrabbasso, sempre per un evento in collaborazione con l'Istituto Italiano di Cultura.  Il 30 aprile vi sarà il primo live in Italia alla Casa del Jazz di Roma, in occasione dell'International Jazz Day UNESCO. Il 6 maggio Cettina sarà al The Club di Viareggio, il 26 maggio a Foggia, il 27 ad Andria e il 28 a Valenzano, mentre il 23, 24 e 25 giugno sarà a Feltre protagonista di una residenza artistica al Jazzit Fest. Il 29 agosto tornerà negli Stati Uniti per un concerto a Kendall Square, Cambridge, e il 18 settembre a Boston per il Sounds of Italy Festival. Cettina ha deciso di devolvere tutto il ricavato della vendita dei dischi ad un progetto da lei fortemente voluto: la costruzione della Residenza “VillagGioVanna”, in provincia di Messina, destinata ad ospitare in maniera permanente bambini, ragazzi e adulti affetti da autismo e che non hanno il sostegno della propria famiglia. Il progetto comprende anche un grande spazio destinato alle attività musicali con uno studio dotato di strumenti, dischi, una sala cinema, un terreno che ospiterà animali domestici per la Pet Therapy ed anche una piscina. Previsto il supporto di medici, assistenti, infermieri, operatori. Cettina Donato da sempre divide la sua carriera tra Stati Uniti e Italia, luoghi nevralgici dove, tra jazz e classica, ha sviluppato un intenso percorso artistico, dalla composizione e direzione per orchestra, alla conduzione di formazioni come trio e quartetto, al piano solo, collaborando con molti artisti noti della scena internazionale. Il JAZZIT Award 2015 ne riconosce i meriti annoverandola nella classifica dei migliori arrangiatori italiani. Un patrimonio di conoscenze ed espressività che in Italia diffonde anche attraverso una intensa attività didattica nei conservatori di Messina, Alessandria e Livorno.
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AL DI MEOLA
Il 23 febbraio 2018 esce “OPUS” il nuovo album del brillante polistrumentista, via earMUSIC con distribuzione Edel Italy

earMUSIC è lieta di annunciare il nuovo lavoro discografico di AL DI MEOLA, il brillante e virtuoso polistrumentista, compositore e arrangiatore italo-americano, considerato una leggenda vivente e uno dei più innovativi musicisti al mondo. Il suo nuovo lavoro discografico, OPUS, sarà pubblicato il 23 febbraio 2018 e sarà distribuito da Edel italy. Al Di Meola è un vero e proprio pioniere nel combinare sapientemente world music, rock e jazz. La sua continua e costante attrazione verso una ritmica complessa, combinata con audaci melodie liriche e armonie sofisticate, è stata da sempre il fulcro della sua musica, il cuore pulsante da oltre ormai 4 decenni di attività. Vincitore di un Grammy Award, ha raggiunto la fama mondiale sia per la sua carriera da solista, ma anche per le numerose collaborazioni con artisti del calibro di Frank Zappa, Jimmy Page, Stevie Wonder, Chick Corea, Paco De Lucia, John McLaughlin, Jean-Luc Ponty, Stanley Clarke, Luciano Pavarotti, Paul Simon, Phil Collins, Santana, Steve Winwood, Herbie Hancock, per citarne solo alcuni. Inoltre, Al Di Meola ha ricevuto dal periodico americano Guitar Player il più alto numero di premi rilasciato dalla rivista. Pur vantando un curriculum vitae ricco di numerose esperienze, di album incredibili e di collaborazioni di prestigio, Al Di Meola è pronto ora a mettersi nuovamente alla prova spingendo la sua musica verso nuovi confini, ma con un approccio molto più rilassato. Nel corso degli ultimi anni, infatti, ha effettivamente ricominciato da capo, reinventando sé stesso sia sul piano professionale, che nella vita privata. E’  lo stesso Di Meola ad affermare: “With OPUS I wanted to further my compositional skills as I think that the evolution of this part of my persona has labelled me more composer/guitarist than guitarist/composer, at the same time this record also marks a new era in my life. For the first time in my life, I have written music being happy, I’m in a wonderful relationship with my wife, I have a baby girl and a beautiful family that inspires me every day. I believe it shows in the music.”
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Almendra Music e Lizard Records pubblicano il nuovo album dell'inarrestabile compositore e chitarrista palermitano: una scorribanda tra stili e generi insieme al Self-Standing Ovation Boskàuz Ensemble, con ospiti del calibro di Tommaso Leddi e Gianni Gebbia 

MEZZ GACANO & SELF-STANDING OVATION BOSKÀUZ ENSEMBLE
Kinderheim 
17 tracce (+ ghost track) | 50 minuti  
Almendra Music (AM0032) | Lizard Records (Lizard CD 0131)
Bandcamp e Digitale | Distr. The Orchard
Fisico (CD) | Distr. G.T. Music / BTF Vinyl Magic

«Faccio musica dal 1986: di ogni genere, stile, derivazione e colore. A ogni nuova musica cerco di liberarmi dagli schemi e dai confini che si creano, inevitabilmente, appena ci si rilassa un po' su quel che si crede di conoscere e (terribile e sintomatica parola!) "padroneggiare". Scrivo musica, infatti, per quel bisogno innato, quella esigenza fisiologica, di comunicare all'Universo, ma in primis a me stesso, che esisto ed esistiamo, nonostante l'utile e i guadagni, e quindi anche nonostante le chiese che (in buona o malafede, ma fede pur sempre!) li garantiscono o vorrebbero garantire. Questo album, Kinderheim, è la mia quinta esperienza discografica in 32 anni di far musica». 32 anni di fare musica: un periodo intensissimo per Mezz Gacano, dapprima progetto poi vero e proprio alter ego di Davide Mezzatesta, multiforme compositore, chitarrista e pittore palermitano, tra i principali agitatori dell'underground nazionale con la sua musica di frontiera, in perenne movimento tra rock, jazz, elementi colti e contemporanei, raptus metallici e Rock In Opposition. Mai come in questo caso, dopo quattro album e tanti anni di musica in formazioni mutevoli al crocevia tra vari generi, Mezz Gacano afferma il suo esistere nella libertà. Lo fa con il ritorno della 'piccola orchestra rock' Self-Standing Ovation Boskàuz Ensemble (da lui fondata nel 2003 e riportata alla luce nel 2016) e con un lavoro ricco di riferimenti, spunti e tensioni tra popular e colto, di connessioni artistiche ed extramusicali, di gioia e piacere nel suonare in un ampio e versatile collettivo. Un disco importante perchè afferma in modo definitivo la spumeggiante musicalità di Mezz Gacano, abile nel rendere "commestibili" esperienze di confine come il Rock in Opposition di Henry Cow e Stormy Six (non a caso è ospite un certo Tommaso Leddi...), ammirevole per la passione e il furore compositivo racchiusi in questo nuovo lavoro. Kinderheim è un disco importante anche per Almendra Music, che ne ha curato gestazione e produzione, e che lo pubblica insieme a Lizard Records. Un matrimonio inevitabile, quello tra Mezz e la factory palermitana, non solo per motivi territoriali: se nel 2016 Sonate di terra e di mare, attraverso il violoncello di Giovanni Sollima, ha rivelato un connubio tra passato e presente, tra le composizioni firmate dai giovani artisti nel periodo pre-Almendra e una nuova espressione delle stesse all'inizio di un rinnovato percorso discografico, Kinderheim coniuga passato e futuro, parte da brani scritti da Mezz in più di vent'anni di attività e lancia all'orizzonte una visione collettiva dell'avvenire, con il coinvolgimento di un nutrito team di musicisti che, in tempi e modi diversi, dialogano e si esprimono con Almendra Music. L'ensemble protagonista è composto da Lavinia Garlisi, Dario Compagna, Beppe Viola, Roberta Miano, Mauro Greco, Ornella Cerniglia, Gianmartino della Delizia, Davide Pendino, Francesco Tavormina, Luca La Russa, Simone Sfameli, gli special guest sono Tommaso Leddi (Stormy Six), Gianni Gebbia, Giovanni Di Giandomenico, Giorgio Trombino (Furious Georgie, Haemophagus, Elevators to the Grateful Sky, The Smuggler Brothers), Ruhi Nokoda, Marco Monterosso (La Banda di Palermo, Airfish), Yu Suwon, Valerio Mirone e Simone Giuffrida (Utveggi), Lucio Villanti, Danilo Romancino, N'Hash e Naiupoche. Nella foto-collage interna del booklet i partecipanti sono ritratti come in una scolaresca che, ricorda Mezz, «parte da lontano, sia per quel riguarda lo spazio-tempo che per le “risorse umane”; ci sono musicisti che provengono da 'luoghi' musicali completamente differenti fra loro: jazzisti, concertisti da camera, producer elettronici, musicisti tradizional-popolari, concretisti, esponenti del Fluxus, saltimbanchi e mangiatori di fuoco». Nel sorprendente e policromo labirinto sonoro in cui Mezz e i suoi scolaretti si avventurano, Kinderheim si rivela proprio come un album-manifesto: è un quinto LP che ha la capacità di presentarsi come "nuovo debutto" sia perchè è stato concretizzato per la prima volta nello Zeit Studio - l'atelier creativo di Almendra Music da cui stanno nascendo alcune delle perle più interessanti e promettenti della nuova musica nazionale - sia perchè mette insieme sensibilità differenti finalmente unite in un ampio e coerente progetto artistico. Per citare il progressive e l'avant-rock tanto amati da Mezz, il Self-Standing Ovation Boskàuz Ensemble può ricordare una sorta di "Centipede 2.0", di cui Mezzatesta è artefice e regista: «il rinato SSOBE è una perfetta combinazione di Rock/Folk/Pop band miscelata con un sestetto da camera, per poter dare 'sfogo' anche alle soluzioni più arzigogolate della mia scrittura, ma anche potenzialmente al servizio di altre scritture “compatibili nella libertà”. Il filo conduttore di questo lavoro sta nel pensiero, nelle cellule compositive (o se preferiamo 'moduli') all'interno di ognuna delle composizioni, che anche se scritte nell'arco di molti anni – alcuni brani risalgono al 1993 – hanno una sorta di DNA in comune». Degno di menzione come sempre il lavoro grafico realizzato da Antonio Cusimano aka 3112htm, con una “K” che sintetizza in pieno la molteplicità di segni e direzioni dell'opera di Mezz: «Sulla copertina, accanto ad uno dei vari "Pollock alla caffeina" che compongono l'artwork, campeggia una grande "K" [di “Kinderheim” o di “Koffein”?] fatta di fornelli: da un lato un piccolo tributo alla iconicità che una singola lettera ha assunto in una grande opera del '900, che anche di “fanciullino” a suo modo parla, cioè la "M" del “Mostro di Düsseldorf” di Fritz Lang [riproposta, con una valenza naturalmente Pop, da Mina nel corredo di artwork per Sorelle Lumiere] dall'altro, più semplicemente, un possibile richiamo “generazionale” alla "K" di K album dei 24 Grana».