Suoni: Le Novità

Le novità discografiche segnalate da Blogfoolk...

NIDI D'ARAC - FACE B

E' uscito il 12 ottobre il nuovo disco dei Nidi d'Arac (etichetta: Le Narcisse), nato da un'esperienza di Educaciòn popular a Parigi, a contatto con i giovani a rischio e l' afrotrap. Con decine di migliaia di dischi venduti, i Nidi d'Arac sono uno dei gruppi italiani più conosciuti e amati della world music internazionale. Se nella prima parte della loro carriera hanno tradotto in linguaggi urbani l’affascinante ruralità della Puglia, in questa fase inaugurano un nuovo straordinario corso, mostrando come l’Europa si sia evoluta in questi anni. L'album nasce dall'esperienza musicale del leader, Alessandro Coppola, a Parigi. Alessandro, infatti, è venuto a contatto con la trap e l'afro trap lavorando come responsabile della parte artistico-musicale, ingegnere del suono e produttore di un centro dedicato ai giovani a rischio e basato sull’Educación popular, un ramo della pedagogia che si basa sull’apprendimento durante la pratica, nel contesto urbano di provenienza. L'album è parte della Programmazione Puglia Sounds Record 2018
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GIULIO BIANCO - DI ZAMPOGNE, PARTENZE E POESIA
CGS / PUGLIA SOUNDS

Lunedì 15 ottobre esce “Di zampogne, partenze e poesia”, disco d'esordio del polistrumentista Giulio Bianco, prodotto dal Canzoniere Grecanico Salentino con il sostegno di Puglia Sounds Record 2018 - Regione Puglia - FSC 2014/2020 - Patto per la Puglia. Un disco quasi completamente privo di parole, una colonna sonora in cui la zampogna, strumento dal dna “migrante”, fa da cicerone e conduce l’ascoltatore in un viaggio musicale pluritematico, dialogando con l’elettronica e l’orchestra. “Musica popolare non è culto delle ceneri ma custodia del fuoco”, scriveva il compositore e direttore d'orchestra austriaco Gustav Mahler. Questo concetto è parte fondamentale del processo di scrittura, in cui vecchio e nuovo si legano indissolubilmente, creando un ibrido in cui il linguaggio della musica tradizionale è ancora evidente, ma le tematiche, la scrittura e la produzione musicale sono concepite e studiate per suonare contemporanee. Il cd contiene sei brani originali, scritti e arrangiati da Bianco: "Tornare", "Trainieri" con le voci registrate dei cantori Uccio Aloisi e Uccio Bandello, "Valzer dei giocattoli dimenticati", prodotto e arrangiato in collaborazione con Inude, "Cirano", "Tarantella di San Filippo", con un tema iniziale di un brano tradizionale siciliano e "Ronda". Nel disco Giulio Bianco (zampogna zoppa, zampogna a chiave, chitarra, elettronica) è affiancato da Mauro Durante (violino, tamburi a cornice), Rocco Nigro (fisarmonica), Emanuele Licci (bouzuky), Giancarlo Paglialunga e Alessia Tondo (tamburello), Massimiliano Morabito (organetto), Giuseppe Anglano (fisarmonica). “Di zampogne, partenze e poesia” è una raccolta di racconti musicali composti a partire da riflessioni dell’autore su tematiche attuali. La “voce narrante” è quella della zampogna, strumento antichissimo utilizzato in passato dai pastori durante i loro viaggi di “transumanza”, e dal suono naturalmente evocativo di miti e leggende da sempre legate alla civiltà rurale. È musica immaginifica, epica ed a tratti pastorale (nell’accezione Beethoveniana di “espressione di sentimento”), prodotto e sintesi del percorso musicale di Giulio Bianco, in cui la pizzica pizzica e la musica tradizionale salentina si fondono alla musica elettronica ed alla scrittura per orchestra. È un lavoro in cui si usa l’antico per raccontare il presente, come avviene d’altronde oggi con la musica di riproposta, frutto del percorso personale dell’autore di rivalutazione musicale e sociologica di uno strumento da sempre considerato povero e limitato, che in questo disco viene invece valorizzato ed esaltato, ora dialogando con l’elettronica, ora avvolto dagli archi dell’orchestra classica. Il disco è nato dall’esigenza forte di raccontare le esperienze vissute da Bianco nei suoi viaggi musicali e più in generale da una riflessione sulle mille sfaccettature del significato profondo e intrinsecamente soggettivo della parola partire (dal latino partire/partiri): una delle prime parole inventate dall’uomo, il cui significato originale era “dividere”. Tra le tematiche principali, stimolo di scrittura per l’autore, ci sono sicuramente tutte le forme  moderne di spostamento e viaggio: dalle migrazioni finalizzate alla ricerca di migliori opportunità sociali e professionali, a quelle costituite da masse di profughi che fuggono da zone di guerra, carestie, regimi persecutori, fino ad arrivare a delle “migrazioni temporanee”, come possono essere quelle di un musicista che ha la fortuna di partire, per poi ogni volta tornare. Oltre al tema delle partenze, un altro spunto creativo è sicuramente arrivato da una riflessione sulla funzione attuale della musica e su come questa abbia sostituito la poesia nella vita di tutti i giorni: se Cyrano fosse vissuto nel nostro presente, probabilmente invece di una poesia a Rossana avrebbe dedicato una canzone. Il disco nasce anche dall’esigenza di sperimentare nuove forme di approccio alla musica tradizionale salentina e da una riflessione su come la tecnologia ne abbia fortemente influenzato e cambiato il linguaggio. Il linguaggio tradizionale è da sempre legato a doppio filo agli strumenti che i musicisti avevano a disposizione in un determinato periodo storico in una determinata area, ed è naturale che questo si evolva e muti con l’arrivo di nuove tecnologie, i cambiamenti del tessuto sociale, la perdita di alcune funzioni. In particolare la ricerca di Bianco si è focalizzata sull’uso di loop e campioni elettronici nella costruzione di brani dal suono tradizionale, sul loro accostamento al linguaggio della zampogna e sulla loro utilità in una concezione di arrangiamento moderna in cui si lavora sulla suddivisione delle frequenze sonore. Giulio Bianco, fin da piccolo si dedica ad uno studio meticoloso e costante dei flauti dolci, dell’armonica a bocca e delle zampogne. Approfondisce la prassi esecutiva di questi strumenti, da un lato specializzandosi nel repertorio tradizionale salentino e nello specifico nell’esecuzione della pizzica pizzica, dall’altro confrontandosi con quelle tradizioni musicali che privilegiano il ruolo degli strumenti a fiato, focalizzandosi principalmente su quella irlandese. L’esigenza di ampliare le possibilità dello strumento lo porta, inoltre, a intraprendere lo studio della zampogna a chiave e della zampogna zoppa con bordone melodico, una recente evoluzione di questi strumenti che gli da l’opportunità di utilizzarli con una sensibilità moderna e personale in tutto l’ambito del repertorio tradizionale italiano e mediterraneo. La sua carriera da professionista inizia da giovanissimo, quando, a soli 15 anni, entra a far parte della band salentina Aioresis, da lì in poi il numero delle collaborazioni aumenta senza sosta, sia nel panorama della musica tradizionale che in quello del folk, del rock e della world music. Dal 2005 al 2013 collabora con l’Orchestra della Notte della Taranta come Fiato Solista, partecipando a tutti i tour internazionali dell’Orchestra ed in particolare alle edizioni dirette da Ambrogio Sparagna (2005, 2006), Mauro Pagani (dal 2007 al 2009), Ludovico Einaudi (2010, 2011) e Goran Bregovic (2012). Nel 2008 inizia a collaborare con il progetto “Mara la Fatia” di A. Castrignanò ed entra a far parte del Canzoniere Grecanico Salentino. Con quest’ultima formazione, che diventa presto il suo progetto principale incide “Focu d’Amore”, “Pizzica Indiavolata”, “Quaranta” e “Canzoniere”, album che hanno riscosso enorme successo di critica e pubblico, con recensioni sulle maggiori testate internazionali. Numerosissimi sono stati i teatri e i festival internazionali in cui si e’ esibito, da segnalare: BabelMed (Francia), Fira Mediterranea di Manresa (Spagna), Barbican Centre (Londra), Montreal Jazz Festival (Montreal – Canada),  Auditorium Parco della Musica (IT), Global Fest (New York), Womex (Salonicco), Womad official (London), Woman Australia, Woman New Zeland, SXSW (Austin – Texas), Sziget (Budapest – Ungheria), Cambridge Folk Festival, Celtic Connections (Glasgow – UK), Festival Musicas do Mundo – Sines, PT. In oltre dieci anni di musica ha condiviso il palcoscenico con numerosissimi artisti di livello internazionale, per citarne alcuni: Carlos Nunez, The Chiefteins, Mauro Pagani, Ludovico Einaudi, Piers Faccini, Francesco De Gregori, Ballake’ Sissoko, Lucio Dalla. Nel corso degli anni ha inciso numerosi dischi con Aioresis, La Notte della Taranta, Antonio Castrignanò, Ludovico Einaudi, Piers Faccini e Canzoniere Grecanico Salentino.
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LA TERZA CLASSE

Dopo il mini showcase al DiscoDays - Fiera del Disco e della Musica di Napoli il gruppo incontrerà pubblico e stampa il giorno sabato 20 Ottobre ore 17.30 presso Sottopalco foyer del Teatro Bellini di Napoli. in collaborazione con Polosud records, Be Quiet, LaterzAgorà, Sottopalco. Il 26 ottobre verrà pubblicato l'EP esclusivamente in formato digitale, mentre il 26 Novembre verrà pubblicato in formato fisico. E' la Polosud Records ad editare il primo lavoro di soli inediti. A novembre un tour di un mese negli Stati Uniti. Cinque brani tra folk, pop e bluegrass che segnano l'evoluzione stilistica della band. La Terza Classe è una band atipica per la scena musicale italiana. Con le radici ben piantate nel folk e nel bluegrass americano, hanno sviluppato un sound personale ricco di influenze inglesi ed internazionali. E' fissata per venerdi 26 Ottobre 2018 la release date digitale del loro primo disco di inediti mentre la pubblicazione del CD fisico avverrà il 26 Novembre. I cinque brani che compongono l'EP sono stati prodotti dalla band in collaborazione con Massimo De Vita (Blindur), mixati da Paolo Alberta (Negrita, Roy Paci, Ligabue); masterizzati da Andrea Suriani (Cosmo, Calcutta, Coez) Se i primi due lavori discografici, "Ready to Sail" (2013, autoprodotto) e "FolkShake" (2016, su etichetta "Ad Est dell'Equatore"), i brani proposti erano re-interpretazioni di classici della tradizione folk americana oggi il trio, che dal vivo diventa quintetto, pubblica cinque brani inediti che vanno a comporre l'EP dal titolo omonimo. Prima di partire per gli Stati Uniti, dove la band realizzerà un tour di oltre 20 date, La Terza Classe presenta in esclusiva le nuove canzoni: 20 ottobre presso foyer Teatro Bellini - Napoli ore 17.30; mentre al ritorno dagli USA il 7 Dicembre saranno di scena presso l'Ex OPG, Je sò Pazz di Napoli. Pierpaolo Provenzano (chitarra, voce), Rolando "Gallo" Maraviglia (contrabbasso, voce), Enrico Catanzariti (percussioni, voce) - con l'ormai consolidata collaborazione dei musicisti Corrado Ciervo (violino, keyboard) e Alfredo D'Ecclesiis (voce) sono partenopei nel cuore ma americani nello spirito. Un connubio stranissimo che però li ha caratterizzati sin dagli esordi quando la loro attività di busking li ha portati in giro per l'Italia e l'Europa. "La novità sonora di questo disco è frutto prima di tutto delle ricerche che abbiamo operato nella tradizione musicale folk anglosassone"; dichiara la band. "Dopo aver suonato, studiato e fatto ricerca in questi ambiti abbiamo voluto portare la nostra musica ed i nostri testi in una dimensione più moderna rispetto a quella affrontata nel nostro precedente lavoro". La sorte è dalla loro parte: nel 2014 La Terza Classe parte per il primo tour negli Stati Uniti dove fra una data e l'altra incontra fortunosamente Jim Lauderdale (Jim si fermò sull'Highway fra Knoxville e Nashville poiché il nostro van era in panne, da lì nacque una profonda amicizia, racconta la band). Il famoso artista country/soul pluripremiato ai Grammy Awards (produttore e collaboratore di George Strait, Gary Allan, Elvis Costello, Blake Shelton, the Dixie Chicks, Vince Gill, Patty Loveless) invita la band ad esibirsi al noto show televisivo americano Music City Roots (guarda http://bit.ly/2Qgc5zM), a Nashville; da questo momento in poi La Terza Classe parteciperà a ben quattro edizioni del programma. Nel 2015, 2016, 2017 La Terza Classe ritorna in America per tre tournée calcando numerosi palchi, fra i più prestigiosi quelli del Big Ears Festival in Tennessee, il Rockwood Music Hall di New York ed il Bluegrass Undreground.  Il gruppo non disdegna partecipazioni nel mondo del cinema e la tv, così sono presenti in alcuni spot Sky, partecipano a "Italia's got talent", arrivando alle semifinali, e partecipano ad alcune trasmissioni tv di Joe Bastianich. Col cinema il flirt è più intenso così sono presenti nel film di Francesco Prisco con Rocco Papaleo (Bob & Marys, 2018) e producono un documentario dal titolo "Flat Tyre - An American music dream" (regia di Ugo Di Fenza) sull'esperienza della loro prima tournée americana; il docufilm ha vinto il premio come migliore documentario al Napoli Film Festival e al Salento International Film Festival.
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Materiali Sonori
Le novità

ENRICO FINK, Occident Express
Un lavoro che nasce in scena, intorno al monologo di Haifa scritto da Stefano Massini e interpretato da Ottavia Piccolo in “Occident Express – Haifa è nata per star ferma”; e che percorre in questo disco una strada autonoma e ricca di sorprese e suggestioni, fra canzone e partitura contemporanea, fra world music e sperimentazione, elettronica e improvvisazione. Quella di Enrico Fink è una composizione originale costruita intorno a modi e ritmi delle tradizioni musicale mediterranee ed est europee, e in particolare delle terre attraversate da Haifa, la protagonista del testo, nel suo viaggio. Ma come la storia raccontata in scena, che è al contempo una epopea senza tempo e un racconto dell’oggi, anche la musica non è una sorta di “pastiche” di musiche tradizionali: è un racconto musicale che comprende sonorità più etniche accanto a elaborazioni di sonorità d'ambiente, momenti di acustica pura accanto a incursioni di musica elettronica. L’esperienza pluriennale dell’Orchestra Multietnica va a confluire in questa composizione, e l’organico, formato da polistrumentisti dell’OMA, comprende, oltre a un trio d’archi e a una sezione ritmica di rock acustico, strumenti di diversa origine come il cümbüş turco, il bouzouki greco, una serie di percussioni dell’area medio orientale oltre a vari legni e alla voce, spesso protagonista in maniera inaspettata,  dalle incursioni della voce recitante di Ottavia Piccolo, a momenti di coro a cappella, fino alla forma canzone.
file under: world music

ARLO BIGAZZI & STEFANO SALETTI - La Passione 
E’ la colonna sonora di un grande evento popolare che si svolge ogni sette anni dal 1700 a Terranuova Bracciolini, profonda provincia toscana, durante la Settimana Santa. Per la messa in scena, curata dalla compagnia teatrale Dritto & Rovescio per la regia di Riccardo Vannelli, sono stati coinvolti per la realizzazione delle musiche Arlo Bigazzi e Stefano Saletti. L’idea musicale è stata quella di contaminare linguaggi e stili contemporanei con i suoni della tradizione mediterranea e medio orientale, un epico percorso che nasconde tra le pieghe sonore, accenni di musiche provenienti da una parte ampia del mondo, dal blues alla musica mongola, dal canto gregoriano all’ambient, al minimalismo, dove emergono, oltre ai suoni campionati e gli strumenti a corde di Saletti e i bassi di vario tipo di Bigazzi, il flauto persiano di Pejman Tadayon (Café Loti), il dudouk armeno di Renato Vecchio, il violino di Carlo Cossu(Banda Icona) e Letizia Bonchi (Flame Parade), il flauto traverso di Marisa Rossi e i pregevoli vocalizzi di Barbara Eramo (Banda Ikona) e Yasemin Sannino. Contaminazioni e world music di grande fascino, una musica che va oltre l’occasione che l’ha ispirata.

LETIZIA FUOCHI - Inchiostro 
Letizia Fuochi, dopo otto anni da interprete e autrice di teatro canzone, torna con un lavoro discografico di inediti pubblicato da Materiali Sonori. Inchiostro si presenta come uno sguardo nuovo, più consapevole, autoironico, appassionato, autobiografico: ogni canzone è una storia vissuta intensamente in un costante confronto con la realtà. Al suo fianco il chitarrista Francesco Frank Cusumano (Martinicca Boison, Hugolini, ecc.), con cui Letizia collabora dal 2011, autore degli arrangiamenti del progetto.

MATIAS AGUAYO & THE DESDEMONAS - tba
Matias Aguayo, produttore di musica elettronica e importante DJ presenta il suo nuovo progetto. E rilegge forme di rock scuro che lo ispirano come adolescente, rivisitandole in uno stile decisamente contemporaneo, post-punk, krautrock, dub e tropical touch. Segnali ombrosi e lirici, ironici e velenosi. Nato in Cile, Matias Aguayo è cresciuto in Germania e da sempre è stato un artista originale e iconoclastico aperto ai generi più diversi. Pionoere della musica elettronica (e pilastro della scena di Berlino) fin dai primi anni 2000, ha prodotto diversi album per la leggendaria etichetta tedesca Kompakt e ha fondato un proprio marchio, Cómeme ("me mangiato" in spagnolo). Su Pitchfork: "Aguayo è l'uomo che ha popolato e sviluppato la techn minimale…”.

AKSAK MABOUL - Un Peu De L’Ame Des Banditis 
Uscito originalmente nel gennaio del 1980, fu il secondo album prodotto dalla Crammed e da Marc Hollander (leader della band). Rock sperimentale che fece epoca. Con i membri originari Vincent Kenis, Véronique Vincent, Geoff Leigh e ospiti alcuni musicisti della scena radicale inglese come Fred Frith & Chris Cutler (all’epoca il progetto venne presentato come esponente del RIO Moviment… Rock in Opposition). La confezione di questa ristampa presenta il LP rimasterizzato dai nastri analogici originali, un booklet di 24 pagine 25x25 (con liner notes, documenti, notizie su tutti i musicisti, una storia completa della band, ecc.) e un bonus album intitolato Before and After Bandits (CD+download con 10 tracce mai pubblicate, live e demo recording).

ARTE’ [BECCALOSSI. FARINONE. NARDI. PIZIO] - Artè 
Lasciarsi cullare da un ritmo ipnotico, abbandonarsi ad antiche memorie dal sapore orientale, perdersi in un luogo dell’anima dove Oriente e Occidente si confondono e dialogano. È dedicato al mediterraneo l’ultimo CD del chitarrista varesino Claudio Farinone, un viaggio compiuto insieme alla fisarmonica di Fausto Beccalossi, all’oud (il liuto arabo) di Elias Nardi e ai clarinetti, sax e percussioni di Max Pizio.

QUARTIERE TAMBURI, Etranger 
Quartiere Tamburi è la band all percussions inventata e diretta da Marzio Del Testa (batterista per The Gang, FGinevra Di Marco, Cisco, Arlo Bigazzi e vari progetti della Materiali Sonori). Ogni performance è un viaggio tribale in crescendo, dove la primordialità dei tamburi si mescola alle sonorità elettroniche visionarie, minimali e industriali. Il nuovo mini album “Etranger" nasce dalla collaborazione con la Compagnia della Fortezza di Volterra e le prime due tracce dell' album (Piume e Imagination), fanno parte delle percussioni live dello spettacolo “ eatitudo" di Armando Punzo. Questo nuovo disco (il terzo per QT) si muove lentamente cercando di esplorare territori sonori sconosciuti (sconosciuto come uno dei significati del titolo). Un progetto sperimentale denso di suggestioni arcane, scariche tribali, enigmatico e visionario, industriale e minimale, di questo e altro si nutre l'immaginifico mondo sonoro di "Etranger”.

AQUASERGE, Déjà-Vous? 
Sfumature di musica da film francese, psychedelia rock e free jazz, pop asperimentale, suoni iper-immaginativi. Sulla scia dell'acclamato album "Laisse ça être" del 2017, ecco l'opportunità di godere della forza live di Aquaserge con un disco con le registrazioni effettuate durante diversi spettacoli nel 2016 e 2017. "Déjà-Vous" contiene esecuzioni dal vivo di otto brani: quattro da "Laisse ça être", tre delle precedenti dischi della band e una versione improvvisata dello standard jazz 'My Funny Valentine'. Aquaserge sono un’esperienza trainante e sotterranea nel panorama musicale internazionale, ispirando e influenzando molti musicisti. I membri del gruppo sono stati coinvolti anche con Tame Impala, Stereolab, Melody's Echo Chamber, Aksak Maboul e Acid Mothers Temple.

TOLGA DURING & OTTOMANI, Gelibolu 
Ottomani è un nuovo progetto musicale che fonde la musica contemporanea e Jazz con elementi di musica tradizionale provenienti da varie parti del Mediterraneo. Le composizioni sono tutte scritte da Tolga During, chitarrista olandese-turco che attualmente vive in Italia. Anche se la musica è arrangiata con cura, viene dato molto spazio all'improvvisazione e all'interazione trai i musicisti. Musicisti: Francesco Ganassin (clarinetto basso); Tolga During (chitarra, chitarra fretless); Giuseppe Dimonte (contrabbasso); Andrea Piccioni (tamburi a cornice, percussioni).
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THE MAGIC DOOR
In uscita il 16 ottobre in italia
L’album d’esordio di Giada Colagrande, Arthuan Rebis e Vincenzo Zitello
  
Esce il 16 ottobre in Italia e il 31 ottobre all’estero per l’etichetta In The Morningside Records, The Magic Door, l’album d’esordio dell'omonimo trio formato da Giada Colagrande (regista, attrice, cantautrice), Arthuan Rebis (compositore, cantautore e polistrumentista) e Vincenzo Zitello (maggiore arpista italiano, compositore e polistrumentista), che ha curato gli arrangiamenti. Tre i concerti previsti per la presentazione ufficiale di The Magic Door: il 19 ottobre al The Sanctuary di Roma, il 26 ottobre al Teatro Magnani di Fidenza (PR) e il 7 novembre allo Spirit di Milano. Pur essendo ascrivibile al folk esoterico, sia per le sue scelte stilistiche che per il concept generale, The Magic Door trae ispirazione anche da sonorità folk britanniche, celtiche, mediterranee e orientali, tracciando una poetica peculiare al di là delle connotazioni, nella quale si collocano le 9 tracce, tutte originali, che compongono l’album. “The Magic Door – dichiarano Giada Colagrande e Arthuan Rebis - è un progetto che attinge a un immaginario mitologico, da tradizioni sapienziali senza tempo. La sua attualità risiede nel mistero imperituro che la Porta Alchemica incarna”.  Il disco è, infatti, il risultato del loro personale viaggio attraverso l’archetipo stesso della “Porta Magica” e l’inesauribile immaginario evocato dalle sue epigrafi, dai suoi simboli e dai pianeti cui si riferiscono, conciliando tradizioni sciamaniche, miti arcaici e mondi onirici. Unico cimelio alchemico in Italia, edificato dal marchese Massimiliano Palombara nella sua residenza, villa Palombara, centro vitale della Roma ermetica del Seicento, la leggenda della Porta Magica trae origine da un particolare aneddoto. Un pellegrino, identificabile con l'alchimista Francesco Giuseppe Borri, dimorò per una notte nei giardini della villa alla ricerca di una misteriosa erba capace di produrre l'oro. Il mattino seguente fu visto scomparire per sempre attraverso la porta, ma lasciò dietro di sé alcune pagliuzze d'oro, frutto di una riuscita trasmutazione alchemica, e una misteriosa carta con simboli magici e sette epigrafi che dovevano contenere il segreto della pietra filosofale. Il marchese Palombara fece quindi incidere sulla porta il contenuto del manoscritto con i simboli e le sette epigrafi, certo che un giorno sarebbero stati decifrati. Una leggenda, quella della Porta Magica, che si riverbera nelle 9 tracce dell’album. Il disco si apre con una Intro nella quale Arthuan Rebis, interpretando il marchese Palombara, narra dell'incontro con il pellegrino e della sua sparizione attraverso la porta. I ritornelli dei 7 brani centrali coincidono con le 7 epigrafi della porta (tradotte in inglese dal latino). A ciascuna epigrafe corrisponde un pianeta, su cui si sviluppa il testo di ogni canzone: Saturnine Night, Jupiter's Dew, Water of Mars, Venus the Bride, Mercury Unveiled, Sun in a Flame, V.I.T.R.I.O.L. Nell’ultimo brano (Epilogue), Vincenzo Zitello, interpretando il pellegrino, canta le sette epigrafi nella lingua originale, il latino, dalla dimensione oltre la porta. The Magic Door è un omaggio a uno dei più affascinanti e misteriosi cimeli alchemici esistenti, le cui storie e leggende prendono vita attraverso le composizioni originali di Giada e Arthuan, che ne incarnano l’eterno enigma. Il disco vanta infine la collaborazione di Glen Velez, percussionista d’eccezione considerato il maggiore virtuoso e conoscitore di tamburi a cornice.
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Esce oggi il nuovo album di MIMÌ STERRANTINO e MARCO CORRAO
OTTO “LIGGENNI” DEL MESSINESE
PER “UN LUMINOSO DISCO BLUES DAI COLORI SICILIANI”
Una perfetta fusioni di mondi folk, dove mandolino, tamburello, chitarra battente,  percussioni africane e fiati bandistici, convivono con la chitarra acustica e il banjo

Principesse, mostri, diavoli, licantropi, sirene e elefantini bianchi. Questo è “Liggenni” il nuovo disco di di Mimì Sterrantino e Marco Corrao, musicisti e cantautori del messinese, uno dell’area jonica e l’altro di quella tirrenica. Otto inediti per otto leggende che arrivano proprio da questa terra crocevia di due mari e due anime, che raccontano la Sicilia tra esoterismo, misticismo e paganesimo. I brani attingono a storie della tradizione scritta ma soprattutto a quella orale, quelle che ancora oggi i nonni raccontano. Tutto questo fa di “Liggenni” un’operazione documentale sospesa tra passato e presente: dal passato prende la tradizione del racconto, quella dei cantastorie, dal presente l’approccio musicale. Sì, perché l’approccio compositivo si discosta volutamente dallo stilema classico siciliano andando ad incontrare sonorità blues e country. Il risultato è una perfetta fusioni di mondi folk, dove mandolino, tamburello siciliano, chitarra battente,  percussioni africane e fiati della bande di paese convivono con la chitarra acustica e il banjo. "In fondo – scrive nella sua prefazione all’opera l’etnomusicologo Mario Sarica - quest’ultimo non è così lontano dalle sonorità dell’antico e dimenticato colascione siciliano (liuto a manico lungo di origine turca)”. Sempre Mario Sarica, che delle tradizioni è custode e studioso (essendo anche fondatore e curatore scientifico del Museo Cultura e Musica Popolare dei Peloritani, nato per  ricostruire la lunga e complessa vicenda organologica dello strumentario musicale popolare),  identifica in questo lavoro di Sterrantino e Corrao proprio l’innovazione della cultura musicale classica. “Il loro approccio alla materia poetico-musicale siciliana – scrive, raccontando questo disco - evita il “già detto” e “ascoltato”, per riscoprire e rivitalizzare lo spirito creativo e affabulante dell’antica parola siciliana nella forma narrativo-musicale della leggenda. Nel loro cantare e suonare siciliano, a me pare di cogliere una purezza di spirito rara, che irradia un luminoso blues dai colori siciliani”.
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MIMMO LOCASCIULLI
IL 9 NOVEMBRE ESCE IL NUOVO ALBUM “CENERE”
A NOVEMBRE APPUNTAMENTI LIVE IN ITALIA E ALL’ESTERO

MIMMO LOCASCIULLI torna con “Cenere”, il suo nuovo album di inediti in uscita il 9 novembre (HOBO/Believe Digital/SELF) in digital download e sulle principali piattaforme streaming. Da venerdì 16 novembre l’album sarà disponibile nei negozi. A due anni dalla pubblicazione del doppio CD celebrativo “Piccoli cambiamenti”, e dopo 9 anni dal suo ultimo album di inediti (“Idra”), “Cenere” racchiude tutto il percorso artistico di Mimmo: dalle prime esperienze folk al rock-pop cantautorale, dagli sconfinamenti nell’elettronica fino alle immersioni nel blues e nel jazz. I suoi testi, come di consueto, si arricchiscono di una ricerca anche poetica, oltre che della testimonianza e della cronaca del tempo che vive. Il disco racchiude diverse collaborazioni con nomi noti del panorama cantautorale, come quello di Enrico Ruggeri, di Pacifico e di Büne Huber, front-man e anima dei Patent Ochsner, strepitosa rock band bernese premiata lo scorso anno con gli Award come miglior gruppo, miglior album e miglior live. “Cenere” si arricchisce, inoltre, della presenza di due artisti tanto diversi quanto ugualmente preziosi: Fabrizio Bosso e Awa Ly, giovane cantante franco-senegalese, ormai popolarissima in Francia e in Europa. L’album è stato registrato negli studi di Alba Musique (Parigi) e Hobo Recording (Saracinesco - Roma), con la produzione e gli arrangiamenti di Mimmo e Matteo Locasciulli. Insieme a Mimmo (piano, organo e tastiere) e Matteo (contrabbasso, basso e chitarre) hanno suonato: Andi Hug (batteria), Massimo Fumanti (chitarre), Giovanna Famulari (violoncello), Marco Di Marzio (contrabbasso, ukulele e mandola), Mattia Feliciani (sax e clarinetto basso), Jorge Ro (tromba e flicorno), Filippo Schininà (batteria), Manuel Trabucco (sax) Michael Applebaum (tromba). Dal 22 novembre Mimmo Locasciulli sarà in concerto in Italia e in Svizzera, dove sarà accompagnato da Büne Huber. È inoltre disponibile in libreria il nuovo libro di Mimmo Locasciulli, “Come una macchina volante” (Castelvecchi edizioni), un racconto biografico che illustra le curiosità sul doppio amore che l’ha guidato nella vita: la musica e la medicina. Tra i più grandi cantautori italiani, Mimmo Locasciulli ha debuttato al Folkstudio di Roma negli anni Settanta. Ha inciso finora 18 album, ha prodotto Claudio Lolli, Gigliola Cinquetti, Roberto Kunstler, Goran Kuzminac e Haber, ha collaborato con artisti nazionali e internazionali di primissimo piano. Recentemente ha festeggiato i quarant’anni di carriera musicale con il doppio album “Piccoli cambiamenti”. Esercita la professione di chirurgo e nutrizionista a Roma, dove vive.

www.mimmolocasciulli.com
www.facebook.com/MimmoLocasciulli
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Un omaggio al sud nel quarto album del musicista campano, pubblicato da Soundfly. Dieci canzoni che svelano un percorso notturno e misterioso all'insegna del blues, "per respirare a ritmo del respiro del mondo"  

RICCARDO CERES  
SPAGHETTI SOUTHERN 
SoundFly/distribuzione Self
10 tracce - 45 minuti

«Se i film sono degli spaghetti western, il mio disco è uno spaghetti southern. Spaghetti Southern racconta del mio sud e forse anche del vostro, perché il sud è di tutti. Sud del cuore, sud del basilico e dei pomodori, degli stereotipati luoghi comuni, del mare infinito, dello stringere i denti. Il sud del volersi bene, delle donne necessarie e del darsi una mano. Tutte queste cose a mio modo di vedere sono l’Italia migliore, quella che si vede nel momento dell’estrema difficoltà, quella ad un passo del punto di non ritorno. Qui al sud tutto questo è quotidianità, perciò consiglierei a tutti di partire da sud, anche perchè partendo dal basso non si può fare altro che salire in alto». Per il suo quarto album, quello che considera il più importante della sua vicenda artistica, Riccardo Ceres punta a sud. Al suo Sud, al sud di ogni ascoltatore, alla verità di un sud che lotta contro gli stereotipi, al sud in senso allegorico, ideale punto di ripartenza verso l'alto. Spaghetti Southern è il perfetto compendio di una storia significativa, quella di un eclettico e imprevedibile "cantautore pulp" - così è stato definito dalla stampa - attivo dal 1999, che si è scoperto anche prolifico compositore per il cinema. Spaghetti Southern è un lavoro di notevole maturazione, nel quale le storie in musica di Ceres trovano perfetta sintesi tra blues, jazz, roots, psichedelia, rock e canzone d'autore: «Quando scrivo canzoni immagino una storia, quando scrivo storie lo faccio ascoltando musica, in genere sempre lo stesso brano in genere jazz old school, Coltrane/Davis e i loro blues. Per dirla in maniera semplice “mi faccio i film” con la mia musica e le mie sceneggiature, i miei film». Devoto a Piero Ciampi, Paolo Conte e Tom Waits, all'epoca d'oro del jazz e del blues, alla Beat Generation, sin dal primo album Puro Stile Italiano (2001) Riccardo Ceres ha cercato un proprio stile musicale e letterario. Nel 2009 con il secondo Lp Riccardo Ceres in James Kunisada Carpante e nel 2012 con E il mondo non c’è più si è avvicinato a un obiettivo che finalmente ha raggiunto con Spaghetti Southern: un incontro tra motivazioni artistiche e individuali, storiche e private, dieci canzoni intorno alla misteriosa linea-guida del blues. Il blues è una scelta, ma anche un percorso inevitabile per Ceres, che sente, pensa, scrive e vive questa musica come una confessione, un rituale: «Credo che il blues sia la miglior colonna sonora per raccontare se stessi. Sono “solo” tre accordi, quelli indispensabili da raccontare e per raccontare. In varie forme lo si ritrova in tutti i sud del mondo. Per me è una sorta di cerimoniale religioso. In tutte le culture del sud del mondo le religioni più ortodosse sono costellate da riti pagani. Soprattutto nelle zone rurali la musica di queste cerimonie è composta dallo stesso giro armonico che si ripete ancora e ancora, fino allo sfinimento. Per raggiungere l’estasi mistica, per sentire e vedere quello che non si riesce a sentire e vedere nella vita reale. Per respirare a ritmo del respiro del mondo». E' in ottima compagnia Riccardo Ceres, che ha attraversato le note di Spaghetti Southern con un gruppo di eccellenti musicisti come Fabio Tommasone (Rhodes piano, Hammond), Raffaele Natale (batteria), Vincenzo Lamagna (contrabasso), Ciro Riccardi (tromba, flicorno), Andrea Russo (fisarmonica), Artan Tauzi (violoncello) e Rebecca Dos Santos (percussioni), con la fidata presenza di Giuseppe Polito in studio e la produzione di Bruno Savino per SoundFly, con un eccellente risultato anche dal punto di vista della ricerca dei suoni. Dalla sala si passerà al palco, con il primo concerto di presentazione di Spaghetti Southern, proprio la sera della sua uscita: venerdì 26 ottobre ai Magazzini Fermi di Aversa (CE).
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Un viaggio in undici canzoni tra momenti, ricordi, condivisioni e luoghi di Napoli: la brillante vocalist torna con un lavoro corale e sfaccettato, arricchito da un artbook che lo racconta visivamente con tavole realizzate da vari artisti
Memorandum: visioni, memorie e musica nel nuovo disco di Fabiana Martone

FABIANA MARTONE
MEMORANDUM
(SoundFly | distr. Self)
11 tracce - 54.31 minuti

«Ci sono dei momenti in cui sento il bisogno di segnare delle cose per poterle ricordare, anche perchè ho una cattiva memoria; c’è chi appunta i suoi pensieri sul suo diario, c’è chi non ne ha bisogno affatto... e io, molto timidamente in passato e con più decisione oggi, scrivo e poi musico quello che ho scritto. L’ho sempre fatto con timore perchè credo che sia una cosa molto importante il presentare a un pubblico delle canzoni. Le canzoni di questo disco le ho raccolte in due anni più o meno, a parte una che avevo nel cassetto da circa quindici anni. E quando le ho messe una accanto all’altra ho realizzato che potevano essere organizzate in questo modo, a descrivere un giorno fatto di momenti, di atmosfere, di luci, di luoghi e di strade in cui prendono vita queste suggestioni». Una confessione. Uno sguardo alla propria storia tra passato e presente. Un disco come laboratorio del futuro. Memorandum, il nuovo album di Fabiana Martone, è un'esperienza intima nata tra tempi e posti diversi: un disco in cui undici canzoni, ognuna figlia di un momento personale e scaturita da un contatto con un luogo di Napoli e della Campania, si sono naturalmente incasellate in una sequenza da vero e proprio concept. Un lavoro d'amore ma anche di profonda devozione artistica, pubblicato da SoundFly con distribuzione Self. Fabiana Martone è una delle voci più amate e poliedriche di Napoli: esperienze importanti in campo jazz (da Famoudou Don Moye degli Art Ensemble of Chicago a Renato Sellani), nel teatro (Nino D'Angelo, Carlo Croccolo), protagonista di vari progetti come Big Band Bond, Soundflowers e Agave Blu, ultimamente nel quartetto SeséMamà e nel combo electro-funk Nu Guinea, Fabiana arriva a Memorandum con un curriculum di collaborazioni davvero significativo. «Memorandum è il primo album in cui al di là delle collaborazioni sono autrice, arrangiatrice, direttore artistico, produttrice artistica ed esecutiva, tecnico audio, grafico, sceneggiatrice, pittrice… Sono fiera di me, anche se so che non sono mai contenta. Non so cosa ne verrà, so che ho fatto Memorandum perché era un desiderio, un obiettivo». Memorandum è un album solista, ma ancora di più - come sottolinea orgogliosamente l'autrice - un lavoro corale, con il quale Fabiana ha messo insieme desideri, ambizioni, la propria esperienza di musicista e interprete e il proprio patrimonio di collaborazioni, sviluppate con generosità nel corso degli anni.  Memorandum è nato dall’esigenza artistica e personale dell’autrice di raccontare se stessa e la sua voglia di condividere la sfera della creatività musicale e immaginifica. Un lungo periodo di riflessione, di raccolta di energie, di chiacchierate con i suoi amici, musicisti e non, l’ha guidata lentamente al concepimento di un fitto reticolo di motivazioni, legami, ispirazioni, influenze e suoni che hanno pervaso il nuovo disco. Undici canzoni scritte con vari autori (Ciro Tuzzi degli Epo, Marco D’Anna, Emanuele Ammendola, Luca Di Maio e Alessio Arena), realizzate grazie all’incontro con Luigi Esposito e Bruno Tomasello prima, con Umberto Lepore e Salvatore Rainone poi, infine con Bruno Savino di SoundFly, perfezionate con la partecipazione di un ricco team di musicisti (Fabrizio Fedele, Emiliano Barrella, Luigi Scialdone, Lorenzo Campese, Gabriel D'Ario, Francesco Fabiani, Davide Maria Viola, Derek Di Perri, Michele Maione, Lino Cannavacciuolo, Marco D'Anna, Rainone e Lepore  e gli stessi Esposito e Tomasello). Le undici canzoni di Memorandum formano un ciclo tematico che descrive i momenti di una giornata fatta di emozioni e non di ore. Come per una giornata qualsiasi le emozioni sono caratterizzate da una propria luce, quindi si susseguono le canzoni del mattino (Geopolitica sentimentale, Memorandum e Niente ‘e che), le canzoni del dopo pranzo (Me passa ‘o ggenio e L’albero di Carnevale), le canzoni della sera (Sospesi a Corso Malta, Era sulo ajere, Citofonare Martone), quella di una notte insonne (La quadratura della luna) e le canzoni dei sogni, di quelli belli e di quelli brutti (Il fuoco e Sirena). Ogni canzone inoltre è strettamente legata a un luogo, dagli ambienti natii di San Giorgio La Molara a vari luoghi di Napoli (Corso Malta, la tangenziale, Piazza Bellini, il Parco Nazionale del Vesuvio etc.). Ancora una volta Napoli è straordinaria fonte di ispirazione: «Quando a 18 anni venni a Napoli per l’università la vitalità di questo posto ebbe su di me un impatto sconvolgente, nel vero senso della parola, e non nascondo che passare dalla calma del paese alla “ammuina” di Napoli non è stato semplice nonostante la gioia di poterla finalmente vivere appieno questa “ammuina”. Molto lentamente e indissolubilmente mi sono legata a questa città, alle sue atmosfere e alla sua gente, e io mi sento appartenere a questa mistura di contraddizioni che la animano in ogni manifestazione». Per un lavoro così variegato e policromo, Fabiana Martone ha pensato di attingere alla sua esperienza nel mondo dell'arte: Memorandum esce infatti con un Artbook contenente undici tavole 18x18, una per canzone, realizzate da artisti come Martina Troise (illustratrice), Cyop e Kaf (writers), Nikkio (disegnatore/tatuatore), Clelia Leboeuf (illustratrice), Nando Sorgente (pittore), Nicola De Simone (pittore), Dario Protobotto (pittore/disegnatore), Vincenzo Aulitto (artista), Alexandr Sheludko (pittore), Alessandro Rak (disegnatore, illustratore), ognuno dei quali ha interpretato un brano alla luce della propria personalità, raccontando visivamente il disco.
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Un intrigante concept sul rapporto tra musica e psiche che dialoga con l'ascoltatore. Il debutto della band bresciana tra indie rock, post grunge e canzone d'autore, con Boris Savoldelli, Guido Bombardieri e Carlo Poddighe come ospiti
Frenologia: il disco d'esordio dei Magora! 

MAGORA
FRENOLOGIA
(Cromo Music | digitale YouTubeMusic, Spotify etc.)
10 tracce | 37'.11''

«I brani di Frenologia hanno un filo conduttore rappresentato dall’analisi dei vari lati della mente umana. Ogni canzone vuole simbolicamente “parlare” ad un’area precisa della psiche. La frenologia voleva dare una rappresentazione fisica di queste aree. Le canzoni sono state scritte per essere metabolizzate dall’ascoltatore, il quale è libero di interpretarne il significato in modo personale. La musica e le parole devono essere “cucite” al proprio vissuto, in modo profondo ed intimo». 
Un obiettivo importante, quello dei Magora, che escono allo scoperto con il loro primo album immaginando un dialogo con l'ascoltatore. E non un dialogo qualsiasi, ma una mano tesa, un'offerta di scoperta profonda, anche dolorosa se necessario. Frenologia già dal titolo rimanda alla dottrina scientifica di Franz Joseph Gall e nei contenuti si presenta come un concept, un lavoro in cui il filo conduttore è proprio in questa sorta di mappa emotiva sviluppata canzone per canzone.  I Magora debuttano a un anno di distanza dalla loro costituzione. Un'urgenza espressiva che si coglie pienamente in ognuna delle dieci canzoni della band bresciana, che esplora aree più vicine alla canzone d'autore italiana o straniera, accanto a episodi influenzati dall'alternative, dall'indie-rock e da certo post-grunge, con la chiave della registrazione prevalentemente in presa diretta, che rende tutto autentico e immediato. Roberto Fedriga (voce), Andrea Lo Furno (chitarra e cori), Luca Finazzi (batteria e percussioni) e Alberto Lazzaroni (basso), dopo aver condiviso per anni esperienze live in molti gruppi locali, dopo aver affrontato esperienze soliste (è il caso di Roberto Fedriga, autore di un bel disco solista nel 2014), o suonato in altre formazioni, si uniscono tra 2016 e 2017 e lavorano sodo per arrivare al sospirato Frenologia. Le diverse esperienze di ogni singolo membro si rivelano anche nella scaletta, eterogenea e policroma a partire dai primi due singoli, Lara con il suo intimismo e la rovente rock-song Damnatio Memoriae. «Frenologia possiede un filo conduttore, ma questo non voleva essere un limite, anzi, la distinzione evidente di genere e sonorità in ogni singolo brano è davvero, a nostro avviso, rappresentativa delle differenze presenti nella componente psicologica umana. Roberto è l'autore dei testi e ha avuto un'esperienza da solista ma l’approccio è diverso. Da subito abbiamo voluto muoverci come gruppo. Ognuno di noi ha contribuito per la sua parte. Il disco è stato registrato quasi completamente in Live studio, per conservare spontaneità e non “raffreddare” la chimica della band».  In un disco così sentito, urgente nell'espressività ma studiato nella ricercatezza, non potevano mancare tre ospiti, ma soprattutto tre amici: Boris Savoldelli ai cori, Guido Bombardieri al sax e clarinetto, Carlo Poddighe al Mellotron.  Grafica e booklet sono realizzati con la preziosa collaborazione di Armando Bolivar (alias Alessandro Ducoli). «Il loro apporto è stato rilevante. Hanno saputo aggiungere dettagli e sfumature unici. Abbiamo lasciato loro molta libertà espressiva, poiché desideravamo avere una traccia intima della loro presenza».  Sabato 15 dicembre il primo live importante: appuntamento all’Accademia Tadini di Lovere (BG) con la partecipazione dell’attore Marco Ghizzardi, in uno spettacolo dove musica e recitazione si incontreranno per coinvolgere maggiormente lo spettatore.

Info:
Magora: www.magora.it
Facebook: www.facebook.com/magoramusic/
Cromo Music: http://www.cromomusicstudio.com/
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BLACK SHOP: ESORDIO DISCOGRAFICO PER LA CANTANTE SALENTINA LETIZIA ONORATI
Il disco, arrangiato dal pianista e compositore Paolo di Sabatino, sarà presentato ufficialmente sabato 1 ottobre al Teatro Paisiello di Lecce
Sabato 1 ottobre esce in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali, Black Shop disco d’esordio della giovane cantante leccese Letizia Onorati. Prodotto dall’etichetta Dodicilune nella collana editoriale Koinè, il disco sarà presentato ufficialmente nel giorno dell’uscita (ore 21 – ingresso libero) al Teatro Paisiello di Lecce. Black Shop contiene tredici brani firmati tra gli altri da Duke Ellington, Chick Corea, Miles Davis, Thelonious Monk riproposti dal trio che coinvolge con la cantante anche il pianista Paolo di Sabatino (che ha curato gli arrangiamenti) e la violoncellista Giovanna Famulari. Il tour di presentazione del disco toccherà anche Bari (17 novembre - Kabuki) e Roma (25 novembre - Circolo dell’Antico Tiro a Volo). Il cd è un viaggio sonoro che cronologicamente si svolge tra Softly as in a Morning Sunrise, un tema d’operetta datato 1928, e Black Shop, una canzone che Di Sabatino scrisse nel 2009 per Mario Biondi. «Nel mezzo una manciata di gemme, alcune pescate dal mare di Tin Pan Alley, altre dal golfo del jazz, tutte arrangiate nell’intima dimensione del duo o nella foggia cameristica del trio con violoncello», precisa nell’introduzione al disco il musicologo Luca Bragalini. «Preziosissime le ballad. These Foolish Things (che il jazz ha davvero iniziato ad amare quando Billie Holiday se ne prese cura nel 1936) è omaggiata da una lettura straordinaria così come la performance di Spring Can Really Hang You Up the Most, in cui Letizia Onorati scava con maturità un testo di grande fragilità, che è davvero toccante. Non meno riusciti i brani trascinanti come Joy Spring, in cui le note dello scat son scelte con gusto, Four, virato a samba, o Sweet and Lovely, la vecchia song del 1931, irriverentemente rovesciata in un avvincente gospel; in quest’ultimo titolo l’improvvisazione vocale si appoggia al passaggio al IV di battuta 5 dall’andamento blues per citare il classico Now’s the Time. Di interesse il quadruplo tributo al Duca con una Prelude to a Kiss in 6/8, una It Don’t Mean a Thing carica di groove, una Sophisticated Lady da cui svetta un ispirato solo di piano (misto di forza ritmica e attenta ricerca melodica) ed un inchino ad In a Sentimental Mood che è uno dei momenti più alti di questo disco», prosegue Bragalini. «Qui un severo arpeggio del violoncello ancorato alla scala minore naturale è lo scarno accompagnamento della prima esposizione del tema affidata alla voce; quando il pianoforte fa il suo ingresso nella seconda A il violoncello diventa improvvisamente lirico e cantabile: l’inclemente trenodia cangia in un romantico slow. L’interpretazione vocale è senza sforzo; la Coda, che spegne con delicatezza il capolavoro che Ellington scrisse nel 1935, è assolutamente commovente». Letizia Onorati è una cantante leccese, classe 1992. La sua passione per la musica inizia sin da piccola e all’età di otto anni comincia a studiare canto con l’insegnante Elisabetta Guido. Ha studiato negli anni con importanti esponenti del panorama jazz nazionale e internazionale come Paolo Di Sabatino, Rachel Gould, Mark Sherman, Jerry Bergonzi, Francesco Petreni, Maria Laura Bigliazzi, Mauro Campobasso, Fabrizia Barresi, Bob Stoloff che la sceglie per una borsa di studio e Roberta Gamberini. È stata solista del coro gospel “A. M. Family” e ha partecipato al progetto “Le sacrè en musique” ideato da Elisabetta Guido e dalla manager internazionale della danza Sofia Capestro. Ha collaborato con le cantanti TiaArchitto e Barbara Errico (Italian Jazz Awards 2011) e con il pianista SergioCorbini (docente di piano - Siena Jazz). Attualmente partecipa a progetti con diverse formazioni. Da maggio 2015 avvia un percorso di perfezionamento con la “lady” del jazz Tiziana Ghiglioni. Giovanna Famulari è un’artista triestina, romana di adozione, violoncellista, diplomata presso il conservatorio di Trieste, pianista, cantante e attrice. Nelle sue più recenti esperienze teatrali e cinematografiche ha collaborato con Alessandro Haber, Rocco Papaleo, Maddalena Crippa, Peter Stein, Massimo Venturiello ed altri. Intensa e ricca la sua attività musicale, infatti collabora stabilmente con Ron e Tosca (anche in veste di produttrice e arrangiatrice); ha inciso con Sony Classical “Verdi’s mood” di Cinzia Tedesco. Ha collaborato con Lenny White, Solomon Burke, Luca Barbarossa, Mimmo Locasciulli, Mogol e ha partecipato all’ultimo progetto discografico di Gegè Telesforo “FunSlowRide”. Ha suonato con Danilo Rea, Antonello Salis, Gabriele Choen, Gabriele Mirabassi, Stefano Sabatini, Pietro Iodice e molti altri. Vanta numerose partecipazioni a trasmissioni radiofoniche e televisive per la Rai con cui continua il sodalizio dal 1990. E’ stata protagonista di tournée in Europa ma anche in Argentina, Israele, Palestina, Tunisia, Algeria ecc. Vincitrice del premio “Pavoncella d’oro 2016 alla creatività femminile” per la versatilità dei linguaggi. Paolo Di Sabatino, pianista, compositore e arrangiatore. Nato a Teramo nel 1970, inizia giovanissimo lo studio del pianoforte sotto la guida del padre e si diploma nel 1990 col massimo dei voti, la lode e la menzione speciale, presso il Conservatorio di Bari. Nel 1994, nello stesso Conservatorio, consegue il diploma di Musica Jazz. Dedicatosi esclusivamente al jazz si esibisce con varie formazioni a proprio nome dal “piano solo” all’ottetto. Ha partecipato a numerose trasmissioni radio-televisive (Radio Rai 1,2,3, Radio Capital, Rai News 24, Tg2, Domenica In, La7) e suonato in importanti clubs e festivals, tra i quali ricordiamo: Fano, Pescara, Pomigliano, Urbino, Festival pianistico del Gargano, Lignano, Foggia, Bergamo, Villa Celimontana, Cagliari, Veneto Jazz, Aosta, Ruvo di Puglia, Ai Confini tra Sardegna e Jazz; Lugo Jazz Festival, Salamanca Jazz Festival, Jazz Atlantico (Auditorio de Tenerife) (Spagna); Berlino, Amburgo, Oslo, Goteborg;  Tokyo, Osaka, Shizuoka (Giappone); Novo Mesto, Losanna, Minsk; Mosca, Kursk, Krasnodar, Arkhangelsk, Ekaterinburg, Nizhny Tagil, Nizhniy Novgorod, San Pietroburgo, Kovrov (Russia); Perelik (Bulgaria), Santiago, Chicureo e San Bernardo (Cile), Cordoba e Buenos Aires (Argentina).

Esedra - 3,3 periodico
“3,3 periodico” è il titolo del nuovo disco del progetto Esedra, prodotto dall’etichetta Dodicilune nella collana editoriale Fonosfere, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store digitali. Il disco contiene otto brani, che si muovono tra funky, fusion, progressive, jazz, improvvisazione e sperimentazione, composti ed eseguiti da Ezio Epaminonda (basso elettrico), Giovanni Giuffrida (chitarra elettrica) e Marco Maria Pennisi (batteria). Il progetto Esedra nasce nel 2005 dall'esperienza decennale di diversi progetti musicali e da subito propone nuove atmosfere mescolando generi e sonorità articolate. Nel corso degli anni il trio siciliano si è esibito in giro per l’Italia dividendo il palco con artisti come Kunsertu, James Taylor Quartet, Mike Stern Band, Victor Wooten Band, Trilok Gurtu Band, Gong, Soft Machine Legacy, Nathalie Philippe Petrucciani Ré, HBC Henderson Berlin Chambers. Nel 2011, dopo uno studio accurato, nasce “Le Macchine di Leonardo”, uno spettacolo che omaggia il genio di Leonardo Da Vinci, con una scenografia costruita con meccanismi dell'inventore. Nel 2012 gli Esedra conquistano l’European Jazz Contest di Capurso e aprono il concerto di Scott Henderson, Jeff Berlin e Dennis Chambers all'Auditorium “Le Ciminiere” di Catania. “3,3 periodico” è il frutto del lavoro degli ultimi anni. “Studi, ricerche, calcoli, teorie, invenzioni, tutto per avere la sol uzione a qualsiasi problema, tutto per la comprensione e il controllo, senza renderci conto che la risposta è proprio lì, a portata di mano, sotto il nostro naso, camuffata di ordinario, di naturalezza. Non c’è bisogno di grandi conoscenze, basta la semplice altruistica pura volontà di farlo. Sovente dimentichiamo che come in alto è in basso, come dentro è fuori, come in piccolo è in grande. Ed ancora più incauti scordiamo che tra forze opposte, una positiva e una negativa, ce n'è sempre una neutralizzante. E guardando in profondità ... 3,333333333333”, spiegano i tre musicisti. “Nell’universo avvengono eventi a prima vista impossibili oltre l’immaginazione umana. Il desiderio è la chiave di azione dei portali spazio temporali che, in un periodo di 12 lune, ci ha reso viaggiatori di 12 ambientazioni extraterrestri per trovare l’equilibrio in noi stessi in armonia con gli altri esseri viventi”. E proprio con 12Lune si apre il disco che prosegue con 3010 L’era dei Mammut quando “il loro passo pesante echeggerà dalle montagne alle valli, sarà un’era di grandi cose. Ritornerà l’era dei giganti”. La grande traversata è “un viaggio tra realtà e immaginazione attraverso monti, valli, mari, fiumi, foreste, deserti e distese di ghiaccio intervallati da ambientazioni futuristiche e allo stesso tempo preistoriche in stile fantasy”. La scaletta procede poi con Ecila, “personalità intensa creativa ed ottimista, come un bambino che ama attirare l’attenzione ed essere in evidenza”, Le macchine di Leonardo, un brano che suggerisce “l’idea dello stupore e dell'angoscia che accompagna l'umanità nel momento in cui riflette sull'Assoluto e fa i conti sul significato ultimo della propria esistenza”. Nftc è una sigla derivata dalle iniziali di un detto siciliano, un inno all’unicità che “spesso abbiamo il bisogno di esprimere uscendo fuori dal gregge,è un grido d’orgoglio per essere noi stessi, nel bene e nel male di essere unici”. Concludono il lavoro discografico La Mutazione e il Buio, un esperimento interamente improvvisato, che contiene tre registrazioni fatte singolarmente in momenti diversi “senza punti di riferimento e senza sapere cosa hanno eseguito gli altri prima. Realizzate di notte al buio, esattamente per trovare lo stato d’animo ideale. Quest’ultimo brano rappresenta la scia di tre che lascia il periodico, tracciando l’infinito”. Ezio Epaminonda, esperto in matematica, appassionato alla fisica relativistica e quantistica, fonda il suo personale metodo di studio attraverso la matematica. Ogni metrica musicale viene quindi vista come una successione numerica, i cui termini sono legati l'uno all'altro dalla magia della  spiritualità. Infatti, la musica viene vista dal bassista come un connubio tra matematica e spiritualità: la prima dà gli strumenti per una corretta definizione dei termini per un approfondito e variegato ascolto del suono attraverso i suoi “assiomi”, la seconda facilita il musicista al distacco dalla vita materiale per il raggiungimento del Dio interno a sé; le due entità, apparentemente opposte e diverse tra loro, si fondono attraverso il confronto, accorgendosi di essere due riflessi di una stessa luce. Sin da piccolo suona la chitarra e il piano, si appassiona al basso all'età di 18 anni, durante il quale passa anche un'esperienza da cantante. Poliedrico, ama le percussioni, ma trova nel basso la profondità dell'anima, che trasmette attraverso le “parole” della matematica. Giovanni Giuffrida, affascinato dalla musica fin dalla nascita come quasi tutti gli esseri viventi, compie a sei mesi le sue prime registrazioni vocali con registratore a cassette. Dopo due mesi di grandi successi un guasto al dispositivo interrompe la quasi avviata carriera di oratore che riprende a 14 anni quando decide di suonare la chitarra. Dopo anni di concerti e collaborazioni con svariati gruppi e artisti in tutto il territorio nazionale nel 2005 si concretizza l’intesa musico-spirituale con gli attuali componenti degli Esedra. Tutto ciò che le parole non riescono a dire la musica lo esprime. Ascoltandola si può viaggiare nel tempo e nello spazio, solo l’anima comprende il suo linguaggio. Dolore, gioia, desiderio, speranza, tristezza, amore, rabbia è un mare di emozioni al di sopra di ogni discorso, ti eleva sia suonarla che ascoltarla. La musica è un’energia magica sempre presente, in verità il musicista non inventa quasi niente, con tanta modestia e grande sensibilità ha il solo compito di dargli voce dalla propria anima attraverso lo strumento. Marco Maria Pennisi, batterista, arrangiatore, compositore e fonico. Endorser delle batterie SONOR e piatti UFIP. Nato a Riposto CT il 13 Gennaio 1974, ha cominciato a suonare la batteria all'età di quattordici anni. Laureato in Batteria e Percussioni Jazz presso l’Istituto Superiore di studi Musicali Vincenzo Bellini di Catania con il massimo dei voti. Ha partecipato al Disma Music Show di Rimini, l’Intexpo: Fiera degli strumenti musicali di Pesaro e Sol Music di Palermo. Ha suonato e collaborato live e in studio con artisti nazionali ed internazionali: Kelly Joyce, Cecilia Gayle, Andrea Mingardi, Nick Luciani (ex voce solista dei Cugini di Campagna), Daniela Pedali, il chitarrista e produttore di F. De Gregori Vincenzo Mancuso, Paola4 feat Viola Valen tino, il pianista jazz Santi Scarcella, Edoardo Guarnera, Gigi Sabani, il cantante inglese Leo Sayer, la cantante maltese Chiara, Stefano Marletta, Francesca Mariani, Lidia Pastorello e Lorenzo Tognocchi di Amici 2012, Orchestra sinfonica di Craiova, Orchestra Samarcanda, Orchestra Kashmire, Esedra, Isabò, Roberta Marchese, Lucio Dalla con la Blue Big Band, Corale Polifonica Jonia. Ha suonato nel Tour siciliano della selezione di Miss Italia 2001 e suonato in diverse trasmissioni televisive: Il brutto anatroccolo su Italia uno, La vita in diretta su Rai 1, Sanremo lab 2006 su Rai1, Insieme su Antenna Sicilia, MTV e SKY. Support musical group: Scott Henderson, Jeff Berlin, Dennis Chembers, Sàrcina (Le Vibrazioni), Povia, Riccardo Fogli, Anna Tatangelo, Paolo Meneguzzi. Batterista, autore, compositore e arrangiatore della Band Le Macchine Volanti, vincitori di Sanremo Lab 2006 (Accademia della musica di Sanremo). Insegnante di batteria presso la Mar co Maria Pennisi Drum School di  Riposto CT, Accordi Music lab a Catania, Istituto comprensivo Giarre 3 CT, Melody and Time a S.Teresa di Riva ME.

LAURA AVANZOLINI - I'M ALL SMILES
Giovedì 10 novembre è uscito in Italia e all’estero distribuito da IRD e nei migliori store digitali, “I’m All Smiles” della cantante Laura Avanzolini. Prodotto dall’etichetta Dodicilune nella collana editoriale Koinè, il disco contiene otto standard, firmati tra gli altri da Arthur Altman, Herbert Martin, George e Ira Gershwin, Billy Strayhorn, Paul Quinichette, Thelonious Monk e Duke Ellington, eseguiti da Fabio Petretti (sax tenore) e Daniele Santimone (chitarra 7 corde). «Per ogni musicista che si confronta con il jazz esiste una questione sempre aperta, vale a dire, come affrontare gli standard. Un terreno tanto esteso e accogliente che diventa però immediatamente infido per chi lo percorre dando per scontato il valore e il significato dei vari brani», sottolinea il giornalista e scrittore Fabio Ciminiera nelle note di copertina. «Laura Avanzolini sceglie, per il suo disco di esordio come leader, di affrontare il punto senza maschere né stilemi. E lo fa mettendo a fuoco alcuni punti essenziali: l'arrangiamento dei brani, grazie ad un lavoro curato; la presenza nel trio di due musicisti, come Fabio Petretti e Daniele Santimone, esperti e solidi nel loro approccio al linguaggio; la necessità di far passare nella voce complessiva del trio l'attenzione costante al tessuto ritmico e armonico dei brani», prosegue. «E se la questione non si esaurisce mai, come si diceva all'inizio, la risposta arriva nella pratica dai tanti piccoli tasselli con cui la c antante affronta e supera di fatto i vari rischi che si incontrano nel mettere mano al repertorio degli standard. Una sintesi fatta di impasti timbrici, di incroci melodici, una continua applicazione nel dare forza e risalto alle attitudini del trio e alle inclinazioni dei suoi singoli componenti». Laura Avanzolini, classe 1985, si avvicina giovanissima alla musica grazie allo studio del pianoforte e della chitarra, per poi approdare allo studio del canto e del jazz con Martina Grossi. Diplomata con il massimo dei voti e la lode in Canto Jazz al Conservatorio “Gioacchino Rossini” di Pesaro sotto la guida di Bruno Tommaso. Attualmente è iscritta al Biennio in Canto Jazz del Conservatorio “G. Martini” di Bologna. Parallelamente studia inglese e spagnolo grazie alla laurea in “Comunicazione Interlinguistica Applicata”, conseguita presso la Sslmit di Forlì. Approfondisce l'universo della voce grazie al Corso Universitario di Alto Perfezion amento in Vocologia Artistica. Ha studiato con Roberta Gambarini, Rachel Gould, DianaTorto, John Taylor, Joey Blake, Maria Pia De Vito, Cristina Zavalloni, Amy London, Cinzia Spata, Sheila Jordan, Cameron Brown. Insegna canto jazz presso il Conservatorio “J. Tomadini” di Udine. Insegna canto jazz presso i corsi pre-accademici del Conservatorio “B. Maderna” di Cesena (Fc). Ha inciso “Skylark” (Zone di Musica, 2013), insieme a Michele Francesconi, Giacomo Dominici e Marco Frattini. Dal 2011 collabora con la Colours Jazz Orchestra diretta dal M° Massimo Morganti, con la quale ha inciso il disco “Quando Mi Innamoro In Samba” (Egea, 2013). Daniele Santimone, studia in Italia con Riccardo Manzoli ed Antonio Cavicchi presso la Scuola di Musica Moderna dell'Associazione musicisti di Ferrara. Dal 1997 al 1999 risiede a Boston per seguire i corsi del Berklee College of Music dove studia con, tra gli altri, Mick Goodrick, Jim Kelly, Jon Damian e G eorge Garzone e si specializza in arrangiamento, composizione e performance ottenendo un Bachelor's Degree in Professional Music. Partecipa inoltre a seminari tenuti da John Basile, Bruce Forman, Wayne Krantz, Peter Bernstein, Esterhàzy String Quartet, Christian McBride, Mulgrew Miller, Pat Metheny e Paolo Fresu. Nel 2011 consegue il diploma accademico di II livello presso il Conservatorio Statale di Musica di Rovigo “F.Venezze”. Dai primi anni novanta ha militato in varie formazioni e ha suonato (tra gli altri) con Roberto Gatto, Flavio Boltro, Matthew Garrison, Jesse Davis, Dario Deidda, Gabriele Mirabassi, Fabrizio Bosso, Stefano Di Battista, Rosario Bonaccorso, Daniele Scannapieco, Luca Mannutza, Giovanni Amato, Lorenzo Tucci, Michael Baker, Ivano Borgazzi, Claudio Fasoli, Robert Bonisolo, Carlo Atti, Roberto Rossi, Tom Kirkpatrick, Alfonso Santimone, Francesco Bigoni, Danilo Gallo, Zeno De Rossi, Stefano Senni, Stefano Bedetti, Walter Paoli, Piero Odorici, Karl Potter, Pat rizio Fariselli, Mario Feres, Orchestra del Conservatorio Verdi di Milano, Orchestra città di Ferrara. Ha partecipato a festival tra i quali Umbria Jazz Winter, Veneto Jazz, Crossroads, Mantova Music Festival, IJazz di Amsterdam, Estival di Lugano e calcato i palchi di numerosi teatri italiani tra cui il Teatro Regio di Parma e Teatro degli Arcimboldi di Milano. Insegna chitarra, musica d’insieme e teoria presso diverse associazioni e istituti tra cui, la Scuola Comunale di Musica "G. Sarti" di Faenza dove insegna dal 2001. Nel 2007 viene chiamato a far parte del corpo docenti presso il Conservatorio “G.Frescobaldi” di Ferrara in qualità di assistente per i corsi Jazz triennali di I Livello. Opera inoltre come traduttore e collaboratore per i seminari di artisti quali John Abercrombie, Scott Henderson, Ralph Alessi, Roberto Gatto, Matthew Garrison e Stefano Battaglia. Dal 2011 è parte del corpo docente del “Conservatorio Statale di Musica C.Pollini” di Padova dove è or a titolare della cattedra di chitarra jazz. Fabio Petretti, sassofonista compositore, arrangiatore e direttore d’orchestra diplomato in clarinetto, saxofono e musica jazz. Ha collaborato come performer con vari musicisti fra i quali Evan Parker, Kenny Wheeler, Slide Hampton, Jimmy Cobb, George Russell, Gato Barbieri, Bruno Tommaso, Diana Torto, Stefano Bollani, Marco Tamburini, Paolo Fresu, Enrico Rava, Fabrizio Bosso, Franco Cerri, Tomaso Lama, Simone Zanchini, Achille Succi. Negli anni ha sviluppato metodi didattici molto efficaci che l’hanno portato a insegnare in vari seminari e corsi. Dal 1995 è docente di saxofono di ruolo presso i conservatori. Nel 2010 ha fondato la “Italian Jazz Orchestra” un gruppo flessibile composto da circa 25 elementi (archi, fiati e ritmica) per la quale a composto e diretto una suite dal titolo “Crystal Wall Jazz Suite”. Dirige e collabora con diversi gruppi fra i quali: il Quartetto di saxofoni “Trip Saxo phone Quartet” con Achille Succi, Marco Ferri e Dario Cecchini, “MJB” big band di 18 elementi attiva da oltre quarant’anni, “Italian Tunes” duo con il talentuoso pianista Michele Francesconi, “Fabio P3T Quartet” con Paolo Ghetti contrabbasso, Paolo Birro piano e Stefano Paolini batteria, “Fabio Pe3tti Trio” con Massimo Manzi alla Batteria, “Barbara Casini e Fabio Petretti Duo”  voce, chitarra e saxofoni. La forte personalità di P3T votata da sempre alla ricerca si alimenta percorrendo diverse strade: performativa, compositiva, didattica.

IN USCITA DOUX DÈSIRS DELL'INEDITO DUO COMPOSTO  DAL FRANCESE MICHEL GODARD E DALL'EGIZIANO IHAB RADWAN
Martedì 7 febbraio esce in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali, "Doux Dèsirs" il nuovo lavoro del duo composto da Michel Godard e Ihab Radwan. Un progetto originale che unisce suggestioni francesi, italiane ed egiziane. Uno sguardo al passato remoto e uno al futuro anteriore attraverso il prisma e le mille facce del jazz. Musica classica e suggestioni arabe e su tutto un interpl ay vivido e fertile. Le composizioni dei due musicisti hanno molti punti in comune: la modalità, gli ornamenti, la spontaneità ma soprattutto l'improvvisazione, che è la chiave di volta di questa collaborazione. Michel Godard ammalia con il suo serpentone, morbido, setoso, molto vicino alla voce; al basso tuba suggerisce linee, pensieri, traiettorie. L'oud, il liuto arabo, di Ihab Radwan si fa canto, sussurro, racconta. Affabula. Insieme, essi immaginano una musica senza barriere, bella e flessibile, proiettata fuori del tempo. L'incontro è creativo, necessario. Accende il desiderio. Doux Dèsirs è la prima uscita di un 2017 che per la Dodicilune si preannuncia intenso e ricco di nuove produzioni nazionali e internazionali.

TWELVE COLOURS AND SYNESTHETIC CELLS: GIANLUIGI TROVESI E UMBERTO PETRIN, DOPO DIECI ANNI, TORNANO INSIEME PER UN NUOVO PROGETTO DISCOGRAFICO
Martedì 14 febbraio esce in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali, “ Twelve Colours and Synesthetic Cells” il nuovo lavoro discografico - a dieci anni da “Vaghissimo Ritratto” - del duo composto dal sassofonista e clarinettista Gianluigi Trovesi e dal pianista Umberto Petrin. Il nume tutelare di riferimento è Alexander Skrjabin (Mosca 1872 - 1915) che i due musicisti “usano” come semplice pretesto iniziale per un dialogo suddiviso in molte vignette dalla notevole intensità. A nove brani ispirati a frammenti di preludi skrjabiniani si alternano, infatti, dodici improvvisazioni ispirate alla nota tabella sinestetica che il compositore russo aveva creato inventando un legame tra lo spettro dei colori e il carattere espressivo della musica da lui composta. «Umberto Petrin e Gianluigi Trovesi sono due spericolati giocolieri del pentagramma, sempre pronti a gettarsi in avventure che evitano con leggerezza e bravura i luoghi comuni e le banalità, prendendo spunto da musiche di epoche diversissime per realizzare una sintesi di linguaggi sempre personale e ricca di spunti interessanti e creativi», sottolinea nelle note di copertina Carlo Boccadoro. «Petrin è pianista sopraffino, dotato di un bellissimo suono che disegna panorami quasi “cinematografici” per ampiezza e capacità di colori; a questa abilità strumentale bisogna aggiungere una curiosità intellettuale che lo porta ad apprezzare musiche diversissime, dal free di Ornette Coleman al funk degli Chic; uguale apertura di orizzonti si ritrova nella personalità di Trovesi, che alternando diversi colori strumentali (clarinetto contralto, sax contralto, clarinetto piccolo) trova linee sempre inconfondibili, personali, dove il gusto dell'ironia e dello scherzo così tipici del suo stile si alternano a momenti che si riallacciano più strettamente alla tradizione jazzistica tout court. Anche Gianluigi spazia dalla musica rinascimentale al jazz più sperimentale, senza però realizzare minestroni stilistici improbabili ma, anzi, tenendo sempre ben salda la capacità di osservarne le più diverse sfaccettature per ricavarne suggestioni nuove». Il carattere di molti pezzi presenti nell'album non ha nulla di “non-finito” o di parziale, ognuno è un gioiello perfettamente cesellato e completo in se stesso, dove l'eco lontana delle armonie skjabiniane si stempera in quella del linguaggio jazzistico senza c he questo abbia nulla di artificioso. «Per musicisti di questo livello è normale confrontarsi con mondi diversi e muoversi al loro interno con assoluta naturalezza. Rispetto alle scorribande barocche del loro precedente album Vaghissimo Ritratto vi è qui una maggiore asciuttezza di approccio, le linee melodiche sono più angolose e sagomate e le atmosfere sono meno sognanti. La pulsazione ritmica, che nel precedente lavoro veniva quasi interamente abbandonata a favore di un lirismo quasi estatico, viene ripresa con vigore creando incastri di notevole virtuosismo e groove. Qualche suggestione di valzer fa capolino con garbo ogni tanto, convivendo pacificamente con le formule ritmiche derivate dal mondo dell'hip-hop che all'inizio del disco appaiono assieme alla voce del grandissimo poeta Osip Mandelstam' (un modo per ricordarci che Petrin è grande appassionato di poesia e autore di versi)», continua Boccadoro. Le dodici improvvisazioni hanno «un carattere decisamente più astratto degli altri pezzi, ma riescono a non perdere un grammo della loro comunicatività grazie all'intesa telepatica tra i due musicisti, che li porta sempre ad ascoltare i più piccoli dettagli di fraseggio per restituirli reciprocamente arricchiti di nuova invenzione; i due musicisti evitano l'approccio “muscolare” e competitivo di troppi dischi in duo apparsi sulla scena negli ultimi anni, preferendo suonare unicamente lo stretto necessario, lasciando spazio uno all'altro con generosità. Le tessere di questo coloratissimo mosaico musicale alternano stati d'animo assai differenti formando però un'architettura di rara compattezza e soli dità, che grazie alla freschezza improvvisativa dei due protagonisti passa in un lampo, facendo immediatamente voglia di ricominciare da capo l'ascolto del disco».

LA MUSICA E LA CULTURA CUBANA E BRASILIANA PROTAGONISTE 
DELLE NUOVE USCITE "PUGLIESI" DELL'ETICHETTA DODICILUNE
Adriano Clemente propone “Havana Blue”, un progetto di composizioni ispirate dalla musica di Bebo Valdes, Mario Bauza, Tito Puente, Mongo Santamaria e altri giganti della musica latina tradizionale. Una celebrazione della musica popolare brasiliana dall'inizio del XX secolo ad oggi: MPB! è il nuovo disco del duo composto dalla cantante Paola Arnesano e dal fisarmonicista Vince Abbracciante. Lunedì 20 febbraio, dopo "The Mingus Suite”, prosegue la collaborazione tra l'etichetta e il compositore e arrangiatore leccese Adriano Clemente con “Havana Blue”, un progetto di composizioni ispirate dalla musica di Bebo Valdes, Mario Bauza, Tito Puente, Mongo Santamaria e altri giganti della musica latina. Il lavoro nasce, infatti, dall'amore di Clemente per la cultura e la musica cubana e prende forma proprio in seguito ad alcuni viaggi nell'isola caraibica, dove il progetto è stato interamente registrato insieme ad una nutrita compagine di artisti cubani. Il cd ospita Santiago Ceballos (tromba), Heikel Trimiño (trombone), Yuniet Lombida e Victor Guzman (sax alto/baritono), Emir Santa Cruz (sax tenore e clarinetto), Leyanis ValdÉs (piano), Yandy Martinez (contrabbasso), Augusto Lage (congas), Lennon Ruiz (timbales, snare drum, claves) e Adel Rodriguez (bongos, maracas, güiro, cowbell). Martedì 21 febbraio sarà in distribuzione MPB! della cantante Paola Arnesano e del fisarmonicista Vince Abbracciante, una celebrazione della musica popolare brasiliana dall'inizio del XX secolo ad oggi. Antônio Carlos Jobim diceva che "la tristezza e la nostalgia hanno la stessa dignità della felicità, perché condividono la stessa bellezza". La musica popolare brasiliana (o MPB) è intrisa di questi sentimenti e stati d'animo quasi viscerali che ne caratterizzano il popolo: dalla "tristeza" alla "felicitade", dalla "saudade" (nostalgia) allo "choro" (pianto). Priva di rabbia o voglia di ribellione, racconta più spesso lo struggimento per la terra, la natura, la storia, con grande poesia, uso di luoghi comuni, ironia e molto divertimento. Il canto eclettico di Paola Arnesano si sposa a tutto questo, accompagnato dalla maestria del fisarmonicista Vince Abbracciante, che  ricorda la fisarmonica come lo strumento storico della musica popolare brasiliana. Attraverso contaminazioni personali che non alterano la dignità dello stile raccontano "o choro", "o baiao", "o samba", "a bossanova", da Pixinguinha a Gonzaga, da Sivuca a Gismonti, da Barroso a Buarque.

JOHN TAYLOR, PAUL MCCANDLESS, PIERLUIGI BALDUCCI E MICHELE RABBIA RILEGGONO DIECI BRANI DEL REPERTORIO DEL PIANISTA BILL EVANS 
Evansiana è il secondo progetto discografico del quartetto. Circa quattro anni dopo "Blue from Heaven", martedì 28 febbraio il disco - pubblicato, come il precedente, dalla Dodicilune Records con il coordinamento di Balducci e la produzione di Gabriele Rampino, direttore artistico dell’etichetta salentina - esce in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali. “Evansiana” è inevitabilmente legato al ricordo della grande figura artistica di John Taylor, scomparso nel luglio 2015 poco dopo la registrazione del cd, probabilmente il vero continuatore dell'estetica e del pianismo di Evans.  Dopo l'uscita di "Doux Dèsirs" di Michel Godard e Ihab Radwan, “Twelve Colours and Synesthetic Cells” di Gianluigi Trovesi e Umberto Petrin, “Havana Blue” di Adriano Clemente e MPB! di Paola Arnesano e  Vince Abbracciante, prosegue il 2017 dell'etichetta salentina Dodicilune che si preannuncia intenso e ricco di nuove produzioni nazionali e internazionali. La quinta e ultima uscita di febbraio è “Evansiana”, un’antologia di dieci brani del repertorio di Bill Evans, secondo progetto discografico del quartetto composto dal pianista britannico John Taylor, dal fiatista statunitense Paul McCandless, dal bassista pugliese Pierluigi Balducci e dal percussionista piemontese Michele Rabbia. Circa quattro anni dopo “Blue from Heaven”, martedì 28 febbraio il disco - con il coordinamento di Balducci e la produzione di Gabriele Rampino, direttore artistico della Dodicilune - esce in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali. “Evansiana” è inevitabilmente legato al ricordo della grande figura artistica di John Taylor, scomparso nel luglio 2015 poco dopo la registrazione del cd, probabilmente il vero continuatore dell'estetica e del pianismo di Evans. In scaletta sette brani firmati dal musicista statunitense (Very early, Re: person I knew, Time remembered, Turn out the stars, B winor waltz - for Elaine, Children play song, Epilogue) e altri tre pezzi del suo repertorio, firmati da Bernstein/Comden/Green (Some other time), Kenny Wheeler (Sweet Dulcinea Blue) e Miles Davis (Blue in green). «Nel corso del 2014 Gabriele Rampino mi aveva ripetutamente invitato a realizzare una nuova incisione con lo stesso quartetto del mio precedente disco. E in estate ebbi l’idea di coinvolgere tutti in un'antologia di Bill Evans. Mi parve eccitante il pensiero che John si cimentasse con una rilettura del pianista americano che più ha distillato nel suo pianismo ingredienti di riconoscibile ascendenza europea», ricorda Balducci. «Mi entusiasmai anche all'idea che il lirismo di Paul, con il suo suono splendido, potesse rendere le composizioni di Evans ancora più scolpite e cesellate. E che la sensibilità e la poetica leggerezza di Michele potesse sostenerlo con il suo tipico approccio asservito all’armonia, alla melodia, al dialogo anche sussurrato. Io sarei riuscito così a dedicare un disco alle composizioni di Evans che avevano per me un profondo significato affettivo e nostalgico», prosegue. «Per me significava chiudere un cerchio, tornando su quel meraviglioso incontro, sempre rinnovato nel mondo del jazz, tra la componente africana e quella europea. Ma in fondo, ne sono convinto, lo era anche per i miei compagni di avventura. Così, chiesi ai miei compagni di viaggio di proporre due o tre brani ciascuno. Così è nato “Evansiana”. Racconta la storia di quattro m usicisti che forse non vedevano l'ora di poter suonare Bill Evans. Due di loro, i più giovani, sono cresciuti anche ascoltando i dischi dei due più anziani, e tutti insieme hanno rimescolato le proprie storie e le proprie carte. Questo disco narra di un felice incontro durato pochi anni e dell'effimera bellezza della vita. Questo disco è un frammento di eternità. È consapevolezza che anche se tutto scompare e svanisce, l'arte, che è spiritualità immanente nelle cose, resta». «Oltre che il suo pianismo, anche il repertorio compositivo di Evans ha ispirato, forse con qualche ritardo, musicisti di varia estrazione; ma, dopo il progetto di Paul Motian con Joe Lovano e Bill Frisell (Jmt, 1990), una formula  di questa cifra artistica, con un suono di gruppo davvero unico e irripetibile, non si era mai ascoltata», precisa Gabriele Rampino. «Pur nel ruolo centrale assunto in modo del tutto naturale dal piano di Taylor, che armonicamente sviluppa ed estende significativamente il vocabolario di Evans, il quartetto è fortemente caratterizzato dal suono e dallo stile inconfondibile di Paul McCandless,  che conferisce al songbook evansiano un mood a-la-Oregon. La ritmica sublime di Balducci e Rabbia dona anticonvenzionalità e freschezza all'ensemble, che esplora le ricche e spesso difficili armonie evansiane  in una sfida vinta con naturalezza».

LA GIOVANE CANTANTE TARANTINA ANTONELLA CHIONNA TORNA CON RYLESONABLE, UN PROGETTO NATO DALL'INCONTRO CON IL MUSICISTA STATUNITENSE PAT BATTSTONE  
Dopo l'uscita di "Doux Dèsirs" di Michel Godard e Ihab Radwan, “Twelve Colours and Synesthetic Cells” di Gianluigi Trovesi e Umberto Petrin, “Havana Blue” di Adriano Clemente, "MPB!" di Paola Arnesano e  Vince Abbracciante, ed “Evansiana”, un’antologia di dieci brani del repertorio di Bill Evans del quartetto composto da John Taylor, Paul McCandless, Pierluigi Balducci e Michele Rabbia, prosegue il 2017 dell'etichetta salentina Dodicilune che si preannuncia intenso e ricco di nuove produzioni nazionali e internazionali. Martedì 7 marzo esce in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali, “Rylesonable” di Antonella Chionna. Nel suo terzo progetto discografico, sempre firmato Dodicilune, la scrittrice, musicista, cantante e improvvisatrice tarantina è affiancata dal pianista, compositore e improvvisatore statunitense Pat Battstone (steinway piano, fender rhodes), con il quale da alcuni anni ha avviato un'interessante collaborazione musicale tra l'Italia e gli Stati Uniti. Completano la line up il contrabbassista Kit Demos e il vibrafonista e percussionista Richard Poole. Rylesonable - nato nel corso di un tour della Chionna negli Stati Uniti e registrato nel Rear Window Studio di Brookline - è un disco che fonde standard, avanguardia, poesia e libera improvvisazione. Otto dei dodici brani in scaletta nascono proprio dalla collaborazione tra i quattro musicisti (“Under a Persian Sky”, “Thanatos”, “As The Morning Drifts Away”, “Lady Of The Waters”, “Nell'Urna Molle e Segreta”, “Ciao Ciao Andante”, “Oasis”, “Rimpiattino Mannaro”). Completano la tracklist “Sophisticated Lady” di Duke Ellington, Ir ving Mills e Mitchell Parish, “Lover Man / Nature Boy” di Jimmy Davis, Roger Ramirez, James Sherman ed Eden Ahbez, “Fida (to Carla)” con testo della Chionna su musica del chitarrista e compositore pugliese Gabriele di Franco, e “Rather Life”, liberamente ispirato da un poema di André Breton. Sabato 11 Marzo (ore 21) nel Teatrino di Corte della Villa Reale a Monza e domenica 12 marzo (ore 17) al Bezzecca Lab di Milano, la cantante parlerà del disco e delle sue opere nell’ambito di due appuntamenti dedicati alla poesia e alla scrittura pugliese. Classe 1990, Antonella Chionna è una scrittrice, musicista, cantante e improvvisatrice tarantina, e, nonostante la giovane età, ha già al suo attivo altri due dischi sempre con l’etichetta discografica Dodicilune. “Adiafora” e "Halfway to dawn (sing a song of Strayhorn)" che hanno ricevuto ottime recensioni da prestigiose riviste culturali di settore. Ha pubblicato due libri di poesia per Lietocolle; le sue altre opere sono state incluse in varie antologie e canali divulgativi italiani di poesia e musica. Patrick Battstone è un pianista, compositore e impr ovvisatore americano. Negli ultimi due decenni, ha collaborato con diverse realtà musicali. Le sue ultime uscite discografiche, “The last Taxi”, “Beyond the Horizon” e “From dream to dream”, hanno avuto un grande successo di critica e hanno tracciato per più settimane le classifiche di jazz americano, raggiungendo la top 15. Quando non suona, Patrick lavora come ingegnere al Draper Labs di Cambridge.

NOW: NUOVO PROGETTO DISCOGRAFICO PER IL BATTERISTA, VIBRAFONISTA E COMPOSITORE ROMANO CLAUDIO PISELLI 
Dopo l'uscita di "Doux Dèsirs" di Michel Godard e Ihab Radwan, “Twelve Colours and Synesthetic Cells” di Gianluigi Trovesi e Umberto Petrin, “Havana Blue” di Adriano Clemente, "MPB!" di Paola Arnesano e  Vince Abbracciante,  “Evansiana”, un’antologia di dieci brani del repertorio di Bill Evans del quartetto composto da John Taylor, Paul McCandless, Pierluigi Balducci e Michele Rabbia, e “Rylesonable” della cantante tarantina Antonella Chionna, prosegue il 2017 dell'etichetta salentina Dodicilune che si preannuncia intenso e ricco di nuove produzioni nazionali e internazionali. Dal 21 marzo è in distribuzione in Italia e all’estero nel circuito Ird e nei migliori store digitali, Now del batterista, vibrafonista e compositore romano Claudio Piselli. A cinque pezzi inediti si aggiunge un’originale versione di “Giant Steps” di John Coltrane nel quale spicca il sax baritono di Marco Guidolotti. La line up è completata dalla chitarra synth di Daniele Siscaro (nel brano di apertura) e dal contrabbasso di Giuseppe Talone. “Un istante è sempre un mondo nuovo, un’occasione irripetibile per fidarsi delle nostre infinite capacità”, sottolinea Piselli. La tracklist si apre con Go e prosegue con Magic Pivot, che racconta il perenne equilibrio tra dovere e piacere, tra quel che sembriamo e quel che siamo, tra finzione e verità. Now "è un punto preciso nel tempo, piantato con il chiodo nel muro della vita. Il martello delle scelte batte impetuoso e fissa l’istante. D’ora in poi sarà un mondo nuovo, un modo diverso di vedere il quadro di me stesso. La musica è cornice, io sono la forma, voi mettete il colore”, racconta il compositore. Dopo Giant Steps di John Coltrane il disco si chiude con Tiramisù (“Le scelte sono come il tiramisù meno ne hai, più ne vorresti. Il tiramisù è la mia decisione di piacere, e per piacere datemi un’altra fetta”) e Oilà ("Un tribale battito cardiaco, la festa della foresta nel cuore antico dei sentimenti, è il rientro dal viaggio, è il ritmo dell’abbraccio, è la fine del percorso, è l’inizio di un nuovo viaggio”). Claudio Piselli inizia gli studi di batteria con il Maestro Lorenzo Tucci successivamente si iscrive al Conservatorio di Frosinone dove consegue il diploma di Strumenti a Percussione sotto la guida di Antonio Caggiano. Sin dagli inizi orienta i suoi interessi verso il jazz e il repertorio classico-sinfonico. Vanta numerose collaborazioni come percussionista sia in orchestra sia in  formazioni cameristiche, tra cui l’Ensemble Algoritmo diretto da Marco Angius. Con l'Ensemble Sixe conquista il Premio Cosima Listz e partecipa alla rassegna "Settimane all'avanguardia" all'Auditorium del Conservatorio "Santa Cecilia" di Roma. Ha lavorato con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e il Teatro San Carlo di Napoli. Come solista suona presso l'Aula Magna di Roma Tre, con programmi dedicati al "Novecento Musicale nel continente americano", eseguendo autori Cole Porter, G. Gershwin, N. Rosauro, J. Cage e S. Reich. Ha lavorato con Luis Bacalov, Ennio Morricone Nicola Piovani, esibendosi con quest’ultimo in diversi Teatri in Cina. Ha suonato in Orchestra per trasmissioni televisive e spettacoli teatrali insieme a Cristian de Sica ed Enrico Montesano. Suona il vibrafono in diverse formazioni di Jazz e vanta numerose collaborazioni le ultime con Giampiero Locatelli, Andrea Nunzi, Leonardo Borghi, Marco Guidolotti, Emanuele Urso, Abu Djigo, Marco Tiso, Maurizio Abeni.

CERCLE MAGIQUE TRIO - Cercle Magique
Il chitarrista Nando di Modugno, il bassista Viz Maurogiovanni e il batterista Gianlivio Liberti sono i protagonisti di "Cercle Magique", nuovo progetto discografico firmato Dodicilune. Il disco, che nasce dall’incontro di tre personalità musicali molto diverse fra loro, ma straordinariamente combinate in un dialogo a voce sommessa, sarà disponibile da domenica 23 aprile nei migliori store digitali e dal 7 maggio sarà distribuito da Ird in Italia e all’estero. Cercle Magique sarà presentato ufficialmente con tre concerti al Ladisa in Jazz di Valenzano (23 aprile), all'Osteria Malatesta di Matera (28 Aprile) e al Moonlight di Bari (7 Maggio). Un viaggio tra il mistic o e l’esoterico, che conosce la sensualità della terra e del fuoco e il battesimo dell’acqua. Ogni traccia evoca paesaggi suggestivi, universi onirici e straniati, che declinano naturalmente dal rarefatto al fisico, senza eccessi. I temi si fanno morbidi, i tempi lenti, e accompagnano l’ascoltatore in atmosfere soffuse e godibili. Gli interventi elettroacustici personali dei tre, le suggestioni jazz e un incalzante retropensiero funk-rock conquistano al primo ascolto. Dal torpore alla vita: tutto si anima all’improvviso nelle linee tratteggiate del basso e nelle vibrazioni incessanti delle percussioni. È l’emersione di un altro tempo, di un’altra dimensione.

SINCRETICO È IL NUOVO PROGETTO DISCOGRAFICO DEL FISARMONICISTA E COMPOSITORE PUGLIESE VINCE ABBRACCIANTE
Venerdì 5 maggio esce per Dodicilune - distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store digitali - Sincretico, nuovo progetto discografico del fisarmonicista e compositore pugliese Vince Abbracciante. L'uscita del disco sarà accompagnata da un tour di concerti che prenderà il via giovedì 4 maggio da Castellana Grotte e proseguirà venerdì 5 maggio nella Chiesa della Graziella di Napoli, sabato 6 maggio al Caffè Letterario di Conversano per “Il libro possibile”. Da sabato 13 a venerdì 19 maggio il musicista sarà in Brasile per tre concerti a Belo Horizonte (13 maggio al Festival Internazionale Fisarmonica) e Rio De Janeiro (18 maggio al Bar Semente e 19 maggio all’Istituto di Cultura Italiana). Altri appuntamenti a Bari (31 maggio), Muro Leccese (21 luglio), Matera (11 agosto) e Castelfidardo (15 settembre). Sincretico - un concept album di otto composizioni originali per fisarmonica, chitarra e quintetto d'archi - sfugge a un'unica definizione di genere e rappresenta una sintesi delle esperienze musicali in cui Abbracciante si è misurato nel corso della sua attività artistica. Il jazz, la musica popolare brasiliana, la canzone italiana, il tango, la musica classica, le colonne sonore, la musica balcanica e le collaborazioni in orchestra, confluiscono in un magma emozionale che caratterizza l'intero lavoro. Un meltin’ pot di suggestioni e atmosfere "mediterranee". Spinto, audace, magnetico, materico, che sconfina. Come il virtuosismo di Vince Abbracciante e del suo accordéon, sostenuto dal passo discreto della chitarra di Nando Di  Modugno, dal contrabbasso di Giorgio Vendola e dalla texture vellutata degli archi dell’Alkemia Quartet composto da Marcello De Francesco e Leo Gadaleta (violino), Alfonso Mastrapasqua (viola) e Giovanni Astorino (violoncello). Si vola da un’idea all’altra, in una tensione permanente, che continua ad avvertirsi anche nella distensione elegante dei temi. È un viaggio senza meta, una corsa verso la luce, che intriga, appassiona e coinvolge, in tutta la sua fisicità.  “Vince Abbracciante: è la stella nascente della fisarmonica in Italia, dotato di una tecnica notevole, un senso profondo del blues e dello swing. Padroneggia la fisarmonica come pochi e suona con talento qualsiasi genere musicale”, si legge nel Dizionario del Jazz Italiano di Flavio Caprera (Feltrinelli, 2014). “Sincretico” apre le porte di un mondo sonoro caleidoscopico e appassionante. “Chi più mi ha impressionato è un giovane italiano, originario della Puglia: si chiama Vince Abbracciante. In ogni brano mi ha imbarcato in una storia e commosso”, disse di lui Richard Galliano (Jazzman, 2005). Classe 1983, originario di Ostuni, a otto anni intraprende gli studi musicali con il padre Franco e con Annibale Sanese. Diplomato in musica jazz al Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli sotto la guida di Gianni Lenoci e laureato in fisarmonica classica con lode e menzione speciale al Conservatorio Egidio Romualdo Duni di Matera con Gian Vito Tannoia, ha frequentato master class, seminari, corsi con Franco D’Andrea, Bruno Tommaso, Richard Galliano, Joelle Leandre, Steve Potts, Roberto Gatto, Dado Moroni, Jacques Mornet, Rosario Giuliani. Dal 2000 è testimonial delle fisarmoniche Borsini di Castelfidardo. Si è esibito in festival e jazz club in tutto il mondo suonando con numerosi musicisti (Juini Booth, John Medeski, Richard Galliano, Marc Ribot, Javier Girotto, Gabriele Mirabassi, Flavio Boltro, Carlo Actis Dato, Lucio Dalla, Ornella Vanoni, Jenny B, Heidi Vogel). Nel 2006 si avvicina alle tastiere vintage, come l’organo Hammond, Farfisa, Rhodes dando sfogo alla sua vena creativa e psichedelica. Nel 2009 progetta insieme a Carlo Borsini un nuovo sistema per il cambio dei registri della fisarmonica, che permette di ampliare la gamma sonora del suo strumento. Ha scritto colonne sonore per i film del regista Gianni Torres e ha pubblicato vari cd con The Bumps (Davide Penta & Antonio Di Lorenzo) e con Giuseppe Delre (Different Moods, 2011), Paola Arnesano (Tango!, 2012 e MPB, Dodicilune 2017) e Alessandro Palmitessa (Duobanda, 2014). Nel 2012 è uscito anche “Introducing”, nel quale è affiancato tra gli altri da Juini Booth e Roberto Ottaviano. Nella sua carriera ha conquistato numerosi premi nazionali e internazionali. L'Alkemia Quartet nasce nel 2016, cominciando la sua attività concertistica collaborando con Jeremy Cohen (del Quartet San Francisco). Progetto "crossover" nel solco del Turtle Island String Quartet (NY), si caratterizza per la sua versatilità dal jazz al pop al contemporaneo. Di prossima pubblicazione un disco contenente l'integrale dei quartetti per archi di Giovanni Sollima. Nando di Modugno, cresciuto in un ambiente musicale (il padre e il fratello maggiore sono musicisti) ha proseguito la sua formazione nel Conservatorio di Bari con Linda Calsolaro diplomandosi con lode, quindi con Alirio Diaz, con Josè Tomas e, all' Accademia Chigiana di Siena ed alla Musik Akademie di Basilea (Solisten Diplom), con Oscar Ghiglia. L’interesse particolare per le diverse forme di espressione musicale gli hanno consentito di svolgere una intensa e varia attività concertistica e di collaborare con musicisti di differenti estrazioni (Nicola Piovani, Ennio Morricone, Howard Shore, Peter Eotvos, Daniele Gatti, Pierre Favre, Bobby McFerrin, Arnoldo Foà, Fabrizio Bosso, Gabriele Mirabassi e molti altri), con orchestre (Santa Cecilia, Teatro San Carlo, Provincia di Bari, Teatro Petruzzelli, Carlo Felice di Genova, Wyoming Synphony Orchestra, Bozeman Symphony, Basel Sinfonietta) e vari ensemble di musica contemporanea. È docente di chitarra presso il Conservatorio "Nicolò Piccinni" di Bari. Contrabbassista e compositore pugliese, Giorgio Vendola si è diplomato in contrabbasso presso il Conservatorio di Musica “Niccolò Piccinni” di Monopoli. Musicista sensibile alla tradizione quanto alla sperimentazione, nel suo percorso formativo abbraccia i più diversi generi e stili musicali (rock, pop, ethno) soffermandosi in particolar modo sul jazz e la musica improvvisata. Si esibisce in contrabbasso solo e in gruppo, sulle scene di diversi importanti teatri e festival fra l’Europa e il resto del mondo. Dal 2007 collabora con la compagnia TeatroMinimo come autore ed esecutore di musiche. Ha collaborato con lo scrittore Gianrico Carofiglio nello spettacolo ”Le Notti dell'avvocato Guerrieri”. Nell'ambito della musica popolare, ha suonato e inciso con due tra i gruppi più rappresentativi della musica popolare del Salento Canzoniere Grecanico Salentino e Ghetonia. Esplora le musiche dei balcani con i Talea ed è membro attivo in altre formazioni (SynerJazz Trio, Urban Society, Pinturas, Minafrik Orchestra, Mirko Signorile quartet, Kekko Fornarelli Trio). Ha collaborato, a vario titolo con Andrea Centazzo, Paolo Fresu, Enrico Rava, Naco,  Rita Marcotulli, Gianluigi Trovesi, Roberto Ottaviano, Rosalia de Souza, Fabrizio Bosso, Roberto Dani, Gianluca Petrella, Dave Liebman, Yves Robert, Cristina Zavalloni, Louis Sclavis, Barbara Casini, Nasheet Waits, Maurizio Giammarco, Ettore Fioravanti, Greg Osby, N’Guyen Lè, Pino Minafra, Louis “Tebugo” Moholo, Keith Tippett, Dave Binney, Sarah Jane Morris, Rob Ellis (Pj Harvey), Cristiano Godano(Marlene Kuntz), Josh Klinghoffer (Red Hot Chilli Peppers), Michael Rosen, Roberto Gatto, Francesco Bearzatti, Antonello Salis, Renè Aubry, Cuong Vu, Ballaké Sissoko. Ha inciso per diverse etichette come Soul Note, Universal, Enja, Ogun, Leo Records, Stradivarius, Verve.

SERGIO ARMAROLI & FRITZ HAUSER - STRUCTUING THE SILENCE
Sabato 13 maggio esce in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali, "Structuring the Silence", il nuovo progetto discografico del duo che unisce il vibrafonista, percussionista e compositore italiano Sergio Armaroli e il batterista e percussionista svizzero Fritz Hauser. Il disco - prodotto dall’etichetta salentina Dodicilune - sarà presentato ufficialmente in concerto nel giorno dell’uscita nell’Atelier Isabel Bürgin di Basilea. "Structuring the Silence" è una ricerca sonora attraverso l’improvvisazione a partire da una una scrittura minima, all’interno di un’architettura del vuoto e del silenzio intesa come un paesaggio sonoro quale luogo di ascolto ecologico. L’esecuzione è intesa come “scultura vivente” in un processo costante di dialogo come una “percus sion conversation”. “Silence has been an essential element of my percussion playing since the very beginning. Developing sounds out of silence, fading into silence, stopping a cymbal crescendo to let the silence explode into space. These were some of the elements I used a lot, and I still do. Then I met John Cage, who wrote a piece for me. One of his number pieces -one4- , and depending on how you deal with the given elements and performance rules, you end up with a lot more silence than I was used to. Silence that makes you listen, silence that makes you think. Silence that can frighten you, but also silence that gives you peace, and hope... Sergio Armaroli is a percussionist/composer who has given much more than just a thought or two to silence. He has made an extensive research on composing techniques, and improvising concepts. He has explored all possible ways to deal with silence and he has put these reflections into the concept pieces of STRUCTURIN G THE SILENCE. Playing with him, and creating silence with him was both a pleasure, and a challenge: Silence is an endless ocean, sound is the vessel to travel on it...” Fritz Hauser. Nato nel 1953 a Basilea, Fritz Hauser propone spettacoli in solo per batteria e percussioni che esegue in tutto il mondo; lavori crossmediali con la ballerina e coreografa Anna Huber, con l'architetto Boa Baumann e con la regista Barbara Frey; composizioni per ensemble di percussioni e solisti, impianti sonori, giochi radiofonici, musica per film e letture. Nel campo della musica improvvisata ha collaborato con numerosi musicisti (Urs Leimgruber, Joëlle Léandre, Marilyn Crispell, Christy Doran, Pauline Oliveros, Lauren Newton, Patrick Demenga e molti altri). Dal 1998 al Concorso Internazionale di Percussione di Stoccolma, collabora con diversi gruppi di percussioni e solisti di tutto il mondo (Kroumata, Percussione Synergy, Nexus, Speak Percu ssion, Keiko Abe, Steven Schick, Bob Becker, Michael Askill). Nel corso della sua lunga carriera ha realizzato numerosi cd come solista e con vari gruppi. La poetica di Sergio Armaroli abbraccia molteplici ambiti espressivi alla costante ricerca di un’unità dell'esperienza. Si dichiara pittore, percussionista concreto, poeta frammentario e artista sonoro oltre a fondare il proprio operare all'interno del "linguaggio del jazz" e dell'improvvisazione come "estensione del concetto di arte". Concentrato su una scrittura diffusa, consapevole di essere produttore "di-segni", dove l'invenzione verbale è "gesto poetico", nella vita è costretto ad uno sforzo pedagogico costante (www.sergioarmaroli.com). Svolge un’intensa attività artistica caratterizzata da un eclettismo stilistico accentuato con una tendenza alla dispersione linguistica come alla rinuncia e ad una forte predilizione per il "silenzio". Si è esibito in qualità di "attore musicale " e percussionista concreto in prestigiosi teatri e sale da concerto internazionali esponendo come artista in ambito off e sperimentale. Ha al proprio attivo numerose pubblicazioni in campo teorico musicale e poetico. Questo è il suo sesto cd con l’etichetta Dodicilune dopo “Prayer and request” (2010) e “Vacancy in the Park” (2015) con Axis Quartet, “Early Alchemy” (2013) un solo di marimba, “Tecrit” (2014) con Riccardo Sinigaglia (santur elettrico, flauti barocchi ed elettronica) e "Micro and More Exercises" con Giancarlo Schiaffini (2016).

Painting Jazz Duo - "Peace"
Esce il 19 giugno 2017 "Peace", il nuovo progetto discografico del Painting Jazz Duo. "Peace" è un racconto per segmenti, “pacificamente” incastonati su una tela variopinta. Loro sono un duo coeso, forte della sua storia e della sua sintonia. Ogni traccia è una dichiarazione di guerra, un’apertura totale alla sperimentazione: forte, audace, spinto, il suono sobbalza e diverte nella totale imprevedibilità delle sue mosse. Emanuele Passerini (sax) e Galag M. Bruno Belloni (piano) sono alla loro terza esperienza per Dodicilune. Collaudati nel loro approccio “descrittivo”, regalano un punto di vista nuovo, a tratti irriverente, anche a standard e grandi classici intoccabili come “I Loves You Porgy” o l’ “Arte della Fuga”. Emanuele Passerini, cl asse 1971, si approccia allo studio del sassofono da autodidatta. La disinvoltura degli inizi gli regala un grande entusiasmo nel suonare e nel frequentare formazioni jazz, rock, blues, soul e acid. Studia con Daniele Cavallanti e Tiziano Tononi presso il CEMM di Bussero, per poi perfezionarsi con Tiziana Ghiglioni, Giovanni Tommaso, Walter Donatiello e Dave Liebman. Nel 2008 avvia il progetto New Standard Jazz Duo, oggi  Painting Jazz Duo, con Galag Massimiliano Bruno Belloni. Galag Massimiliano Bruno Belloni, nato nel 1949, inizia a suonare il pianoforte da bambino. Dopo un breve periodo di studi in Conservatorio, continua da autodidatta a cimentarsi col jazz e la composizione di repertorio classico e leggero, senza trascurare le tecniche improvvisative. Numerose le sue partecipazioni a festival e concorsi, oltre che le esibilizioni dal vivo. Nel 2008 avvia il progetto New Standard Jazz Duo, oggi  Painting Jazz Duo, con Emanuele Passerini . Il Painting Jazz Duo, nasce come New Standard Jazz Duo. Emanuele Passerini (sax) e Galag Massimiliano Bruno Belloni (piano) vantano come un repertorio di composizioni originali e di brani totalmente improvvisati. Dall’approccio descrittivo/decostruttivo, hanno uno stile personale ed eccentrico, caratterizzato dal colore, dall’ “apertura”, dall’interplay forte. Per la Dodicilune hanno pubblicato Talk and Fly (2013) e The Well-Tempered Duo: Bach Project (2014).

Francesco Caligiuri - Olimpo
Esce il 26 giugno "Olimpo", disco d'esordio del polistrumentista calabrese Francesco Caligiuri.  Olimpo è un lavoro delicato, introspettivo, eppure avventuroso, in  solo. L'intero album è uno sforzo individuale, dalla composizione all'esecuzione, con Caligiuri dedito alla costruzione di strati di suono, con utilizzazione morbida dell'elettronica a servizio delle ance, dal clarinetto basso al sax soprano al baritono, con chiara ispirazione dal miglior John Surman. “This is Francesco Caligiuri first cd and he strikes! What an open and wild mind behind this beautiful music. I specially love his blend of strong Mediterranean melodies with the powerful Viking spirit” (Michel Godard). Olimpo is the debut album of Francesco Caligiuri, a delicate, introspective, yet adventurous, solo work. It communicates a unique vision along the emotional landscapes of the classic Myth, with strong inspirations from popular music, but firmly linked to the jazz tradition. The result is both ethereal and bold, and extremely enjoyable. L'opera comunica una visione unica lungo i paesaggi emotivi del Mito classico, forte di  ispirazione dalla musica popolare, ma rimanendo saldamente legato alla tradizione jazz. Il risultato è etereo ma audace, comunque di estrema godibilità. Il percorso improvvisativo di questa musica si può riassumere nella parola “Mýthos”, “racconto”. Le diverse timbriche degli strumenti e gli affascinanti suoni dell'elettronica suggestionano, conducendo la mente in un viaggio immaginario e immaginifico tra mito e leggenda, lungo i topoi culturali dell’antica Grecia e di tutto il bacino del  Mediterraneo. L’improvvisazione, che mette a nudo il musicista esprimendone l’identità e l’essenza, ispira l’intenso pensiero musicale del progetto. Le nove composizioni originali richiamano tutte personalità e storie di divinità della mitologia greca: da Zeus e Poseidone, potenti e stabili, a Dionisio, Apollo e Afrodite, sentimentali e armoniosi; da Ares, Athena ed Efesto, creativi e solenni, ad Ade, oscuro e instabile. FRANCESCO CALIGIURI. Cosentino, classe 1991, si è diplomato in sassofono presso il Conservatorio “S.  Giacomantonio”, per poi avviarsi allo studio delle tecniche di arrangiamento, composizione e improvvisazione jazz. Predilige il sax baritono, e partecipa attivamente a diverse formazioni cameristiche, classiche e jazz, vantando anche ruoli di primo nell’Orchestra di fiati della Provincia di Cosenza. Dal 2014 suona nel progetto Cypriana di Nicola Pisani. Si è perfezionato, tra gli altri, con Michel Godard, Marco  Sanninni, Paolo Damiani, Matt  Brewer, Miguel  Zenon, Ben  Wendel, Logan  Richar dson, Franco  D’Andrea, Marcello Piras.

HOME 4TET - RE: BOLLING
Prodotto dall'etichetta Dodicilune e distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store digitali, Re: Bolling è il nuovo album del gruppo Home 4et. Stefano Saccone (flauto), Enzo Orefice (pianoforte e arrangiamenti), Marco De Tilla (contrabbasso e basso elettrico) e Lorenzo Petruzziello (batteria) propongono un progetto sulle tracce del pianista, compositore e arrangiatore francese Claude Bolling. In questo omaggio al suo crossover, il quartetto suona con inaspettata freschezza e coerenza le suite più suggestive di Bolling e le interpretazioni dei grandi maestri che lo hanno accompagnato. Il quartetto apre all’improvvisazione e ai volumi spinti senza nessuna rinuncia al pensiero narrativo del musicista francese. Tutto ritorna: le atmosfere anni Settanta, lo swing più morbido, le contaminazioni classiche. Una veste nuova e originale per il carattere intramontabile di Bolling. La tracklist (composta da Veloce, California (Main Theme), Sentimentale, Irlandaise, Pastorale, Affectueuse, Amoureuse, Black Battle, Baroque and Blue) è completata da Pour Claude, composizione originale di Enzo Orefice. Il termine crossover viene usato per indicare quella musica che si trova a metà strada tra vari generi, più spesso tra il genere della classica e quello del jazz. Jacques Loussier, gli Swingle Singers, soprattutto il Modern Jazz Quartet fanno tutti parte di questa grande famiglia. A usare per la prima volta questa espressione fu la stampa americana, spiazzata davanti all’enorme successo del disco di un colto jazzman francese, Claude Bolling, a metà strada tra la musica classica e lo swing di Duke Ellington. Era l’anno 1976 e già da tempo la scena musicale proponeva incontri tra stili e generi diversi, ma mai fino ad allora un’operazione discografica di questo tipo era riuscita ad attirare su di sé così tanta attenzione, al punto da restare per ben 530 settimane nelle classifiche americane di Billboard. Il disco in questione era la “Suite pour flûte et piano jazz trio”, scritta da Claude Bolling per il famoso flautista francese Jean-Pierre Rampal. Da questo momento fu chiaro per tutti che la strada della contaminazione tra i generi non era solo una curiosità, ma un vero e proprio fenomeno culturale cui fu data appunto l’etichetta di “crossover music”. Bolling ha continuato negli anni a produrre le sue suite su richiesta di altri famosi virtuosi della musica classica: dalle commissioni di Pinchas Zukerman, Yo-Yo Ma, Maurice André, Alexandre Lagoya nacquero così le sue suite per violino, violoncello, tromba e chitarra sempre accompagnate dalla tradizionale formazione del trio jazz: batteria, contrabbasso e pianoforte, quest’ultimo suonato sempre dall’autore. I brani selezionati per il nostro progetto, tratti dalla Prima e Seconda suite per flauto e jazz trio e dalla California Suite, sono stati arrangiati cercando di allargare lo spazio dell’ improvvisazione, in alcuni casi modificando anche le strutture delle composizioni ma cercando sempre un equilibrio con la forza melodica dei temi dell’autore. Una rilettura che dona un nuovo sound ai brani adoperando gli elementi ritmici e tematici anche come materiale per l’improvvisazione e intende sottolineare l’attualità, la forza e l’originalità della musica di Claude Bolling. Diplomatosi in Flauto Traverso presso il Conservatorio “D. Cimarosa” di Avellino sotto la guida del M° G. Urciuolo, Stefano Saccone si è perfezionato con Severino Gazzelloni, Conrad Klemm, Alain Marion e Marzio Conti. Dal 1988 svolge attività concertistica in diverse formazioni cameristiche, partecipando a rassegne e stagioni su tutto il territorio italiano. Dopo gli studi accademici ha intrapreso lo studio della musica jazz presso il Conservatorio “N. Sola” di Benevento con i maestri P. Leveratto ed E. Fioravanti e ha gradualmente orientato i propri interessi e le proposte concertistiche verso la bossa nova e il jazz tango. Dal 2002 si dedica in particolare - con il quintetto strumentale Effetto Musica Ensemble e la cantante brasiliana Claudia Marss - alla re-interpretazione del repertorio di Antonio Carlos Jobim. Ha collaborato con Sergio Rubini, Nando Gazzolo, Michele Placido, Alessandro Haber in diversi progetti che combinano musica e teatro. Intensissima la sua partecipazione a jazz festival. Dal 1995 insegna Flauto traverso presso le scuole secondarie di primo e secondo grado ad indirizzo musicale. Napoletano, classe 1972, Enzo Orefice si accosta da piccolo allo studio del pianoforte sotto la guida della madre, insegnante di musica. Da adolescente frequenta il Conservatorio di Musica “D. Cimarosa” di Avellino, per diplomarsi poi in Pianoforte sotto la guida del M° Nicola Setaro. Si perfeziona in musica jazz studiando con Enrico Pieranunzi, Mauro Grossi e Paolino Dalla Porta. Si diploma in “Musica Jazz” ed in “Didattica della Musica” presso il Conservatorio di Musica di Benevento. Collabora con diversi artisti di fama internazionale: Ada Montellanico, Piero Leveratto, Maurizio Giammarco, Ettore Fioravanti, Stefano Cantini, Antonio Onorato, Marco Zurzolo, Harold Bradley, e moltissimi altri. Diverse anche le collaborazioni con Michele Placido, Segio Rubini, Alessandro Haber, Enzo Moscato, Paila Pavese, Norma Martelli, Nando Gazzolo, e le partecipazioni a trasmissioni televisive su reti RAI e FININVEST. Registra inoltre per RAI-SAT e vanta un’intensa attività concertistica in tutta Italia. Marco De Tilla, studia il contrabbasso con Rino Zurzolo, Ermanno Calzolari, Aldo Vigorito, Furio Di Castri, Piero Leveratto, Dario Deidda. Partecipa a numerosi seminari con musicisti di fama internazionale, tra cui Dave Holland, Larry Grenadier, Bruno Tommaso, Paul Jeffrey, Scott Colley, Dick Oatts, Antonio Sanchez, Danilo Rea, Franco D’Andrea, Paolo Fresu, Maurizio Giammarco. Suona abitualmente in formazioni distinte, dal trio alla big band, collaborando anche con musicisti del calibro di Antonio Faraò, Norma Winstone, Paolo Fresu, Sarah Jane Morris, Chuck Findley, Javier Girotto, Emanuele Cisi, David Alan Gross, Andrea Pozza, Roberto Gatto, Adam Rudolph, Gabriele Mirabassi, Don Moye, Nico Gori, Maurizio Giammarco, John Arnold, Flavio Boltro. Tre i suoi progetti discografici: “A Little Present”, “By the Waves” e “Suoni Italiani”. Numerose le sue partecipazioni a festival e rassegne jazz di livello internazionale. Dal 2003 collabora con l'Istituto Nazionale per lo Sviluppo Musicale nel Mezzogiorno. Attualmente insegna Contrabbasso Jazz al Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli. Lorenzo Petruzziello, batterista, didatta, compositore e arrangiatore, ha all’attivo la partecipazione in diverse formazioni che spaziano dal Jazz al Soul, dal Pop e Funky. Si è avvicinato alla musica grazie allo studio del violino, prediligendo sempre e comunque un grande interesse per la batteria. Questo lo ha portato, a dodici anni, a seguire privatamente le lezioni, tra gli altri, di Maurizio Dei Lazzaretti. Si è quindi perfezionato con Ron Savage, Giampaolo Ascolese, Fabrizio Sferra e Marco Volpe, e nel 2006 ha iniziato il percorso di Batteria presso il Conservatorio “D.  Cimarosa” di Avellino, conseguendo i diplomi di I e II livello con Lode. Diverse le sue collaborazioni con progetti teatrali, tra cui quelle con l’attore Salvatore Mazza. Suo il metodo per batteria Key to Groove (2012) e la colonna sonora del film Il Pretore di Giulio Base (2013). Ha collaborato con numerosi musicisti del panorama jazz internazionale".

SOFIA TRIO - SOFIA
Mercoledì 19 luglio esce in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali, “Sofia” il nuovo album del Sofia Trio, prodotto dall'etichetta Dodicilune. Il progetto nasce nell’estate del 2015, da un’idea del chitarrista Mario Meloni e del batterista Luca Deriu e dall’incontro con il contrabbassista Fabrizio Fogagnolo. Il disco sarà presentato ufficialmente nel giorno dell'uscita al Caffè Letterario Nobel 26 di Nuoro. Il 21 luglio il trio sarà ospite del festival Seui in musica. Influenze jazz e un repertorio originale con e brani politematici, dove la struttura formale incontra l’improvvisazione più spinta: una cifra di stile che contraddistingue il trio e lascia l’ascoltatore in bilico tra la ricerca delle strutture e la disgregazione della forma, il tutto in un sound che spazia dal jazz europeo a quello più afro, fino al contemporaneo. La conoscenza, ci dice Stefano Zenni nella sua Storia del Jazz, «sorge dalla migrazione: gli esseri umani, adattandosi a qualsiasi ecosistema, utilizzano gli spostamenti per accrescere il sapere». E trasferendo se stessi, trasferiscono culture, lingue, beni e producono «nuovi stili di vita sempre porosi e vitali». Come il jazz. Sofia è scien za, sapienza. Sofia è la musa ispiratrice e l’impronta concettuale dell’album del trio. Nove tracce che si muovono su temi apparentemente distanti, eppure semanticamente legati all’esplorazione di linguaggi, volti, mondi diversi. Sofia è quell’istinto ad andare oltre, ad approfondire, ad assaporare, a conoscere. Sofia è un album dinamico, personale e di gusto. La sessione ritmica è coesa, e questo dona un bell’amalgama di fondo al disegno narrativo della chitarra di Meloni. Gioco, ironia, e una tenerezza deliziosa. La voce della piccola Sofia ne racchiude un momento. Chiude la traccia finale arricchita dalla chitarra di Battista Giordano.  Batterista e didatta, Luca Deriu si è diplomato al Conservatorio “L. Canepa” di Sassari in “Batteria e Percussioni Jazz” e perfezionato ai Seminari Jazz di Nuoro. Si è esibito in diversi Festival, nazionali e internazionali e ha collaborato con formazioni jazz, rock e afro-cubano. Col trio jazz Do.de.ca.foni ha realizzato la colonna sonora del del documentario Aria del regista Davide Carrari, primo premio del Cervinia Film Festival nel 2009. Già batterista dell’Orchestra Jazz nuorese CalaGononeJazz Collective, collabora con la formazione di percussioni africane Kangbè. Classe 1982, Mario Meloni ha iniziato lo studio della chitarra classica sotto la guida di G.  Porqueddu. Negli anni ha maturato un vivo interesse per il progressive rock, il jazz e il blues, frequentando i Seminari Nuoro Jazz di Paolo Fresu e varie masterclass, tra cui quelle di Umberto Fiorentino e Franco Cerri. Ha collaborato con diverse formazioni (quartetti e quintetti) jazz e funky-jazz sia come leader sia come sideman e ha partecipato a rassegne, concerti e festival, anche all’estero. Avviatosi allo studio del contrabbasso da autodidatta, Fabrizio Fogagnolo dal 2000 ha frequentato il C.P.M. di Milano sotto la guida di Attilio Zanchi. Si è poi perfezionato con Buster Williams, Paolino Dalla Porta e Paolo Fresu. Nel  2010 si è laureato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano.  Come contrabbassista e bassista elettrico ha collaborato in diversi progetti, dal cantautorale al soul/jazz al jazz. Diverse le sue partecipazioni a rassegne, festival e concorsi nazionali e internazionali.

ROBERTO OTTAVIANO QUARKTET - SIDERALIS
Martedì 5 settembre, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store digi tali, esce ufficialmente Sideralis, nuovo album di Roberto Ottaviano, prodotto dall’etichetta Dodicilune. Dieci brani originali del sassofonista barese affiancato in questo progetto dal pianista inglese Alexander Hawkins e da una sezione ritmica tutta statunitense composta dal bassista Michael Formanek al basso e dal batterista Gerry Hemingway. Quattro giganti del jazz di impronta post-free e di matrice creativa si affrontano in un teatro dell’ipercosmo. Rotte e orbite siderali, linee spezzate, effetti onomatopeici, suoni acidi, idee sminuzzate, forme esplose: eppure tutto resta ripensabile in una struttura coerente e appagante. Un gioco sperimentale a tutta altezza, che cattura e accompagna l’ascoltatore in g alassie inesplorate. Gli stop e i salti all’unisono, i temi frammentati, donano colore e dinamicità ai fraseggi. Il sassofono di Ottaviano è un cono di luce, una torcia che illumina la più oscura distensione, una guida affidabile. Tutto è inquadrato in una compostezza precaria, che pare cerchi nuovi spazi d’espressione. Non tracce compiute, ma esplorazioni sonore, un mondo in divenire alla ricerca del suo ispiratore, quel John Coltrane asceso alle stelle il 17 luglio del 1967. Sideralis è un manifesto di gratitudine a lui, tra i primi esploratori di quello spazio “siderale”. L’infinità della sua ricerca genera tuttora luce. Attivo sulla scena jazzistica internazionale da quasi quarant’anni, Roberto Ottaviano ha suonato e inciso con alcuni tra i più importanti musicisti america ni ed europei a cavallo tra diverse generazioni: D. Gillespie, C. Baker, A. Farmer, M. Waldron, R. Workman, A. Mangelsdorff, G. Gaslini, E. Rava, S. Swallow, F. Koglmann, P. Favre, K. Wheeler, K. Tippett, K. Berger, H. Bennink, A. Andersen, T. Gurtu,  H. Drake, e tantissimi altri. Oltre che dirigere proprie formazioni, tra cui Astrolabio con G. Trovesi, G. Ferris e M. Godard, il QuarkTet con A. Hawkins, M. Formanek e G. Hemingway, ed il Trio Griòts con G. Maier e Z. De Rossi, suona con la Minafric Orchestra e con Canto General di Pino Minafra. Si esibisce in Germania, Austria, Svizzera, Belgio, Francia, Danimarca, Norvegia, Inghilterra, Spagna, Portogallo, Yugoslavia, Albania, Romania, Russia, India, Giappone, Messico, Tailandia, Marocco, Algeria, Costa d’Avorio, Senegal, Cameroun, Stati Uniti, Canada, ed ha inciso per Red, Splasc(h), Soul Note, Dodicilune, Hat Art, Intakt, ECM, DIW ed Ogun. Come didatta ha fondato il corso Musica Jazz nel Conservatorio della sua città e di cui ne è coordinatore da quasi 30 anni. Ha condotto e conduce Workshops e Masterclass su varie tematiche in giro per il mondo. Di prossima pubblicazione il volume da lui curato per Stampa Alternativa, “Steve Lacy. Una diversa prospettiva”, nella collana Jazz People diretta da Gianfranco Salvatore. Compositore, pianista, organista, Alexander Hawkins si divide tra la passione per il free e un profondo fascino per la composizione. Numerose le sue collaborazioni con musicisti del calibro di Evan Parker, John Surman, Joe McPhee, Mulatu Astatke, Wadada Leo Smith, Anthony Braxton, Marshall Allen, Han Bennink, Hamid Drake, Rob Mazurek, Taylor Ho Bynum, Harris Eisenstadt, Matana Roberts, Shabaka Hutchings. Diversi anche i riconoscimenti e le presenze a festival internazionali. Nel 2016 è stato nominato Instrumentalist of the Year aiParliamentary Jazz Awards. Contrabbassista del panorama jazz americano, classe 1958, Michael Formanek inizia a suonare negli anni Ottanta al fianco di Freddie Hubbard, Joe Henderson, Dave Liebman, Fred Hersch, Attila Zoller. Il suo album di debutto, Wide Open Spaces, è del 1990, insieme a Greg Osby, Mark Feldman, Wayne Krantz, Jeff Hirshfield. Importante la sua produzione discografica, e numerose le sue collaborazioni: tra le altre, quelle con Jane Ira Bloom, Uri Caine, James Emery, Lee Konitz, Kevin Mahogany, la Mingus Big Band, Scott Fields, Daniel Schnyder, Jack Walrath. È direttore della Peabody Jazz Orchestra e Jazz Bass Instructor al Peabody Conservatory of Music in Baltimore, Maryland. Gerry Hemingway è compositore, percussionista, visual artist, didatta. Nato in New Haven, Conn., nel 1955 in una famiglia di musicisti, si avvicina allo studio delle percussioni a dieci anni. A diciassette è già un provetto percussionista jazz e bepop. Dal 1983 al 1994 suona nell’Anthony Braxton quartet. Con Braxton pubblicherà per la Mode Records Old Dogs (2010), quattro album a testimone della storica re in duo. Numerose le sue collaborazioni, i progetti e l’impegno didattico; densissima la produzione discografica e le performance dal vivo.

Francesco Alemanno - The Nearness of You
Prodotto dall'etichetta Dodicilune e distribuito dal 15 settembre in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store digitali, “The Nearness of You” è il disco d’esordio del batterista salentino Francesco Alemanno. Nei nove brani è affiancato dal sassofonista statunitense Jesse Davis, dal trombettista Andrea Sabatino, dal contrabbassista Marco Viaggi e dal pianista Antonio Ciacca che firma anche il brano di apertura Watch The Steps e Dizzy’s. La tracklist è completata da una composizione di Alemanno (“Way To Brixia”) e dai brani George's Dilemma di Clifford Brown, Reflection di Ray Bryant, The Nearness Of You di Hoagy Carmichael, Blues March di Benny Golson, Man From Tanganyika di McCoy Tyner e Jeannine di Duke Pearson. Suona forte, The Nearness of You. Un’assenza per nulla depressa e nostalgica. Anzi, febbricitante e carica di belle sensazioni. Un corpo sonoro compatto, un’architettura bilanciata sul carattere brioso e travolgente della batteria di Alemanno. Un swing giovane e fresco, che corre leggero su temi gustabilissimi. Una carica di buon umore tra i fraseggi scuri e ficcanti del sax di Davis, intersecati dal mordente di tromba di Sabatino e le distensioni pianistiche di Ciacca, sempre sostenute dalle curve sensuali del contrabbasso di Marco Vaggi. “Una gradevole sorpresa questo primo disco del Francesco Alemanno 5tet: un ascolto davvero piacev ole, arrangiamenti ben fatti, atmosfere be-bop e tanto swing”. sottolinea il chitarrista Franco Cerri nelle note di copertina. “Formazione affiatata che garantisce un valido e costante sostegno, punteggiato da improvvisazioni ben inserite nel contesto generale. La sequenza dei brani proposti genera un risultato complessivo coinvolgente, raffinato ed elegante”.

FRANCESCO VENERUCCI feat. DAVE LIEBMAN - EARLY AFTERNOON
Martedì 7 novembre esce in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali, Early Afternoon, nuovo lavoro discografico del pianista e compositore romano Francesco Venerucci, affiancato in quattro brani dal sassofonista statunitense Dave Liebman, prodotto dall’etichetta Dodicilune. Il disco sarà presentato ufficialmente venerdì 10 novembre (ore 21 - ingresso 10 euro) con un concerto, introdotto dai giornalisti Luigi Onori e Gerlando Gatto, alla Casa del Jazz di Roma. Se nel lavoro discografico precedente Tango Fugato (Dodicilune, 2007), Francesco Venerucci aveva dato prova di una sapiente tecnica di scrittura musicale per ensemble, in Early Afternoon l’artista ci conduce nell’universo del “piano solo”. Nella continua e incessante ricerca della sintesi stilistica tra linguaggi musicali, Venerucci trasferisce la densità armonica e la stratificazione polifonica sulla superficie della tastiera, nel solco della tradizione tracciata da Duke Ellington, Bill Evans e Paul Bley; fino a John Taylor e Richie Beirach. L’album traduce al meglio la complessa personalità di Venerucci in grado di combinare classico e jazz con vivacità compositiva. Pianista eclettico, accoglie nel suo lessico musicale figurazioni che rimandano ora alla spazialità cosmica di Skrjabin, ora al post romanticismo di Rachmaninov, ora alle sinuosità puntiformi di Debussy. I fraseggi frammentati, i colori decisi e le poliritmie a perdersi definiscono la cantabilità personale di ogni singolo brano. La voce del Sax Soprano di Dave Liebman s’innesta ora quieta ora ispida sui paesaggi compiuti di Venerucci, quasi incisi nel silenzio. Un dono di dolcezza e carattere che impreziosisce l’album. «Nel 2011 ricevetti l’invito dell’associazione Amore e Psiche a tenere un concerto presso la loro sede, una bellissima libreria del centro storico di Roma. Nel preparare il programma scelsi alcune mie composizioni caratterizzate dall'interazione tra letteratura e musica», sottolinea Venerucci. «Il lavoro di selezione dei brani, scritti nell’arco di circa vent’anni, e della loro rielaborazione ha costituito il nucleo fondamentale di ciò che sarebbe divenuto in seguito l'attuale progetto discografico. La maggior parte dei brani sono eseguiti in “Piano Solo”. In quattro titoli (Exodus, Music for Lilith, Good Morning Mr. Samsa e Early Afternoon) ho coinvolto il sassofonista David Liebman, la cui performance, di rara bellezza e sensibilità, ha reso questo lavoro per me ancora più caro e prezioso», prosegue. «Chiude la raccolta uno standard della canzone popolare americana, Premio Oscar nel 1940 come migliore canzone per il film di animazione Disney “Pinocchio”. È il mio omaggio personale ad uno tra i musicisti più importanti del XX secolo, Louis Armstrong».  Francesco Venerucci si è diplomato in composizione sotto la guida di Claude Ballif, svolgendo contemporaneamente studi di armonia, analisi, direzione d’orchestra, e orchestrazione a Parigi, e in pianoforte sotto la guida di Valentino Di Bella. Ha conseguito un Master post laurea in composizione teatrale e coreutica sotto la guida di Fabio Vacchi per il dramma musicale Kaspar Hauser, su libretto di Noemi Ghetti, eseguito nel 2011 in prima mondiale all’Opera di Tirana. Attivo concertisticamente dal 1985, ha partecipato a numerose rassegne e registrato programmi radiofonici e televisivi. Ha composto musica da camera, lirica e sinfonica, colonne sonore, balletti e musiche di scena. Nel 2012 ha composto l’Opera Lirica Scanderbeg da un melodramma perduto di Vivaldi, su libretto di Quirino Principe, commissionato dal Teatro Nazionale d’Opera e Balletto d’Albania e co-prodotto dalla Verona Opera Academy. Vincitore di concorsi internazionali, ha visto le sue opere eseguite in importanti festival, sale da concerto e teatri d’opera. Ha collaborato, tra gli altri, con l’Orchestra of Colors, il Danish Saxophone Quartet e il Quinteto Tango Extremo. Ha partecipato a varie incisioni discografiche in qualità di compositore, arrangiatore e pianista. A suo nome ha realizzato il cd "Tango Fugato" (Dodicilune, 2007) con la partecipazione, tra gli altri, di Michele Rabbia, Marco Siniscalco e Gianni Iorio e il cd "Early Afternoon" (Dodicilune, 2017), con la partecipazione del sassofonista statunitense Dave Liebman. Dave Liebman, laureato in Storia alla New York University, ha studiato pianoforte e sassofono fin da ragazzo. Ha suonato con Miles Davis, Elvin Jones, Chick Corea, John McLaughlin, McCoy Tyner. I suoi lavori spaziano dalla classica al rock al free jazz. Diversi i riconoscimenti a livello internazionale: NEA Jazz Masters (2011); Jazz Educators Network (JEN); Legends of Jazz; nominee ai Grammy; vincitore per la categoria sax soprano ai Downbeat/Jazz Times Critics/JEN Poll; Honorary Doctorate alla Sibelius Academy. Nel 1989 fonda ed è direttore artistico della International Association of Schools of Jazz (IASJ). Centinaia le sue collaborazioni e registrazioni.

MARCO TUMA - LA VITA SEMPLICE 
In uscita 
l'esordio discografico da leader del compositore, sassofonista e armonicista cromatico salentino, prodotto dall’etichetta Dodicilune e distribuito da Ird. Venerdì 24 novembre il cd sarà presentato ufficialmente con un concerto sul palco di Astràgali Teatro a Lecce Martedì 14 novembre esce in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali, "La vita semplice", esordio discografico da leader del compositore, sassofonista e armonicista cromatico salentino Marco Tuma, prodotto dall’etichetta Dodicilune. Il disco sarà presentato ufficialmente venerdì 24 novembre (ore 21 - ingresso 10 euro inclusa copia del cd) con un concerto ad Astràgali Teatro in via Candido a Lecce. Sulla scia del modello e mentore ideale Toots Thielemans, il cui riferimento è piacevolmente presente in tutta l'opera, Tuma rivela una felice originalità stilistica, e costruisce il proprio “Brasil Project” sull'idea di un Brasile immaginario, i cui tòpoi  riflettono la ricchezza della cultura carioca, dall'estrema semplicità comunicativa della musica alla complessità armonica che vi è sottesa, innestando in tale crogiuolo  la propria sensibilità compositiva e interpretativa, e le doti di improvv isatore. Il disco contiene sette brani inediti composti da Tuma (Aprile, Waltz for Berri, Stato di Ebbrezza, Little Gigia, In viaggio con Lulù, Neruda mon amour e Splash) e le cover di Eu sei que vou te amar di Antonio Carlo Jobim e Vinícius de Moraes, Samba em preludio di Baden Powell e What are you doing the rest of your life? di Michel Legrand. Polistrumentista raffinato, Marco Tuma (armonica cromatica, flauto, sax soprano e glockenspiel) dirige un ensemble in cui spiccano la voce recitante di Giuseppe Tarantino, la chitarra di Claudio Tuma, il violoncello di Redi Hasa, il pianoforte di Giuseppe Magagnino, il contrabbasso di Tonino Vantaggiato e la batteria di Alessio Borgia. Il risultato è una musica semplice ma non facile, che alla semplicità dell'esperienza dell'ascolto associa una solida complessità, regalando emozioni profonde e indelebili. Nato a Nardò, in provincia di Lecce, Marco Tuma si avvicina alla musica in giovanissima età iniziando a suonare il pianoforte. Presto scopre la sua attitudine per gli strumenti a fiato, orientandosi verso lo studio del flauto traverso prima, e del sassofono e dell’armonica cromatica poi. Affascinato da sempre dalla cultura musicale latino-americana, collabora con musicisti brasiliani, cubani, andini, avvicinandosi così allo studio di strumenti a fiato provenienti da varie etnie; nel frattempo consolida la sua collaborazione con il gruppo di world music XantiYaca con il quale incide quattro album. Diverse le partecipazioni a trasmissioni televisive e intensa l’attività concertistica all’estero. Dal 1998 al 2000 collabora con i cileni Inti Illimani nei loro tour italiani. Turnista in varie sale di registrazione, ha al suo attivo molte partecipazioni in produzioni musicali di diffusione nazionale. Da anni collabora poi con varie compagnie teatrali, partecipando attivamente alla composizione delle musiche e all’esecuzione dal vivo degli spettacoli rappresentati.

FRANCESCO VENERUCCI feat. DAVE LIEBMAN -  EARLY AFTERNOON
Martedì 7 novembre esce in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali, Early Afternoon, nuovo lavoro discografico del pianista e compositore romano Francesco Venerucci, affiancato in quattro brani dal sassofonista statunitense Dave Liebman, prodotto dall’etichetta Dodicilune. Il disco sarà presentato ufficialmente venerdì 10 novembre (ore 21 - ingresso 10 euro) con un concerto in piano solo introdotto dai giornalisti Luigi Onori e Gerlando Gatto, alla Casa del Jazz di Roma.  Se nel lavoro discografico precedente Tango Fugato (Dodicilune, 2007), Francesco Venerucci aveva dato prova di una sapiente tecnica di scrittura musicale per ensemble, in Early Afternoon l’artista ci conduce nell’universo del “piano solo”. Nella continua e incessante ricerca della sintesi stilistica tra linguaggi musicali, Venerucci trasferisce la densità armonica e la stratificazione polifonica sulla superficie della tastiera, nel solco della tradizione tracciata da Duke Ellington, Bill Evans e Paul Bley; fino a John Taylor e Richie Beirach. L’album traduce al megli o la complessa personalità di Venerucci in grado di combinare classico e jazz con vivacità compositiva. Pianista eclettico, accoglie nel suo lessico musicale figurazioni che rimandano ora alla spazialità cosmica di Skrjabin, ora al post romanticismo di Rachmaninov, ora alle sinuosità puntiformi di Debussy. I fraseggi frammentati, i colori decisi e le poliritmie a perdersi definiscono la cantabilità personale di ogni singolo brano. La voce del Sax Soprano di Dave Liebman s’innesta ora quieta ora ispida sui paesaggi compiuti di Venerucci, quasi incisi nel silenzio. Un dono di dolcezza e carattere che impreziosisce l’album. «Nel 2011 ricevetti l’invito dell’associazione Amore e Psiche a tenere un concerto presso la loro sede, una bellissima libreria del centro storico di Roma. Nel preparare il programma scelsi alcune mie composizioni caratterizzate dall'interazione tra letteratura e musica, sottolinea Venerucci. «Il lavoro di selezione dei brani, scritti nell’arco di circa vent’anni, e della loro rielaborazione ha costituito il nucleo fondamentale di ciò che sarebbe divenuto in seguito l'attuale progetto discografico. La maggior parte dei brani sono eseguiti in “Piano Solo”. In quattro titoli (Exodus, Music for Lilith, Good Morning Mr. Samsa e Early Afternoon) ho coinvolto il sassofonista David Liebman, la cui performance, di rara bellezza e sensibilità, ha reso questo lavoro per me ancora più caro e prezioso», prosegue. «Chiude la raccolta uno standard della canzone popolare americana, Premio Oscar nel 1940 come migliore canzone per il film di animazione Disney “Pinocchio”. È il mio omaggio personale ad uno tra i musicisti più importanti del XX secolo, Louis Armstrong».  Francesco Venerucci si è diplomato in composizione sotto la guida di Claude Ballif, svolgendo contemporaneamente studi di armonia, analisi, direzione d’orchestra, e orchestrazione a Parigi, e in pianoforte sotto la guida di Valentino Di Bella. Ha conseguito un Master post laurea in composizione teatrale e coreutica sotto la guida di Fabio Vacchi per il dramma musicale Kaspar Hauser, su libretto di Noemi Ghetti, eseguito nel 2011 in prima mondiale all’Opera di Tirana. Attivo concertisticamente dal 1985, ha partecipato a numerose rassegne e registrato programmi radiofonici e televisivi. Ha composto musica da camera, lirica e sinfonica, colonne sonore, balletti e musiche di scena. Nel 2012 ha composto l’Opera Lirica Scanderbeg da un melodramma perduto di Vivaldi, su libretto di Quirino Principe, commissionato dal Teatro Nazionale d’Opera e Balletto d’Albania e co-prodotto dalla Verona Opera Academy. Vincitore di concorsi internazionali, ha visto le sue opere eseguite in importanti festival, sale da concerto e teatri d’opera. Ha c ollaborato, tra gli altri, con l’Orchestra of Colors, il Danish Saxophone Quartet e il Quinteto Tango Extremo. Ha partecipato a varie incisioni discografiche in qualità di compositore, arrangiatore e pianista. A suo nome ha realizzato il cd "Tango Fugato" (Dodicilune, 2007) con la partecipazione, tra gli altri, di Michele Rabbia, Marco Siniscalco e Gianni Iorio e il cd "Early Afternoon" (Dodicilune, 2017), con la partecipazione del sassofonista statunitense Dave Liebman. Dave Liebman, laureato in Storia alla New York University, ha studiato pianoforte e sassofono fin da ragazzo. Ha suonato con Miles Davis, Elvin Jones, Chick Corea, John McLaughlin, McCoy Tyner. I suoi lavori spaziano dalla classica al rock al free jazz. Diversi i riconoscimenti a livello internazionale: NEA Jazz Masters (2011); Jazz Educators Network (JEN); Legends of Jazz; nominee ai Grammy; vincitore per la categ oria sax soprano ai Downbeat/Jazz Times Critics/JEN Poll; Honorary Doctorate alla Sibelius Academy. Nel 1989 fonda ed è direttore artistico della International Association of Schools of Jazz (IASJ). Centinaia le sue collaborazioni e registrazioni.

EMANUELE SARTORIS - MARCO BELLAFIORE - I SUONI DEL MALE
Prodotto dall’etichetta pugliese Dodicilune, giovedì 16 novembre esce in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali, "I Suoni del Male”. Il nuovo lavoro discografico del duo composto dal pianista Emanuele Sartoris e dal contrabbassista Marco Bellafiore sarà presentato, nel giorno dell’uscita (ore 18.30 - ingresso libero), alla Feltrinelli Express di Stazione Porta Nuova a Torino. Il concerto sarà introdotto dal critico musicale, giornalista e scrittore Guido Michelone. «Due giovani musicisti si incontrano, si annusano, si ascoltano suonare, giocano insieme (to play), si piacciono e alla fine decidono di scrivere e incidere insieme un disco nel nome di Baudelaire», sottolinea nelle note di copertina il giornalista e conduttore Massimo Bernardini. «Emanuele Sartoris e Marco Bellafiore, pianoforte e contrabbasso, sono due giovani musicisti torinesi di valore: buona formazione, buoni maestri (Dado Moroni, Furio Di Castri), grandi e piccole esperienze jazzistiche alle spalle. Il punto di incontro è la sezione jazzistica del Conservatorio di Torino, città culla del jazz italiano. Pianoforte e contrabbasso: un modello che nel jazz ha infiniti esempi, da Duke Ellington con Jimmy Blanton a Bill Evans con Eddie Gomez. Un dialogo ricco, che vede lo scambio reciproco e l’alternarsi del gioco solistico in una relazione che è la quintessenza del jazz cameristico. Un mix sonoro fra corde pizzicate e macchina pianistica che genera colori imprevisti, fra l’intonazione ampia, volubile, del capofamiglia degli archi e quella implacabilmente perfetta delle corde percosse dai martelletti», prosegue Berdardini. «Il disco di Bellafiore e Sartoris si ispira, parafrasandola, alla celebre raccolta di Baudelaire “Les fleurs du mal”. Non è solo l’ennesimo tentativo di musicare/evocare le celebri poesie cui i titoli del disco si riferiscono, ma “di una ricerca - spiegano i musicisti - per immergere l'ascoltatore nello stato emotivo che generano”. Quattro di esse, unificate da Baudelaire stesso sotto il titolo de “Un Fantasma”, sono state scritte ed eseguite come un corpo unico, divenendo il cuore poetico del disco. Ci sono bellissimi temi ne “I Suoni del Male”, incipit quasi materici, improvvise accensioni ritmiche apertamente swing. Ma quel che travolge, in musicisti e compositori così giovani, è il perfetto equilibrio fra i due protagonisti, rispettosi ed insieme sospinti dal gioco del partner. Mi è accaduto di conoscerli alla Rai di Torino, durante le registrazioni di “Nessun dorma” per Raicinque. Li ho vissuti come semplici rappresentanti di una grande scuola musicale, forse più complici e generosi di altri. Ascoltando “I Suoni del Male”, mi rendo conto invece di aver avuto davanti l’inizio di due assolute certezze del jazz contemporaneo». Avviato allo studio del pianoforte dall’età di 10 anni, Emanuele Sartoris rapidamente inizia ad interessarsi al Blues e a tutta la musica nera e successivamente alla tradizione classica e alla musica moderna. Approda alla musica jazz frequentando seminari di improvvisazione e orchestrazione, fino al diploma sotto la guida di Dado Moroni presso il Conservatorio di Torino dove consegue anche la Laurea in Composizione ed Orchestrazione Jazz con il massimo dei voti sotto la guida di Furio Di Castri e Giampaolo Casati. Suona in numerosi festival tra cui Torino Jazz Festival, Open Papyrus Jazz Festival, Novara Jazz Festival, Moncalieri Jazz Festival, Narrazioni Jazz 2017, Joroinen Music Festival in Finlandia. Unisce un’intensa attività concertistica a quella didattica, da seminari come "Piano Experience" presso la Fiera Internazionale del pianoforte di Cremona insieme al Maestro Massimiliano Genot fino all'insegnamento presso lo stesso Conservatorio di Torino. Ospite musicale nella trasmissione “Nessun Dorma” su Rai 5, condotta da Massimo Bernardini ha modo di collaborare tra i tanti con ospiti del calibro di Eugenio Allegri. Marco Bellafiore inizia a suonare il basso elettrico con l'insegnante Giorgio Fiorini e si avvicina al jazz, maturando una intensa attività concertistica e in studio di registrazione. Cofondatore del gruppo Satoyama, si avvia allo studio del contrabbasso presso il Conservatorio di Torino con Furio Di Castri. Con i Satoyama pubblica il primo album di inediti nel 2015, e suona in diversi festival e rassegne: Euro Open Jazz Festival, Open World Jazz Festival di Ivrea, Pianfiorito in Jazz in apertura ad E. Rava, Barolo Jazz (vincendo il contest nel 2014), Novara Jazz (Vincitori del concorso “Taste Of Jazz” 2016), Torino Jazz Festival (ospiti del Sonic Genome di Anthony Braxton al Museo Egizio), JazzIt Fest e altri. Suona in Svezia e Danimarca e collabora con il sassofonista Jonny Wartel. Collabora stabilmente con il pianista Emanuele Sartoris.

VITO LITURRI TRIO - FROM BEYOND
Martedì 21 novembre esce in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali, "From Beyond” del  Vito Liturri Trio. Dopo "After The Storm” è il secondo lavoro discografico del pianista e compositore barese - affiancato da Marco Boccia al contrabbasso e Lello Patruno alla batteria - per l’etichetta Dodicilune. «Nel concepire un’opera seconda, il primo impulso può essere il replicare una formula già collaudata. Noi abbiamo deciso di fare esattamente il contrario, sviluppando il lato più visionario del primo album e portandone avanti la sperimentazione armonica e timbrica», sottolinea Liturri. «Ne risulta un lavoro sfaccettato e unitario allo stesso tempo, in cui i punti di arrivo e di riposo dati dalle cadenze tonali vengono sistematicamente evitati, nel tentativo di creare una musica imprevedibile e dai contorni sfuggenti, che alluda a una dimensione “altra” rispetto a quella quotidiana. Le strutture della tradizione non vengono totalmente abbandonate, ma piuttosto private delle loro caratteristiche di simmetria e della loro punteggiatura», continua. «“Rassicuratevi, l’opera è proprio costruita; ma cercherete invano le colonne – io infatti le ho tolte”, affermava Debussy a proposito del Prélude à l’après-midi d’un faune. La citazione lovecraftiana de l titolo funziona da pura suggestione per un flusso musicale in cui le esperienze e i colori si accumulano progressivamente, e che, come già nel primo disco, andrebbe ascoltato dall’inizio alla fine, pur nella autonomia dei singoli brani. Altro fondamentale elemento di continuità, rispetto all’opera prima, è il lavoro sul suono e sull’interplay, che rende il Trio, inteso come entità unitaria e riconoscibile, il vero protagonista del lavoro». Vito Liturri è titolare della cattedra di Composizione presso il Conservatorio “Egidio Romualdo Duni” di Matera. Si è diplomato in Composizione e in Direzione d'Orchestra presso il Conservatorio “Niccolò Piccini” di Bari. Sue composizioni sono state incise per le etichette “Rugginenti” (Milano) e “CM Classic” (Bari) e pubblicate dalle edizioni musicali “Carrara” (Bergamo) e “Sorriso” (Bari); sono, inoltre, state eseguite in rassegne e concerti di musica cont emporanea in Italia e all’estero. Si è accostato al jazz sotto la guida di Nico Marziliano e ha frequentato, successivamente, i corsi di perfezionamento di Siena Jazz. Ha suonato, tra gli altri, con Franco Cerri, Guy e gli Specialisti e l’ensemble Suoni Visionari di Felice Mezzina. Interessato al teatro e all'interazione della musica con altre forme espressive, ha collaborato, tra gli altri, con gli attori Emilio Solfrizzi, Antonio Stornaiolo e Leopoldo Mastelloni; è, inoltre, uno dei fondatori della Compagnia Teatro Prisma. Marco Boccia è un musicista eclettico. Da oltre vent’anni esplora gli aspetti più diversi della musica. Diplomato in contrabbasso presso il conservatorio “Niccolò Piccini” di Bari, si è perfezionato con i più importanti esponenti del suo strumento sia in ambito classico che in quello jazzistico. Dalle sue collaborazioni emerge la trasversalità delle esperienze, passando da Uto Ughi a Franco Cer ri, da Riccardo Muti a Tiziana Ghiglioni, dalle Orchestre sinfoniche della Provincia di Bari e Lecce a gruppi jazz di cui è fondatore o sideman, fino ai suoi progetti in diverse formazioni in Italia, in Francia e in Germania. Intensa l’attività didattica in scuole di tutta Italia. La sua discografia spazia dalla musica classica al jazz. Nel 2010 pubblica: “Il basso, teoria e prassi” per la Florestano editore. È endorser Cort e suona un GB74. È uno dei fondatori della Compagnia Teatro Prisma. Ha pubblicato il CD “In the Park” per l’etichetta Alfa Music. Lello Patruno ha studiato Strumenti a Percussione presso il Conservatorio di Musica "N. Piccini" (rinominato “Nino Rota”) di Monopoli sotto la guida del Maestro Vincenzo Mazzone. Contemporaneamente e successivamente studia batteria, musica jazz, percussioni, computer music ed elettronica con Maurizio Dei Lazzaretti, Roberto Gatto, Walter Calloni, Stefano Cerri, Chr istian Meyer, "Bombul", Pino e Pietro Iodice, Peter Erskine, Israel Varela ecc. Si diploma in Strumenti a Percussione presso il conservatorio di musica "U. Giordano" di Foggia. Suona e incide in qualità di batterista, timpanista, percussionista con artisti di fama internazionale (classica, jazz e pop) tra i quali Marcos Vinicius, Stelvio Cipriani, Luis Bacalov, Michele Lomuto, Emanuele Cisi, Gaetano Partipilo, Fabrizio Scarafile, Alex Milella, Franco Cerri, Lino Patruno, Marco Tamburini, Luca Alemanno, Kekko Fornarelli, Antonio Da Costa, Tony Esposito, Mario Rosini, Tosca, Dajana, Black and Blues, Keccorè, Wanted Chorus, Camillo Pace.

CURRAN - SCHIAFFINI - C. NETO - ARMAROLI  - FROM THE ALVIN CURRAN FAKEBOOK
“From The Alvin Curran Fakebook - The Biella Sessions” è il titolo del doppio cd, prodotto dall’etichetta Dodicilune, del quartetto formato dal compositore Alvin Curran (piano, shofar, computer), dal trombonista Giancarlo Schiaffini, dal sassofonista Alipio Carvalho Neto e dal percussionista e vibrafonista Sergio Armaroli affiancati, in alcuni brani, dal contrabbassista Marcello Testa e dal batterista Nicola Stranieri. Lunedì 27 novembre alle 21 (nel giorno dell’uscita ufficiale in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali) il progetto sarà presentato in concerto al Teatro Out Off di Milano, da quarant’anni al centro della scena sperimentale e di ricerca all’interno dell’innovazione dei linguaggi di espressione artistica. Il Fakebook rappresenta Alvin Curran nel suo modo peculiare di approcciare la musica; quello che il compositore conosce e può prevedere è la forma, non il contenuto. Nella musica di Curran coesistono la scrittura convenzion ale, l’improvvisazione, la creazione estemporanea, e la sua principale caratteristica non è armonica, melodica o ritmica, bensì timbrica; è un personalissimo paesaggio sonoro di suoni strumentali e ambientali catturati in quasi sessanta anni di caccia musicale. Democratico, irriverente e tradizionalmente sperimentale, Alvin Curran compone musica per qualsiasi occasione, con qualsiasi fenomeno sonoro – un volatile mix di lirismo e caos, struttura e indeterminazione. Come autore, ha dedicato la sua attività alla valorizzazione e alla dignità professionale del comporre musica non-commerciale come parte di una personale ricerca di future forme sociali, politiche e spirituali. Il processo compositivo di Curran abbraccia tutte le contraddizioni musicali (composta/improvvisata, tonale/atonale, massimale/minimale…) in una serena dialettica tesa all’incontro. Nei suoi più di 200 lavori troviamo registrati e campionati suoni naturali, pianoforti, sintetizzatori, computers, violini, percussioni, shofar, navi musicali, fisarmoniche e cori. Nell’intima forma delle sue più conosciute solo performance, musica da camera, radio works sperimentali o lavori su larga scala site specific (fino alle installazioni sonore), tutto forgia un linguaggio decisamente personale quale sintesi mediata dalla ricerca e dalla combinazione. L’esperienza musicale di Alvin Curran da un lato ha saputo integrare il mezzo elettroacustico (inteso sia come medium che come utensile) nella prassi compositiva, dall’altro ha elaborato un singolare rapporto con il suono esistente così di incorporarlo nel senso complessivo delle sue operazioni come costituente poetico irrinunciabile. Compositore, trombonista e tubista, Giancarlo Schiaffini è nato a Roma nel 1942. Laureato in fisica, studia musica d a autodidatta e partecipa alle prime esperienze di free jazz in Italia negli anni ’60. In quel periodo comincia la sua attività di compositore ed esecutore nel campo della musica contemporanea e del jazz. Ha studiato a Darmstadt con Stockhausen, Ligeti e Globokar e ha fondato il gruppo strumentale da camera Nuove Forme Sonore. Fa parte della Italian Instabile Orchestra. Ha tenuto corsi e seminari in Italia e all’estero e insegnato presso i conservatori “G. Rossini” di Pesaro, “A. Casella” dell’Aquila e nei corsi estivi di Siena Jazz (strumento, improvvisazione, composizione). Ha collaborato con John Cage, Karole Armitage, Luigi Nono e Giacinto Scelsi. Ha partecipato, come compositore ed esecutore, a stagioni concertistiche e festival tra i più importanti del mondo. Sono state a lui dedicate composizioni da numerosi autori come Scelsi, Nono, Alandia, Amman, Castagnoli, Dashow, Guaccero, Laneri, Mencherini, Renosto, Ricci, Villa-Rojo. Ha inciso dischi per BMG, Curci, C ramps, Edipan, Horo, Hat Records, Pentaflowers, Pentaphon, Red Records, Ricordi, Vedette. Gli è stata dedicata una voce dalla Biographical Encyclopedia of Jazz (Oxford University Press) e dall’Enciclopedia della Musica (Utet/Garzanti). Alípio Carvalho Neto è un sassofonista brasiliano, compositore, poeta, docente e ricercatore in studi musicali interdisciplinari. Residente Rapolano Terme (Siena), il suo lavoro copre un ampio spettro di idiomi musicali. Ha conseguito il dottorato di ricerca in “Storia, Scienze e Tecniche della Musica”con il massimo dei voti presso l’Università di Roma 2 “Tor Vergata”. Ha realizzato numerosi album, nel ruolo di leader di varie formazioni o come sideman, elogiati dalla critica e dal pubblico internazionale. Raccolte delle sue poesie sono pubblicate dalle edizioni Jean -Fabien G. Phinera (Parigi) e da riviste e giornali letterari. La poetica di Sergio Armaroli abbraccia molteplici ambiti espressivi alla costante ricerca di un’unità dell'esperienza. Si dichiara pittore, percussionista concreto, poeta frammentario e artista sonoro oltre a fondare il proprio operare all'interno del "linguaggio del jazz" e dell'improvvisazione come "estensione del concetto di arte". Concentrato su una scrittura diffusa, consapevole di essere produttore "di-segni", dove l'invenzione verbale è "gesto poetico", nella vita è costretto ad uno sforzo pedagogico costante (www.sergioarmaroli.com). Svolge un’intensa attività artistica caratterizzata da un eclettismo stilistico accentuato con una tendenza alla dispersione linguistica come alla rinuncia e ad una forte predilizione per il "silenzio". Si è esibito in qualità di "attore musicale" e percussionista concreto in prestigiosi teatri e sale da concerto internazionali esponendo come artista in ambito off e sperimentale. Ha al proprio attivo numerose pubblicazioni in campo teorico musicale e poetico.

ANAKATÀ ENSEMBLE - UBIQUE
Venerdì 1 dicembre esce in Italia e all’estero, distribuito da Ird e nei migliori store digitali, "Ubique" il nuovo lavoro discografico dell’Anakatà Ensemble, prodotto dall’etichetta Dodicilune. Il quartetto è composto da Marco Silletti (chitarre), Laura Rosa (flauti), < strong>Alessandra Gho (violino), Maria Grazia Reggio (chitarre), musicisti di consolidata esperienza concertistica in numerose formazioni cameristiche, che hanno al loro attivo registrazioni per la DDT di Torino, la Bèrben di Ancona, la Tirreno di Zurigo, la Map di Milano e la Bongiovanni di Bologna. Il disco sarà presentato sabato 16 dicembre (ore 18.30) nella "Casa della Musica" di Portacomaro (Asti), venerdì 22 dicembre (ore 21) nella "Sala Borsalino" di Pecetto di Valenza (Alessandria) e venerdì 19 gennaio (ore 21) nell'Aula Magna del Liceo Plana ad Alessandria. L’idea dell’ensemble nasce dalla volontà di esplorare nuove possibilità espressive per questo particolare organico. L’inconsueta combinazione di violino, flauto e due chitarre, con le sue suggestive so norità e i suoi impasti timbrici, ha così determinato la scelta di un repertorio eterogeneo che comprende brani dell’ottocento, composizioni contemporanee appositamente scritte per l’ensemble, trascrizioni di varie epoche e generi, in un’intrigante miscellanea di barocco e pop, stile galante e rock. Il disco propone, infatti, cinque composizioni originali di Silletti (“On Tuesday Morning”, “Metang”, “Ananke”, “Anakatà”, “Ry-Me”), i brani “Baboma” e “Pépé Fely” del musicista e compositore congolese Ray Lema, “Forbidden Colours” di Ryuichi Sakamoto, “Run Home Slow”, “Let’s Make The Water Turn Black” e “Uncle Meat” di Frank Zappa, “Se tu m’ami” di Igor Stravinskij, “Pour Invoquer Pan Dieu Du Vent d’été” e “Pour Remercier La Pluie Au Matin” di Claude Debussy e “While My Guitar Gently Weeps” d i George Harrison. «Questo è un disco che non c’era. In un mercato così democratico e aperto da accogliere prodotti inesistenti in quantità tanto grande da annichilire le rarissime presenze reali, è una fortuna scovarne una di queste e poterne parlare», sottolinea nelle note di copertina Gianni Nuti. «Anzitutto si tratta di un progetto e non di una raccolta di brani e tale progetto ruota attorno a una personalità musicale − quella di Marco Silletti − e a un sound, quello della chitarra anzi, di un certo modo di pensare la chitarra. L’ascolto di brani dalle derivazioni geografiche, stilistiche e di genere assai diverse, rispettate nella trascrizione per le loro specificità, è tuttavia ancorato attorno a un unico clima, fatto di un corpo energico, vitale e insieme pensieroso, assetato di contatti col mondo e d’altro canto votato a una solitudine alpestre, più avvezz a a dialogare con la natura che con gli esseri umani», prosegue. «La formazione, piuttosto inusuale, di due chitarre, flauto e violino è valorizzata da una scrittura attentissima agli equilibri sonori e chirurgica nell’assicurare trasparenza alla trama polifonica e poliritmica e alle ricercate armonie, ma soprattutto nell’echeggiare, rimbalzare, ricalcare coloriture timbriche proposte dalle corde pizzicate, riprese dal fiato e allungate a far da sfondo e poi agganciate dall’arco e restituite ai suoni provvisori e puntuali della chitarra. Per i brani non inediti presenti in questo CD non possiamo certo parlare di trascrizioni, perché gli originali restano sullo sfondo a garantire la fedeltà al materiale di partenza e, per qualche ascoltatore, a trovare echi di familiare appartenenza, ma qui ogni elaborazione trasforma e piega gli ingredienti generativi per opera di una fantasia colta, alimentata da frequentazioni pratiche e riflessioni delle musiche più varie e dei repert ori più raffinati, anche quando popolari», continua Nuti. «E se il risultato non si riduce a un patchwork ma a un polittico coerente è perché l’autore non ostenta un eclettismo camaleontico ma si esprime secondo uno stile riconoscibile e discreto, privo di esibizionismi, rigoroso. La ragione sta nel fatto che Silletti interroga il suo strumento come se fosse una parte di sé, come se toccasse la sua pelle e cercasse di capire la reazione tattile, il calore la propriocezione derivate e ne producesse il disegno, il racconto: questo modo di leggere il mondo nell’ordito della propria pelle, cambia il mondo stesso in una mappa e lo fa proprio. Dunque una viscerale, irriducibile simbiosi con un corpo risonante diventa lo stagno instabile nel quale le presenze mondane si rispecchiano e vivono nuova vita. Tra le maglie delle musiche altrui, tre brani originali per chitarra sola sembrano, con umiltà, distrarre gli sguardi dal proscenio per permettere agli operai di sgomberare il pa lco e allestirlo per la successiva primadonna e invece sono fini collanti, preziosi bassorilievi che aggiungono una voce autentica a questa alchimia di presenze. Al termine di questo ascolto ciascuno porterà, nella propria gerla, miniature sonore curate in ogni particolare sia nella scrittura che nell’interpretazione e ben distinte l’una dall’altra, ma tutte permeate da una consolatoria, umana leggerezza».

ANNA VENTIMIGLIA - PANUYA
Martedì 5 dicembre esce in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali, Panuya, nuovo lavoro discografico della flautista, vocalist e compositrice siciliana Anna Ventimiglia prodotto dall’etichetta Dodicilune. Ad accompagnarla Bruno Morello (sassofoni), Giuseppe Finocchiaro (pianoforte), Fabrizio Scalzo (contrabbasso), Pucci Nicosia (batteria e percussioni). «Ho avuto il piacere di conoscere Anna Ventimiglia prima come “persona” e, subito dopo, come “artista”. Questo, a volte, può essere un vantaggio, perché, soprattutto per chi si esibisce su di un palco, “nascosto” dietro a uno strumento musicale, ci sono mille possibilità di mutare la propria persona, di esporre al pubblico solo quel che si vuol fare vedere, nascondendo la propria personalità», sottolinea il giornalista Leonardo Lodato nelle note di copertina. «Conoscere Anna mi ha invece permesso di capire immediatamente che, sul palco come nella vita di tutti i giorni, si ha a che fare con una persona elegante, dal gusto raffinato, capace di osservare ciò che la circonda e di trasmettere a chi la ascolta, mentre si esibisce su un palco, le stesse emozioni di quando ci si trova seduti in un pub, o comodamente affondati nel divano di casa, davanti ad un a buona birra artigianale. Anna, scusate se non l’ho detto prima, è un’eccellente flautista. La sua tecnica è intrisa di esperienze provenienti dalla frequentazione di artisti che caratterizzano la musica “colta”, il jazz e la tradizione rinascimentale. E non può che riempirmi di gioia il ritrovarla in compagnia di amici che rappresentano il fulcro attorno al quale gira la musica di qualità “marchiata” Sicilia, dal compositore di colonne sonore Paolo Buonvino ad Orazio Maugeri (che l’ha diretta in occasione della registrazione del cd “Bora” di Guido Politi), fino a Giò Galante che l’ha voluta per il suo cd “Tempo libero”. Sono sicuro che con il suo “Anna Ventimiglia Jazz World project” questa musicista di strada ne farà tanta. E non è un’ovvietà». Anna Ventimiglia consegue il diploma in flauto traverso al Conservatorio di Messina nel 2000 ma sin dagli anni 90 affianca all e esperienze classiche vari corsi di formazione sull’armonia moderna e sull’improvvisazione strumentale e vocale e sulle tecniche vocali: Franco D’Andrea, Bob Stoloff, Larry Monroe, Luciana Souza, Giovanna Marini, Antonella Talamonti, Estill Voice Training, Giancarlo Schiaffini, I.C.P Orchestra. Si laurea al biennio di composizione e orchestrazione Jazz al A. Corelli (Me) con il massimo dei voti. Attualmente è docente presso il MIUR. Fra le esperienze e le collaborazioni Paolo Buonvino, Silvia Bolognesi, Giovanna Marinuzzi e ancora il virtuoso indiano Sandeep Chatterjee e il pianista inglese Keith Tippett, con il quale nel 2014, incide in sestetto (“The Opening Flowers Sextet “) il CD, ” The Last Slide of Summer”, per la 4Tays Record di New York. Da qualche anno si dedica alle sue composizioni nel quale il vissuto si trasforma in musica attraverso varie forme di contaminazione. Considerata dalle critiche “ …un‘ artista dal gusto raffinato ed elegante”. Bruno Morello, sassofonista, compositore si è laureato con il massimo dei voti e la lode al biennio di jazz del Conservatorio "A. Corelli" di Messina presentando una tesi sulla Composizione jazz ed un repertorio di pezzi originali di sua composizione. Nel 2004 fa parte del progetto "Drops and Silence" dei chitarristi Paolo Battaglia e Maurizio Morello con i sax alto e soprano,  suonando alla Walker Parish Church a Newcastle (Inghilterra), alla New York University  e alla Carnegie Hall di N.Y.(USA), alla Stella Boyle Concert Hall (Arkansas) e all’Istituto Vincenzo Bellini di Catania (Ita). Nel 2008 a New York si unisce a vari progetti con Gene Pritsker (chitarrista, compositore) e Charles Coleman (compositore, cantante) suonando principalmente il sax tenore. Nella primavera del 2014 in sestetto (Opening Flowers Sextet) insieme al pianista inglese Keith Tippett, registra il disco “The Last Slide of Summer” che uscirà nel 2015 per conto della 4Tay Records di New York. Ha all’attivo una registrazione con il LAB PSL laboratorio di musica jazz tenuto dal sassofonista Carlo Cattano e dal batterista Antonio Moncada. Giuseppe Finocchiaro consegue, con il massimo dei voti e la lode, le lauree in Pianoforte Jazz e in Composizione Jazz. Nel 1989 incide il suo primo lavoro discografico con il quintetto Inno “Insonnie” per la Splasc(h) Records, iniziando così la carriera professionale che lo vede protagonista in vari Festival Jazz Europei. Varie le collaborazioni con artisti italiani e stranieri tra i quali, il trombettista Roy Paci, la cantante pop Carmen Consoli, la cantante folk Rita Botto, il contrabbassista Stefan Looker, il violoncellista Paolo Damiani e molti altri. Ha inciso quattordici dischi di cui tre come solista, “Ondre” che nel 2002 ottiene e mantiene il primo posto in classifica, per oltre due mesi su Ra dio Rai Uno, “Incipit” nel 2008 e “Prospectus” nel 2016 per la Dodicilune. Scrive composizioni e arrangiamenti per Orchestra da Camera e Big Band ma anche per il Teatro e la Danza. Fabrizio Scalzo, nato a Roma, risiede attualmente in Sicilia. Inizia a 14 anni a suonare il basso elettrico e dopo aver conseguito la laurea in Medicina Veterinaria, inizia lo studio del contrabbasso studiando con Josephe Lepore, Pietro Ciancaglini, Stefano Cantarano e in seguito approfondendo con altri musicisti quali Riccardo Fioravanti. Ha partecipato a Masterclass con Eddye Gomez, con Paolino Dalla Porta, con Nico Gori e con il trombettista Stjepko Gut. Nel 2015 con Barry Harris nel contesto del “Gela Jazz Festival 2015”. Nel 2014 si diploma in “Contrabbasso jazz” presso il liceo musicale "Vincenzo Bellini" di Catania con il massimo dei voti. Numerose le collaborazioni con i musicisti siciliani, partecipando inoltre a diversi festival jazz quali il Jazzit-fest a Collescipoli edizione 2013 con il progetto dell'armonicista Basilio Bruno "Armonica in Jazz", e alle Edizioni 2012, 2013, 2014, 2015 del festival di jazz manouche, "Raduno Mediterraneo Jazz Manouche" di Petralia Sottana, partecipato al Festival jazz “Catania Marathon 2015” con l'Aldo Majani Jazz Trio e al “Gela Jazz Festival edizione 2015”. Collabora con molteplici ensemble a carattere prettamente jazzistico. Pucci Nicosia, percussionista e batterista catanese, ha frequentato la Yamaha Jazz School Tokio nel 1975; si è diplomato nel 1985 alla Dick Groove Music School di Los Angeles. È docente di batteria classica e moderna. Ha suonato e collaborato con Tony Scott, Phil Woods, John Hendrix, Jack  Walhrat, Hannibal Marvin Peterson, Enrico Rava, Bob Mintzer, Franco Cerri, Romano Mussolini, Enrico Intra, Gianni Basso, Pietro Tonolo, Paolo Fresu, Dado Moroni, S alvatore Bonafede, Enzo Randisi, Lino Patruno, George Gruntz, Maria Shanaider, Phil Woods, Pietro Tonolo, Franco Cerri, Paolo Fresu, Stefano Di Battista, Fabrizio Bozzo e molti altri.

CINO MAGNAGHI - LUNAR
Prodotto dall’etichetta Dodicilune, venerdì 8 dicembre esce in Italia e all’estero, distribuito da Ird e nei migliori store digitali, "Lunar" il nuovo lavoro discografico del pianista e compositore Cino Magnaghi, affiancato al contrabbasso da Ron McClure (in due brani da Edward Perez) e alla batteria Jay Sawyer. Il disco propone < strong>sette composizioni originali di Magnaghi (Lunar, Mucca, Reset, Orbited, Camper, Infinity e Song For) registrate a New York nel febbraio 2017 all’Acoustic Recording di Brooklyn con il sound engineer Michael Brorby. «L’album nasce da un desiderio profondo di tornare alla musica che ho coltivato fin dalla tenera età e che, da subito, ho pensato fosse il posto musicale dove stare: il Jazz», sottolinea il musicista nelle note di copertina. «Per realizzare questo desiderio, dopo un lungo tempo di preparazione, ho vissuto a New York un intensissimo anno dove ho condiviso il palco con molti musicisti e raccolto le ispirazioni necessarie. La mia musica cerca di non contraddire nessuno dei background della mia esperienza musicale dando accoglienza a tutte le sfaccettature, dalla musi ca classica al pop e al jazz che inevitabilmente fanno parte di me e del mio percorso culturale», prosegue. «Suonare e incidere questo disco con affermati musicisti della scena jazz newyorkese è stata un’esperienza che credo abbia donato alla mia musica un arricchimento di forme e contenuti musicali che io particolarmente ricercavo nel perfezionamento del mio stile». Cino Magnaghi a dieci anni inizia gli studi al Conservatorio di Milano. Scopre il Jazz, diplomandosi presso i corsi civici di Enrico Intra e frequentando molti seminari (Siena jazz e Berklee School di Boston). Dopo aver ripreso gli studi classici, specializzandosi in composizione al Conservatorio di Milano, di recente approfondisce per due anni il piano jazz con Theo Hill a New York. Ha collaborato come compositore con Fabio o (arrangiando l’a lbum “Oltre il giardino”), Malika Ayane, Flavio Premoli (PFM), Claudio Dentes (Elio e le storie tese), Tullio De Piscopo, Michele Zarrillo, Livio Gianola, La Banda Osiris. Ha partecipato come direttore d’orchestra al 57° festival di Sanremo. Dirige e compone per il “Complaints choir of Milan”. Già autore in esclusiva per Sony Music, realizza musiche per molte istallazioni artistiche fra cui Maggie Cardelus. Collabora con Rai, Mediaset, Warner, Sony, Emi, Sugar, oltre a produrre molti spot tv e colonne sonore per film e documentari. Ron McClure ha lasciato il segno nella scena jazz a metà degli anni '60 con le Big band di Maynard Ferguson e Buddy Rich ma è conosciuto soprattutto per aver fatto parte alla fine degli anni 60 del quartetto di Charles Lloyd con Keith Jarrett e Jack Dejohnette. In seguito, Ron ha registrato con il Wynton Kelly Trio e con George Coleman. Nel 1970, con Mike Nock, Eddie Marshall e Michael White, ha co-fondato la band jazz fusion The 4th Way. Ha collaborato con Miles Davis Quintet (Herbie Hancock, Tony Williams, Wayne Shorter), Michel Petrucciani, John Scofield, John Abercrombie, Paul Bley e Randy Brecker, Lee Konitz, Dave Liebman e molti altri. Jay Sawyer, originario del Michigan, è uno dei batteristi emergenti più in voga a New York. Ha condiviso il palco con artisti affermati come Dee Dee Bridgewater, Stefon Harris, Donny McCaslin, Benito Gonzalez e Shai Maestro e con emergenti come Itamar Borochov, Caroline Davis, Tomoko Omura, John Raymond e molti altri. Si è esibito in molti festival in giro per gli Stati Uniti e in Europa. Mentre frequentava le Università del Western Michi gan e dell'Illinois, Jay ha studiato con alcuni dei più stimati batteristi del jazz tra cui Billy Hart, Tim Froncek, Keith Hall e Dana Hall.

TIZIANA GHIGLIONI - STEVE POTTS - GIANNI LENOCI - NO BABY
"No Baby" è il nuovo lavoro discografico del trio composto dalla cantante Tiziana Ghiglioni, dal sassofonista statunitense Steve Potts e dal pianista Gianni Lenoci. Prodotto dall’etichetta pugliese Dodicilune, il cd esce martedì 12 dicembre in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali. «Un rabbioso inseguimento d’amore. No baby, no baby, no no, baby baby, i tre prot agonisti di quest’album si parlano e si cercano con la voce della grande poesia sonora del Novecento, tanto febbrile quanto d’acuta intelligenza», sottolinea lo scrittore, giornalista e critico musicale Claudio Sessa nelle note di copertina. «Ornette, Lacy, Waldron e tutti gli altri (Duke? Monk? Mingus?) attorno, a far cerchio a un trio nel quale nomen è omen, ogni nome si rivela Segno. Ti – Zi, Ghi – Glio: nei suoni acuti e in quelli gravi si sposano solido e liquido, una cascata sulla roccia. In Ghi – Glio c’è poi il gheri - glio delLe noci, la miniatura di cervello dentro la scatola cranica vegetale del frutto, che nel suo mallo verdissimo fonde in modo unico amarezza e profumo: ancora ecco l’intreccio di opposti, pensiero e profumo, intelligenza e sensazione. Lenoci rimanda anche a Lenox, la Lenox Avenue potente arteria di cultura afroamericana», prosegue Sessa. «E in Steve Potts s’incontrano il nome dell’altro grande Steve, da lui frequ entato sui palcoscenici del mondo per più di trent’anni, e i Pots, i pentoloni della musica, come un celebre brano di Cecil Taylor che celebrava i cibi neri. O come il Calderone stregonesco nel quale ruotano i cerchi sonori di Mal Waldron. No Baby: un avvertimento per chi si ama, di nuovo l’incontro fra ragione e sentimento? Oppure dovremmo tradurre “Non sono cose da bambini”? È vero: questo è un disco per adulti». Tiziana Ghiglioni è una cantante di riferimento assoluto per il jazz italiano. Inizia la sua formazione musicale negli anni settanta frequentando i seminari del pianista e compositore Giorgio Gaslini e studiando tecnica vocale con il soprano Gabriella Ravazzi. Fra le prime esperienze professionali c'è la tournée teatrale con lo spettacolo Shakespeare/Ellington con lo stesso Giorgio Gaslini e Giorgio Albertazzi. Nei primi anni ottanta inizia la sua carriera di cantante jazz e band leader ottenendo immediatamente l'attenzione di pubblico e critica grazie anche alle recensioni del giornalista e storico del jazz Arrigo Polillo che commenta molto positivamente sia le sue prime esibizioni pubbliche sia il suo primo disco ("Lonely Woman" del 1981) inciso con alcuni giovani emergenti fra i quali Piero Leveratto e Luigi Bonafede. L'accoglienza del primo disco è tale che già nella seconda incisione ("Sounds of Love" del 1983) la cantante viene affiancata da musicisti di fama internazionale come Kenny Drew al pianoforte e Niels-Henning Ørsted Pedersen al contrabbasso. Negli anni successivi Ghiglioni afferma il suo ruolo di spicco nel panorama del jazz italiano collaborando con alcuni dei più noti jazzisti nazionali (fra i quali Luca Flores, Enrico Pieranunzi, Paolo Fresu, Franco D'Andrea, Gianluigi Trovesi e Enrico Rava) e internazionali (tra cui Chet Baker, Steve Lacy, Mal Waldron, Paul Bley e Lee Konitz). Pur essendo molto apprezzata per le sue esecuzioni del repertorio jazzistico tradizionale, Ghiglioni mostra una particolare predilezione per il free jazz e per le contaminazioni. Lei stessa ha affermato che la sua passione per il jazz è nata dopo aver ascoltato il sassofonista Archie Shepp, uno dei protagonisti del movimento free. Non a caso già nella sua prima incisione si cimentava con un brano di Ornette Coleman, "Lonely Woman", che dava anche il titolo all'album. Questo interesse per l'avanguardia è testimoniato, fra gli altri, dal disco “Sonb” del 1992, che le è valso il secondo posto nella classifica dei migliori dischi della rivista Musica Jazz e il soprannome di "First Lady" del jazz italiano (ad opera dell'allora direttore della rivista Pino Candini). Fra le sperimentazioni più recenti si può citare il disco "Rotella Variations", firmato assieme al violinista Emanuele Parrini: un ambizioso tentativo di trasportare in musica le suggestioni dell'artista contemporaneo Mimmo Rotella. Nel 2009 è stata Presidente di Commissione Artistica della terza edizione degli Italian Jazz Awards - Luca Flores. Attualmente risiede tra Genova e Milano. È titolare della cattedra di canto jazz presso il conservatorio di Rovigo. Il 23 e il 24 giugno 2012 è stata l'ospite d'onore al saggio di fine anno dell'accademia musico culturale "La Fenice" a Gioia del Colle. Ha cantato con i ragazzi della scuola che hanno ricevuto da lei anche un attestato della "Master class". Nel 1994 ha vinto il premio Tenco per il disco "Tiziana Ghiglioni canta Luigi Tenco" nel quale rivisita in chiave jazz alcune canzoni del celebre cantautore genovese. Nel 2005 ha ricevuto il premio "Iseo". Nel 2007 e 2010 ha ricevuto due nomination come Best Jazz Singer agli Italian Jazz Awards - Luca Flores. Decine le sue produzioni discografiche a proprio nome o in qualità di ospite. Pianista, compositore e didatta, il pugliese Gianni Lenoci si è diplomato in pianoforte al Conservatorio “S. Cecilia" di Roma e in musica elettronica al Conservatorio "N. Piccinni" di Bari, dove ha conseguito anche il Diploma Accademico  di secondo livello in pianoforte (indirizzo solistico) con il massimo dei voti e la lode, con un recital monografico e  discutendo una tesi sull'opera pianistica di Morton Feldman. Ha studiato jazz e improvvisazione con Mal Waldron e Paul Bley. È stato finalista nel 1993 dell'European Jazz Competition di Leverkusen (Germania) e nel 1996 vincitore di un premio della Fondazione Acanthes di Parigi (Francia). Nel 2003 la sua composizione elettronica "Notturno Frattale", ha vinto il Premio Internazionale della Società Italiana di Informatica Musicale. Ha collaborato con i massimi specialisti mondiali del jazz e della musica improvvisata come Massimo Urbani, Steve Lacy, Joelle Leandre, Steve Grossman, Harold Land, Bob Mover, Enrico Rava, Glenn Ferris, Eugenio Colombo, Giancarlo Schiaffini, Don Moye, Han Bennink, Antonello Salis, Carlo Actis Dato, David Gross, Paul Lovens, Sakis Papadimitriou,Georgia Sylleou, Jean-Jacques Avenel, John Betsch, Markus Stockhausen, Steve Potts, Carlos Zingaro,John Tchicai, Kent Carter,William Parker, David Murray, Roscoe Mitchell, Sabir Mateen, Evan Parker, Marc Ducret, Charles Gayle per citarne alcuni. Ha inoltre tenuto performance con poeti, danzatori ed artisti multimediali. Oltre che come improvvisatore, Lenoci è attivo come interprete dal vasto repertorio, con un'attenzione particolare a compositori come Morton Feldman, Earle Brown, Sylvano Bussotti, John Cage oltre all'opera completa per strumento a tastiera di Johann Sebastian Bach. Dal 1990 insegna Prassi Esecutiva, Improvvisazione e Composizione  nei corsi  di jazz  del Conservatorio "Nino Rota" di Monopoli ove ricopre l'incarico di Coordinatore del Dipartimento di "Nuove Tecnologie e Linguaggi Musicali" all’interno del quale realizza produzioni e progetti didattici apprezzati a livello internazionali ed è Visiting  Erasmus Professor presso: Bucharest University, Corfu University, Royal Northern College of Manchester,Conservatorio Superior de Malaga, Franz Liszt Hochschule in Weimar, Conservatorio Superior de Madrid, Conservatorio Superior de Salamanca, Yasar University di Izmir. Nel 2011 è stato composer in residence presso l’Atlantic Center for the Arts  in Florida, USA. Nel 2012 il suo nome è stato inserito nel Dictionnaire du jazz di Philippe Carles. Ha suonato in tutta Italia, Francia, Spagna, Inghilterra, Romania, Ungheria, Albania, Argentina, Grecia, Turchia, Stati Uniti d'America, Canada, Olanda, Austria, Polonia, Belgio, Germania, Arabia Saudita  e inciso più di 50 cd per Splasc(h), Modern Times, ASC, ANT, Leo, afk, sentemo, vm-ada, DAME (Ambiances Magnetique), VEL NET, Soul Note, Amirani, NoBusiness. Nell’aprile 2015 ha vinto il Earle Brown / Morton Feldman Grant Program 2016/17 della E.Brown Foundation (USA). Steve Potts è un sassofonista americano conosciuto per il suo trentennale rapporto con Steve Lacy. Potts ha studiato architettura a Los Angeles e ha preso lezioni dal sassofonista Charles Lloyd. Successivamente è andato a New York dove è stato allievo di Eric Dolphy e si è esibito con Roy Ayers, Richard Davis, Joe Henderson, Reggie Workman e Chico Hamilton. Nel 1970 si trasferisce in Europa per vivere a Parigi. Si è esibito con Dexter Gordon, Johnny Griffin, Slide Hampton, Mal Waldron, Ben Webster, Hal Singer, Christian Escoudé, Boulou Ferré e Oliver Johnson. Intorno al 1973 conobbe Steve Lacy e suonò nei suoi gruppi per 30 anni. Potts ha prodotto anche numerose colonne sonore.

SERGIO ARMAROLI QUINTET with BILLY LESTER- TO PLAY STANDARD(S) AMNESIA
Il 2017 della Dodicilune si chiude con il nuovo progetto di Sergio Armaroli, terzo firmato quest'anno con l’etichetta pugliese guidata da Gabriele Rampino e Maurizio Bizzochetti. Giovedì 14 dicembre esce, infatti, in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali, "To play Standard(s) Amnesia" nel quale il compositore e vibrafonista è affiancato dal sassofonista Claudio Guida, dal contrabbassista Marcello Testa, dal batterista Nicola Stranieri e dal pianista statunitense Billy Lester. Il cd propone dieci standard - Body And Soul (and Bobby), You Go To My Head, All The Things You Are, Just Friends, The Nearness Of You (to Milt), Yesterdays, Autumn Leaves, All Of Me (in Red), Out Of Nowhere, My Old Flame (without Me) - riletti in una dimensione cameristica, fedele ai riferimenti stilistici di Lennie Tristano e Sal Mosca.  Billy Lester è, infatti, uno degli ultimi esponenti della fiorente scuola di Lennie Tristano. Nato a Yonkers (New York), dove vive e insegna, è un improvvisatore senza restrizioni, istintivamente lirico, che crea composizioni originali sulle strutture armoniche dei classici americani. Lester come il suo mentore S al Mosca, uno degli allievi più acclamati di Tristano, ha sviluppato la sua arte quasi in privato, un giovane prodigio che ha iniziato a suonare il piano all'età di quattro anni, per poi diplomarsi alla prestigiosa Manhattan School of Music. Affascinato dai grandi compositori e musicisti (Kern, Gershwin, Rodgers, Hart, Porter, Berlin, Mercer, Arlen, Powell, Tatum, Parker, Christian, Eldridge, Louis Armstrong e Lester Young) si avvicina giovanissimo al jazz. Dopo aver insegnato per decenni nella sua città natale, dedicando molto tempo alla sua famiglia, superati i cinquant’anni, con i figli cresciuti, ha sentito la voglia e la necessità di esibirsi in pubblico trovando la cosa sorprendentemente gratificante. Nei dischi e nei live Lester predilige la formazione del trio - ha collaborato e pubblicato con Testa e Stranieri che ritrova in questo disco - o del piano solo. "Solitamente parto da uno standard, lo riarmonizzo, inverto gli accordi, lo rielaboro in modo che non suoni più come l'originale ma come la mia personale interpretazione. Successivamente sviluppo nuovo materiale tematico e do vita ad una composizione originale, mia”, sottolinea. "To play Standard(s) Amnesia" è l’ottavo cd pubblicato da Sergio Armaroli con Dodicilune dopo “Prayer and request” (2010) e “Vacancy in the Park” (2015) con Axis Quartet, “Early Alchemy” (2013), “Tecrit” (2014) con Riccardo Sinigaglia (santur elettrico, flauti barocchi ed elettronica), "Micro and More Exercises" con Giancarlo Schiaffini (2016), "Structuring the Silence" (2017) con il batterista e percussionista svizzero Fritz Hauser e “From The Alvin Curran Fakebook - The Biella Sessions”  (2017) con il compositore Alvin Curran (piano, shofar, computer), il trombonista Giancarlo Schiaffini e il sassofonista Alipio Carvalho Neto. La poetica di Armaroli abbraccia molteplici ambi ti espressivi alla costante ricerca di un’unità dell'esperienza. Si dichiara pittore, percussionista concreto, poeta frammentario e artista sonoro oltre a fondare il proprio operare all'interno del "linguaggio del jazz" e dell'improvvisazione come "estensione del concetto di arte". Concentrato su una scrittura diffusa, consapevole di essere produttore "di-segni", dove l'invenzione verbale è "gesto poetico", nella vita è costretto ad uno sforzo pedagogico costante (www.sergioarmaroli.com). Svolge un’intensa attività artistica caratterizzata da un eclettismo stilistico accentuato con una tendenza alla dispersione linguistica come alla rinuncia e ad una forte predilezione per il "silenzio". Si è esibito in qualità di "attore musicale" e percussionista concreto in prestigiosi teatri e sale da concerto internazionali esponendo come artista in ambito off e sperimentale. Ha al proprio attivo numerose pubblicazioni in campo teorico musicale e poetico.

NELLO MALLARDO - LA BELLEZZA DELL'ESSENZIALE
Prodotto dall'etichetta Dodicilune, martedì 20 febbraio esce in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali, "La Bellezza dell'Essenziale", nuovo progetto in piano solo di Nello Mallardo.  Forte di un background classico e jazz e non alieno neppure alle sperimentazioni di linguaggi meno "aulici", ma di non minore interesse musicologico come il pop e il funk, il pianista e compositore napoletano propone nove composizioni originali che alternano il rigore contrappuntistico della musica classica agli effetti luministici della tradizione afro-americana. "In particolare, dalla pulsazione ritmica all'impiego di armonie pandiatoniche per quarte e di tessiture modali, ho ibridizzato il linguaggio di Debussy con altre mie esperienze, cercando sempre di esprimere me stesso", sottolinea Mallardo. "Nei brani infatti, ho parlato un linguaggio che reputo mio, la lingua più semplice con la quale esprimermi, attraverso una koinè in cui espressionismo e melodia potessero portare l’ascoltatore verso atmosfere intime e p rofonde. Il piano solo ha una forte dimensione intimistica, introspettiva, che crea un pathos incantevole. Tutti i brani, anche se appartenenti a periodi diversi, sono stati scritti per immortalare delle emozioni o dei momenti fondamentali della mia vita". Nello Mallardo (all'anagrafe Aniello Mallardo Chianese) è nato a Napoli nel 1983, inizia gli studi musicali all'età di sette anni, si diploma in pianoforte col massimo dei voti e la lode e si perfeziona sotto la guida dei Maestri Massimo Bertucci, Franco Scala e Boris Petrushanscky, in composizione con Patrizio Marrone e studia inoltre pianoforte jazz col il maestro Francesco Nastro. È vincitore di numerosi concorsi  pianistici nazionali. Dal 2007 ad oggi è pianista e Maestro collaboratore del corpo di ballo del Teatro San Carlo, partecipando regolarmente all’attività concertistica e alle tournée del teatro in Italia e all’estero. Ha collaborato e collabora tutt'oggi con Maitres de ballet ed insegnanti di  fama internazionale. Nel 2012, in occasione del bicentenario della nascita della scuola di ballo, si esibisce al Teatro San Carlo, eseguendo il pezzo per pianoforte di Claude Debussy  “Clair de Lune ” con il ballerino Domenico Luciani, su una coreografia di Domenic Walsh. Dal 2015 collabora con il pianista Francesco Nastro in un un progetto che prevede l'arrangiamento in chiave jazzistica per due pianoforti delle “danza di Brahms”, del “Sogno d'amore di Liszt” e della corrente in Gm di Bach e si sono esibiti in alcune manifestazioni importanti ,quali Ravello Festival, Napoli Piano City (main concert) ed altre associazioni musicali. Nel 2017 in occasione del Galà stelle del San Carlo compone un brano dal titolo "Senza di te" in prima mondiale commissionato ed eseguito dell'etòile di fama internazionale Giuseppe Picone tenutosi presso il Teatro Verdi di Padova.

EMANUELE PASSERINI - PACHO - OUR WORLD
Prodotto dall'etichetta pugliese Dodicilune, lunedì 26 febbraio esce in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali, "Our World", inedito progetto discografico del duo composto dal sassofonista Emanuele Passerini e dal percussionista Alessandro "Pacho" Rossi. Dieci brani originali, frutto di un serrato dialogo improvvisativo in studio di registrazione, per un album diviso in due "side": The Light Side ("Dawn Over A New Good World", "We Go East!", "Sayang", "The Flute Man", "Kill The Funk", "Dance To The Stars") e The Dark Side ("The Universe Is Our Home", "Free Spirits", "Stream Of Consc iousness"). "Our World" si chiude con il brano "Praises To The Masters" dedicato dai due musicisti a Nana Vasconcelos, Rashied Ali e John Coltrane. «Ho incontrato Pacho per la prima volta nel febbraio 2016, durante una sessione di registrazione in studio per il nostro amico e musicista Tiziano Tononi», sottolinea Passerini. «Sono rimasto impressionato dal suo modo di suonare, dal suo approccio spontaneo e disinvolto, dal suo senso del ritmo. Sentivo che eravamo sintonizzati su lunghezze d'onda simili. Così, poche settimane dopo, l'idea di registrare qualcosa con lui mi è venuta in mente in modo molto naturale», prosegue. «Per qualche tempo abbiamo solo scambiato idee e pensieri al telefono e poi ci siamo incontrati direttamente in studio per una sessione meravigliosa e molto coinvolgente. Prima non avevamo scritto nulla, avevamo solo sensazioni, intenzioni e giocavamo in totale libertà, seguendo l'un l'altro o seguendo le piccole idee abbozzate che avevamo deciso prima». Il risultato finale è un disco di improvvisazioni, alcune delle quali registrate direttamente e altre completate con sovraincisioni e aggiunte altri strumenti. «Ci siamo resi conto che durante quei giorni e attraverso le nostre anime uniche abbiamo "dipinto il mondo", abbiamo realizzato un "affresco musicale" che rappresenta i diversi lati e colori del nostro mondo, la luce e l'oscurità, la libertà e i molti contrasti, i suoni e il silenzio. E allo stesso tempo, mentre parlavamo gli uni con gli altri con i nostri strumenti e i nostri cuori, abbiamo elogiato i nostri Maestri la loro presenza e guida infinita e continua, da qui sulla Terra e dall'alto». Emanuele Passerini, classe 1971, si approccia allo studio del sassofono da autodidatta. La disinvoltura degli inizi gli regala un grande entusiasmo nel suonare e nel frequentare formazioni jazz, rock, blues, soul e acid. Studia con Daniele Cavallanti e Tiziano Tononi presso il CEMM di Bussero, per poi perfezionarsi con Tiziana Ghiglioni, Giovanni Tommaso, Walter Donatiello e Dave Liebman. Nel 2008 avvia il progetto New Standard Jazz Duo, oggi Painting Jazz Duo, con Galag Massimiliano Bruno Belloni che ha all'attivo, per Dodicilune, i cd "Talk and fly" (2013), "The well – Tempered Duo: Bach Project" (2014) e "Peace" (2017). Alex "Pacho" Rossi nasce a Milano nel 1970. Studia batteria e percussioni con Enrico Lucchini, Candelo Cabezas, Naco, Tiziano Tononi. Ha suonato con i maggiori artisti pop, rock e jazz italiani tra cui Rossana Casale, Karma, Ladri di Biciclette, Enzo Jannacci, Elio e le Storie Tese, Morgan, ed artisti internazionali come Jaimoe Johanson, James Taylor, Jenny Sheinman, Nels Cline, Ike Willis. Ha lavorato in televisione per la RAI italiana e molto altro. Insegna percussioni in NAM Bovisa a Milano.

SCHIAFFINI - PRATI - GEMMO - ARMAROLI - LUC FERRARI EXERCISES D'IMPROVISATION
Prodotto dall'etichetta pugliese Dodicilune, martedì 6 marzo esce in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei miglior i store digitali, il progetto discografico "Luc Ferrari Exercises d'Improvisation". Il trombonista Giancarlo Schiaffini, il violoncellista Walter Prati, la pianista Francesca Gemmo e il vibrafonista Sergio Armaroli propongono un omaggio al compositore e attore sonoro parigino (nato nel 1929 e scomparso nel 2005), personalità di rilievo internazionale nella stagione della prima grande sperimentazione dell'arte sonora a partire dai primi anni cinquanta, ancora poco conosciuto in Italia. Il disco sarà presentato ufficialmente sabato 10 marzo (ore 21) al Teatro Arsenale di < strong>Milano, in collaborazione con Erratum, nell'ambito della serata dedicata al progetto Tautologos III che ripropone il lavoro per gruppo di musicisti e attori firmato da Luc Ferrari nel 1969. Sul palco con il quartetto del disco anche i musicisti Claudio Chianura, Brunhild Ferrari, Mario Mariotti, Steve Piccolo, Gak Sato, Andrea Vigani e gli attori Veronica Del Vecchio, Greta Di Lorenzo, Ian Gualdani, Alessandro Pozza, Margherita Serra, Barbara Villa. «Che componga musica strumentale (come la musica concreta che chiamerà più avanti, da Eterozigote in poi, “musica aneddotica”), che fabbrichi immagini, che scriva poesie o proprie riflessioni, che giri film, Luc esprime le sue emozioni, la sua curiosità e il suo amore per la vita sempre con entusiasmo», sottolinea la moglie Brunhild Meyer-Ferrar i nelle note di copertina. «È in effetti la società in ogni suo aspetto, (rivolta, gioia, sofferenza, intimità e amore) il fondamento stesso dei temi che lo preoccupano e che traduce nelle sue creazioni. Ognuna delle sue creazioni implica, dunque, queste emozioni contraddittorie. Gioioso di natura e amante della risata esprime i suoi sentimenti con umorismo, ma anche con derisione e autoironia. Perdere l’umorismo fu per la sua vita un grave trauma e lui lo combatté con forza», prosegue. «Luc non si era mai piegato alle esigenze del mondo della musica, né classica, né “contemporanea”. Dal momento che egli non appartiene a nessuna categoria estetica stabilita o in voga, gli organizzatori sembrano perplessi non sapendo a quale categoria assegnare la sua opera. Inoltre, quest’uomo sempre elegante, amabile e sorridente, non poteva essere preso sul serio per il suo umorismo da quelli che volentieri lo consideravano un tipo poco serio», si continua a leggere. «Uno dei s uoi beni più preziosi. Terminata un’opera, non esitava ad avventurarsi in un’esperienza e in un ambito che non aveva ancora esplorato. Fino alla fine della sua vita amò esplorare nuovi percorsi come maneggiare le piastre cd come i dj. Gli incontri con DJ Olive e con eRikm gli aprivano un altro eccitante mondo del quale avrebbe voluto prolungare la vita». Il booklet è completato dalla partitura testuale completa del 1977 di Luc Ferrari sull'improvvisazione. Il compositore studiò alla École normale de musique di Parigi e fece parte del Groupe de recherches de musique concrète della Radio francese. Insegnò, tra l'altro, a Colonia (1964-66) e a Montreal (1966-67 e 1969). Nel 1966 produce Les Grandes Rèpetition, una serie di documentari televisivi focalizzati sulla musica contemporanea, in particolare su Olivier Mes siaen, Edgar Varèse, Karlheinz Stockhausen, Hermann Scherchen e Cecil Taylor. Nel 1982 creò l'associazione "La Muse en Circuit", studio per composizione elettroacustica e arte radiofonica. Nel 1996 allestì, invece, il suo studio personale, l'Atelier post-billig. Nel corso della sua carriera ha composto brani di musica strumentale, concreta ed elettronica, conquistando numerosi premi e riconoscimenti.

GIANLUIGI TROVESI - MEDITERRANEAMENTE
Mediterraneamente è il nuovo progetto discografico di Gianluigi Trovesi in uscita lunedì 12 marzo per l'etichetta pugliese Dodicilune, distribuito in Italia e all'estero da Ird e nei migliori store digitali. Il clarinettista, sassofonista e compositore lombardo e il suo Quintetto Orobico - completato da Paolo Manzolini (chitarre), Marco Esposito (basso), Vittorio Marinoni (batteria) e Fulvio Maras (percussioni) - propone dodici brani tra composizioni originali ("Gargantella", "Cadenze Orfiche", "Rina e Virgilio", "Materiali", "Siparietto"), tradizione ("Carpinese"), musica italiana ("Le Mille bolle blu") e napoletana ("Tu ca nun chiagne", "Tammurriata Nera"), standard internazionali ("Yesterdays", "In your Own Sweet Way") e un pezzo ("La Suave Melodia") del compositore barocco Andrea Falconieri (1585-1656).  «Credo che nell’ampia produzione discografica di Gianluigi Trovesi questo lavoro venga considerato dal suo autore come qualcosa di particolarmente intimo», sottolinea nelle note di copertina il giornalista, critico musicale e scrittore Claudio Sessa. «"Per me molti di questi brani sono come delle serenate", afferma Trovesi. Serenate, aggiungiamo, che si richiamano a un lirismo aperto, a volte teatrale: non le ruvide dichiarazioni d’amore che si potevano ascoltare nelle valli orobiche dalle quali è e merso il talento del nostro polistrumentista, ma la tradizione espressiva che egli definisce "mediterranea", in uno sguardo globalizzante che va da Gibilterra ai Dardanelli, dal Cairo a Marsiglia», prosegue Sessa. «E infatti spesso il suo interlocutore primus inter pares in questa incisione è la chitarra, storica protagonista (nelle sue varie incarnazioni regionali, dall’oud/liuto al mandolino al bouzuki) di tante appassionate canzoni notturne all’amata. Anche se poi Paolo Manzolini ne declina l’espressività in modo pienamente contemporaneo. Serenate del mondo d’oggi possono essere considerati anche gli standard della tradizione statunitense qui presenti, "Yesterdays" e "In Your Own Sweet Way" (entrambi riletti in modo appassionatamente originale), così come i momenti più ritmici dell’album, legati alla lunga (e un po’ autoironica) consuetudine di Trovesi per i temi danzanti e "dionisiaci"», sottolinea il giornalista. «Intima è anche la formula strumentale scelt a dal leader, che lega alcuni suoi storici collaboratori in conversazioni a poche voci, duetti, trii, scarne aperture più collettive che lasciano poi spazio a lievi "a parte" per un singolo strumento. Intimo e rivelatore, infine, mi pare il grande spazio assegnato in questa occasione al sassofono contralto. "In fondo io mi considero da sempre un altista", sottolinea Trovesi, che è particolarmente orgoglioso di essere stato lungamente "primo sax alto" della gloriosa orchestra ritmica (cioè fondamentalmente jazzistica) della Rai di Milano; e la constatazione, uscendo dalla bocca di uno dei maggiori responsabili della rinascita del clarinetto (anzi, della famiglia dei clarinetti) nel jazz contemporaneo, europeo e mondiale, non è da trascurare. È vero», conclude Sessa, «Trovesi nell’animo è sempre un sax contralto, anzi un grande sax contralto. La duttilità melodica, la varietà timbrica, l’intensità dinamica che esprime col suo strumento in questo disco sono quelli di un canto aperto, libero, necessario. Proprio la libertà e la necessità che spingono gli uomini a cantare le loro serenate».

GLUTENFREE TRIO - FARINA DEL MIO SACCO 
Prodotto dall'etichetta pugliese Dodicilune, martedì 20 marzo esce in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali, "Farina del mio sacco" il nuovo progetto discografico di brani originali del Glutenfree Trio, composto da Davide Di Camillo (basso elettrico), Christian Mascetta (chitarra elettrica) e Andrea Giovannoli (batteria), affiancati in quattro pezzi dal sassofonista Mattia Feliciani. Otto composizioni originali nelle quali il connubio tra funk, jazz, blues e rock genera melodie cantabili su un tappeto di energia e groove. Il disco sarà presentato ufficialmente in concerto sabato 7 aprile (ore 21 - ingresso libero) al Teatro Comunale di Città Sant' Angelo, in provincia di Pescara. "Se la musica è mia non può che essere senza glutine". Il Glutenfree Trio nasce nel 2016 dall'autoiro nica idea del bassista Davide Di Camillo che avverte l'esigenza di sviluppare le proprie idee musicali. Grazie a Christian Mascetta e Andrea Giovannoli, la band comincia a prendere forma partecipando a numerose rassegne ("Sabato in concerto jazz") e ottenendo i primi riconoscimenti (2016, primo premio al "Festival Nazionale dei Conservatori di musica Città di Frosinone"). A meno di un anno dalla sua nascita, il trio viene invitato a esibirsi a Instabul dal Comitato Nazionale Italiano Musica in collaborazione con l'Istituto Italiano di Cultura della metropoli turca. Il 2 maggio 2017 i tre musicisti entrano in studio per le registrazioni del primo disco. La scelta di suonare in trio (pur collaborando con con altri musicisti) non è casuale, anzi proprio dall'interplay e dallo scambio di idee tra i tre componenti nascono i brani originali di "Farina del mio sacco".

GINO GIOVANNELLI - OVERWHELMED
Prodotto dall'etichetta pugliese Dodicilune, esce il 25 marzo in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali, Overwhelmed, esordio discografico di Gino Giovanne lli. Negli otto brani originali il pianista e compositore campano è affiancato da Luigi Di Nunzio (sax), Marcello Giannini (chitarra), Umberto Lepore (contrabbasso) e Salvatore Rainone (batteria). Il disco sarà presentato ufficialmente nel giorno dell'uscita a Napoli all'interno della rassegna Piano City Napoli in due differenti performance: la prima alle 12 nello studio di registrazione Little Green House (Piazza Quattro Giornate 64) con un set elettrico (piano rhodes, synth ed effetti); la seconda dalle 16 in piano solo nella Casina Pompeiana della Villa Comunale. “È quasi come se varie sfaccettature di quest’artista emergessero allo stesso tempo", sottol inea nelle note di copertina il pianista italoinglese Juan Oliver Mazzariello. "Una miscela di sonorità che si possono trovare in generi che variano dal rap al rock, al jazz e perfino alla moderna musica classica. Indubbiamente si sente l’influenza di pionieri del jazz moderno come Aaron Goldberg, Mark Turner e Jonathan Kreisberg. I toni variano attraverso gli stili, fraseggi melodici (un suono continuo dato da un misterioso gusto della chitarra che va oltre il classico quartetto) e un ritmo molto complesso”. Il booklet è completato dalle brevi recensioni dei pianisti Roberto Tarenzi (“Gino è un pianista di raro talento e in questo suo primo album troviamo lirismo e introspezione non comuni accanto a forti influenze newyorkesi nella scrittura e nelle improvvisazioni”), Domenico Sanna ("Il disco esprime delle belle melodie, seppur non semplici allo stesso tempo musicali e piacevoli all’ascolto”) e Andrea Rea ("Nelle composizioni spicca un accurato equilibrio degli stru menti, tipico dei più grandi gruppi attuali. Mi ha colpito molto la vena melodica ed il suono di gruppo che è riuscito a creare").

SEBASTIAN PIOVESAN - TRAVELLING NOTES
Prodotto dall'etichetta pugliese Dodicilune, esce martedì 3 aprile in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali, "Travelling Notes", nuovo lavoro discografico del bassista e compositore veneto Sebastian Piovesan. Sette composizioni originali ispirate dalle esperienze vissute in occasione di alcuni viaggi in Francia, Belgio, Estonia che Piovesan cerca di esprimere attraverso suoni, melodie e armonie. "Note di Viaggio" o “Note in Viaggio”, n arrate come storie, brani scritti e suonati mentre il musicista esplorava questi luoghi. Ad accompagnarlo in questo viaggio, quattro musicisti che si sono formati, come Piovesan, al Conservatorio Giuseppe Tartini di Trieste: Francesco Ivone alla tromba, Giorgio Giacobbi ai sassofoni, Francesco De Luisa al pianoforte, Camilla Collet alla batteria. Il disco sarà presentato ufficialmente lunedì 9 aprile (ore 19) nel Laboratorio dell'orafo Maurizio Stagni in Via degli Artisti 7 a Trieste e il 28 aprile (ore 20.30) al 27Bflat Jazz & Blues Eetcafé di Brugge in Belgio. «Ogni viaggio inizia con quell’apparente sensazione di disorientamento, in cui tutto è nuovo ma che presto diventerà familiare (Disoriented Breeze)», spi ega Piovesan. «Il buio e la notte, il silenzio e la tranquillità, momenti in cui volgendo uno sguardo al cielo qualcosa ci riporta a casa (Evenings). Piacevoli sorprese, un dolce incontro inaspettato (Whillip), sensazioni ed emozioni che raccogliamo e portiamo dentro senza fine e senza tempo (Aeonian). È un girovagare attorno a qualcosa di misterioso che ci attrae (Around a Round Trip), forse inconsapevolmente spinti da quel proprio istinto che ci accompagnerà sempre (Funky Feeling). Un luogo diventato casa, non vorresti più ripartire, ma in cuor tuo sai che lo rivivrai ancora (Näeme jälle). L’augurio è che questo racconto sia soltanto la prefazione di una lunga narrazione ancora tutta da scrivere».

LELLO PETRARCA TRIO - REFLECTIONS
“Reflections" è il titolo del nuovo album del pianista e compositore campano Lello Petrarca. Prodotto, come il precedente "Musical Stories", dall'etichetta pugliese Dodicilune, il cd esce lunedì 9 aprile in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali. Affiancato da Vincenzo Faraldo al contrabbasso e Aldo Fucile alla batteria, Petrarca propone cinque suoi brani inediti ("Infinity", "Rigo Piano", "Reflections", "Giocando ad Anatole ", "Bye Joseph"), tre rivisitazioni ispirate dai temi classici di Debussy ("Un preludio in jazz"), Beethoven ("Patetico adagio") e Mozart ("Turca Fuga") e la conclusiva "Someday My Prince Will Come", brano di Larry Morey e Frank Churchill che fa parte della colonna sonora del film Disney "Biancaneve e i sette nani". «Lello Petrarca è semplicemente tutto quello che un musicista italiano degli anni duemila dovrebbe essere. Pianista vero, conosce a perfezione la storia del suo strumento (probabilmente il più “ingombrante”, in tutti i sensi, della cultura musicale occidentale) e questo gli consente di transitare con la leggera disinvoltura che solo una conoscenza intima e profonda permette per territori solo apparentemente lontani tra loro», sottolinea Gabriele Mirabassi nelle note di copertina. «Il pianismo classico romantico e l'amore per i grandi pianisti della storia del jazz sono senza d ubbio i fari che orientano con sicurezza il suo vagabondare tra stili e linguaggi», prosegue il clarinettista. «L'investimento in composizione e il conseguente rigore interpretativo richiesto al trio, il controllo dell'equilibrio formale fra scrittura e improvvisazione, la qualità dell'interazione fra i musicisti sono i valori che più saltano all'occhio. Il resto sta nella sua lunga esperienza e convivenza con e nella musica: l'anima partenopea con la sua proverbiale attitudine all'espressività “cantata”, la frequentazione assidua della pratica dell'arrangiamento e le incursioni in ambito pop sono ulteriori elementi che si fondono mirabilmente in una figura di musicista onnivoro e appassionato, capace di far confluire con naturalezza il suo enorme vissuto musicale in linguaggio affascinante e personale. Tutto questo è evidente in questo  bel lavoro discografico, che trasuda musicalità e cultura, divertimento e intensità, profondità e leggerezza. È stato un bel viaggio ascoltarlo da capo a fondo, seguirne le imprevedibili svolte stilistiche, le innumerevoli citazioni colte e popolari, la franca e rilassata comunicativa, lo swing, la cura del dettaglio esecutivo, le sorprese di arrangiamento. Il tutto condotto con grande personalità e sicurezza, senza mai essere straniante o provocare spaesamenti, ma anzi, riuscendo a mantenere una notevole coesione e unitarietà, un suono peculiare, una personalità forte. Magari i dischi riuscissero sempre così!».

MARCELLO CLAUDIO CASSANELLI - OVERTOUR
Prodotto dall'etichetta pugliese Dodicilune, esce lunedì 16 aprile in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali “Overtour", nuovo progetto discografico di Marcello Claudio Cassanelli. Il pianista e compositore propone sette bran i originali affiancato da Blake C.S. Franchetto al basso elettrico e contrabbasso, Bruno Farinelli alla batteria e, in due brani, da Cristiano Arcelli al sax e dalla voce di Giulia Barozzi. Un viaggio attraverso composizioni caratterizzate da elementi ritmici mediterranei e da influenze timbriche tipiche del periodo degli anni ‘70. Una scrittura che tiene fortemente coese melodia ed improvvisazione e si sviluppa con formazioni varie dal piano-trio fino all'interazione con sassofono, flauto e voce. L'uso di tastiere elettriche, piano rhodes e synth, oltre al pianoforte, conferisce ai brani un proprio sapore stilistisco che si allontana dal mainstream in una direzione di ricerca sonora propria e originale. Marcello Claudio Cassanelli, laureato con lode al biennio specialistico in musica jazz, dimostra spicca te attitudini musicali sin dall'infanzia e, dopo aver conseguito il diploma in pianoforte a pieni voti, coltiva con ampio interesse la musica jazz e rock esibendosi in numerose formazioni musicali. Accede quindi al biennio in musica jazz al Conservatorio G.B. Martini di Bologna. Studia con i docenti Stefano Zenni, Fabrizio Puglisi, Giampaolo Ascolese, Gregory Burk e consegue la laurea presentando la tesi sul processo artistico scaturito da Miles Davis, e la creazione dello stile per il piano elettrico. Durante la prima adolescenza frequenta inoltre il conservatorio per il corso di flauto traverso ed approfondisce la conoscenza di altri strumenti musicali come chitarra e percussioni. In quanto polistrumentista vanta collaborazioni per produzioni musicali di vario stile e l’album Overtour è il suo primo lavoro discografico che lo vede protagonista come compositore ed arrangiatore.

GIULIA GALLIANI MAG COLLECTIVE - SONG FOR JONI
Prodotto dall'etichetta pugliese Dodicilune, martedì 8 maggio esce - distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store online da Believe Digital - “Song For Joni” del Giulia Galliani Mag Collective. Il disco nasce dall'idea della trentenne cantante toscana di r ipercorre e sviluppare la vicinanza della cantautrice canadese Joni Mitchell al jazz. Una rilettura che enfatizza il significato intrinseco dei testi, attraverso la libertà propria del linguaggio jazzistico. Nove brani della Mitchell (Blue, Woodstock, The Jungle Line, Song To A Seagull, A Case Of You, Black Crow, Shadows And Light, My Old Man e All I Want) e "Goodbye Pork Pie Hat" di Charles Mingus, riletti ed eseguiti da Matteo Addabbo (pianoforte, organo hammond), Andrea Mucciarelli (chitarra), Giovanni Benvenuti (sax), Marco Benedetti (basso e contrabbasso), e Andrea Beninati (batteria, percussioni, violoncello). Ospiti in alcuni brani le voci di Camilla Battaglia, Sara Battaglini, Luca Latini e Olivia Rovai e le corde di Katia Moling, Rachele Odescalchi e Samuele Sapienza con l'arrangiamento di Giovanni Mancini. Il disco sarà presentato ufficialmente nel giorno dell'uscita al Teatro Politeama di Poggibonsi, in provincia di Siena (ore 21.15 - ingresso 6/8 euro). «Il progetto nasce in occasione della mia Laurea in Canto Jazz al Conservatorio P. Mascagni di Livorno sotto la supervisione del maestro Mauro Grossi. Avevo sempre desiderato analizzare i primi anni di carriera di Joni Mitchell per trovare nei suoi brani quel filo conduttore che l’aveva portata a collaborare con Pastorius e Mingus e ad avvicinarsi al mondo jazzistico», sottolinea Giulia Galliani. «Ho scelto alcuni brani che per melodia, armonia o anche retorica lirica e musicale fossero più rispetto che delle canzoni folk. Cercando di esaltare queste caratteristiche “nascoste” ho tramutato la lettura analitica in una rilettura musicale, con un'impronta personale che enfatizza il significato intrinseco dei testi, attraverso la libertà propria del linguaggio jazzistico. Dopo la Laurea ho deciso di completare il progetto e registrare un disco formando il MAG Collettive, perché la musica e gli arrangiamenti che erano nati in gruppo mi avevano sorpresa, meravigliata e convinta nonostante Joni Mitchell rimanga una cantante complessa sia vocalmente che per contenuti. Credo davvero che sia un lavoro che meriti di essere ascoltato». Classe 1988, Giulia Galliani ha studiato all'Istituto Superiore di Studi Musicali Pietro Mascagni di Livorno conseguendo la Laurea in Canto Jazz, seguendo lezioni e workshop con insegnanti di alto livello internazionale come Michele Hendricks, Joey Blake, Theo Bleckmann, Becca Stevens, Diana Torto, Titta Nesti, Maria Pia De Vito, Elisabetta Antonini, Tomasella Calvisi, Mya Fracassini, Dee Alexander e molti altri. Dal 2008 ad oggi ha avuto esperienze in campo professionale come cantante solista e corista in ambito jazz, blues, soul, pop e rock suonando con Francesco Petreni, Mauro Grossi, Giulio Visibelli, Daniele Mencarelli, Matteo Addabbo, Giulio Stracciati, Piero Bronzi, Luca Marianini, Andrea Scognamillo, Franco Fabbrini, Ettore Bonafè, Marcello Faneschi, Bibish Mola, Roberto Nannetti, Valter Poli, Nino Pellegrini, Diego Perugini, Stefano Negri, Mauro Porro, Sergio Corbini, Mariano Di Nunzio. Fa parte della Natural Revolution Orchestra diretta da Fabio Morgera grazie al q uale ha avuto la possibilità di suonare con Fabrizio Bosso, Walter Paoli, Piero Borri, Michele Papadia, Francesco Maccianti, Filippo Pedol, Dario Cecchini, Stefano Scalzi, Stefania Scarinzi, Riccardo Galardini, Guido Zorn, Luca Signorini, Renzo Cristiano Telloli, Claudio Giovagnoli, Andrea Melani. Fa parte della New Border Ensamble diretta da Mirco Mariottini, con Giovanni Falzone, Paolo Corsi e Marco Baliani. Ha fatto parte del coro Jubilee Shouters diretto da Gianna Grazzini cantando con Titta Nesti, Daniela Soria, Franco Nesti, Piero Giosuè ecc. ed é stata corista nel tour italiano di Shana Morrison. Fa parte inoltre del Novo Grupo Vocal diretto da Stefania Scarinzi specializzato in musica brasiliana. Dal 2016 è leader del MAG Collective, progetto di stampo jazzistico che vede la partecipazione di Matteo Addabbo, Giovanni Benvenuti, Marco Benedetti, Andrea Mucciarelli e Andrea Beninati. Fa parte del trio "TIB - The in Between" con Franco Fabbrini e Andrea Scognamillo con il q uale è coinvolta in una intensa attività concertistica per l'uscita del loro primo album. Dal 2012 ha avuto l'occasione di cantare in molti festival europei in qualità di lead vocal cantando con il rapper Ice MC. Ha inciso nel 2014 il suo primo disco come lead vocal "The Never Ending Breakfast" con i Tuna Milk, sempre come lead ha inciso “Visioni in Musica” con Mirco Mariottini. Ha inoltre partecipato ad altri dischi come “New Birth” con La Natural Evolution Orchestra, “Farfavole” di Renzo Rubino, “L'Assalto” con i Passo Gigante, "We Are Back" con i Videodrome, "Ruins" dei T.h.o.m., "Bugiardi Nati” di Matteo Addabbo Organ Trio.

PAOLA LORENZI E PEDRO MENA PERAZA - EN LA IMAGINACIÒN. JAZZ TRIBUTE TO MARTA VALDÈS
Un viaggio all’interno di un profondo sentimento interiore, dove il mondo delle piccole cose diventa un universo di emozioni intorno al quale ruota il senso dell’esistenza: prodotto dall'etichetta pugliese Dodicilune, nella collana Fonosfere, mercoledì 30 maggio esce - distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store online da Believe Digital - "En La imaginaciòn. Jazz tribute to Marta Valdès". La cantante Paola Lorenzi e il musicista, compositore e arrangiatore Pedro Mena Peraza rileggono otto temi dell’immaginifico e meditativo repertorio di Marta Valdès, una delle grandi signore del bolero e della canzone nello stile “filin”. "En La imaginaciòn" vuole evidenziare la natura fantasiosa, immaginaria a tratti quasi surreale dell’anima della compositrice, cantante e chitarrista cubana. Il progetto nasc e dopo l’esperienza dei due artisti al Festival Internacional Boleros de Oro (2003/2005) e al Recital per festeggiare i 70 anni della compositrice a L’Avana e prosegue in Italia per contribuire alla diffusione delle sue bellissime melodie, purtroppo ancora sconosciute nel nostro Paese. Il cd è completato dall’inedito “A Marta, un Bolero”, un sentito omaggio dei due musicisti, proposto in due versioni (bolero classico in quintetto e in duo voce e organo hammond). L’inciso è creato da citazioni melodiche e titoli di alcuni brani tra i più celebri di Marta Valdes. Paola Lorenzi (voce) e Pedro Mena Peraza (arrangiamenti, direzione musicale, chitarra, percussioni), sono affiancati in alcuni brani da Gianni Giudici (uno dei più importanti organisti jazz europei, considerato “il Padrino” italiano dell'Hammond, ex vice presidente e Product Manager di Generalmusic e attuale Brand Manager di Studiologic, t ra le sue collaborazioni quelle con Chet Baker, Bobby Watson,Eddie Davis, Gary Burton, Milt Jackson, Bruce Forman, Randy Bersen, Lew Tabackin,  Renzo Arbore), Massimiliano Rocchetta (pianoforte, tastiere, tra le sue collaborazioni Renzo Arbore, Mario Biondi, Flavio Boltro, Bob Brookmeyer, Fabrizio Bosso, Tullio De Piscopo, Gegè Telesforo), Stefano Travaglini (contrabbasso, tra le collaborazioni Dave Schnitter, Sal Nistico, Urbie Green, Howard Johnson, Bruce Forman, Peter Erskine, Lee Konitz, Steve Grossman, Jimmy Owens) e Daniele Marzi (batteria). «Non posso negare di sentirmi arrossire quando sento risuonare il mio nome messo in musica da Pedro Mena in quella canzone omaggio con cui inizia e termina il disco», sottolinea Marta Valdes nelle note di copertina. «Poteva essersi trattato di una somma di elogi, di una semplice sequenza di citazioni pr endendo a pretesto i titoli delle mie canzoni. Allora, io mi sarei limitata a ringraziare senza sapere in realtà perché. Non è questo il caso. La vita mi ha gratificato con la presenza, nella mia musica, di qualcuno, come Pedro Mena, che pur appartenente a una generazione tanto distante dalla mia, elimina le barriere del tempo e ci insegna con quella esemplare comprensione di un pensiero musicale che, se bene gli sia giunto in un caso attraverso alcune interpretazioni abbastanza diffuse, in un altro caso attraverso la mia propria visione, giunge ad appropriarsene e di ritorno senza deformazioni vi aggiunge accenti molto personali», prosegue. «Riconosco in Paola Lorenzi una di quelle voci che ascolterei volentieri cantare in ogni momento, come solo lei riesce a fare, in qualunque genere musicale, dove la sua interpretazione sempre dinamica, saggia ed emotiva, assume, invariabilmente, una forma che la differenzia da ogni riferimento precedente, anche se si tratta di versioni clas siche alle quali, con vera audacia, si avvicina fino al minimo dettaglio per alzare, quindi, il suo proprio splendido volo e lasciarci impressionati ed emozionati. Mi piace», entra nel dettaglio la compositrice cubana, «che il brano “Palabras” si sia adattato ad una versione così; mi riconosco in quel “No Hagas Caso”; ringrazio che tra le tantissime canzoni che diedi loro da scegliere, mi abbiano accontentato, come se avessi loro confessato l’angosciosa necessità che sento che “Canciòn Dificil” e “Juego A Olvidarme De Ti” non siano canzoni dimenticate. Infine sono al punto di pentirmi di aver dichiarato alla fine del testo di “Como Un Rio”, che “los rios de amor no saben” (“i fiumi non sanno l’amore”), dopo che Pedro Mena ha incontrato in questa canzone motivo per fare suonare i colpi dei tamburi Batà che caratterizzano Ochún, Dea, precisamente, del fiume e dell’amore, giungendo a rivelarci un’altra dimensione dell’opera musicale. Sento P aola Lorenzi e Pedro Mena affermare che “en mi tempo no existe el ayer” ("nel mio tempo non esiste lo ieri”) e rispondo loro con vera emozione, a loro e anche ai musicisti che hanno viaggiato nelle mie canzoni attraverso questo disco, che la cosa più preziosa di un regalo così è l’aver confermato una volta di più, che con tutta la lontananza che ci divide, il linguaggio della musica ha creato il miracolo di farci pensare che non è vero che esiste la distanza, che “està de fiesta la imaginaciòn” (“l’immaginazione è in festa”)».

FRANCESCO MARIA MANCARELLA - CONDIVISIONI
Prodotto dall'etichetta pugliese Dodicilune nella collana editoriale Controvento, martedì 19 giugno esce - distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store online da Believe Digital - "Condivisioni", primo lavoro discografico del pianista e compositore salentino Francesco Maria Mancarella. Otto brani inediti (Eco Sinfonia, Condivisioni, Due, Fissità, Fiori di Campo, Il fantasma del male, One ed Eco) che si muovono tra musica classica contemporanea e jazz. Mancarella, inventore del "pianoforte che dipinge", è affiancato da Lorenzo Mancarella (clarinetto) e Filippo Scrimieri (beat box). Il brano che dà il titolo all'album è impreziosito anche dalla presenza di Luca Colombo (chitarra), Giorgio Mancarella (basso) e Massimiliano Ingrosso (batteria). La piacevole sorpresa nel disco si riscontra nei tre brani (Eco Sinfonia, Due e Il Fantasma del Male) eseguiti insieme alla Bulgarian National Radio Symphony Orchestra diretta da Christo Pavlov. Il pianismo flessuoso e le composizioni, intese come processo creativo, evidenziano una musica elegante e suggestiva in cui si afferma una efficace ricerca della melodia e una particolare accuratezza nelle affermazione delle armonie jazz. Una congiunzione che si alterna talvolta tra concezione primordiale della musica e sofisticazione armonica, tra minimalismo filosofico e pulsione ritmica. Le composizioni pianistiche ricordano vagamente l'impressionismo di Satie e il mondo del jazz ambient ma quando subentra la parte ritmica che celebra l'incontro con la beatbox si aprono al mondo contemporaneo con una dinamicità e una dirompenza che fregia solo i musicisti di razza. Il disco si presenta come un libro da sfogliare. In primo luogo i temi fluidi, aeriformi e dinamici al tempo stesso con una ritmica delicata ma serrata che alterna momenti riflessivi ad attimi caleidoscopici, un clarinetto dal suono inconfondibilmente unico e un pianoforte dai colori cangianti ma sempre netti e profondamente empatici. Una ricchezza armonica dosata con stile paragonabile ad una panoramica lenta nel linguaggio cinematografico.

DAN MORETTI - INVOKE
Prodotto dall'etichetta pugliese Dodicilune, giovedì 21 giugno, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store online da Believe Digital, esce "Invoke", nuovo progetto discografico di Dan Moretti. Nei dodici brani originali, il sassofonista, flautista, compositore e produttore statunitense è affiancato da Mark Shilansky (piano), Jesse Williams (basso), Steve Langone (batteria), Bengisu Gokce (violino), Dan Lay (viola) e Marta Roma (violonce llo). “Questo disco voleva essere di natura melodica, con assoli più brevi di un classico prodotto jazz", sottolinea Moretti. "L’aggiunta di archi dal vivo come parti essenziali di cinque brani era un desiderio che avevo da molti anni. Per avere l’ispirazione per comporre “Invoke” mi sono appellato alla preghiera (pregando una divinità o uno spirito)", prosegue. "È quello che ho sempre sperato, avere l’opportunità di lasciarmi andare al potere dello spirito per farmi portare in un posto più profondo dove non ci sono confini”. Dan Moretti ha alle spalle un'eclettica carriera di oltre trent’anni, che gli ha fatto guadagnare premi e riconoscimenti in ambito internazionale. La sua ampia gamma di stili gli ha fatto avere l’opportunità di collaborare con musicisti d’Europa, Africa, Sudamerica, Asia, Israele e Turchia. Dan ha pubblicato 17 album inediti. Dan ha iniziato a suonare il sax tenore e il clarinetto a 12 anni, e l’anno seguente è stato inserito nella band giovanile di Rhode Island con cui si è esibito al Newport Jazz Festival, nel 1966. Nel 1985 l’etichetta Black Hawk ha pubblicato il suo primo album jazz, “Sometime Inside”. Dan si è esibito in lungo e in largo negli Stati Uniti, in Europa, Africa e Russia e ha viaggiato fino in India per suonare e tenere lezioni e seminari. Le sue influenze musicali vanno dal jazz e dalla musica classica fino al funk e al Latin jazz. Dalla fine degli anni ’70 ha suonato o collaborato insieme ad Aretha Franklin, The Temptations, Mike Stern, Dave Samuels, Dave Liebman, Marvin Stamm, Dr. John, e The Crusaders. Il suo approccio al jazz è sempre stato pluristilistico. Dal 1996 Dan è professore ordinario al Berklee College of Music di Boston. Nel 2006 ha vinto il Curriculum Development Award per il suo corso “Groove Writing”, che ha riscosso notevole successo. Tiene anche un corso online, “Arranging Contemporary Styles” sulla piattaforma Berkleemusic.com, da cui può insegnare a distanza a studenti di tutto il mondo. Nel 2008 ha pubblicato un libro, “Producing and Mixing Contemporary Jazz” per la casa editrice Hal Leonard-Berklee Press. Nello stesso anno è stato co-autore di “Essential Grooves”, testo fondamentale per il corso di Scrittura e Produzione Contemporanea a Berklee. Nel 2009 ha vinto la prestigiosa borsa di studio MacColl-Johnson per i compositori jazz, che gli ha consentito di scrivere e produrre un progetto con la Piccola Orchestra La Viola, un’orchestra tradizionale che gli ha fatto riscoprire le sue radici italiane. Dal 2002 a oggi, Dan è stato attivo in tutto il mondo e si è esibito con artisti come Nile Rodgers e Chic, portando in giro la sua musica e tenendo seminari i n Italia, Turchia, Regno Unito, Belgio, Olanda, Francia e Svizzera. Va sottolineata l’estate del 2006, in cui ha avuto l’opportunità di suonare con la resident band al tributo all’Atlantic Records (nell’ambito del 40esimo Festival Jazz di Montreux), insieme a Nile Rodgers, Robert Plant, Stevie Nicks, Chaka Khan, Kid Rock, George Duke, Solomon Burke, and Steve Winwood. Dal 2009 Dan ha viaggiato in Ecuador, Cina, Kenya, Italia, Malaysia, Singapore, Australlia. Nel giugno 2012 e nell’ottobre 2013 è stato headliner del Festival di Jazz Internazionale di Gibilterra. Nel 2011, al culmine dei due anni di lavoro dopo aver vinto la borsa di studio MacColl-Johnson, ha pubblicato con l’etichetta Dodicilune l’album Dan Moretti & Piccola Orchestra La Viola, uscito in Italia e in Europa. Sempre nell’estate del 2011 si è esibito molte volte in Italia, e un concerto indimenticabile è stato quello nella città natale di suo nonno, Monticelli De Esperia (Fr). Dal 2009 il suo album Tres Muse è arrivato al 17esimo posto della classifica di novembre di CMJ, e sempre nello stesso anno Foundations con Curt Ramm alla tromba e Bill Cunliffe al piano, ha raggiunto la 22esima posizione. Nel 2014 è stato pubblicato l’album Dan Moretti and the Hammond Boys, e ha raggiunto la top 20 nazionale su radio CMJ. Dal 2015 al 2017 è stato in tour in Asia ed Europa con Nile Rodgers, con performance alla Sydney Opera House, al Festival di Glastonbury nel Regno Unito e in Giappone in uno show in diretta televisiva.

ADRIANO CLEMENTE performed by AKASHMANI ENSEMBLE - CUBAN FIRES
Mercoledì 4 luglio esce in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali da Believe Digital, "Cuban Fires" di Adriano Clemente. Dopo "The Mingus Suite” e “Havana Blue” prosegue infatti la collaborazione tra l'etichetta Dodicilune (nella collana Fonosfere) e il compositore, pianista e arrangiatore salentino. Un nuovo progetto di composizio ni originali, un viaggio immaginario nei vari stili e tradizioni della musica cubana. Registrato a L'Avana di Cuba, il disco ospita nove musicisti che interpretano le otto composizioni di Clemente. L'Akashmani Ensemble include Thommy Lowry (tromba, flicorno), Eduardo Sandoval (trombone), Michel Herrera (sax alto/baritono e tenore), Emir Santa Cruz (sax tenore e clarinetto), Alejandro Falcòn (piano), Roberto "El Chino" Vàsquez (basso), Eduardo Silveira (congas, bongò, güiro, cowbell), Deivys Rubalcaba (timbales, güiro, cowbell, maracas), Degnis Bofill (batteria e percussioni). “Ho inizialmente concepito Cuban Fires come il seguito di Havana Blue, con l’idea di approfondire alcuni aspetti della tradizione musicale cubana. Volevo anche esplorare sonorità differenti, e per questa ragione in occasione del mio secondo viaggio a L’Avana nel dicembre del 2016 ho contattato Eduardo Sandoval, un giovane musicista e trombonista di talento il cui primo cd Caminos Abiertos mi aveva particolarmente colpito", racconta il compositore. "Il disco si apre e chiude con due versioni di Cuban Fires, omaggio alle sue radici africane, che a loro volta iniziano e terminano con brevi canti Yoruba eseguiti da Eduardo Sandoval e suonati sui tre tradizionali tamburi batà. Ritmicamente basata sulla clave di rumba o guagancò, è una lunga composizione modale che alterna parti scritte a improvvisazioni. Inizia com un’invocazione all’oricha (santo) Obatalà, il padre dell’umanità secondo il culto Yoruba conosciuto anche come Santeria: Iyalawa Oricha o Iyalawa Akakioke, Awanile Oricha o Iyalawa Akakioke".  Il disco è completato da altri sei brani. Con Alma è l’adattamento in forma di bolero di un breve brano che Clemente aveva originariamente scritto per due violoncelli. Mango Cha è eseguito nel classico stile cha cha cha. Nueva Ale gria, il cui tema è eseguito dal trombone, è ritmicamente più vicino all’attuale salsa cubana. Mambo House è ispirata al celebre “Mambo Inn” di Mario Bauza che è diventato uno degli standard più eseguiti nel latin jazz. G Son, il cui tema è suonato dal clarinetto, è eseguito ritmicamente nello stile di un changüi. Olvidado, interamente scritto e senza improvvisazioni, consiste di due sezioni, la prima in 7/8 e in forma di duetto di piano e clarinetto, e la seconda, racchiusa nella prima, nello stile di una guajira. "L’ultimo brano è una ripresa di Cuban Fires in versione abbreviata con un assolo al sax tenore di Michel Herrera, la quale termina con un’invocazione a Elegguà, l’oricha che apre e chiude tutti i cammini e assicura la stabilità", conclude Clemente. Nato a Lecce nel 1958, cresciuto a Napoli, Adriano Clemente inizia a suonare la chitarra e il p ianoforte in tenera età. Dal 1978 al 1980 guida un quartetto (chitarra, liuto, flauti, voce), ispirato alla musica celtica e rinascimentale, mettendo in musica le poesie di William Blake. Nel 1982 trascorre molti mesi in India e Nepal per studiare il sarod, strumento a corde della tradizione Hindustani, e lo stile vocale khyal. Nel 1986 collabora con Costantino Albini alla colonna sonora del film tv "Cinque Piccoli Indiani" di Paolo Brunatto, suonando sarod, dulcimer martellato e percussioni. Nel 1991 torna in India per studiare lo stile vocale dhrupad. Nel 1996 Amiata Records pubblica "Akashmani: Across the Sky", musica minimalista nella tradizione di Terry Riley e Steve Reich eseguita su tastiere Yamaha e Roland. Alla fine degli anni Novanta forma il Vajra Trio con Costantino Albini (sitar, percussioni) e Bernhard Siegel (flauto, megaharp). Dal 2000 studia pianoforte jazz, arpa venezuelana, sax soprano e improvvisazione, ritmi latini e percussioni. Nel 2011 fonda l'Akashmani Jazz Ensemble con il quale si esibisce in vari concerti. Con l'etichetta Dodicilune ha pubblicato  "The Mingus Suite” (2016), “Havana Blue” (2017) e "Cuban Fires" (2018).

CONVERGENZE PARALLELE - CHI TENE 'O MARE
Giovedì 5 luglio esce distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store online da Believe Digital, "Chi Tene 'O Mare" del quartetto Convergenze Parallele. Prodotto dall'etichetta pugliese Dodicilune, nella collana Controvento, il disco è un omaggio a nove brani di Pino Daniele. Quando, Je sto vicino a te, Chi tene 'o mare, Alleria, Sicily, Sulo per parlà, Quanno chiove, Anim a e Napule è sono trattati e riarrangiati come dei veri e propri standard jazz del Real Book napoletano. Il progetto Convergenze Parallele, guidato dalla cantante napoletana Emilia Zamuner, è completato da Paolo Zamuner (piano, rhodes), Lorenzo Scipioni  (contrabbasso) e Michele Sperandio (batteria). “Pino è un pezzo di storia per noi napoletani. Le emozioni che ha regalato alla città di Napoli sono tante. Il nostro omaggio a Pino Daniele in realtà vuole essere qualcosa di più grande", sottolineano i quattro musicisti nelle note di copertina. "Ci siamo sforzati di vivere ed interpretare i suoi brani in un'ottica diversa, la stessa che nel jazz viene usata per trattare grandi capolavori che resteranno nella storia della musica”. “I brani di Pino Daniele rientrano senza dubbio alcuno nell'antologia degli standard americani ed è affascinante notare come i giovani trasformino una musica così radicata nel tessuto sociale in musica del presente, con richiami ad una 'napoletanità' che fu ma che per certi versi ancora è", scrive la pianista Elisabetta Serio, al fianco del cantautore napoletano durante gli ultimi tour. "Emilia è una forza della natura. Il mio incontro con lei è avvenuto al conservatorio di Napoli durante il corso di laurea in jazz. Una ragazza a dir poco solare, sognante, leggera, complessa nonostante la sua giovane età, con una splendida famiglia che mangia semicrome e marmellata. La sua vocalità, degna di una Fitzgerald nostrana, è potente, onirica, trasversale, ambiziosa, mai scontata. In questo passionale e consapevole omaggio a Pino la voce dialoga con un pianoforte evocativo di una new york contemporanea. Ogni brano c ela sorprese ritmico-armoniche inaspettate e ciò che colpisce è un suono ipnotico, rotondo, immaginifico. Auguro ad Emilia ogni successo che merita”.

ROBERTO BARTOLI - LANDSCAPES
Prodotto dall'etichetta pugliese Dodicilune, mercoledì 18 luglio esce - distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store online da Believe Digital - "Landscapes" di Roberto Bartoli. Affiancato da Achille Succi (clarinetto basso), Stefano Bedetti (sax tenore), Daniele Santimone (chitarra classica e acustica) e Stefano Nanni (piano), il contrabbassista propone dodici brani originali e le cover di "Je me suis fai t tout petit (all’amore)" di Georges Brassens e di due pezzi di Charlie Haden, "Our Spanish Love Song" e "Spiritual". “Durante il mio percorso artistico ho sempre avvertito l'esigenza di scrivere la mia musica: la composizione mi ha aperto spazi, visioni, possibilità espressive rare e talvolta si è rivelata decisamente terapeutica", sottolinea Bartoli. "È risultato dunque naturale per me, forse inevitabile, avviare questo progetto discografico che mi vede coinvolto principalmente in veste di autore. Si tratta di un lavoro autobiografico, una raccolta di appunti e composizioni che coprono un arco temporale piuttosto lungo: schizzi diversi e distanti tra loro, ma volutamente accostati, perché ciascuno di essi rappresenta un tassello importante che concorre alla visione complessiva del luogo e del tempo in cui vivo. Landscapes sono paesaggi dell'anima: per descriverli ho scelto una musica dal respiro meditativo ed introspettivo in cui la melodia, con la sua capacità di evocare e rendere intelligibile l’esperienza personale, svolge un ruolo primario, ed in cui  l'improvvisazione riesce a fondersi alla scrittura melodica senza mai prevaricarla", prosegue. "L'intento è quello di sfrondare la musica dal superfluo, per avvicinarmi ad un’idea di essenzialità in cui sempre più mi riconosco". Roberto Bartoli ha partecipato a festival internazionali in Italia, Francia, Svizzera, Austria, Germania, Belgio, Spagna, Portogallo, Slovenia, Croazia, Russia, Bulgaria, Libano, Tunisia, Etiopia. Ha collaborato a numerose registrazioni  per diverse etichette discografiche, tra cui YVP Music, Splash’ Records, Philology, Stella Nera, El Gallo Rojo, Dodici Lune, Limen Music. Molte sue composizioni sono state trasmesse nelle programmazioni di RAI-Radio3, come pure una sua partecipazione ai Concerti del Quirinale a Roma. Nel marzo 2013 si è esibito al Teatro alla Scala di Milano, presentando tra l’altro alcune sue composizioni dedicate a Bela Bartòk. Ha tenuto una lezione sulla improvvisazione al Conservatorio di musica di Addis Abeba. È docente di contrabbasso e didattica d’insieme presso la Nuova Scuola Comunale di Musica di Imola, dove dirige anche l’orchestra degli allievi.

ONE LESS QUARTET FEAT. FABRIZIO BOSSO - MASSIMO MORGANTI - FAMILY PORTRAIT 
Prodotto dall'etichetta pugliese Dodicilune, sabato 25 agosto esce, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store online da Believe Digital, "Family Portrait", disco d'esordio del One Less Quartet. Il gruppo, composto da Edoardo Petracci (basso e contrabbasso), Sabatino Matteucci (sassofoni), Massimo Saccutelli (piano, rhodes) e Luca Cingolani (batteria), è affiancato, in cinque degli undici brani, dal trombettista Fabrizio Bosso e dal trombonista Massimo Morganti.  L’originale sound del quartetto, nato nel 2015, coniuga il gusto per le sonorità più vicine al moderno jazz d'oltreoceano con quelle più calde di matrice mediterranea. L’album contiene dieci tracce originali composte, con stili differenti, da Petracci ("Family Portrait", "Partenze", "Intimità", "Nastine", "Don Carluccio", "Via Virgilio") e Matteucci ("Infinito", "Teratango", "Prospettive Diverse", "Doppia Faccia") oltre a una rivisitazione del brano "Dolce Sentire" di Riz Ortolani. Nel giorno dell'uscita (sabato 25 agosto, ore 21.30 - ingresso gratuito) il disco sarà presentat o ufficialmente in concerto in via Conchiglia a Civitanova Marche all'interno del calendario del Civitanova Jazz Festival.  «Prendendo in prestito il titolo di un brano originale del disco, “Prospettive Diverse”, direi che questo incarna alla perfezione l’approccio che il gruppo ha nei confronti della musica», sottolinea Ferruccio Spinetti nelle note di copertina. «Per essere un disco d’esordio si respira maturità ed omogeneità in tutte le tracce. Viviamo in un’epoca dove è stato detto e scritto di tutto in ambito musicale e la cosa che più mi ha colpito è proprio questa ricerca di un sound, un suono, uno stile personale, anche attraverso le composizioni originali firmate da Petracci e Matteucci. La scelta - che poteva sembrare sulla carta azzardata - di rivisitare un brano come “Dolce Sentire" ci dà la misura del coraggio che i nostri musicisti hanno avuto nel provare a trattare questo brano come fosse uno standard jazz del Real Book classico. Scommessa vinta. Ottima anche la scelta di avere come ospiti Massimo Morganti al trombone e Fabrizio Bosso alla tromba, due musicisti che non hanno certo bisogno di presentazioni. Mi auguro che questo primo disco sia per il quartetto il primo di una lunga serie, sicuro che la loro “prospettiva" meriti d’essere ascoltata da più orecchie possibili, sia dal vivo che in cd».

CLOSE (YOUR) EYES OPEN YOUR MIND
WALTER PRATI - SERGIO ARMAROLI
Prodotto dall'etichetta pugliese Dodicilune, lunedì 10 settembre esce - distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store online da Believe Digital - "Close (your) Eyes Open Your Mind", il nuovo progetto discografico con brani originali del duo composto da Walter Prati (basso, violoncello, electronics) e Sergio Armaroli (percussioni, electronics). “Chiudere gli occhi e aprire la mente è ciò che si chiede a chi vuole ascoltare musica. Gli occhi vedono ciò che la mente vuole vedere e la mente permette di vedere quello che il cuore di ciascuna persona ha bisogno di sentire", sottolinea Walter Prati nelle note di copertina. "È una continua corrispondenza tra necessità di chi ascolta e di chi fa musica. Forse questo è il riassunto del dialogo musicale tra due musicisti e un tam tam; un tam tam particolare, piuttosto imponente in grado di generare una così vasta gamma di suoni, capace di reagire a materiali così differenti (è stato suonato con diversi tipi di metallo, legno, stoffa) restituendo suoni sempre molto ricchi di suggestioni ancestrali. Dal quel materiale iniziale siamo partiti con il nostro interloquire che ha compreso altre percussioni, suoni elettronici, acustici ed elettrici", prosegue il musicista e compositore. "Sono nati così cinque dialoghi tra pensiero interiore, individuale e realtà collettiva. Tra acustico ed elettronico, tra scrittura e improvvisazione. Lo sguardo limitato degli occhi ha lasciato spazio allo sguardo onnicomprensivo della mente. Nella cosmogonia buddista si narra del bodhisatva Milletamburi capace di suonare mille musiche differenti nel medesimo momento. Una raffigurazione potente della capacità intrinseca dell’uomo di poter fare e compiere azioni al di la delle proprie capacità considerate razionalmente. Semplicemente chiudendo gli occhi e aprendo la mente”. Compositore ed esecutore, Walter Prati svolge attività di ricerca musicale, da sempre orientata verso l’interazione fra strumenti musicali tradizionali e nuovi strumenti elettronici, frutto dell’applicazione informatica al mondo musicale. Sue composizioni sono presenti in Italia nei cartelloni dei maggiori teatri e rassegne musicali. Dalla fine degli anni ’80 collabora con Evan Parker con il quale mette a punto un progetto di improvvisazione ed elettronica; progetto che porterà in seguito alla formazione del Electroacoustic Ensemble. Significativi poi gli incontri artistici con il chitarrista americano Thurston Moore (componente del gruppo Sonic Youth) e con il cantante inglese Robert Wyatt con i quali ha realizzato progetti discografici e performance live. Ha inciso dischi per BMG Ariola, Ricordi, Pentaflower, ECM, Materiali Sonori, Leo Records, Auditorium. La poetica di Sergio Armaroli abbraccia molteplici ambiti espressivi alla costante ricerca di un’unità dell'esperienza. Si dichiara pittore, percussionista concreto, poeta frammentario e artista sonoro oltre a fondare il proprio operare all'interno del "linguaggio del jazz" e dell'improvvisazione come "estensione del concetto di arte". Concentrato su una scrittura diffusa, consapevole di essere produttore "di-segni", dove l'invenzione verbale è "gesto poetico", nella vita è costretto ad uno sforzo pedagogico costante (www.sergioarmaroli.com). Ha studiato all'Accademia di Belle Arti di Brera e al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. Si è perferzionato all'Accademia della Fondazione A. Toscanini di Parma e presso l'Accademia del Teatro Alla Scala di Milano conseguendo il titolo di professore d'orchestra. Ha frequentato inoltre l'Instituto Superior de Arte de L'Habana a Cuba. Ha suonato in diverse orchestre classiche, si è perfezionato sulla marimba e ha seguito corsi di batteria tenuti da Joey Baron, Han Bennink, Trilok Gurtu e Dom Um Romao. Ha al suo attivo diverse composizioni per il teatro e ha partecipato a diverse formazioni orchestrali italiane ed europee, nonché a una serie di registrazioni di musica classica e da camera. Nell'ambito del jazz si esibisce come vibrafonista e percussionista. Ha al proprio attivo numerose pubblicazioni in campo teorico musicale e poetico. Questo è il suo decimo cd con l’etichetta Dodicilune dopo “Prayer and request” (2010) e “Vacancy in the Park” (2015) con Axis Quartet, “Early Alchemy” (2013) un solo di marimba, “Tecrit” (2014) con Riccardo Sinigaglia (santur elettrico, flauti barocchi ed elettronica), "Micro and More Exercises" con Giancarlo Schiaffini (2016), "Structuring the Silence" con Fritz Hauser (2017), “From The Alvin Curran Fakebook - The Biella Sessions” con il quartetto guidato da Alvin Curran, "To play Standard(s) Amnesia" con il suo quintetto e Billy Lester (2017) e "Luc Ferrari Exercises d'Improvisation" con Giancarlo Schiaffini, Walter Prati e Francesca Gemmo.

KULU SÉ MAMA - NÉCESSAIRE DE VOYAGE
"Nécessaire de Voyage" è il titolo del primo lavoro discografico del quintetto Kulu Sé Mama. Il disco, prodotto dall'etichetta Dodicilune con il sostegno di Puglia Sounds Record 2018 e distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store online da Believe Digital, sarà presentato venerdì 21 settembre (ore 21 - ingresso 8 euro - 15 euro incluso cd), nel giorno dell'uscita ufficiale, al Teatro Paisiello di Lecce. Sul palco Gabriele Rampino (sax tenore e soprano, sound design), Maurizio Bizzochetti (chitarre), Maurizio Ripa (piano), Maurizio Manca (basso elettrico) e Daniele Bonazzi (batteria) proporranno i brani originali (firmati da Rampino e Ripa) contenuti nel disco. Una parte dell'incasso del concerto, organizzato in collaborazione con il Comune di Lecce, sarà devoluto alle attività dell'Associazione Ambarabà di Carmiano. Legato in origine all'avanguardia e al panafricanismo post-coltran iano, il progetto Kulu Sé Mama muove verso territori non ignari di un certo suono elettrico, protofusion, ma con un linguaggio influenzato dalla modernità. Spacejazz, ritmi dispari, traiettorie improvvise, animo prog. Mantiene in sé qualcosa di trascendente e un carattere di ritualità, un qualcosa di ancestrale. Kulu Sé Mama è un gruppo nel senso storico del termine, laddove l'unità di intenti corrisponde ad un suono coeso. Nato negli ultimi '80 da un'idea di Gabriele Rampino e Maurizio Bizzochetti (oggi rispettivamente direttore artistico e label manager della Dodicilune), Matteo Alemanno, Fabrizio M. Coppola e Gennaro Rogges, il gruppo è stato un cantiere di lavoro, un laboratorio di idee che ha ospitato musicisti come (in ordine più o meno cronologico) Filippo Preite, Patrizia Gorgoni, Daniele Bonazzi, Fausto Alimeni, Nando Mancarella, Gabriele Sebaste, Giampiero Perniola, Maurizio Ripa. E molti altri, sino alla sua formazione attuale, anche essa aperta e variabile. È s tato tra i riferimenti del Fez, vero e proprio fenomeno culturale in Puglia nei primi anni '90, animato da Nicola Conte e Maurizio Macrì. Dopo quasi trent'anni arriva il disco d'esordio "Nécessaire de Voyage", sostenuto da Puglia Sounds Record 2018 (Regione Puglia - Fsc 2014/2020 - Patto per la Puglia - Investiamo nel vostro futuro).

NICOLA CRISTANTE - KOAN
Prodotto dall'etichetta pugliese Dodicilune, martedì 18 settembre esce - distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store online da Believe Digital - "Koan" di Nicola Cristante. Nel disco il chitarrista e compositore veneto è affiancato da Daniele Vianello al basso e Max Trabucco alla batteria e dagli ospiti David Boato alla tromba e Matteo Alfonso al piano. Il disco propone cinque brani originali (Kalalombra, Koan, Coacamoma, Fried Ch icken e Giant Jumps) e le riletture di Out Of Nowhere di Johnny Green ed Edward Heyman e Speak Low di Kurt Weil e Ogden Nash. “Ho scelto Koan come titolo di questo album, per via dell’apertura ai vari significati che questo termine della filosofia zen contiene, ognuno dei quali si ricongiunge in modo profondo alle misteriose ragioni dell’esistenza", sottolinea Cristante. "Come il mistero che ci spinge a fare musica e a condividerne le emozioni che suscita in noi con chi ascolta, nella necessità di comunicare, come un Koan, ciò che alberga nel profondo del nostro essere”.  Nicola Cristante inizia giovanissimo l’attività musicale in formazioni rock-blues. Dopo questa esperienza esplora altri generi (funk, R&B, reggae, musica latina, bossa nova) per approdare infine al jazz. Durante la sua carriera ha avuto modo di suonare con Thys Van Leer (Focus) Allan Zavod (pianista di Frank Zappa), Ron Savage, John Stowell, Eliot Zigmund, Pietro Tonolo, Marc Abrams, Jimmy Weinstein, Danilo Gallo, David Boato e molti altri. Ha partecipato a festival internazionali e nazionali, svolto attività didattica in scuole pubbliche e private e scritto su rubriche di settore. Ha collaborato per molti anni come compositore e arrangiatore con l’autore Maurizio Piccoli (Mia Martini, Ornella Vanoni, Loredana Bertè, Fiorella Mannoia) e con la Warner Bros Italia. Negli ultimi 12 anni è parte del quartetto stabile del “Venice Jazz Club”.

UGO MORONI - PINTURAS
Prodotto dall'etichetta pugliese Dodicilune, lunedì 24 settembre esce - distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store online da Believe Digital - "Pinturas" il nuovo lavoro discografico del chitarrista e compositore bolognese Ugo Moroni. Tre brani originali ("Saturno divora i suoi figli", "Pinturas negra" e e "La V° di Goya") e le riproposizione di "A foggy day" di George Gershwin e "Demon’s Dance" di Jackie Mclean eseguite da un nutrito ensemble composto da Giovanni Benvenuti (sax tenore), Gaetano Santoro (sax baritono), Daniele D’Alessandro (clarinetto basso), Gabriele Polimeni (tromba), Roberto Solimando (trombone), Vincenzo Messina (batteria), Marco Vecchio (sax alto e soprano), Federico Eterno (sax alto), Olivia Bignardi (clarinetto soprano), Valeria Sturba (violino elettrico, theremin), Irene Giuliani (piano), Filippo Cassanelli (contrabbasso e basso elettrico), Gabriele Quartarone (basso elettrico). "Pinturas rappresenta l’incontro tra arte figurativa e musica, le mie due più grandi passioni", sottolinea Ugo Moroni. "Ho tratto ispirazione dalla figura esoterica ed inquisitoria del pittore Fra ncisco Goya cui sono dedicati i brani “Pinturas Negra”, “La V° di Goya” e “Saturno divora i suoi figli”. In essi, come nelle “Pitture Nere” di Goya, “Eros e Thanatos” sono interpretati come aspetti unilaterali dell'essenza umana e di conseguenza legati tra loro da una continuità dialettica che viene espressa in musica attraverso gli opposti: melodia e rumore, pieno e vuoto, insieme alla scelta di musicisti molto diversi tra loro appositamente associati proprio per questo motivo", prosegue il chitarrista. "Un altro aspetto che mi interessa è lavorare con grossi ensemble, dall'ottetto al diecimino e questo è stato possibile grazie alla collaborazione di quattordici straordinari musicisti oltre che amici, che hanno abbracciato “Pinturas” con grande entusiasmo". Ugo Moroni, laureato al DAMS di Bologna e diplomato in chitarra jazz al Conservatorio G. B. Martini di Bologna col massimo dei voti (triennio e biennio), frequenta numerosi corsi di perfezionamento come Siena Jazz, Umbria Jazz, Roccella Jazz festival, Veneto Jazz festival. Negli anni svolge un'intensa attività concertistica e di studio suonando in diversi festival e incidendo molti dischi. Collabora inoltre con il collettivo “Improvvisatore involontario”.

CAMILLA BATTAGLIA - EMIT: ROTATOR TENET
La cantante e compositrice Camilla Battaglia pubblica il suo secondo album dal titolo “EMIT: RotatoR TeneT”, in uscita l’8 ottobre 2018 per l’etichetta Dodicilune. Dopo l’esordio di “Tomorrow-2 more Rows of Tomorrow”, questo nuovo progetto celebra in musica il concetto di “ tempo” attraverso la lente della scienza e della filosofia. Ad accompagnare Camilla ci sono Michele Tino al sax alto, Andrea Lombardini al basso elettrico e Bernando Guerra alla batteria, con la partecipazione di Ambrose Akinmusire alla tromba. La gestazione di questa ultima, e audace, fatica discografica è durata circa due anni. Complici Copenaghen e Berlino, due città dove Camilla ha vissuto e che hanno contribuito a influenzare profondamente, non solo il suo percorso umano e artistico ma anche la sua intera opera. In “EMIT: RotatoR TeneT”, Camilla Battaglia attinge apertamente dalla scienza, dalla letteratura e dalla filosofia. Diversi, infatti, sono stati i suoi punti di riferimento: le poesie di Sylvia Plath, le lettere contenute nelle premesse di ‘Essere e Tempo’ di Heidegger, i numeri corrispondenti alle consonanti tra le parole proclamate dal demone ne ‘La gaia scienza’ di Nietzsche e, infine, le immagini efficaci di Carlo Rovelli ne ‘L’ordine del tempo’. Questo bacino immenso di ispirazione - dichiara Camilla - mi ha spinto a declinare in musica il cuore di tutte queste ricerche e speculazioni, attraverso l’intreccio di cellule ritmiche e melodiche, in cui si perde la percezione comune del tempo scandita da prima, ora, dopo. Camilla Battaglia, dunque, si interroga sullo scorrere del tempo, seguendo un processo analitico in cui la musica è dettata anche da teorie che dimostrano l’esistenza di innumerevoli realtà discontinue, che convivono in tem pi e spazi diversi. Il risultato finale è un concept album, un’opera totale, in cui il messaggio è chiaro fin dall’inizio. Il titolo del disco, e il suo inverso (“teneT rotatoR: TIME”), definiscono insieme la natura dell’album stesso che, appunto, inizia, finisce e ricomincia di nuovo. Stavo cercando un titolo che rappresentasse la circolarità del tempo. Sono arrivata presto a 'Rotator' e 'Tenet' - afferma Camilla Battaglia - due parole palindrome che significano rispettivamente 'rotatorio' e 'principio-origine', e in seguito ho pensato che l'inversione della parola chiave 'time' (tempo), ovvero 'emit', significasse proprio promulgazione o enunciato. La musica che dà vita alle otto tracce dell’album è un’e perfetta tra regole scritte e improvvisazione sviluppatasi in maniera naturale, sperimentando tecniche compositive in cui tutto si lascia guidare costantemente dall’idea originaria. Una sensazione di immaginario spaesamento permette, a chi ascolta, di perdersi e ritrovarsi contemporaneamente all’interno di un apparente caos, in cui la percezione del tempo svanisce, per lasciare spazio solo agli eventi che accadono. Una produzione Dodicilune, con il sostegno del MiBAC e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”, distribuzione Ird.

ROBERTO OTTAVIANO - ETERNAL LOVE 
Prosegue la collaborazione tra l'etichetta discografica salentina Dodicilune, guidata da Gabriele Rampino e Maurizio Bizzochetti, e il sassofonista barese Roberto Ottaviano. Lunedì 15 ottobre, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store online da Believe Digital, con il sostegno di Puglia Sounds Record 2018, esce "Eternal Love". Il disco - che si apre con la tradizione africana di Uhuru - propone due brani originali di Ottaviano ("Questionable 2" ed "Eternal Love") e le reinterpretazioni di sei pezzi di Abdullah Ibrahim ("African Marketplace"), Charlie Haden ("Chariman Mao"), Dewey Redman ("Mushi Mushi"), Elton Dea ("Oasis"), John Coltrane ("Your Lady") e Don Cherry ("Until the rain comes"). Il compositore e sassofonista è affiancato da Marco Colonna (clarinetto e clarinetto basso), Alexander Hawkins (piano, rhodes, hammond), Giovanni Maier (contrabbasso) e Zeno De Rossi (batteria). «Quando Françis Bebey, musicista, scrittore e giornalista camerunense, che ho avuto la fortuna e l'onore di conoscere, agitava la sua Mbira lasciando risuonare al suo interno dei frammenti di ossa come dei sonagli, amava dire che quello è il suono dei morti che non sono morti, nel senso che non ci abbandonano ma anzi ci guidano nel peregrinaggio della nostra esistenza. Nella cosmogonia Africana questo è l'Eternal Love», sottolinea Ottaviano. «Come in una preghiera o una evocazione, il suono di questo gruppo come quello della Mbira di Francis, richiama ad una presenza tangibile tutta la bellezza fiera e battagliera della madre terra e delle sue migliori anime per celebrare in questi tempi difficili, la speranza e la voglia di riscatto del genere umano. È la prima volta che sento il bisogno di un "bagno mistico" in cui il Jazz si fa infine Musica Totale, ma sopratutto travalica l'idea fine a sè stessa di fare musica, per scavare a fondo nel nostro ego e per capire se esiste un "noi" universale da cui ripartire». Attivo sulla scena jazzistica internazionale da quasi quarant’anni, Roberto Ottaviano ha suonato e inciso con alcuni tra i più importanti musicisti americani ed europei a cavallo tra diverse generazioni: D. Gillespie, C. Baker, A. Farmer, M. Waldron, R. Workman, A. Mangelsdorff, G. Gaslini, E. Rava, S. Swallow, F. Koglmann, P. Favre, K. Wheeler, K. Tippett, K. Berger, H. Bennink, A. Andersen, T. Gurtu, H. Drake, e tantissimi altri. Oltre che dirigere proprie formazioni, tra cui Astrolabio con G. Trovesi, G. Ferris e M. Godard, il QuarkTet con A. Hawkins, M. Formanek e G. Hemingway, ed il Trio Griòts con G. Maier e Z. De Rossi, suona con la Minafric Orchestra e con Canto General di Pino Minafra. Si esibisce in Germania, Austria, Svizzera, Belgio, Francia, Danimarca, Norvegia, Inghilterra, Spagna, Portogallo, Yugoslavia, Albania, Romania, Russia, India, Giappone, Messico, Tailandia, Marocco, Algeria, Costa d’Avorio, Senegal, Cameroun, Stati Uniti, Canada, ed ha inciso per Red, Splasc(h), Soul Note, Dodicilune, Hat Art, Intakt, ECM, DIW ed Ogun. Come didatta ha fondato il corso Musica Jazz nel Conservatorio della sua città e di cui ne è coordinatore da quasi 30 anni. Il precedente disco, sempre prodotto da Dodicilune, Sideralis è stato il disco dell’anno per Top Jazz 2017, referendum indetto dalla rivista Musica Jazz. Eternal love è sostenuto da Puglia Sounds Record 2018 (Regione Puglia - Fsc 2014/2020 - Patto per la Puglia - Investiamo nel vostro futuro).

CENTAZZO - SCHIAFFINI - ARMAROLI - TRIGONOS
Prodotto dall'etichetta pugliese Dodicilune, esce mercoledì 31 ottobre - distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store online da Believe Digital - "Trigonos", il nuovo lavoro discografico del trio composto da Andrea Centazzo (percussioni, malletkat, sampling), Giancarlo Schiaffini (trombone) e Sergio Armaroli (vibrafono), artisti protagonisti indiscussi della scena jazz sperimentale contemporanea italiana. Nei dieci brani originali, Trigonos è l’imperfetto equilibrio di tre ar tisti che «viaggiano, cercano insieme. Cercano il dettaglio, la bellezza non come valore estetico autocompiacente, ma moltiplicatore di energie creative, di visioni, di sguardi sulla vita. La trasgressione sta nella dilatazione del proprio Dna musicale per offrirlo agli altri come spazio d’indagine sonora, di idee da condividere. Ma anche nell’esporla con una poetica quasi sottovoce in un momento nel quale troppi urlano parole orrende», sottolinea Paolo Carradori nelle note di copertina.  «Può risultare forse emblematico ma al primo approccio con Trigonos mi è sorta alla mente una riflessione, letta qualche tempo prima, di Salvatore Sciarrino, compositore apparentemente lontano da ciò che stavo ascoltando. Sono andato a ricercarla: ”Io sono convinto che l’evoluzione della musica consista nelle trasgressioni di singoli individui, rispetto ad un vocabol ario comunemente accettato. Come dire che più è trasgressivo il linguaggio, di tanto diviene personale”. Devo dire che la connessione, l’interdipendenza trasgressione/evoluzione mi piacque subito», prosegue Carradori. «Anche se estrapolato da un contesto più ampio, un ragionamento quello di Sciarrino che rende bene l’idea su una musica in continuo movimento, in permanente negazione di estetiche consolidate, come rovesciamento di cliché noti. Il compositore non parla di nuovo, termine rischiosissimo e altamente ambiguo, ma di superamento di un vocabolario acquisito. Qui sta il nodo della questione, allora», continua. «Sergio Armaroli, Andrea Centazzo e Giancarlo Schiaffini in Trigonos lavorano, riflettono, creano insieme sulle loro storie musicali, intellettuali e umane. Li accomuna l’improvvisazione, come procedura, spazio mentale, immersione nei suoni, in se stessi. Artista irrequieto, emancipatore della percussione, affascinato dalla multimedialità, compositore, C entazzo svela lo scenario con un colpo di gong. Suono evocativo, spirituale. Il vibrafono di Armaroli, poeta, pittore, provocatore visuale, risponde e si muove come una farfalla colorata che svolazza elegante. I due viaggiano per un po' insieme senza scontrarsi, sfiorandosi, sognando. Il trombone di Schiaffini, forte di storie che vanno da New Orleans a Ornette Coleman, da Cage a Scelsi, irrompe con quel distacco concreto che modella, offre forma ai suoni. L’elettronica satura con discrezione, amplifica lo sfondo».

CAMILLA BATTAGLIA - EMIT: ROTATOR TENET
Prosegue la collaborazione tra Dodicilune e Camilla Battaglia. “EMIT: RotatoR TeneT” è il titolo del secondo cd della cantante e compositrice, prodotto dall'etichetta discografica pugliese con il sostegno di MiBAC e SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”, distribuito in Italia e all'estero da Ird e nei migliori store online da Believe Digital. Dopo l’esordio con “Tomorrow-2 more Rows of Tomorrow”, questo nuovo progetto celebra in musica il concetto di “tempo” attraverso la lente del la scienza e della filosofia. Nelle otto composizioni originali, Camilla Battaglia (voce, piano, tastiere, kaosspad) è affiancata da Michele Tino (sax alto), Andrea Lombardini (basso elettrico) e Bernardo Guerra (batteria) con la partecipazione, in tre brani, del trombettista californiano Ambrose Akinmusire. La gestazione di questa ultima, e audace, fatica discografica è durata circa due anni. Complici Copenaghen e Berlino, due città dove Camilla ha vissuto e che hanno contribuito a influenzare profondamente, non solo il suo percorso umano e artistico ma anche la sua intera opera. Camilla Battaglia attinge apertamente dalla scienza, dalla letteratura e dalla filosofia. Diversi, infatti, sono stati i suoi punti di riferimento: le poesie di Sylvia Plath, le lettere contenute nelle premesse di "Essere e Tempo" di Mar tin Heidegger, i numeri corrispondenti alle consonanti tra le parole proclamate dal demone ne "La gaia scienza" di Friedrich Nietzsche e, infine, le immagini efficaci di Carlo Rovelli, nel suo recente "L’ordine del tempo". «Questo bacino immenso di ispirazione mi ha spinto a declinare in musica il cuore di tutte queste ricerche e speculazioni, attraverso l’intreccio di cellule ritmiche e melodiche, in cui si perde la percezione comune del tempo scandita da prima, ora, dopo», sottolinea Camilla. La cantante, dunque, si interroga sullo scorrere del tempo, seguendo un processo analitico in cui la musica è dettata anche da teorie che dimostrano l’esistenza di innumerevoli realtà discontinue, che convivono in tem pi e spazi diversi. Il risultato finale è un concept album, un’opera totale, in cui il messaggio è chiaro fin dall’inizio. Il titolo del disco, e il suo inverso (“teneT rotatoR: TIME”), definiscono insieme la natura dell’album stesso che, appunto, inizia, finisce e ricomincia di nuovo. «Stavo cercando un titolo che rappresentasse la circolarità del tempo. Sono arrivata presto a "Rotator" e "Tenet" due parole palindrome che significano rispettivamente rotatorio e principio-origine, e in seguito ho pensato che l'inversione della parola chiave 'time' (tempo), ovvero 'emit', significasse proprio promulgazione o enunciato», conclude Camilla. La musica che dà vita alle otto tracce dell’album è un'e perfetta tra regole scritte e improvvisazione sviluppatasi in maniera naturale, sperimentando tecniche compositive in cui tutto si lascia guidare costantemente dall’idea originaria. Una sensazione di immaginario spaesamento permette, a chi ascolta, di perdersi e ritrovarsi contemporaneamente all’interno di un apparente caos, in cui la percezione del tempo svanisce, per lasciare spazio solo agli eventi che accadono.

EMANUELE SARTORIS - I NUOVI STUDI
"I Nuovi Studi" è il titolo del nuovo lavoro discografico in piano solo del musicista e compositore torinese Emanuele Sartoris. Prodotto dall'etichetta pugliese Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store online da Believe Digital, il progetto sarà presentato nel giorno dell'uscita ufficiale, martedì 20 novembre, a laFeltrinelli Libri e Musica in Piazza CLN a Torino. Il concerto - introdotto dai giornalisti e critici musicali Guido Michelone ed Eugenio Mir ti - sarà trasmesso in diretta streaming sulla pagina facebook della rivista Jazzit. «Se fosse ancora vivo, Gunther Schuller, uno dei giganti del jazz americano nella seconda metà del Novecento, prenderebbe subito sotto la propria ala questa raccolta di Emanuele Sartoris», sottolinea nelle note di copertina Carla Moreni. «Felice di ritrovare un giovane compositore italiano così perfettamente allineato a quel concetto di "Third Stream", la "terza corrente", codificata col blasone di una conferenza universitaria, e lanciata ufficialmente come ibridata possibilità di mettere in dialogo il mondo classico con quello jazz (e viceversa). Nel 1957, quando per la prima volta si coniò il termine, divenuto poi di uso comune, Emanuele Sartoris era ancora ben lontano non solo dal pianoforte e dal mondo della musica, ma persino dall'essere al mondo. Perciò colpi sce - e diventa spunto per riflessioni - questa sotterranea vitalità di attitudini e sensibilità, che attraversano intatte lo scorrere del tempo, e che si impongono ancora al nostro presente, rendendo la storia trampolino del futuro. I dieci brani del cd sono tessere di un unico mosaico, ciascuna costruita secondo una forma e una precisa compiutezza: mirate come esercizio tecnico o come procedimento espressivo», prosegue la Moreni. «I primi cinque Studi (l'op.2 che li cataloga ci fa immaginare siano brani di quasi esordio nel percorso ufficiale del compositore) vanno ascoltati in successione: il primo col ruvido passo ritmico, nervoso, ossessivo, di immediato rimando iberico, il secondo, scolpito su figure nette, geometriche, con echi di Debussy, il terzo più seduttore, col fascino veloce di scale alla Chopin, il quarto insolito, sospeso, lunare, con escursioni nel registro acuto e memorie di Skrjabin, e infine il quinto, cristallino, felice di trilli e di un virtuosismo che ec heggia la "Campanella" di Paganini-Liszt. Cinque Studi e cinque nomi del passato, richiamati come suggestioni contemporanee. Mischiando tracce che rimangono nelle dita delle mani, nel pensiero. Piace che i brani si intitolino "Studi", recuperando anche qui un esempio concreto di "Third Stream". Perché Studio è un termine prediletto dai compositori romantici (nei secoli precedenti gli stessi brani si sarebbero chiamati "Esercizi" oppure "Solfeggi") che proprio nel significato latino di "studere" rispecchiarono quella loro inesausta passione verso un al di là. Oltre i limiti della tecnica, dello strumento, anche dell'anima.  Il giro di boa avviene col brano n.6, "Preludio n.1", con il pianoforte non più alla ricerca ma in contemplazione: il notturno, di suoni perlati, sognanti, è ancora un dichiarato omaggio a Chopin, evocato da un trillo lunghissimo, di belcanto (che a sua volta il compositore polacco rubava da Bellini e dalle dive dei palcoscenici parigini: tanto per dimostrar e che anche nell'Ottocento si praticava il "Third Stream"). Al "pre-ludus", segue il gioco vero, cioè lo "Studio op.25. n.2" di Chopin, rapinoso, concentrato, tutto in un fiato e tutto su una limitatissima porzione di tastiera, magistralmente reinventata», si legge ancora. «Secondo il medesimo gioco di specchi, seguono i Preludi 2 e 3, ciascuno legato a un modello: prima Liszt, anticipato con gesti sontuosi, ottocenteschi, marziali, poi Skrjabin, con l'op.8 n.2, introdotta da preziose ricerche timbriche. "Comrade Conrad", l'ultimo brano del CD, omaggia Bill Evans quale compositore che portò il jazz verso territori inesplorati: il brano, di carattere intimistico e introspettivo, è l'unica traccia scopertamente jazz dell'impaginato. E ci racconta - forse più degli altri - il mondo sonoro primigenio, profondo, da cui scaturisce la linfa creativa di Emanuele Sartoris». Emanuele Sartoris, avviato allo studio dello strumento dall’età di 10 anni, rapidamente inizia ad interessarsi al Blues e a tutta la musica nera e successivamente alla tradizione classica e alla musica moderna. Approda alla musica jazz frequentando seminari di improvvisazione e orchestrazione, fino al diploma sotto la guida di Dado Moroni presso il Conservatorio di Torino dove consegue anche la Laurea in Composizione ed Orchestrazione Jazz con il massimo dei voti sotto la guida di Furio Di Castri e Giampaolo Casati. Suona in numerosi festivals tra cui Torino Jazz Festival, Open Papyrus Jazz Festival, Novara Jazz Festival, Moncalieri Jazz Festival, Narrazioni Jazz 2017, Joroinen Music Festival in Finlandia. Unisce un’intensa attività concertistica a quella didattica, da seminari come "Piano Experience" presso la Fiera Internazionale del pianoforte di Cremona insieme al Maestro Massimiliano Genot fino all'insegnamento presso lo stesso Conservatorio di Torino. Ospite musicale nella trasmissi one “ Nessun Dorma” su Rai 5, condotta da Massimo Bernardini ha modo di collaborare tra i tanti con ospiti del calibro di Eugenio Allegri, Enrico Rava, Tullio Depiscopo ed Eugenio Finardi.

CENTAZZO - SCHIAFFINI - ARMAROLI - TRIGONOS
Da giovedì 13 a domenica 16 dicembre, Andrea Centazzo (percussioni, malletkat, sampling), Giancarlo Schiaffini (trombone) e Sergio Armaroli (vibrafono) saranno in tour a Treviso, Udine, Castello di Rubbia (Go) e Milano per presentare "Trigonos". Il progetto discografico, prodotto dall'etichetta pugliese Dodicilune distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store online da Believe Digital, mette insieme tre protagonisti indiscussi della scena jazz sperimentale contemporanea italiana. Nei dieci brani originali, Trigonos è l’imperfetto equilibrio di tre artisti che «viaggiano, cercano insieme. Cercano il dettaglio, la bellezza non come valore estetico autocompiacente, ma moltiplicatore di energie creative, di visioni, di sguardi sulla vita. La trasgressione sta nella dilatazione del proprio Dna musicale per offrirlo agli altri come spazio d’indagine sonora, di idee da condividere. Ma anche nell’esporla con una poetica quasi sottovoce in un momento nel quale troppi urlano parole orrende», sottolinea Paolo Carradori nelle note di copertina. Giovedì 13 dicembre (ore 21) il trio sarà al Dirtmor di Treviso, venerdì 14 dicembre (ore 21) al Visionario di Udine, sabato 15 dicembre (ore 21) a Castello di Rubbia (Go) e domenica 16 dicembre (ore 18) allo Spazio Tertulliano di Milano. «Può risultare forse emblematico ma al primo approccio con Trigonos mi è sorta alla mente una riflessione, letta qualche tempo prima, di Salvatore Sciarrino, compositore apparentemente lontano da ciò che stavo ascoltando. Sono andato a ricercarla: ”Io sono convinto che l’evoluzione della musica consista nelle trasgressioni di singoli individui, rispetto ad un vocabol ario comunemente accettato. Come dire che più è trasgressivo il linguaggio, di tanto diviene personale”. Devo dire che la connessione, l’interdipendenza trasgressione/evoluzione mi piacque subito», prosegue Carradori. «Anche se estrapolato da un contesto più ampio, un ragionamento quello di Sciarrino che rende bene l’idea su una musica in continuo movimento, in permanente negazione di estetiche consolidate, come rovesciamento di cliché noti. Il compositore non parla di nuovo, termine rischiosissimo e altamente ambiguo, ma di superamento di un vocabolario acquisito. Qui sta il nodo della questione, allora», continua. «Sergio Armaroli, Andrea Centazzo e Giancarlo Schiaffini in Trigonos lavorano, riflettono, creano insieme sulle loro storie musicali, intellettuali e umane. Li accomuna l’improvvisazione, come procedura, spazio mentale, immersione nei suoni, in se stessi. Artista irrequieto, emancipatore della percussione, affascinato dalla multimedialità, compositore, C entazzo svela lo scenario con un colpo di gong. Suono evocativo, spirituale. Il vibrafono di Armaroli, poeta, pittore, provocatore visuale, risponde e si muove come una farfalla colorata che svolazza elegante. I due viaggiano per un po' insieme senza scontrarsi, sfiorandosi, sognando. Il trombone di Schiaffini, forte di storie che vanno da New Orleans a Ornette Coleman, da Cage a Scelsi, irrompe con quel distacco concreto che modella, offre forma ai suoni. L’elettronica satura con discrezione, amplifica lo sfondo».

L’etichetta salentina Dodicilune è attiva dal 1996 e riconosciuta dal Jazzit Award tra le prime etichette discografiche italiane (dati 2010/2014). Dispone di un catalogo di oltre 220 produzioni di artisti italiani e stranieri, ed è distribuita in Italia e all'estero da IRD presso 400 punti vendita tra negozi di dischi, Feltrinelli, Fnac, Ricordi, Messaggerie, Melbookstore. I dischi Dodicilune possono essere acquistati anche online (Amazon, Ibs, LaFeltrinelli, Jazzos) o scaricati in formato liquido su 56 tra le maggiori piattaforme del mondo (iTunes, Napster, Fnacmusic, Virginmega, Deezer, eMusic, RossoAlice, LastFm, Amazon, etc).
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ALFAMUSIC 
presenta

Riccardo Fassi Tankio Band meets Fabio Morgera  
"Scrittura e concezione complessiva tengono conto della moltitudine di elementi presenti nella realtà e, di conseguenza, nella musica". La moltitudine di elementi si amplia nell'incontro tra Fabio Morger a e la Tankio Band guidata da Riccardo Fassi. Ed è un fenomeno che si genera per motivi diversi, musicali e filosofici e, naturalmente, per le combinazioni che si innescano tra i vari livelli di lettura. Sette composizioni di Fabio Morgera, alcune già apparse in altre registrazioni - come Illegal Immigration started in 1492, presente in CTRL-Z, o Spanteco (Vomero), ascoltata in Neapolitan Heart - altre inedite o composte per l'occasione. L'interpretazione dei brani si costruisce via via insieme a Riccardo Fassi e ai musicisti della Tankio Band: arrangiamento, conduction, stratificazione di livelli sonori, la capacità di passare dall'organico completo alla dimensione del piccolo combo, un disegno ormai abituale tanto per la formazione, ormai un patrimonio della scena jazzistica nazionale, quanto per il trombettista. La st oria della Tankio Band racconta di collaborazioni ben scelte, dell'intenzione di    affrontare repertori importanti e distanti tra loro. Una visione peculiare e il lavoro certosino fatto dal collettivo seguendo la filosofia e la curiosità di Riccardo Fassi connettono la firma stilistica della band con la storia degli organici ampi del passato, ne filtrano i  riferimenti attraverso una analisi sempre attenta e definiscono con decisione il carattere originale della formazione. Fabio Morgera, dal canto suo, ha vissuto a lungo a New York e, come è facile immaginare, ha maturato negli anni, grazie alle sue intenzioni personali e alle collaborazioni, uno stile personale capace di tenere insieme tensioni ritmiche, radici italiane e nervature afroamericane, l'attenzione alla pagina scritta e alla melodia. Nei suoi lavori, ha sempre puntato a dare una lettura stratificata dell'attualità, una l ettura che non coinvolge solamente gli aspetti musicali e, quindi, anche questo nuovo disco si pone in modo coerente con la visione complessiva del trombettista.

Esce il nuovo album di Cettina Donato "Persistency-The New York Project"
Esce il 10 marzo per AlfaMusic il quarto disco registrato a New York della compositrice, pianista e direttore d'orchestra Cettina Donato, presentato con un tour in Italia e all'estero. Di origine siciliana, da anni divide la sua carriera tra Stati Uniti e Europa. L'intero ricavato dalla vendita dei dischi sarà devoluto alla costruzione della Residenza "VillagGioVanna" in provincia di Messina: un progetto di accoglienza da lei ideato e fortemente voluto. "Puoi raggiungere qualsiasi obiettivo tu abbia programmato ma ci vuole azione, persistenza e la capacità di guardare in faccia le tue paure. Questo è il motivo per cui ho chiamato il mio nuovo progetto "Persistency" (perseveranza) perché niente è impossibile e non abbiamo alcun limite. Noi stessi siamo il nostro limite. Dobbiamo soltanto credere un po’ di più in noi stessi. Mi auguro che le musiche di questo album siano di vostro gradimento perché sono state realizzate con amore e con il cuore." Cettina Donato. Registrato lo scorso settembre a Brooklyn, e presentato live in anteprima al Blue Note di New York, il disco nasce dal successo di precedenti collaborazioni di Cettina Donato con il grande batterista Eliot Zigmund, con il sassofonista Matt Garrison e il contrabbassista Curtis Ostle. Composto da otto tracce, questo nuovo lavoro ospita sette brani originali concepiti come grandi omaggi agli artisti più amati da Cettina Donato: George Gershwin, Thelonious Monk e Herbie Hancock - che più volte ha incoraggiato personalmente la stessa Cettina allo sviluppo della sua vena creativa - anche se a livello compositivo talvolta si discosta dalla tipica forma della jazz song. Valorizzato è comunque il senso della semplicità e della cantabilità, da sempre peculiarità della sua visione musicale. La tracklist ospita anche il brano "Lawns" di Carla Bley, con un mood che rispecchia musicalmente l'andamento dell'intero disco. Il tour di presentazione del disco prevede date in Europa e Stati Uniti, con un calendario in continuo aggiornamento e con diversi musicisti ad avvicendarsi nella formazione trio e quartetto, tra cui Eliot Zigmund, Matt Garrison e Curtis Ostle per le date negli USA, Marton Juhasz, Matyas Hofecker, Vito di Modugno, Francesco Ciniglio, Luca Fattorini, Mimmo Campanale, Riccardo Fioravanti, Stefano Bagnoli, Nino Pellegrini e Vladimiro Carboni per le date in Europa. Il primo concerto avverrà in piano solo a Budapest il 13 marzo alla Sala Giuseppe Verdi per l'Istituto Italiano di Cultura, mentre il 15 marzo Cettina sarà a Praga nello storico Reduta Jazz Club in trio con Marton Juhasz alla batteria e Matyas Hofecker al contrabbasso, sempre per un evento in collaborazione con l'Istituto Italiano di Cultura.  Il 30 aprile vi sarà il primo live in Italia alla Casa del Jazz di Roma, in occasione dell'International Jazz Day UNESCO. Il 6 maggio Cettina sarà al The Club di Viareggio, il 26 maggio a Foggia, il 27 ad Andria e il 28 a Valenzano, mentre il 23, 24 e 25 giugno sarà a Feltre protagonista di una residenza artistica al Jazzit Fest. Il 29 agosto tornerà negli Stati Uniti per un concerto a Kendall Square, Cambridge, e il 18 settembre a Boston per il Sounds of Italy Festival. Cettina ha deciso di devolvere tutto il ricavato della vendita dei dischi ad un progetto da lei fortemente voluto: la costruzione della Residenza “VillagGioVanna”, in provincia di Messina, destinata ad ospitare in maniera permanente bambini, ragazzi e adulti affetti da autismo e che non hanno il sostegno della propria famiglia. Il progetto comprende anche un grande spazio destinato alle attività musicali con uno studio dotato di strumenti, dischi, una sala cinema, un terreno che ospiterà animali domestici per la Pet Therapy ed anche una piscina. Previsto il supporto di medici, assistenti, infermieri, operatori. Cettina Donato da sempre divide la sua carriera tra Stati Uniti e Italia, luoghi nevralgici dove, tra jazz e classica, ha sviluppato un intenso percorso artistico, dalla composizione e direzione per orchestra, alla conduzione di formazioni come trio e quartetto, al piano solo, collaborando con molti artisti noti della scena internazionale. Il JAZZIT Award 2015 ne riconosce i meriti annoverandola nella classifica dei migliori arrangiatori italiani. Un patrimonio di conoscenze ed espressività che in Italia diffonde anche attraverso una intensa attività didattica nei conservatori di Messina, Alessandria e Livorno.

MAURIZIO PETRELLI - SCATOLE DI VETRO
Da pochi giorni è in distribuzione “Scatole di vetro”, secondo lavoro discografico con creazioni originali del crooner e autore salentino Maurizio Petrelli, prodotto dall’etichetta romana AlfaMusic, fondata nel 1990 da Fabrizio Salvatore e Alessandro Guardia. L’album – continuazione ideale di un percorso musicale che ha avuto come prima tappa il precedente “Amori e Altre Storie. Divagazioni di un alchimista” (AlfaMusic 2015) – è arrangiato da Franco Piana e Vincenzo Presta, che arricchiscono con maestria i testi di Petrelli. "I temi che l’autore propone disegnano un universo espressivo variegato, ora incline all’intimismo, ora attento all’ambito sociale della contemporaneità. Il registro stilistico è adeguato al racconto di avventure, impressioni e ricordi che emergono come tracce di un acuto scavo interiore. Mai toccato da tentazioni di autocensura o edulcorazione, anzi profondamente sincero. Incline, semmai, a ricorrere all’ironia per alleggerire il dramma o rifuggire dal melenso", si legge nelle note di copertina di Carmine Zocco. Una parte del disco è dedicata a Nicola Arigliano, con un omaggio ai suoi motivi più famosi e una rilettura di “Colpevole” (AlfaMusic, Nun, Raitrade), Premio della Critica al Festival di Sanremo 2005. "Il percorso musicale si conclude con un’emozionante incontro con il suo pubblico grazie a “Eccomi qui”, un brano per pianoforte e voce che è anche il titolo del nuovo show di Petrelli. Il tocco nitido e il fraseggio lirico di Ettore Carucci costituiscono il tappeto sonoro ideale per l’invito al viaggio in un universo emotivo policromo (variamente colorato), impreziosito da musicisti jazz molto bravi e particolarmente versati nello swing e nella costruzione di atmosfere da “crooner”, in cui si esalta la vena interpretativa di Petrelli", conclude Zocco.  Il cantante è affiancato da Stefano Sabatini (pianoforte), Francesco Puglisi (contrabbasso e basso elettrico), Dario Congedo (batteria), Daniele Leucci (percussioni), Paolo Zou (chitarre), Fernando Toma (campionamenti, archi), Anita Pusceddu e Alessandro Guardia (cori), Mirko Rinaldi (tromba e flicorno), Franco Piana (tromba e flicorno), Ambrogio Frigerio (trombone), Ferruccio Corsi (sax alto, flauto), Vincenzo Presta (sax soprano, sax tenore) e il quartetto d'archi Bim Orchestra composto da Marcello Sirignano (I violino), Mario Gentili (II violino), Stefania Di Biase (viola) e Laura Pierazzuoli (violoncello). Maurizio Petrelli inizia la sua carriera artistica come batterista negli anni ’60. Successivamente inizia a suonare il piano e a cantare. Con la Spaghetti Gang, progetto swing che fonda insieme ai fratelli Nando e Giorgio Mancarella e al sassofonista Gigi Galante, realizza una tournée con la cantante Viola Valentino e svolge intensa attività live in giro sulle navi da crociera nel mondo. Al rientro da queste esperienze internazionali nasce l’idea di formare un’orchestra e Petrelli allarga l’organico alla sezione fiati curando personalmente gli arrangiamenti. La band realizza numerosi live di successo che culminano con la pubblicazione di un primo disco di cover. Negli anni 90 si dedica al Rhythm & Blues fondando i “Soul Brothers” con i quali nel 1999 incide il primo album “SuperCovers”. Nel 2002 nasce una collaborazione con il trombettista Guido Pistocchi con il quale realizza un repertorio di “evergreen”. La passione per i grandi ensemble evolve nella big band “Grande Salento Orchestra”, composta da 17 elementi, giovani musicisti provenienti dal conservatorio e apprezzati professionisti salentini, che debutta nel 2008 al Teatro Paisiello di Lecce sotto la direzione di Marco della Gatta. Nel 2010 nasce il progetto “Pugliamerica a/r”, originale percorso musicale in chiave swing che parte dai brani classici di Frank Sinatra  e approda alle composizioni più suggestive di Domenico Modugno che diventa anche un disco prodotto dalla Dodicilune. Nel 2015 il suo secondo cd in big band dal titolo “Amori e altre storie” (AlfaMusic) realizzato grazie agli arrangiamenti di Franco Piana, contenente brani originali di Petrelli e un brano del trombettista Guido Pistocchi, presente nel disco anche come musicista. Dal lavoro emerge una notevole varietà di registri espressivi, dal monologo dichiaratamente intimista al dialogo con interlocutori veri o immaginati, dal bozzetto ironico al ritratto amaro. La via maestra delle grandi orchestre dell’età dell’oro del jazz si incrocia con i ritmi latinoamericani o si espande in ballad struggenti.

Esce RockinJazz. Frankie firma la sua lettera d’amore al rock a ritmo di jazz
Francesco di Giovanni e il suo trio Frenkie’s Jazz Trio presenteranno il loro nuovo album Rock in Jazz Domenica 22 aprile 2018 alle ore 17.00 presso la Biblioteca Franco Basaglia (Via Federico Borromeo, 67- ingresso gratuito). RockinJazz è il nuovo lavoro discografico di Francesco Di Giovanni, in arte Frankie, che con il suo trio attraversa i grandi capolavori del rock, ma anche di certo pop anni ’60 e ’70. Di quella musica che ha costruito il grande immaginario collettivo e che viene riassorbita e riletta grazie ai raffinati e potenti strumenti che regala il jazz, ma anche ad una solida cultura chitarristica jazz. Al fianco di Frankie sono: Giampiero Merluzzi al basso e Alberto Proietti Gaffi alla batteria. La tracklist spazia da California dreamin’ dei mitici Mama’s and Papa’s, ripercorre i suoni di Hey Joe di Billy Roberts, Just the way you are di Billy Joel, per toccare intramontabili come Yesterday o Let it be dei Beatles o Knockin’ on heaven’s door di Bob Dylan o Isn’t she lovely e Superstition di Steve Wonder e Jamming di Bob Marley. Poi ci sono i grandi titoli del rock: Light my fire dei Doors, Message in a bottle dei Police, Paint it black dei Rolling Stones. O l’R&B di Otis Redding con The dock of the bay o lo struggente romanticismo, se pur rock, di The house of the rising sun, cavallo di battaglia di The Animals. Una chicca: il cd chiude con i ritmi latini di Deixa isso pra là di Jair Rodriguez. Come ben spiega Renato Marengo nella sua prefazione all’album: “Rileggere con la scrittura sincopata del jazz l’evoluzione di trent’anni del Rock. Questo fa Frankie nel suo Rock in Jazz che, attenzione, non vuole essere un modo per tradurre in un linguaggio più sofisticato il più popolare rock. Piuttosto per guardare pagine di musica che sono oramai la nostra memoria collettiva da un altro angolo visuale: personale, qua e là forse intimo. La realtà è che chi la musica l’ha studiata, non ha potuto studiare la scrittura rock. Il rock non si insegna nelle scuole o nei conservatori. Il rock è una passione, qualche volta un ricordo: che rimane dentro e segna il ritmo delle emozioni. Ecco: Frankie riguarda le emozioni di allora con il linguaggio della sua passione di oggi, il jazz. Ed è uno sguardo delicato e appassionante.”
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A FILETTA – PAOLO FRESU – DANIELE DI BONAVENTURA - DANSE MEMOIRE, DANSE
Danse Mémoire Danse è il secondo capitolo della collaborazione tra il gruppo polifonico corso A Filetta, il trombettista PaoloFresu ed il bandoneonista Daniele Di Bonaventura.  L’album arriva a 7 anni di distanza dal primo, uscito nel 2011 per la Ecm con grande rilievo in tutto il mondo. L’incontro tra Fresue Di Bonaventura poi si svilupperà parallelamente fino ad arrivare alla realizzazione di In Maggiore, uscito nel 2015 sempre per la Ecm. E’ con grande soddisfazione che il progetto approda quindi alla Tǔk Music, nella sezione Tǔk Voice dedicata alle voci, e sarà pubblicato il 23 novembre. Alla profonda dimensione spirituale che pervade Mistico Mediterraneo e i suoni della Corsica, del Mediterraneo e del continente africano si aggiunge questa volta una forte connotazione politica: Il disco è infatti dedicato a due figure di intellettuali che si sono battuti contro le ingiustizie: Aimé Césaire, poeta, drammaturgo e importante politico della Martinica, fu il primo ad usare il termine ‘negritudine’, e Jean Nicoli, maestro elementare in Senegal e rientrato in Corsica per unirsi alla resistenza.  Due figure solo apparentemente lontane, entrambi isolani affezionati alla loro terra natìa e uomini del rifiuto: respingono chiaramente il colonialismo e le sofferenze inflitte ai più deboli. Comunisti, denunciano i misfatti del capitalismo che frantuma uomini e civiltà. E’ intanto doveroso notare che nei precedenti dischi di Sade Mangiaracina (Le Mie Donne dedicato ad alcune coraggiose attiviste come Rosa Parks o Malala Yousafzai) e l’intenso Oltremare di Raffaele Casarano (con la splendida title track che parla di migranti e non solo), l’impegno politico e civile è divenuto una necessità e acquistato una presenza sempre più rilevante nella visione dell’etichetta Tǔk Music. Corsi e italiani, polifonisti e jazzmen, tutti musicisti radicati, voci, tromba e bandoneon,
concorreranno a mettere in risalto gli ideali ma anche i sogni di tali “principi dei nembi”
proponendo una musica meticcia che non appartiene a nessuno perché, appunto, è
di tutti. L’opera di copertina è di Antonello Silverini, uno dei principali illustratori de La Lettura del Corriere della Sera e collaboratore deIl Sole 24 Ore, La Repubblica, Panorama, L’Espresso e The Boston Globe.  Ha realizzato copertine per Fanucci (Doris Lessing, Philip Dick), Einaudi (Ian McEwan) e locandine di film importanti (Viva la Sposa di Ascanio Celestini).
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MONICA DEMURU – NATALIO MANGALAVITE  - MADERA BALZA
Monica Demuru e Natalio Mangalavite il 5 ottobre pubblicheranno il primo album ‘Madera Balza’ per la Tǔk Music di Paolo Fresu. Per entrambi si tratta dell’esordio con l’etichetta. Il disco contiene 17 brani che spaziano tra repertorio di tradizione folk, pop, cantautorale, jazz (da De André e Conte a Victor Jara a Piazzolla, De Moraes e Jobim), e creazioni originali ispirate a due dei temi guida del festival Time in Jazz 2015 e 2016, le Ali e i Piedi, che hanno svolto anche la funzione unificante dell’intero progetto riuscendo a raccordare i vari brani tra di loro. Tutto questo sempre all’insegna di una forma canzone fortemente narrativa e aperta all'improvvisazione, sintesi delle provenienze latine di entrambi anche se lontane tra loro (Sardegna e Argentina). Demuru e Mangalavite sono accomunati da una propensione per la gioia del gesto creativo, una tensione aperta alla brillantezza vitale del suono che si intreccia con una ricerca originale di melodie e arrangiamenti la cui cifra percussiva e jazz-pop generi una creatura musicale meticcia. Il duo nasce nel 2010 come eco dei vari incontri musicali dei due a partire dal 2005, anno della pubblicazione de “L’amico di Cordoba” del trio Xavier Girotto, Natalio Mangalavite e Peppe Servillo in cui Demuru era voce ospite e Mangalavite autore ed esecutore al pianoforte e ai synth. E se l’idea di registrare i brani frutto del lavoro che il duo da 4 anni portava in giro per l’Italia era già nelle loro intenzioni, la spinta decisiva è venuta da Fresu stesso che in occasione della loro partecipazione a Time in Jazz nel 2016 li invita ad incidere l’album per la sua etichetta. L’immagine di copertina e le foto del libretto sono opera del fotografo Gianluca Moro, già noto per i suoi lavori con Baustelle.
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GABRIELE MIRABASSI - CRISTIANA RENZETTI - ROBERTO TAUFIC - AGRESTE
Agreste è il secondo lavoro del trio Mirabassi - Renzetti - Taufic. Dopo l'esperienza di Correnteza, dedicata alla musica sofisticata e raffinatissima di Jobim, il percorso dei tre prosegue risalendo il fiume verso l'entroterra, avendo come guida la suggestione potente della traduzione portoghese del termine: interior. In Brasile lasciarsi alle spalle la lunghissima linea di costa, cartolina da sogno tropicale, successione infinita di spiagge di sabbia candida costellate di palme e percorse con leggiadria da leggendarie “ragazze di Ipanema” significa addentrarsi nel verde scuro, selvaggio e impenetrabile della mata atlantica fino a perdersi nella sterminata distesa di steppe drammaticamente bruciate dal sole implacabile del tropico, il grande sertão, raccontato da Guimaraes Rosa, dove si consumano le vite secche di Graciliano Ramos, i tristi tropici di Levi-Strauss. E' riduttivo pensarlo come semplice luogo su una mappa, si tratta appunto semplicemente del interior, una categoria esistenziale e psicologica, poetica e spirituale più che meramente geografica. L'umanità dei suoi abitanti riflette in pieno la drammaticità dell’ambiente naturale. Il carattere Caipira (contadino) è più chiuso di quello carioca, genuino, sottile, generoso quanto riservato e introverso come quello di chi si rapporta quotidianamente con l'asprezza della terra. Figlia diretta della terra madre e matrice dell'umanità, l'anima agreste è per sua stessa natura universale. È per questo che stavolta il repertorio del trio non si limita esclusivamente al Brasile punto di partenza di un itinerario che approda in Abruzzo, passando per le nostre montagne fino alla Sardegna (il disco vede la preziosa partecipazione della grande cantante popolare sarda Elena Ledda). I nostri tre musicisti trattano questo materiale con lo stesso atteggiamento estetico imparato dalla lunga convivenza con la musica Jobiniana, mettendo al centro della loro personalissima rilettura di questi repertori i valori del camerismo e della cura del suono, del rispetto profondo per il testo coniugato con la libertà e la propensione al dialogo e all'ascolto proprie della loro comune provenienza jazzistica. Agreste è il diario di un viaggio durato anni di convivenza musicale e non solo, alla ricerca delle radici profonde, delle necessità ultime, con i piedi nel fango rosso del Minas Gerais e l'odore del mirto sardo nel naso. Un viaggio di ritorno, verso l'interno, un viaggio interiore.
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Un'esperienza d'ascolto libera e metamorfica per il nuovo volume Almendra Live Series, disponibile su Bandcamp e in prima assoluta per un'uscita italiana sulla piattaforma berlinese Resonate. Pianoforte ed elettronica in un viaggio nella 'live-composition'

GIOVANNI DI GIANDOMENICO & NAIUPOCHE feat. MARCO BETTA  
ENSEMBLE/ENCORE 
Almendra Music / BandCamp + Resonate
2 tracce - 43.54 minuti 

Un nuovo inizio, una ripartenza, una rinascita. Martedì 6 novembre 2018 Almendra Music pubblica Ensemble/Encore, il nuovo album di Giovanni Di Giandomenico, Luca Rinaudo a.k.a. Naiupoche e Marco Betta, il ritorno del trio di compositori a un anno di distanza dall'EP Ecuba/Ifigenia. Tre personalità diversissime per estrazione ed orizzonti si ritrovano accomunate nel laboratorio sonoro del collettivo Almendra, con un lavoro che caratterizza fortemente la nuova collana Almendra Live Series, arricchita da Palermo Sketches del quartetto Siwula, Iacovone, Mazzù e Troja. Il piano di nuove pubblicazioni Almendra appena inaugurato prevede tredici uscite, di cui sei con Giovanni Di Giandomenico in veste di protagonista o co-protagonista, che tra novembre 2018 e la primavera 2019 nutriranno il già ricco catalogo del collettivo siciliano, sempre in evoluzione tra album, sonorizzazioni, live performance, opere fonografiche, concept liveset e DJ set, colonne sonore originali. In omaggio a una peculiarità della poetica di Almendra Music, quella della registrazione live in studio, la Almendra Live Series cattura dei "fermo immagine sonori" e li restituisce con autenticità - "no edits, no overdubs", recita il manifesto della Serie. In tal senso Ensemble/Encore ha un ulteriore valore aggiunto poichè è nata in occasione della memorabile serata dell'1 ottobre 2017, durante la quale sette dei pianisti e compositori Almendra hanno inaugurato lo spazio eventi di Cre.Zi.Plus a Palermo, ai Cantieri Culturali alla Zisa, il nuovo spazio urbano restituito alla creatività e alla partecipazione in una città in grande trasformazione. Di Giandomenico, Naiupoche e Betta si muovono con equilibrio tra composizione e improvvisazione, due approcci solo in apparenza contrapposti ma in realtà accomunati dai tanti e continui feedback tra musicisti, pubblico e contesto: la loro è una live composition che tiene conto dell'ambiente in cui prende forma e viene scritta in tempo reale, partendo solo da elementari sketches d'avvio. Ensemble è un flusso ininterrotto di oltre 40 minuti, in cui il piano di Di Giandomenico e l'elettronica di Naiupoche attraversano blocchi di suono compatti, generando costanti e raffinate microvariazioni sia sulla componente spettrale che da un punto di vista strettamente formale, come una forma che prende vita respirando con le emozioni e il pensiero del pubblico e dei musicisti. Ne scaturisce una lenta metamorfosi in cui l’ascoltatore può immergersi senza avere la percezione di un ascolto frontale, distante, ma al contrario percepire una sensazione avvolgente in cui sentirsi parte del cambiamento, della lenta trasformazione di sé. La breve Encore è un vero e proprio bis alla fine del concerto che stravolge il concetto stesso di bis: non si ripete nulla di quanto già ascoltato, non si esaspera qualcosa della performance, semplicemente si scrive ancora musica insieme, suonando ancora. Cambiano anche gli attori, al piano, a quattro mani, Betta e Di Giandomenico in uno scambio costante di ruoli e parti nonostante la breve durata, rilanciano lo stesso concetto di live-composition: la performance viene richiesta dal pubblico stesso e realizzata con l’invito sul palco di un musicista che in Ensemble era tra i suoni uditi solo come autore degli spunti iniziali da cui il viaggio condiviso è partito, per il resto seduto sugli spalti da ascoltatore. Giovanni Di Giandomenico, Naiupoche e Marco Betta hanno scelto di non rendere disponibile questa loro opera su portali generalisti come Spotify o Apple Music, ma al fine di condividere con il pubblico veramente appassionato una cultura della diffusione di musica più sana, che tenga conto anzitutto degli interessi di ascoltatori e artisti, Ensemble/Encore è disponibile solo su Bandcamp e Resonate. Bandcamp é il sito equosolidale della musica e degli ascoltatori indipendenti, che permette di supportare gli artisti senza mediazioni. Resonate è la startup berlinese basata su blockchain che rivoluziona il rapporto tra musica, tecnologia e creatività, sostenendo gli interessi sia degli ascoltatori che degli artisti grazie a un approccio cooperativo e trasparente: Ensemble/Encore è la prima release italiana lanciata in esclusiva streaming su tale piattaforma. La prossima uscita dalla boutique label del collettivo Almendra uscirà il 13 novembre 2018: si tratta di KI, il primo album della pianista e compositrice Valentina Casesa, a un anno di distanza dall'EP di debutto Orior, arricchito dai contributi elettronici e strumentali di altri artisti del collettivo.
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Rock dal respiro internazionale, melodia italiana, big stranieri come Fernando Saunders, Kenny Aronoff, Michael Jerome e Bob Malone. Il secondo lavoro del musicista romano è uno sguardo speranzoso sui drammi del mondo contemporaneo
An Eye On The World: il nuovo disco di Paolo Preite 

PAOLO PREITE 
AN EYE ON THE WORLD
Dreamers Rec. / Spitify - iTunes - Deezer - Amazon etc. 
10 tracce - 40.18 minuti 

"Viaggiare, suonare e conoscere altre culture è ciò che mi tiene vivo. Se non lo facessi, non avrei più nulla da dire. Tempo fa domandai ad un mio caro amico e poeta di New York quale fosse il segreto della scrittura di Leonard Cohen e lui mi rispose molto placidamente “Vivere”. Per scrivere bisogna vivere. La mia vita diventa musica. Le canzoni partono da me, dal mio sound e dalla personalità che trasmetto nella mia voce e nel mio strumento, tutto parte da lì e sfocia poi in sfumature soul, rock, cantautorali classiche e jazz. Nel nuovo disco hanno suonato musicisti italiani, danesi, americani, slovacchi, cechi, serbi e ognuno di loro ha portato il proprio background. Tutto ciò mi affascina tremendamente". Uno spirito cosmopolita, un autore attento al mondo che lo circonda, con uno sguardo limpido, senza barriere nè preconcetti, deciso nel suo percorso di vita che diventa musica brillante, emotiva, profonda. E' questo il senso di An Eye On The World, il secondo album di Paolo Preite, che torna a tre anni di distanza dal debutto di Don't Stop Dreaming con un lavoro di splendido rock internazionale, dieci brani per un concentrato di suoni, influenze, temi e direzioni, dal classic rock alla canzone d'autore, dal soul al folk-rock all'americana. Cantautore romano classe 1985, cresce ascoltando Leonard Cohen, Roger Waters, Bruce Springsteen, Gregory Porter, Bob Dylan, Lucio Battisti, Queen, Who, Warren Zevon, Beatles e Stones, affina il suo talento dal vivo tra locali e radio, nel 2014 intraprende il suo primo tour straniero, in Danimarca, avviando un percorso di relazioni internazionali che lo segnerà definitivamente. Nel 2015 debutta con Don't Stop Dreaming, prodotto dal grande Fernando Saunders, che ha in curriculum dischi e tour con Marianne Faithfull, Joan Baez, Slash, Tori Amos, Steve Winwood, Jimmy Page, John McLaughlin, Eric Clapton, Jeff Beck, Ron Wood e Charlie Watts, Suzanne Vega e Lou Reed. Inevitabile tornare a Fernando per un nuovo lavoro insieme, che ha portato il suo basso in An Eye On The World. "Lavorare su Don’t Stop Dreaming per me è stata un’esperienza decisiva, come allenarsi in una grande palestra. Ho passato anni a stretto contatto con Fernando Saunders che mi ha guidato in ogni passo artistico. In An Eye On The World invece ho preso io la guida e la responsabilità del progetto ed ho cercato di mettere in pratica tutto ciò che mi era stato insegnato nella precedente esperienza di registrazione. Fernando ha prodotto l'unico brano in italiano, Una piccola differenza". Accanto a Fernando Saunders ci sono grandi ospiti stranieri, da Kenny Aronoff (batterista per John Mellencamp, John Fogerty, Cinderella, Chickenfoot, Jerry Lee Lewis e tanti altri) a Michael Jerome, altra colonna della musica americana (alla batteria con Blind Boys Of Alabama, Better Than Ezra, K.D. Lang, Taj Mahal, Charlie Musselwhite etc.), dal tastierista Bob Malone (che ha diviso il palco con John Fogerty, Bruce Springsteen, Bob Seger, Jackson Browne, Billy Gibbons, e Alan Toussaint) a Ondřej Pivec, tastierista ceco all'opera con Gregory Porter, Wu-Tang Clan, Billy Cobham e altri. "La presenza degli ospiti ha una motivazione molto semplice: hanno un modo di suonare unico che trasmette ai miei brani un valore aggiunto straordinario. Il “solo” di violoncello di Jane Scarpantoni in Memories and Dust è qualcosa che mi fa vibrare ogni volta che lo ascolto. Gli arrangiamenti di tastiere di Pivec in It’s not over yet sono spettacolari. La batteria e le percussioni di Jerome su I will meet you againmi hanno consentito di aprire un mondo inesplorato per quanto riguarda la produzione di questo brano. E potrei continuare ad oltranza… sono dettagli che impreziosiscono molto questo mio disco". An Eye On The World non è un concept in senso stretto ma gli si avvicina molto, visto che Paolo Preite ha pensato e affrontato questo album come una sequenza di canzoni legate da un comune sentire tematico: "C’è un filo conduttore. È un ambizioso progetto di riflessione, discussione e sintesi. Le canzoni trattano di precarietà, di relazioni umane distrutte dalla parte malvagia della globalizzazione, di una informazione impazzita, di guerre ed allo stesso tempo cercano di riportare l’attenzione su una umanità a tratti smarrita, sulla speranza e su uno spirito di reazione e rivalsa". Un secondo album profondamente sentito, vissuto come un'esperienza di confessione personale, di maturazione artistica, di dialogo multiculturale veicolato dall'amore per il grande rock.
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Il nuovo album del musicista e compositore pesarese è un originale e divertito omaggio all'illustre concittadino Gioachino Rossini, dalla Gazza Ladra al Figaro suonati con biglie e frullini. Da sabato 8 settembre un tour lo porterà anche all'estero 
Un altro pianoforte è possibile: Mario Mariani pubblica The Rossini Variations

MARIO MARIANI
THE ROSSINI VARIATIONS 
Intemporanea Records/Artist First
9 tracce - 65.55 minuti 

La prima music-star della storia. L'inventore del rap. Il primo a comporre una musica su una sola nota. Ma soprattutto, un Gioachino Rossini mai sentito, attraverso l'audace e sorprendente operazione di Mario Mariani: The Rossini Variations. Una rivisitazione, anzi una riscrittura dei più famosi brani di Rossini, interpretati dal pianoforte creativo di Mariani, in uscita il 5 settembre. Dal celeberrimo compositore pesarese al suo poliedrico concittadino, che da sempre opera secondo il motto "un altro pianoforte è possibile". Dichiara Mariani: «Auspico da sempre un altro piano, nel senso di un altro modo di intendere il mio strumento. Il lavoro su Rossini mi ha suggerito, dovendo in qualche maniera ricostruire una musica nata per essere eseguita da un'orchestra, l'utilizzo di tecniche estese dal grande impatto sia sonoro che performativo, visto che la necessità sonora produce anche un gesto che diviene dunque “teatrale”. Ad esempio nell'incipit della Gazza Ladra suono il rullante con il mio amato frullino (un cappuccino shaker Ikea!), oppure uso le biglie per fare il bending sulle corde, imitando il suono del gatto nel celebre “Duetto Buffo” che qui, vista la sua connotazione “western”, diviene un "Duello buffo di due gatti"» . The Rossini Variations è il quarto album per pianoforte solo di Mario Mariani, una figura unica nel suo genere. Sciamano e showman, performer imprevedibile e interprete creativo che da sempre affronta il pianoforte come strumento di conoscenza e dialogo con il pubblico, il compositore e pianista pesarese si è distinto nel panorama internazionale per il suo stile che privilegia la performance avvalendosi di tecniche estese al pianoforte, molte delle quali di sua invenzione. The Rossini Variations esce a un anno di distanza da The Soundtrack Variations (dedicato al cinema) e rivela un percorso accattivante, che coniuga rispetto per la figura rossiniana e estrosa interpretazione, ironica ma mai eccessiva. «Già da anni ogni tanto eseguivo qualche parafrasi e variazione sulle overture di Rossini e l'evento forse scatenante è stato la riparazione del mio amato Steinway del 1906 (su cui ho poi inciso le Rossini Variations) facendomi, dopo anni di sperimentazioni radicali, tornare la voglia di suonare musica classica. Sebbene alla “mia maniera”... La preferenza è andata inizialmente ai brani più conosciuti, in modo da permettere al pubblico di apprezzare le sonorità particolari e le variazioni, con l'aggiunta di qualche chicca “musicologica” come la versione per una sola nota di “Mi lagnerò tacendo” su testo del Metastasio e le Variazioni sulla Petite Messe Solennelle che mi hanno permesso un'escursione da John Dowland alla Famiglia Addams, facendo il verso anche a quel “minimalismo pianistico” che va tanto di moda e che io preferisco chiamare “minimismo”, di cui come si intuisce non sono un grande fan». The Rossini Variations esce in occasione del 150nnale dalla scomparsa di Rossini (1868-2018) con rifacimenti, variazioni e improvvisazioni dei brani più famosi tra cui le overture della Gazza Ladra, Guglielmo Tell e Italiana in Algeri, il Largo al Factotum, il "Duetto buffo di due gatti" e la celeberrima Tarantella. Le trascrizioni a cura di Mariani sono affiancate a variazioni polistilistiche con momenti di natura improvvisativa, a rendere lo scintillante spirito rossiniano che, per usare le parole di Stendhal, “allontana dall'anima tutte le emozioni meste”. Ancora Mariani: «Quando parlo di un Rossini "anti pianistico", mi riferisco alla difficoltà del trascrivere una musica originariamente scritta per orchestra, operazione resa ancora più ardua dallo scintillante spirito rossiniano, pieno di ribattuti che come ogni pianista sa sono uno degli scogli più complicati della tecnica pianistica. Rossini stesso era “compiaciuto” della difficoltà esecutiva della propria musica specialmente al pianoforte particolarmente nelle trascrizioni. E si racconta che quando Liszt gli presentò una trascrizione, peraltro ottima, credo del Guglielmo Tell, Rossini ci rimase male... ». Diplomato in pianoforte presso il Conservatorio Rossini, Mario Mariani è noto per la sua lunga carriera di compositore e solista, presente in numerosi festival italiani ed internazionali grazie a un approccio al pianoforte riconoscibile ed eclettico. Nella sua figura, come dimostrano il lavoro per il cinema, gli album, le residenze artistiche e le operazioni "site specific", si fondono il compositore, l'interprete e il performer. The Rossini Variations è il suo quarto disco di pianoforte solo, dopo Utopiano (2010), Elementalea (2012) e The Soundtrack Variations (2017), è un lavoro altamente rappresentativo del suo temperamento eclettico e dissacrante: «Per me fa tutto parte di un unicum  in cui le figure di compositore, interpretazione e improvvisatore, come era in passato, fanno capo ad un solo musicista. Oltre a queste figure, prettamente musicali, ho sempre pensato a me come ad un performer o meglio un “piano artist” visto che questo termine può comprendere molto altro. Molti mi definiscono “showman” perché mi vedono interagire con il pubblico con ironia e – credo – empatia. La mia grande curiosità mi porta a documentarmi e a studiare tante discipline diverse e riunirle nel mio centro che è appunto quello musicale e se dovessi definire il mio approccio alla musica, ma anche alla vita, direi che è un misto tra un uomo rinascimentale e un hacker».
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Trasformazione ed energia incessante, pianoforte ed elettronica, musica propria con brani di Respighi, Takemitsu e Nicolau per la musicista palermitana, che si mette a nudo a due anni dal debutto 'Orior'. Nuovo volume Almendra Piano Series, in esclusiva su Bandcamp e Resonate
KI: Valentina Casesa e i semi di un nuovo ascolto 

VALENTINA CASESA 
KI
Almendra Music / Bandcamp + Resonate
14 tracce - 53'53" 

«Il tempo che stiamo vivendo ci costringe a trasformazioni evidenti, radicali e urgenti, ed è importante mirare a cose positive, belle, importanti, umane, che ci facciano comprendere il senso di come stiamo camminando. KI per me è un ponte, un passaggio, ormai già attraversato. Adesso mi volto indietro e lo contemplo, un poco sorridente per aver gettato i semi di una nuova musicista, e impaziente di portare alla luce le nuove musiche».  Chiusure e aperture, una pelle antica che passo dopo passo cade per lasciare affiorare la luminosità del nuovo. Valentina Casesa chiudeva il 2016 con il suo esordio discografico Orior, a due anni di distanza chiude il 2018 con KI, di nuovo per la boutique label del collettivo Almendra Music. Più che un secondo album, è un "nuovo debutto", visto il carico di novità che la compositrice e pianista palermitana ha portato alla luce. E' uno di quei rari, preziosi e balsamici casi in cui il percorso personale di un'artista - quello più privato, intimo - si espone traducendosi in musica, con un senso e una direzione vivificati da nuova energia.  Energia è proprio la parola chiave di questa nuova operazione, ultima uscita della collana Almendra Piano Series. Il percorso antielitario, di musica per tutti ma profonda e ricca, che il think-tank siciliano e la stessa Valentina hanno intrapreso da tempo, si apre a una inedita deviazione, che sposta l'asse dal dialogo tra modernità e classicismo, tra passato e presente, ipotizzando un futuro all'insegna di una rinnovata forza vitale: «Ho sempre creduto nell'esistenza di una sorta di essenza unificante delle cose, che si esprime negli scambi di energia tra esseri umani, animali, perfino oggetti, o che forse con questi scambi coincide. Questo mio sentire ha poi trovato un fondamento più solido e sistematico da quando ho iniziato a praticare Ki Aikido, un'arte marziale giapponese che è sintesi ed elaborazione originale di altre antichissime. L'ideogramma 'KI' è stato creato per rendere con un segno visibile la energia espressa dalla parola KI, il cui senso e concetto possiamo trovare anche nel “Chi” in Cina e nel “Pra-na” in India, che le traduzioni occidentali rendono con “energia intrinseca”, “respiro”, “energia centralizzata” o “forza vitale”. In realtà questa parola e il relativo ideogramma rappresentano qualcosa che non è esattamente definibile dal punto di vista fisico e materiale, ma nonostante ciò è esistente e chiaramente percepibile. Così è anche nella musica».  Mentre Orior conteneva cinque brani interamente scritti e suonati da Valentina, KI offre inedite prospettive anche nella scelta del materiale e nell'apertura a collaborazioni. È un mettersi ancora di più a nudo, un esporsi e un ri-velarsi (come sottolineano anche le foto dell'artista realizzate da Marcello Cangemi), nella scelta di composizioni del giapponese Tōru Takemitsu (Clouds e Breeze del 1978, Romance del 1949), del greco Dimitri Nicolau (Siciliana, 1994) e dell'italiano Ottorino Respighi (Notturno, 1904), accanto alle cinque parti di Costellazioni e a Capo Nord, Untitled III, Uni e Torre di Valentina. In omaggio alla filosofia artistica di Almendra Music, partecipano anche alcuni musicisti del nucleo storico della factory: Giovanni Di Giandomenico, Danilo Romancino a.k.a. Curramore, Alessio Pianelli, Luca Rinaudo a.k.a. Naiupoche, insieme ad Andrea Marcione Sensei, maestro di Ki Aikido. «Le musiche di Respighi, Nicolau e Takemitsu sono state composte in un arco temporale che va dai primi agli ultimi anni del XX secolo, un arco che coincide con lo sviluppo del Ki Aikido: una coincidenza non ricercata, non calcolata, ma adesso benvenuta. Ho voluto invitare anche altri amici del mio collettivo Almendra, musicisti, compositori e producer, perché mi restituissero, in alcune composizioni, suoni di ambienti, voci, riflessi di armonici del pianoforte, echi di musica elettronica organicamente integrata e fusa con il pianoforte, proprio come i brani erano stati da me immaginati, ma così vivendo anche la sorpresa della scoperta o riscoperta, a mia volta, della mia stessa musica attraverso le energie degli altri».  Come Giovanni Di Giandomenico, Naiupoche e Marco Betta con il recentissimo Ensemble/Encore, anche Valentina ha scelto di non rendere disponibile KI su portali generalisti come Spotify o Apple Music, ma al fine di condividere con il pubblico veramente appassionato una cultura della diffusione di musica più sana, che tenga conto anzitutto degli interessi di ascoltatori e artisti, KI è disponibile in digitale solo sui portali etici Bandcamp e Resonate. Bandcamp é il sito equosolidale della musica e degli ascoltatori indipendenti, che permette di incontrare e supportare senza mediazioni gli artisti e le etichette libere. Resonate è la startup berlinese basata su blockchain che rivoluziona il rapporto tra musica, tecnologia e creatività, sostenendo gli interessi sia degli ascoltatori che degli artisti grazie a un approccio cooperativo e trasparente: KI, dopo Ensemble/Encore, è la seconda release italiana lanciata in esclusiva streaming su tale piattaforma. Compositrice e pianista, Valentina è autrice di musica strumentale, spesso con il suo pianoforte protagonista, musica per le immagini e il teatro, e con un rapporto privilegiato con la danza. La sua musica è un moto continuo d’energia che avvolge in calmi paesaggi o sorprende con scarti improvvisi, e coinvolge ascoltatori da qualsiasi background sollecitando emozioni e immagini profonde. Valentina coglie in pieno - e con delicatezza mai scialba, con attenzione ai chiaroscuri, alle sfumature, come dimostra KI - le premesse e gli obiettivi del progetto Almendra Music. Una musica che medita e respira il tempo: «Spero che KI possa dare ciò per cui è stato creato: un tempo vero fuori dal tempo soltanto reale».