Carlo Petrachi, Racconti dal Salento, Capone Editore 2018, pp.128, Euro 10,00

Scrittore salentino con alle spalle un articolato percorso di ricerca sulla narrativa locale, nel corso della quale ha riportato alla luce autori dimenticati e testi inediti, Carlo Petrachi, parallelamente alla sua professione di insegnante, ha dato alle stampe diversi saggi di cultura e storia meridionale ma anche romanzi, storie e novelle, che gli sono valsi l’apprezzamento dell’indimenticata Rina Durante che lo ha definito “un narratore che restituisce dignità al racconto”. In particolare, negli ultimi anni, la sua produzione letteraria si è focalizzata sulla riscoperta di storie e racconti legati alla memoria collettiva come alla tradizione orale, mirando in parallelo alla valorizzazione del dialetto del Tacco d’Italia. Ad un anno di distanza dalla pubblicazione di “Salentitudine. Mare mistero magia”, in cui rendeva omaggio alle storie e alle leggende legate alle coste della Terra d’Otranto, lo ritroviamo con “Racconti dal Salento”, edito da Capone Editore per la collana “La terra e le storie” e accompagnato dalla prefazione di Maurizio Nocera. Si tratta di una bella raccolta di undici racconti impreziositi, come recita il sottotitolo, da “proverbi, modi di dire, luoghi, locuzioni, nomi e soprannomi in dialetto salentino” e che, nel loro insieme, compongono le tappe di un ideale viaggio indietro nel tempo che, ci consente, di riscoprire storie e memorie, salvate dall’oblio di un passato lontano. La scrittura affabulatrice di Petrachi, le cui radici sono ben piantate nell’arte del racconto, è - come scrive Antonio Errico nella postfazione - “strutturata sulla voce, sulla narrazione orale, sul racconto ricevuto da una lunga tradizione” e tutto questo rappresenta una sollecitazione importante per il lettore che viene accompagnato ad una presa di coscienza profonda verso la riscoperta della memoria del territorio. Lo scrittore salentino, scrive ancora Errico “mentre racconta non ha altro desiderio che non sia quello di farsi ascoltare. Racconta come se lo stesse facendo ad un grappolo di amici…". E’ per questo che, pagina dopo pagina, ogni storia emerge con la potenza evocativa e il carico di umanità del romanzo, ma anche con il fascino delle magiche apparizioni delle fiabe. In questo senso determinante appare anche la dimensione creativa dell’autore che riesce a far propri e ad arricchire di sfumature e particolari i racconti che appartengono alla memoria popolare come nel caso dell’imperdibile racconto “L’inafferrabile presenza dell’Eremita” o de “L’acchiatura” o ancora di “Se sìminipethre, pethre ‘ccogli” nelle quali la narrazione è scandita da imperdibili divertissement e citazioni, debitamente arricchite da note esplicative a piè di pagina che accompagnano la lettura. Torna, così, alla luce un mondo, un modo di vivere e di ragionare completamente diverso da quello attuale nel quale la cultura contadina aveva ancora un peso determinante con il suo carico sapienziale di misteri e magia, ma anche proverbi, credenze, detti e ‘ngiurie. Una società costretta ad adeguarsi al cambiamento impresso dallo spopolamento delle campagne, seguito all’industrializzazione, e che di fronte alle nuove sfide del progresso ha visto la sua memoria sbiadirsi. Si tratta, dunque, di un volume pregevole che si inserisce perfettamente nella riscoperta della memoria come valore determinante per un territorio dalla forte matrice identitaria come il Salento. 

Salvatore Esposito
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